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	<title>Enrico Maria Riva</title>
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	<description>Ha collaborato con Ubitennis, scrive sulla rivista Matchpoint, su SpazioTennis e su Cambidimarcia.wordpress.com. Con Gianluca Comuniello cura un podcast su Opinionsproject.blogspot.com.</description>
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		<title>Piacere, Ando Rasolomalala</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 15:52:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La scena sarà la seguente: areoporto di Varsavia, temperatura esterna -15°, neve e ghiaccio a perdita d&#8217;occhio e vento gelido siberiano. L&#8217;aereo apre il portellone e dalla scaletta scendono cinque uomini che hanno appena lasciato una città in cui la &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/enricomariariva/2012/02/06/piacere-ando-rasolomalala/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La scena sarà la seguente: areoporto di Varsavia, temperatura esterna -15°, neve e ghiaccio a perdita d&#8217;occhio e vento gelido siberiano. L&#8217;aereo apre il portellone e dalla scaletta scendono cinque uomini che hanno appena lasciato una città in cui la temperatura media durante l&#8217;anno non scende mai sotto i 20° e che la neve l&#8217;hanno vista solo in televisione. Hanno dei nomi da romanzo: Antso Rakotondramanga, Ando Rasolomalala, Jacob Rasolondrazana, Lofo Ramiaramanana e Zo Rabarijaona. Sono la squadra di coppa Davis del Madagascar, giunta in Polonia per giocarsi da venerdì la qualificazione al turno successivo.</p>
<p><span id="more-1440"></span> Ve la ricordate la storia dei bobbisti giamaicani che si qualificarono per le Olimpiadi invernali raccontata in Cool Runnings? Le cose in realtà sono un po&#8217; diverse. I cinque sono sì malgasci ma arrivano da Parigi dove sono andati ad allenarsi in preparazione alla sfida. Ciò non toglie che la storia sia stupenda. Per rimanere all&#8217;onomastica a Varsavia se la vedranno con Jerzy Janowicz, Grzegorz Panfils, Marcin Matkowski, Mariusz Fyrstenberg e Radoslaw Szymanik; sarà una scena da non perdere sentire il giudice di sedia che dovrà presentare i giocatori e chiamare i vantaggi.</p>
<p>Madagascar e Polonia sono destinati a incrociare la loro storia nei modi più assurdi. Nel ventesimo secolo la Germania nazista ipotizzò di abbracciare il noto piano di Adolf Eichmann che prevedeva la deportazione di quattro milioni di ebrei polacchi sull&#8217;isola africana mentre nel diciottesimo secolo il pirata polacco Maurycy Beniowski divenne addirittura re del Madagscar, prima di vedere le isole Mauritius chiamate in suo onore.</p>
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		<title>Djokovic e Nadal: i superuomini umani</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 17:07:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Provate a pensare a cosa fate normalmente in sei ore. Vi mettete lì, fate un elenco, e ditemi se non avete almeno una decina di punti. Djokovic e Nadal di punti ne hanno uno solo: giocare a tennis. Quella andata in scena a Melbourne è stata la finale Slam più lunga di sempre; 5 ore e 53 minuti di lotta pazzesca tra due dei migliori atleti che il tennis ricordi.<span id="more-1400"></span></p>
<p>Una battaglia di nervi, di colpi da fondo, di sfide personali e di traguardi sportivi. Djokovic e Nadal hanno inizato alle 19.30 australiane quella che doveva essere la rivincita delle ultime finali di Wimbledon e di New York e ora, che sono le 3 e 30 di notte il serbo è appena arrivato in sala stampa per la conferenza di fine match.</p>
<p><a href="http://www.ilpost.it/enricomariariva/files/2012/01/610x.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1429" src="http://www.ilpost.it/enricomariariva/files/2012/01/610x.jpg" alt="" width="610" height="449" /></a></p>
<p>Ci sarebbero mille cose da raccontare di una partita che ha cambiato padrone più volte. Ci sarebbe da parlare della partenza razzo di Nadal cui non sembrava allettante il titolo di primo giocatore della storia a perdere tre finali consecutive negli Slam. Ci sarebbe da menzionare l&#8217;esplosività di Djokovic, capace di ribaltare il match vincendo il secondo e il terzo set. Ci sarebbe da citare la capacità di Rafa di fare delle emozioni la benzina del suo tennis, con quegli occhi sottili e intensi che trafiggono gli avversari e che tolgono sicurezza come nell&#8217;occasione del quarto set, perso dal serbo solo grazie al cuore infinito di Nadal. Ci sarebbe infine da sottolineare l&#8217;incredibile capacità di Djokovic di sorridere quando le cose gli sfuggono di mano, di cercare dentro di sé le energie che se ne stanno andando e di cambiare la propria sorte, come è successo nel set decisivo che vedeva Novak sotto 4 giochi a 2 e che lo ha visto trionfare 7 giochi a 5.</p>
