Nadal è più forte del più forte di sempre

Era l’Australia day oggi a Melbourne e ci hanno pensato i fuochi d’artificio a ricordarlo a tutti attorno alle 20 locali, quando Roger Federer e Rafael Nadal sono dovuti tornare negli spogliatoi una decina di minuti in attesa che tornasse il silenzio.

Gli Australian Open sono noti anche come lo “Slam felice”. Per gli Australiani è estate, per chi arriva da fuori significa un mondo rilassato e sorridente in alternativa ai gennaio europei o americani. Chi ci lavora, chi ci viene come spettatore, i giocatori stessi: tutti di buon umore. E alla fine lo era anche Federer in conferenza stampa dopo aver perso la semifinale contro Nadal. Ai giornalisti che gli chiedevano conto del suo stato d’animo ha risposto di non preoccuparsi per lui, che le cose si sistemeranno e che una sconfitta non è una tragedia.

Parlare con Federer è un’esperienza interessante. È un uomo colto, calmo e riflessivo. Ha un’ottima memoria ed è in grado di contestualizzare. In più è anche conscio delle difficoltà che può aver un cronista cui vengono forniti unicamente dei “si” e dei “no” e di conseguenza si premura di argomentare eloquentemente il suo pensiero. Il 90% delle volte si tratta di conferenze stampa rilassate in cui Federer racconta di come ha vinto questo o quello. Nei rari casi in cui deve spiegare una sconfitta si affronta l’argomento in modalità contingenziale e si torna presto a scherzare d’altro. Con l’argomento Nadal però le cose vanno diversamente. Lo svizzero e lo spagnolo si sono incontrati ormai 27 volte, in quella che verrà ricordata come la sfida del primo decennio 2000, e Rafa ha vinto 18 incontri. Le vittorie di Nadal da tempo non sono più archiviabili come casuali e Federer lo sa bene. Oggi, con un candore a lui non usuale, ha detto che non c’è niente da fare, quando Nadal gioca contro di lui è più forte di quando gioca contro chiunque altro.

È un modo di vedere la cosa è il modo forse che fa meno male a Federer. Perchè a guardare i numeri Nadal batte Roger ovunque, senza distinzioni di superficie o torneo. E lo fa praticamente da sempre nello stesso modo: aspetta con pazienza la partenza razzo di Federer, impetuoso nel voler prendere le redini della partita, lotta strenuamente per conquistare i punti chiave che gli permettono di minare la fiducia dello svizzero e poi prende lentamente il largo, senza mai dominare ma sempre lasciando intendere che non esistono possibilità di essere ripreso.

Oggi Federer ha vinto un primo set al tiebreak, dopo averlo dominato ed essersi fatto recuperare in un battibaleno. Ha cominciato il secondo togliendo il servizio a Nadal e ha finito per perderlo 62, si è fatto uccellare nel tiebreak del terzo dopo aver recuperato da 16 a 56 e nel quarto ha sprecato la palla break che Nadal gli ha concesso quando ha servito sul 54 per il match. Federer e Nadal hanno fatto quello che fanno da sempre, il primo ha sprecato le occasioni importanti, il secondo no.

La carriera di Federer è stata a tratti un dominio sanguinoso per i suoi avversari. Roger poteva permettersi di sprecare una, due, mille volte e avrebbe vinto lo stesso alla fine. Arrivato a 30 anni non se lo può più permettere e questo Nadal, Djokovic e Murray lo hanno capito benissimo già da tempo. Nella sua conferenza stampa Nadal ha recitato lo stesso identico copione che ha ingoiato a inizio carriera e da cui non si allontana neanche per sbaglio. Federer è il più forte, io ho dato il mio meglio, lottare è importante, bla bla bla. Quando Rafa è in difficoltà nel rispondere ad un cronista ha un escamotage infallibile per uscirne indenne. Si appella al suo inglese tentennante e chiede lumi ai suoi manager che, traducendogli la domanda, gli fanno capire che opinione hanno dell’argomento. La modestia di Nadal è nata a contorno di un personaggio che la Nike ha creato iper aggressivo per conquistare la fetta più giovane dei suoi clienti; quelli che si vestivano di rosa e con i jeans per imitare Agassi per intendersi. È stata una mossa saggia da parte del suo clan, è servita a non caricarlo di eccessive pressioni. Ora però non guasterebbe sentirgli dire “tra me e Roger, il più forte sono io”. È l’unico ormai a non farlo.