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Il giornale su cui scrivo

19 maggio 2010

Mara Rosaria Carfagna ha cominciato a fare politica nel 2006 e a metà del 2008 era già diventata ministro: un tragitto, il suo, che ho sempre trovato profondamente diseducativo anche perché penso che certe «pari opportunità» dovrebbero ossequiarsi a percorsi più riconoscibili e meno apparentemente casuali. Ciò posto, non posso escludere che proprio questa sua mancanza di professionismo le abbia reso più naturale il gesto coraggioso che ha compiuto lunedì al Quirinale: durante l’incontro con varie associazioni omosessuali, presente Napolitano, si è scusata per alcuni suoi passati pregiudizi e si è espressa così: «Consentitemi un pensiero particolare all’onorevole Paola Concia», ha detto, riferita alla deputata lesbica del Pd, «per avermi aiutata a sfondare il muto della diffidenza della quale penso di essere stata vittima e inconsapevole responsabile». Merce rara, l’autocritica pubblica: figurarsi se poi implica che l’avversario politico possa averti addirittura insegnato qualcosa.

Mara Carfagna, in sostanza, ha compreso che il mondo delle baracconate tipo Gay Pride non rappresenta che una stretta minoranza del mondo omosessuale, e l’ha fatto da rappresentante di un centrodestra che su questo tema preferisce glissare per non dir di peggio. Tanto di cappello.

Accadeva questo, purtroppo, mentre Libero – quotidiano su cui scrivo – snobbava completamente il gesto di Mara Carfagna e in compenso dava spazio a un articolo che ho trovato, diciamo così, molto criticabile. Martedì, cioè, Libero dava notizia delle polemiche legate a un convegno bresciano con Joseph Nicolosi – uno psicologo statunitense già autore di un metodo per «guarire» dall’omosessualità – e ne prendeva le difese, come se la «terapia riparativa» di Nicolosi corrispondesse a una corrente scientifica come un’altra e quindi il prenderne le distanze, come ha fatto di recente l’Ordine degli psicologi, fosse una pratica oscurantista e poco liberale. Come se la consueta lobby gay, cioè, mirasse a imporre un poco democratico sistema di valori: «Manca ancora lo strumento giuridico-repressivo», ironizzava Andrea Morigi, autore dell’articolo, «per mettere fuorilegge la Bibbia e incarcerare chi predica la morale cristiana».

Ecco, le cose non stanno proprio così. Le teorie di Joseph Nicolosi non sono scientifiche e non sono teorie, come in Occidente non lo sono più i pregiudizi religiosi secondo i quali l’omosessualità corrisponda a una malattia. Non si tratta di idee come tante altre che si possano discutere: sono fantasmi seppelliti dalla Storia, dal liberalismo, dal metodo sperimentale, sono retroguardie di una religiosità retriva e ideologica che oltretutto non ha nulla che spartire con la pratica cattolica di milioni di italiani. L’Occidente, la scienza, l’Organizzazione mondiale della sanità e persino la schiacciante maggioranza degli elettori di centrodestra (cattolici compresi) hanno accettato da tempo che l’omosessuale non è un malato da curare e tantomeno un patologico anormale. Non è un alcolista anonimo.

Nessuno può tentare di spacciare come «scientifici» gli scritti di ex pastori evangelici come Andy Comiskey o quelli appunto di Joseph Nicolosì, pubblicato in Italia con la postfazione del direttore di Radio Maria. In Italia c’è la libertà di opinione, certo: ma è perfettamente normale non concedere la par condicio a chi sostenga che il Sole giri attorno alla Terra. Ergo, la terapia di Nicolosi non «divide gli psicologi» come titolava Libero di martedì: almeno su questo non c’è nessuna discussione da fare, più nulla da dimostrare. «Negli Usa, la libertà di Nicolosi e della sua scuola non è messa in discussione» scriveva Andrea Morigi. Ma non è vero, anzi: se non è messa in discussione è perché non è neppure considerata. La «scuola» di Nicolosi in ogni caso è stata condannata dall’American Psychiatric Association, dall’American Psychological Association e dal Royal College of Psychiatrists. Infine: David Satcher, Surgeon General degli Usa, nel suo rapporto annuale ha scritto che «non esistono prove scientifiche valide per cui l’orientamento sessuale possa essere cambiato». Null’altro da aggiungere.

26 commenti

  1. piti says:

    “(…) persino la schiacciante maggioranza degli elettori di centrodestra (cattolici compresi) hanno accettato da tempo che l’omosessuale non è un malato da curare e tantomeno un patologico anormale.

    Non ci credo.

  2. marmaz says:

    All’ospedale Sacco lavorava – e credo sia ancora lì – un’immunologa, tale Chiara Atzori, che sosteneva la teoria Nicolosi anche nell’ambito della propria attività clinica. Non credo sia necessario spiegare i danni che può provocare una folle teoria come quella in un ambiente dove si parla di Aids, comportamenti a rischio, eccetera.
    Sempre il Sacco gestisce un sito dedicato all’Aids
    (http://www.aids.it/giovani/giovani/index2.html)
    che nella bibliografia propone testi come “VAN DEN AARDWEG G., OMOSESSUALITÀ E SPERANZA, EDIZIONI ARES, MILANO, 1999″

  3. alex says:

    bel dilemma: cerco di scrivere dei buoni pezzi per il giornale per cui lavoro, così questo venderà più copie, e potrà raggiungere più persone.. e propagandare in malafede idee bislacche su un audience più alto (“divide gli psicologi”).