<p>Ma l&#8217;immagine più bella di una delle finali più emozionanti degli ultimi anni è quella dei due giocatori in attesa della premiazione. Mentre il presidente coreano del principale sponsor del torneo, in un inglese da corso in fascicoli e con un tono soporifero, magnificava le meraviglie della sua azienda e del torneo, Djokovic e Nadal erano in un angolino, in piedi, appoggiati alla rete. Uno affianco all&#8217;altro, entrambi con gli occhi gonfi e lo sguardo assente, le mani appoggiate ai fianchi e il petto impegnato in un fisarmonico sforzo di portare aria al cervello. Stremati dallo sforzo immane appena sostenuto i due stavano lì, assenti, con una vaga aria di impotenza davanti a quella che peraltro stava per essere la consegna dei più che generosi assegni.</p>
<p>E mentre si consuma la paradossale nullificazione degli epici sforzi dei due in nome del protocollo, d&#8217;improvviso un boato del pubblico. L&#8217;oratore di turno ci mette qualche secondo per trasformare il sorriso compiaciuto per l&#8217;ovazione ricevuta in un ghigno divertito per ciò che accade alle sue spalle. Un inserviente ha raccolto due sedie e due bottiglie d&#8217;acqua e le ha portate ai due campioni distrutti, riportando una vicenda fantascientifica nella più umana delle situazioni.</p>
<p>Djokovic b. Nadal 57 62 64 67 75</p>
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		<title>La leggenda e la falena</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 14:30:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pare incredibile come la bruttezza possa diventare così emozionante come accade nel tennis. Ci sono volute quasi cinque ore di miniera perchè Novak Djokovic avesse la meglio su Andy Murray nella seconda semifinale degli Australian Open. Cinque ore di gioco &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/enricomariariva/2012/01/27/la-leggenda-e-la-falena/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pare incredibile come la bruttezza possa diventare così emozionante come accade nel tennis. Ci sono volute quasi cinque ore di miniera perchè Novak Djokovic avesse la meglio su Andy Murray nella seconda semifinale degli Australian Open. Cinque ore di gioco bruttino, fatto di infiniti scambi da fondo vinti da chi reggeva meglio la fatica in quel momento. A fine partita Djokovic ha guardato, con quella commozione che si prova nel parlare con una leggenda, in direzione di Rod Laver e gli ha detto: &#8220;La ringrazio signore di essere rimasto così a lungo a guardarci. Mi scuso solo di averla costretta a vedere due giocatori piazzati perennemente sulla linea di fondo. Sarebbe stato bello farle ammirare un po&#8217; di gioco a rete ma siamo fatti così&#8221;.</p>
<p>Era una partita attesa, perchè era la ripetizione della finale dell&#8217;anno scorso, persa malissimo da Murray e perchè lo scozzese ora si allena con Ivan Lendl e tutti si aspettano che faccia il salto di qualità (leggi: vinca uno Slam). La partenza è stata scoraggiante, con Andy subito ad inseguire, contratto e nervoso, incapace di tenere risolvere gli scambi, infiniti, che inevitabilmente venivano vinti dal serbo. Una quarantina di minuti che non lasciavano sperare nulla di buono e che invece hanno fatto da preludio alla rimonta di Murray.</p>

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<p>Rimonta nata da un improvviso appannamento di Djokovic, da sempre alle prese con problemi respiratori, scomparsi nel 2011 ma che a tratti sono sembrati in procinto di tornare protagonisti. Novak ha iniziato ad aggirarsi per il campo ciondoloni, con le gambe pesanti, neanche avesse le pattine per la cera. La testa improvvisamente è scesa di 90% verso terra, gli occhi si sono spenti e Djokovic ha cominciato a boccheggiare. Aria che se ne va da una parte, aria che torna dall&#8217;altra con Murray intento a colmare la distanza e capace di prendere la testa nel terzo set.</p>
<p>Ma i drammi non vengono mai da soli e se da una parte mancava ossigeno nei polmoni, dall&#8217;altra ha iniziato a mancarne in testa. I pensieri si potevano quasi leggere nel cranio madido dello scozzese, intento a ripetersi a mo dì mantra &#8220;non puoi perdere, non puoi perdere&#8221;. E così occasioni da una parte e dall&#8217;altra, continui ribaltamenti di fronte sino all&#8217;inevitabile tiebreak che Murray ha inaspettatamente portato a casa raccimolando tutte le energie mentali a sua disposizione.</p>
<p>Energie che sarebbero servite nel quarto set in cui Djokovic ha ripreso vigore tanto da partire a razzo e chiuderlo in brevissimo tempo. Il quinto set non prometteva nulla di buono, stesso blocco mentale da una parte, stessa caparbietà dall&#8217;altra. In un battibaleno Murray serve sul 2 a 5 e la partita sembra finita. Eppure. Eppure le cose cambiano ancora, Murray diventa un novello Nadal, lotta su ogni punto e si porta addirittura alla palla break per andare a servire sul 6 a 5 in suo favore.</p>
