Il tennis e la solitudine vanno spesso a braccetto. Sul campo hai voglia a cercare un volto amico o uno sguardo complice, la pallina la devi colpire tu, non ci sono santi che tengono. E’ uno sport che ti devasta mentalmente, che si insinua nella testa, che ti fa venire voglia di urlare e spaccare tutto.
Il tennis ha bisogno di qualcuno dall’altra parte: che sia il tuo avversario, i tuoi genitori o il resto della tua vita poco importa. Perchè il tennis è un rapporto a due, è una questione di fiducia, tra tu che cresci e che stai imparando e il tuo maestro che ti guida e ti forma.
Un rapporto che diventa rapidamente un legame fatto di giorni interminabili sul campo, di estenuanti sessioni di allenamento e di lunghi viaggi. Un rapporto che può diventare l’ispirazione dei tuoi successi ma anche il tuo peggiore incubo, soprattutto per le donne. I casi di abusi e violenze nel tennis sono numerosi, con protagonisti da un lato i genitori delle giocatrici, incapaci di porre un freno alla bramosia di gloria e denaro, dall’altro gli allenatori che abusano del loro potere per portarsi a letto le allieve. Ne ha parlato esaurientemente Riccardo Bisti in questo articolo, ripercorrendo casi famosi in Francia e in Italia, situazioni in cui la vittima trova il coraggio di denunciare il fatto solo dopo anni di soprusi e senza mai ottenere piena giustizia.
In questi giorni emrge la storia di Heather Crowe Conner, tennista professionista più volte in gara a Wimbledon e agli Us Open tra gli anni ’70 e gli anni ’80, vittima di violenze sessuali da parte di un notissimo campione del passato. Mrs Conner ne ha parlato ora, dopo 35 anni di silenzio, per mettere in guardia gli studenti della scuola presso cui lavora. Il suo dramma nasce a 14 anni, quando i genitori si fanno abbagliare dalle lusinghe di un famoso giocatore di tennis, più volte vincitore di Slam, che si offre di allenare la giovane di belle speranza.
Heather Crowe Conner racconta di come da ragazzina non abbia saputo bloccare sul nascere le attenzioni del nuovo coach, intento a creare un legame di complicità e fiducia con lei con il secondo fine di abusarne sessualmente. Un rapporto morboso che diventa una trappola per i successivi quindici anni, con il terrore da parte della giovane che la notizia diventi pubblica e con i lavaggi del cervello del giocatore che punta sul fatto che la colpa sia di lei.
Trovata la forza di parlare Mrs. Conner ha cercato anche di coinvolgere la giustizia ma si è scontrata davanti alla realtà di un tempo trascorso troppo lungo e dalla nuova cittadinanza dell’ex campione che non permette alcuna azione legale. Non ha voluto fare il nome ma ha dato tutti gli elementi necessari per dare un volto al suo presunto carnefice: pluri vincitore di tornei dello Slam di doppio, 36enne nel 1975, attualmente vive in Sud Africa ed è stato inserito qualche anno fa nella Hall of Fame dei più forti tennisti di sempre.
A lui ha voluto dedicare alcune parole scritte da lei stessa:
I Just Want Him To Know
I have found help when I never had help before.
I have always been alone.
I don’t have to be alone anymore.
I want him to know what he did to me.
He told me I could never tell.
But this year I told.
I have help now.
I can be free to be me.
I want him to know.
I want him to know I told my secret.
I just want him to know what he did to me.

ho cercato un po’ qua e là. omonimo di leyton, giocatore australiano?
si, sembra sia lui