  4. metzcal says:

    Il giornale su cui scrive, caro Signor Facci, è il manifesto della cialtroneria; la linea editoriale consiste nel demonizzare qualsiasi cosa che, agli occhi del vostro lettore medio, possa anche vagamente sembrare di sinistra.
    Un pò poco Signor Facci non trova?
    Si cerchi un giornale serio.

  5. dalo says:

    Quoto metzcal. E aggiungo che se Libero è un “giornale” io sono il Papa. Chiamiamolo col nome giusto: gazzettino degli umori più retrivi dei destrorsi italiani, bollettino del presidente, quel che vi pare, ma non giornale.
    E che qui Facci “critichi” quel bell’esempio di quotidiano dileggio, mi fa veramente ridere…

  6. dario says:

    Che i criteri di pubblicazione e di evidenza di certe notizie siano opinabili è cosa certa: sbaglio o lo stesso giornale ieri ha pubblicato solo a pagina 21 la notizia dei militari caduti in Afghanistan?

  7. cento says:

    quoto metzcal e mi permetto di dissentire da dalo quando non pratica l’esercizio della fiducia nei confronti del sig. Facci. Data la premessa, leggi Carfagna, trovo che allo stesso modo il sig. Facci meriti il plauso di sapersi riconoscere libero nell’esercizio della critica e capace di propria autonomia professionale, pur se parte di un gruppetto di pericolosi dilettanti che si fanno leggere su Libero.
    Conitnuo a pensare che il problema sta in chi legge e non in chi scrive.

  8. Nicola Colella says:

    un plauso a Filippo Facci: dissentire -pubblicamente – da chi ti paga il salario è merce rara, anche qui a sinistra.

  9. lbenci says:

    La signora Carfagna ha pubblicamente ammesso di aver superato il muro di diffidenza dopo essere diventata ministro delle pari opportunità. Trovo curiosa questa circostanza, visto che di solito il ministro delle pari opportunità dovrebbe convincere il resto del mondo a superare tale muro con atti, legislativi e non, concreti. Si presume che a fare il ministro non sia una persona diffidente. Non so come la si vede in giro ma io la vedo come un ravvedimento (un po’ troppo) tardivo. Non posso nemmeno dimenticare che si è espressa contro la legalizzazione dei matrimoni omosessuali e fino a questo momento non ci ha ancora detto se ha intenzione anche di rivedere le sue posizioni in merito. Infine, quanto a baracconate, signor Facci, le chiederei di esprimersi anche sulle baracconate, quelle eterosessuali, che ci sorbiamo tutte le volte che accendiamo la tivvù e vediamo un secchione che viene costretto a leccare i seni di una pupa (solo per fare un esempio). Al pride si manifesta una cultura che ha il solo difetto di essere minoritaria (diremmo lo stesso se ci fossero donne svestite che baciano uomini vestiti?). Lei, signor Facci, nella difesa delle minoranze da che parte sta?

  10. piti says:

    Colella, non sospetti minimamente la funzione della foglia di fico?

  11. Nicola Colella says:

    piti, dubito fortemente che il direttore di Libero o il lettore medio di quel giornale ritengano utile una foglia di fico: il pluralismo non è mai stato tra i loro obiettivi; al contrario, gradiscono rappresentarsi come monolitici e coesi, privi di dubbi.

  12. marcomaggio says:

    Uno,due,tre,tana!Facci libera per tutti.

  13. piti says:

    Veramente la foglia di fico è parte integrante delle strategie berlusconiane: la finta satira del Bagaglino, quella di Striscia la notizia, per fare un paio di esempi. In fondo è gente che va in Chiesa la domenica mattina e a puttane il resto della settimana (o odia gli extracomunitari o pensa solo a rubare allo Stato), e qualla messa domenicale è la prosecuzione della foglia di fico con altri mezzi.

    Il creare un buchetto inutilizzabile nella scatola di menzogne che ci ricopre per poter dire che siamo in piena luce fa parte del gioco.

  14. menxi72 says:

    Quasi mai d’accordo ma oggi chapeau.

  15. odus says:

    Ho cercato su “il vocabolario” nell’edizione web “virgilio” il verbo “ossequiarsi” e l’esito è stato: 0 risultati”, probabilmente in quanto nella lingua italiana non esiste la forma riflessiva del verbo “ossequiare”, anche perché uno non può ossequiare sé stesso (a meno che non sia Filippo Facci).
    Ho poi cercato il verbo “ossequiare e l’esito è stato il seguente: “ossequiare:
    v.tr. [ io ossèquio ecc.; aus. avere] fare oggetto di ossequio, riverire: ossequiare le autorità.”.

    Mi sono chiesto: Ma allora cosa significa nella lingua italiana la frase: “perché penso che certe «pari opportunità» dovrebbero ossequiarsi a percorsi più riconoscibili e meno apparentemente casuali.”?

    Che al signor Filippo Facci consentano di scrivere sul giornale per cui scrive – immagino in forma remunerata – anche se scrive in un italiano che non esiste e che – salve spiegazioni e dimostrazioni contrarie – non è significante?