<p>Dall&#8217;altra parte però non c&#8217;è Federer. C&#8217;è un giocatore che, con il suo atteggiamento sbruffone e presuntuoso, è in grado di rimanere appeso ad un filo e di restarci a lungo. Bastava guardarlo in faccia Djokovic quando gli si è abbattuta la tempesta Murray e il pubblico si è schierato compatto affianco alla rimonta dello scozzese. Chiunque sarebbe sprofondato nel panico, lui rideva. Murray faceva un vincente, lui rideva. Murray gli toglieva il servizio, lui rideva. Rideva perchè sapeva che avrebbe avuto un&#8217;ultima occasione per tornare padrone del match.</p>
<p>Lo sapeva e la attendeva come solo i campioni sanno fare. Un sorriso che si è trasformato in risata quando, sdraiato a terra per celebrare la vittoria, una falena si è librata in volo palesemente scocciata del disturbo arrecatole dal campione in carica.  Forse questa sconfitta farà bene a Murray. Ha capito che si può perdere in maniera diversa, lo si può fare lottando e con orgoglio, senza lamentarsi ad ogni punto e ragionando. Questa partita farà sicuramente bene a Nadal che, con 24 ore di riposo in più, avrà stappato qualche bottiglia di birra mentre si godeva comodamente l&#8217;incontro in cameretta.</p>
<p>Djokovic b. Murray 63 36 67 61 75</p>
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		<title>Nadal è più forte del più forte di sempre</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 15:41:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era l&#8217;Australia day oggi a Melbourne e ci hanno pensato i fuochi d&#8217;artificio a ricordarlo a tutti attorno alle 20 locali, quando Roger Federer e Rafael Nadal sono dovuti tornare negli spogliatoi una decina di minuti in attesa che tornasse &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/enricomariariva/2012/01/26/nadal-il-piu-forte-del-piu-forte-di-sempre/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era l&#8217;Australia day oggi a Melbourne e ci hanno pensato i fuochi d&#8217;artificio a ricordarlo a tutti attorno alle 20 locali, quando Roger Federer e Rafael Nadal sono dovuti tornare negli spogliatoi una decina di minuti in attesa che tornasse il silenzio.<span id="more-1314"></span></p>
<p>Gli Australian Open sono noti anche come lo &#8220;Slam felice&#8221;. Per gli Australiani è estate, per chi arriva da fuori significa un mondo rilassato e sorridente in alternativa ai gennaio europei o americani. Chi ci lavora, chi ci viene come spettatore, i giocatori stessi: tutti di buon umore. E alla fine lo era anche Federer in conferenza stampa dopo aver perso la semifinale contro Nadal. Ai giornalisti che gli chiedevano conto del suo stato d&#8217;animo ha risposto di non preoccuparsi per lui, che le cose si sistemeranno e che una sconfitta non è una tragedia.</p>
<p>Parlare con Federer è un&#8217;esperienza interessante. È un uomo colto, calmo e riflessivo. Ha un&#8217;ottima memoria ed è in grado di contestualizzare. In più è anche conscio delle difficoltà che può aver un cronista cui vengono forniti unicamente dei &#8220;si&#8221; e dei &#8220;no&#8221; e di conseguenza si premura di argomentare eloquentemente il suo pensiero. Il 90% delle volte si tratta di conferenze stampa rilassate in cui Federer racconta di come ha vinto questo o quello. Nei rari casi in cui deve spiegare una sconfitta si affronta l&#8217;argomento in modalità contingenziale e si torna presto a scherzare d&#8217;altro. Con l&#8217;argomento Nadal però le cose vanno diversamente. Lo svizzero e lo spagnolo si sono incontrati ormai 27 volte, in quella che verrà ricordata come la sfida del primo decennio 2000, e Rafa ha vinto 18 incontri. Le vittorie di Nadal da tempo non sono più archiviabili come casuali e Federer lo sa bene. Oggi, con un candore a lui non usuale, ha detto che non c&#8217;è niente da fare, quando Nadal gioca contro di lui è più forte di quando gioca contro chiunque altro.</p>
<p>È un modo di vedere la cosa è il modo forse che fa meno male a Federer. Perchè a guardare i numeri Nadal batte Roger ovunque, senza distinzioni di superficie o torneo. E lo fa praticamente da sempre nello stesso modo: aspetta con pazienza la partenza razzo di Federer, impetuoso nel voler prendere le redini della partita, lotta strenuamente per conquistare i punti chiave che gli permettono di minare la fiducia dello svizzero e poi prende lentamente il largo, senza mai dominare ma sempre lasciando intendere che non esistono possibilità di essere ripreso.</p>
<p>Oggi Federer ha vinto un primo set al tiebreak, dopo averlo dominato ed essersi fatto recuperare in un battibaleno. Ha cominciato il secondo togliendo il servizio a Nadal e ha finito per perderlo 62, si è fatto uccellare nel tiebreak del terzo dopo aver recuperato da 16 a 56 e nel quarto ha sprecato la palla break che Nadal gli ha concesso quando ha servito sul 54 per il match. Federer e Nadal hanno fatto quello che fanno da sempre, il primo ha sprecato le occasioni importanti, il secondo no.</p>
<p>La carriera di Federer è stata a tratti un dominio sanguinoso per i suoi avversari. Roger poteva permettersi di sprecare una, due, mille volte e avrebbe vinto lo stesso alla fine. Arrivato a 30 anni non se lo può più permettere e questo Nadal, Djokovic e Murray lo hanno capito benissimo già da tempo. Nella sua conferenza stampa Nadal ha recitato lo stesso identico copione che ha ingoiato a inizio carriera e da cui non si allontana neanche per sbaglio. Federer è il più forte, io ho dato il mio meglio, lottare è importante, bla bla bla. Quando Rafa è in difficoltà nel rispondere ad un cronista ha un escamotage infallibile per uscirne indenne. Si appella al suo inglese tentennante e chiede lumi ai suoi manager che, traducendogli la domanda, gli fanno capire che opinione hanno dell&#8217;argomento. La modestia di Nadal è nata a contorno di un personaggio che la Nike ha creato iper aggressivo per conquistare la fetta più giovane dei suoi clienti; quelli che si vestivano di rosa e con i jeans per imitare Agassi per intendersi. È stata una mossa saggia da parte del suo clan, è servita a non caricarlo di eccessive pressioni. Ora però non guasterebbe sentirgli dire &#8220;tra me e Roger, il più forte sono io&#8221;. È l&#8217;unico ormai a non farlo.</p>
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		<title>Oggetti volanti agli Australian Open</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 16:08:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Australia]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;edizione 2012 degli Australian Open verrà ricordata come una delle più incasinate e cialtrone di sempre ed è un peccato perchè quest&#8217;anno si vedono numerose partite molto godibili (Tomic Dolgopolov, Nalbandian Isner, Monfils Kukushkin per dirne alcune). Volano racchette Marcos &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/enricomariariva/2012/01/21/oggetti-volanti-non-identificati-agli-australian-open/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;edizione 2012 degli Australian Open verrà ricordata come una delle più incasinate e cialtrone di sempre ed è un peccato perchè quest&#8217;anno si vedono numerose partite molto godibili (Tomic Dolgopolov, Nalbandian Isner, Monfils Kukushkin per dirne alcune).</p>
<p><strong>Volano racchette</strong><br />
Marcos Baghdatis è alle prese con il suo match di secondo turno contro Wawrinka. È una partita tirata, il cipriota ha vinto un lottatissimo terzo set dopo aver perso i primi due. Nel quarto però ha il crollo definitivo che gli costa la partita. La calma apparente che lo accompagna alla sconfitta diventa un&#8217;improvvisa esplosione di rabbia quando al cambio di campo Baghdatis estrae dal borsone quattro racchette che distrugge in una sequenza che tra gli appassionati è già diventata un cult. Costo dell&#8217;operazione: 1250 dollari di multa. Qualcuno ha fatto notare che lo sponsor di Baghdatis ha recentemente terminato il contratto con il cipriota che avrebbe così potuto cogliere l&#8217;occasione per vendicarsene.</p>
<p><iframe width="610" height="340" src="http://www.youtube.com/embed/TpDWhes4h4I" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><strong>Volano bottiglie</strong><br />
David Nalbandian sta lottando da ore contro John Isner, il lungagnone americano che è entrato nella storia del tennis per aver vinto a Wimbledon la partita più lunga della storia. L&#8217;argentino è avanti due set a uno e perde di un soffio il quarto dove viene trascinato al tiebreak. Il quinto e decisivo set diventa una maratona, i due si trovano appaiati e sull&#8217;8 pari Nalbandian ha una palla break importantissima che Isner annulla con un ace dubbio. Il giudice di linea la chiama fuori, il giudice di sedia corregge la chiamata e il pubblico rumoreggia. Nalbandian ci mette un po&#8217; a capire cosa sta succedendo e quando le acque si calmano chiede di usare l&#8221;occhio di falco per verificare la chiamata. Lo fa esattamente mentre il giudice sta invece chiamando il punto per Isner. L&#8217;argentino è inizialmente incredulo poi si infuria, parla con il supervisor ma non c&#8217;è ragione che tenga: la chiamata resta. Isner vince i due giochi successivi e la partita lasciando Nalbandian nella frustrazione più nera che viene sfogata gettando acqua in faccia ad un membro dello staff del torneo, nel passaggio che conduce negli spogliatoio. Una bravata che, oltretutto, gli costa 8000 dollari di multa.</p>
<p><iframe width="610" height="340" src="http://www.youtube.com/embed/555MZkZoqLU" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><strong>Volano palle giganti</strong><br />
Gael Monfils ha un leggero risentimento alla schiena e non riesce a entrare in partita contro l&#8217;ex russo Mikhail Kukushkin. Il neo kazako vince facilmente il primo set, un po&#8217; più faticosamente il secondo ma finisce per farsi prendere dalle emozioni e rischia di buttare al vento la partita. Monfils si esalta, il pubblico lo sostiene sperando di vedere ancora partita e rapidamente si arriva due set pari. L&#8217;inerzia è tutta dalla parte di Gael ma Kukushkin ha un moto d&#8217;orgoglio e torna a lottare. Sul 5 a 4 per l&#8217;avversario nel set decisivo il francese serve sul 30 a 15. Lo scambio è appena iniziato quando un&#8217;enorme palla gialla, lanciata da uno sciocco spettatore, piomba in campo costringendo il giudice di sedia a far rigiocare il punto. Monfils perde la concentrazione, infila due doppi falli e un errore di diritto salutando infuriato il torneo.</p>
<p><iframe width="610" height="340" src="http://www.youtube.com/embed/xGLNP9MEfMg" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><strong>Volano punti</strong><br />
Vania King e Ana Ivanovic stanno lottando per un posto negli ottavi dove c&#8217;è la futura numero 1 del mondo Petra Kvitova ad attenderle. L&#8217;americana King è indietro nel punteggio ma infila tre punti vincenti durante un turno di battuta di Ivanovic e si porta sullo 0-40. Così almeno pensa. La serba è brava a conquistare i tre punti successivi e King si rassegna all&#8217;idea di andare ai vantaggi. Mentre si dirige verso il lato destro del campo per rispondere si accorge però che il giudice di sedia ha appena assegnato il gioco alla serba Ana. Quando sei sul campo da tennis capita che il punteggio si confonda nella tua testa e King si convince di aver fatto confusione; non serve andare a parlarne con l&#8217;arbitro. Ad accorgersene sono i giornalisti che seguono l&#8217;incontro ma non possono intervenire. La partita la vince Ivanovic e quando le chiedono dell&#8217;episodio dice di non aver notato nulla di strano.</p>
<p><strong>Il colpo del torneo (per ora)</strong></p>
<p>Infine vi lascio con il colpo spettacolare che ha dato il punto ad Almagro contro Wawrinka</p>
<p><a href="http://www.australianopen.com/en_AU/video/index.html#ooid=0xZHFiMzoC6YZFHhgs5jWhPIxWeavo44">Almagro</a></p>
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		<title>Viola più in alto lassù</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 11:19:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa è una storia di quelle che chiunque ama lo sport si fa nella propria testa quando ha voglia di coccolarsi. È capitata davvero, a Matteo Viola, tennista italiano sconosciuto ai più, che stanotte ha disputato il primo turno delle qualificazioni &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/enricomariariva/2012/01/11/viola-piu-in-alto-lassu/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa è una storia di quelle che chiunque ama lo sport si fa nella propria testa quando ha voglia di coccolarsi. È capitata davvero, a Matteo Viola, tennista italiano sconosciuto ai più, che stanotte ha disputato il primo turno delle qualificazioni agli Australian Open.<span id="more-1251"></span></p>
<p>Viola giocava contro il serbo Lajovic, poteva andare in tutti modi ma su un set pari le cose hanno preso una brutta piega per l&#8217;italiano. Il tennis è tremendo, sei da solo, dall&#8217;altra parte del mondo, a lottare contro uno sconosciuto per entrare in un tabellone da cui, con tutta probabilità, verrai sbattuto fuori al primo turno. Eppure lo fai. Ti metti lì, con calma, con pazienza e lavori.</p>
<p>Il problema è che la calma e la pazienza ce l&#8217;hai quando le cose vanno bene. Matteo ha appena perso il secondo set al tiebreak dopo aver vinto il primo e già questo basta a mangiarsi le mani. Gioca un game e lo perde, ne gioca un altro e lo perde. Continua a giocare e continua a perdere. Finisce per trovarsi nella situazione in cui la testa è ormai altrove e tenerla sul campo è la vera impresa. Il serbo è 5 a 0, 40 a 0. Tre palle per chiudere la partita.</p>
<p>E qui inizia la storia, il film che ognuno si fa nella testa per crogiolarsi una volta nella vita di essere capace di imprese che lasciano il segno. Viola annulla il primo, annulla il secondo, annulla il terzo. Il serbo perde lucidità e Matteo segna un 1 nel suo arido tabellino. Cose che capitano, occasioni per chiudere ce ne saranno altre. E infatti i matchpoint si ripresentano: un quarto, un quinto, un sesto. Ma Lajovic non chiude. La settima volta che Viola cancella il punto dell&#8217;incontro quella che sembra una sceneggiatura di un film di seconda categoria diventà realtà. Viola recupera, affianca e supera portando, a casa la partita 86 al quinto. Una rimonta talmente epica che già si è creata la leggenda. In Italia si parla di 7 matchpoint annullati, in Serbia di 9. Fra qualche anno saranno in doppia cifra, cresciuti un po&#8217; come nelle storie raccontate dai pescatori.</p>
<p>Un&#8217;impresa eroica, compuita in un campo secondario, davanti a quattro cinque spettatori. Una storia che potrà raccontare orgoglioso non per averla letta o pensata ma per averla creata. E chi se ne frega del secondo turno.</p>
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		<title>E l&#8217;inverno mi manchi</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 10:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Australia]]></category>
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		<description><![CDATA[Gennaio è un mese infernale per chi segue il tennis che, da perfetto sport lucertola, va dove splende il sole.  La transumanza australiana dei professionisti crea un mese di corto circuito per chi rimane in Europa, costretto a puntare la sveglia a &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/enricomariariva/2012/01/10/e-linverno-mi-manchi/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gennaio è un mese infernale per chi segue il tennis che, da perfetto sport lucertola, va dove <span style="line-height: 24px;">splende </span>il sole.  La transumanza australiana dei professionisti crea un mese di corto circuito per chi rimane in Europa, costretto a puntare la sveglia a orari assurdi. Iniziano mercoledì le qualificazioni dell&#8217;Australian Open, il primo Slam del 2012 e si andrà avanti sino alla fine del mese cercando di abituarsi a scambiare il giorno con la notte e l&#8217;estate con l&#8217;inverno. Ci siamo lasciati a dicembre con la conclusione dell&#8217;annus mirabilis di Novak Djokovic e ci ritroviamo ora a cercare di capire cosa succederà nei 12 mesi delle Olimpiadi britanniche.</p>
<p>- Scordatevi che Djokovic ripeta l&#8217;impresa del 2011. Sul cemento rimane il più forte, non sarebbe strano se vincesse ancora a Melbourne, ma non potrà permettersi di giocare cinque mesi senza riprendere fiato perchè arriverebbe cotto ai giochi di Londra.</p>
<p>- Il vero protagonista della stagione è per ora il cerotto. I migliori giocatori sono alle prese con infortuni e ritiri e in Australia potrebbe anche scapparci la sorpresa (uno Tsonga per intenderci). Nadal ha la spalla sbirula e ha già detto che a febbraio si fermerà per sistemarla, Federer e Pennetta hanno la schiena dolorante, Venus Williams si è già ritirata, Serena non gioca un torneo che conta da una vita. Senza contare tutti quelli che hanno lasciato anzitempo il campo nei primi 10 giorni dell&#8217;anno.</p>
<p>- Capitolo Murray: per certi versi è il vero favorito di Melbourne. È in fiducia avendo appena vinto un torneo, ha scelto Ivan Lendl come allenatore e sul cemento è sicuramente tra i più forti. Il suo problema è che tutti si aspettano che vinca e lui sente la pressione. Nelle tre precedenti finali Slam ha fatto solo figuracce ma si può confortare con i numeri di Lendl: il ceco ne perse quattro prima di concludere la carriera con 10 Slam all&#8217;attivo.</p>
<p>- Caroline Wozniacki ha chiuso miracolosamente il secondo anno consecutivo come numero 1 del mondo senza aver vinto uno Slam in carriera. Questa settimana, con tutta probabilità, verrà superata in classifica da Petra Kvitova, vincitrice di Wimbledon 2011. Sarà la sua chance di giocare senza pressione addosso perchè le qualità per vincere un torneo maggiore non mancano. Schiavone arriva all&#8217;appuntamento di Melbourne non in condizione e difficilmente ripeterà l&#8217;impresa dell&#8217;anno passato. Val la pena di tenere d&#8217;occhio Marion Bartoli, dal tennis esplosivo ma dal cervello esile; se il braccio fa il suo dovere la testa può anche essere un optional.</p>
<p>- Capitolo italiani. Fognini ha problemi ad una caviglia, Seppi ha strappato un set a Federer a Doha ma il suo tennis dipende troppo dagli avversari, Starace farà solo presenza così come Volandri. Lorenzi si è guadagnato l&#8217;ennesima gioia entrando direttamente in tabellone, se lo merità ma non andrà lontano. Per Cipolla tutto dipende da chi affronta: lui ci mette il talento ma non il fisico, se di fronte trova un atleta vero fa troppa fatica.  Nelle qualificazioni ci sono cinque giocatori, tra cui Bolelli, ma nessuno di loro ha la vittoria garantita. Mancherà del tutto Giannessi, rivelazione azzurra del 2011, che ha deciso di rimanere in Argentina per prepararsi alla sfida di centrare i primi 100 del mondo.</p>
<p>- Per chi sconvolgerà il proprio ritmo circadiano e seguirà gli Open in televisione c&#8217;è una splendida notizia. Accanto ai bravissimi Federico Ferrero, Jacopo Lo Monaco e Barbara Rossi ci sarà anche Stefano Semeraro su Eurosport. Ho detto tutto.</p>
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		<title>Abominio omosessuale Inc.</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 10:11:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Australia]]></category>
		<category><![CDATA[margaret smith court]]></category>
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		<description><![CDATA[Che Margaret Smith Court si sia espressa contro &#8220;l&#8217;abominio&#8221; dell&#8217;unione tra persone dello stesso sesso (non sarebbe ora di avere una parola sola al posto di una definizione di sei?) è una notizia fino ad un certo punto. Lo fa &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/enricomariariva/2011/12/19/court/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che Margaret Smith Court si sia espressa contro &#8220;l&#8217;abominio&#8221; dell&#8217;unione tra persone dello stesso sesso (non sarebbe ora di avere una parola sola al posto di una definizione di sei?) è una notizia fino ad un certo punto. Lo fa da oltre vent&#8217;anni, con quella metodicità e quell&#8217;acrimonia che dovrebbero bastare da sole a garantirle di essere ignorata.</p>
<p><span id="more-1188"></span>Per chi non mastica di tennis Margaret Smith Court è stata capace di realizzare il grande Slam nel 1970 ed è unanimemente riconosciuta come una delle più forti giocatrici di tutti i tempi. Questo sino al 1976, anno in cui la racchetta è stata sostituita dalla Bibbia e Margaret Smith Court è diventata una &#8220;imprenditrice&#8221; della fede.</p>
<p>Nata cattolica e cresciuta pentecostale, Margaret nel 1983 ottiene la qualificazione teologica che nel 1991 le permette di diventare ministro della fede. Un percorso religioso che si intreccia con quello imprenditoriale con la nascita della <em>Margaret Court Ministries Inc, </em>società con il compito di diffondere il Vangelo e di organizzare raduni salvifici e miracolosi.</p>
<p>Grazie alla libertà e alla creatività che va riconosciuta alle fedi protestanti, nel 1995 Margaret Smith Court fonda il Victory Life Centre, una chiesa pentecostale da lei gestita, con un discreto seguito e con trasmissioni televisive proselitrici come da tradizione cinematografica. L&#8217;obiettivo è quello di &#8220;train an army of strong believers&#8221;, di formare un esercito di credenti convinti.</p>
<p>Dotata di una visione conservatrice ai limite del bigottismo, Margaret Smith Court è tornata a parlare di omosessualità nelle scorse settimane, dichiarando sostanzialmente che quelle che una volta erano pratiche nascoste ora sono tristemente parte integrante della società, tanto da richiedere una immorale parificazione di diritti, soprattutto in tema di unioni.</p>
<p>Il tennis femminile non ha gradito l&#8217;ennesima uscita della campionessa australiana. Le giocatrici che storicamente hanno contribuito alla riconoscimento della pari dignità delle atlete lesbiche hanno alzato la voce, Navratilova e King in testa. La stessa WTA ha ritenuto di commentare negativamente le opinioni di Court con un comunicato ufficiale che condanna qualsiasi tipo di discriminazione di genere.</p>
<p>Sarà interessante vedere come reagiranno pubblico e giocatori degli Australian Open, in programma a Melbourne a gennaio 2012. Il palcoscenico da seguire sarà il terzo campo principale della struttura, quella Margaret Smith Court Arena dedicata alla campionessa locale grazie alla lodevolissima usanza degli australiani di ricordare i loro campioni ancora in vita (perchè condividere l&#8217;onore con i diretti interessati è un&#8217;ipotesi da non scartare). Per ora la proposta che tiene banco, appoggiata dalla maggior parte dei giornalisti di settore, è quella di addobbare l&#8217;arena di migliaia di arcobaleni colorati.</p>
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		<title>I ♥ Francesca Schiavone</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 18:23:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il favoloso mondo di Francesca è una storia d&#8217;amore. Racconta la passione e il desiderio di un uomo nei confronti di una donna. Lui è uno che scrive, che usa le parole per raccontare sé stesso, che raccoglie i ricordi &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/enricomariariva/2011/12/13/i-%e2%99%a5-francesca-schiavone/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il favoloso mondo di Francesca</em> è una storia d&#8217;amore. Racconta la passione e il desiderio di un uomo nei confronti di una donna. Lui è uno che scrive, che usa le parole per raccontare sé stesso, che raccoglie i ricordi man mano che si formano. Lei è una che utilizza il corpo e la mente per raggiungere gli obiettivi di una vita.<span id="more-1168"></span></p>
<p>Lui è sempre lì, davanti al televisore, al telefono, al computer a guardare e scrivere, osservare e annotare, trascrivere e ricostruire. Lei invece è ovunque, un aereo via l&#8217;altro, un albergo via l&#8217;altro, sempre di corsa, sempre circondata da centinaia di persone, sempre da sola.</p>
<p>Lui fin da piccolo si appassiona a ciò che fa lei, legge, si documenta, ne emula i gesti. Lei fin da piccola si dedica a sé stessa, si costruisce, si scopre, si annulla, si ricrea e alla fine si trova. Lui la conosce da sempre, lei lo ricorda appena.</p>
<p><em>Il favoloso mondo di Francesca</em> dovrebbe essere una biografia sportiva in cui Matteo Musso ripercorre l&#8217;attività agonistica di Francesca Schiavone, la più forte giocatrice italiana di tennis di sempre, ma di fatto, è una storia d&#8217;amore. 326 pagine in cui l&#8217;autore racconta di Schiavone con l&#8217;entusiasmo di un figlio che torna a casa dopo un concerto e lo racconta ai genitori, con la foga e il disordine con cui si raccontano le cose meravigliose che ti accadono nella vita.</p>
<p>Pagine e pagine dedicate a una singola partita si alternano a interviste con persone che conoscono bene Schiavone (Navratilova, Garbin, Reggi, Martucci) ma ciò che emerge è soprattutto la felicità dell&#8217;autore di aver contribuito a fissare nella storia le imprese della campionessa di Parigi 2010. Il pranzo con i genitori di Francesca, l&#8217;invito nel box riservato del Roland Garros, le notti insonni a tifare per la campionessa italiana e la pazienza nell&#8217;accumulare tutte le interviste rilasciate negli anni dalla milanese sono testimonianza dell&#8217;infinito amore con cui il libro è stato scritto.</p>
<p>Se foste curiosi di conoscere particolari inediti della sua vita, di riflettere sulla portata culturale della sua impresa, di scoprire direttamente dalle sue parole cosa vuol dire essere Francesca Schiavone vi toccherà cercare altrove. Qui troverete solo illimitato, incondizionato e innegabile amore.</p>
<p><em>Il favoloso mondo di Francesca</em>, Matteo Musso, 326 pagine, 16.00€, Limina</p>
<p>ps. Rino Tommasi è un uomo di una bontà infinita</p>
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		<title>I tennisti pagano le tasse?</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 10:11:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se ho il passaporto francese e pago le tasse in Svizzera sono un bastardo? Se lo chiede Slate nella sua edizione transalpina andando a toccare un argomento su cui è facile incattivirsi. Il problema si pone ogni volta che la &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/enricomariariva/2011/12/06/i-tennisti-pagano-le-tasse/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se ho il passaporto francese e pago le tasse in Svizzera sono un bastardo? Se lo chiede Slate nella sua edizione transalpina andando a toccare un argomento su cui è facile incattivirsi. Il problema si pone ogni volta che la nazionale francese schiera i giocatori di coppa Davis: attaccamento alla maglia, inno nazionale, fratelli nella vittoria ma i soldi che entrano meglio portarli all&#8217;estero ché le tasse francesi non sono sostenibili per chi guadagna milioni all&#8217;anno.</p>
<p>A vederla così il &#8220;bastardi&#8221; di <a href="http://www.slate.fr/story/46611/sportifs-exil-fiscal-suisse-tennis">Yannick Cochennec</a> sembra difficilmente contestabile. In Francia è difficile trovare un tennista che abbia residenza in patria. Forget, Tsonga, Monfils, Gasquet, Simon, Mauresmo, Pioline, Noah: tutti con conto corrente elvetico. In un periodo di sacrifici come quello che stiamo vivendo i francesi si chiedono se sia tollerabile un privilegio simile. Action Discrete, una spece di Le Iene locale, ne ha tirato fuori anche uno <a href="http://www.canalplus.fr/c-divertissement/pid1780-c-action-discrete.html">sketch divertente</a>.</p>
<p>Tsonga è l&#8217;unico ad abbozzare una giustificazione che però convince poco. Lui sostanzialmente dice &#8220;i soldi che guadagno in Francia mi vengono tassati in patria per cui le tasse qui le pago&#8221;. Vero, ma si tratta dei guadagni di 4/5 settimane l&#8217;anno. E gli altri?</p>
<p>Il sistema svizzero funziona così: ti accordi con il cantone in cui chiedi la residenza per una tassa fissa annuale calcolata in base al tuo tenore di vita e non ai tuoi guadagni. Basta mantenere il primo inalterato e i secondi possono crescere senza essere intaccati. In Italia succede meno: Flavia Pennetta ha la residenza in Svizzera mentre Simone Bolelli ha preso casa a MonteCarlo ma sono eccezioni rispetto all&#8217;insieme dei giocatori migliori.</p>
<p>Mi chiedo però se sia sensato indignarsi così tanto. Mi spiego: le tasse si pagano per contribuire ai servizi che i cittadini ricevono dallo Stato. Se questi servizi io non li utilizzo perchè trascorro 45/50 settimane l&#8217;anno all&#8217;estero sono tenuto a pagarli lo stesso? I tennisti pagano le tasse in ogni paese in cui competono, a volte con regimi fiscali ridicoli (come quelli sauditi), altre con tassazioni che ritengono inique, come nel caso del Regno Unito che considera anche i guadagni degli sponsor nel computo dell&#8217;imponibile. Uno dei sistemi più usati dai giocatori per ridurre il carico fiscale è quello di creare una fondazione di beneficenza che gestisca il patrimonio. Se fate una rapida ricerca su internet vedrete che non solo Federer, Djokovic e Nadal ne hanno una.</p>
<p>Nel frattempo il tennis giocato è giunto alla sua conclusione. Nell&#8217;anno del Signore Dumeila&amp;Djokovic il serbo conclude curiosamente la stagione con due sconfitte consecutive mentre Federer si porta a casa le finali di Londra e Nadal la quarta coppa Davis.</p>
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