Il Post
RSS share on Twitter share on FaceBook Registrati Login

Liberare il Nord dallo Stato

7 maggio 2010

Sono convinta che le riforme, istituzionali ed elettorali, siano necessarie, e che ci sia un largo consenso in Italia sul superamento del porcellum. Ma ho la sensazione fondata che queste riforme siano quanto di meno interessi i cittadini, a parte forse ciò che tocca la riduzione dei costi e dei privilegi della politica. Dobbiamo fare molta attenzione a non essere identificati come coloro che partecipano a un deprecabile ‘teatrino della politica’, in cui tutti gli attori sono uguali e ugualmente lontani dalle cose che riguardano la gente.

Di fronte alle emergenze del Paese, il Pd non può continuare la sua fase ‘introspettiva’. Dopo l’intervento di Romano Prodi, che ha proposto al Pd una riforma nel senso di un federalismo spinto, alcuni esponenti politici hanno riconosciuto in questa formula uno strumento con cui si sarebbe potuto dare una risposta alla difficoltà ormai costituzionale del Pd di incidere nel nord.

Io mi vado sempre più convincendo che stiamo rimanendo drammaticamente indietro rispetto a questo problema cruciale, tanto da ritenere che sia divenuta una priorità anche rispetto alla discussione sulla forma-partito. A maggior ragione, credo che la risposta alla questione del nord non viene rimettendo in discussione gli assetti del partito. Credo che l’approccio debba essere politico, un approccio cioè che metta al primo posto le scelte e le proposte del Pd per il nord.

Riconosco volentieri al segretario Bersani di aver avviato un’elaborazione che intende dare concretezza all’azione del partito, ma proprio per questo, allora, le problematiche del nord devono acquisire la dignità di punto programmatico saliente del Pd.

In mancanza di ciò, sarà estremamente difficile affrontare anche i problemi del sud, perché la parte più avanzata del Paese deve riuscire a rimanere competitiva con i sistemi globali più dinamici e qualificati. Altrimenti il rischio di un declassamento dell’intero Paese è reale.

Il profondo disagio del nord è stato colto dalla Lega, la quale è stata l’unica a fornire delle risposte, poco importa se adeguate o meno. Si è accreditata come il più credibile interlocutore dei ceti produttivi del nord, lavoratori dipendenti inclusi. Noi non riusciamo a far esplodere la contraddizione di una Lega al tempo stesso padana e romana, perché la nostra proposta è troppo povera per andare al di là della denuncia.

Di fronte a tutto ciò cosa dovrebbe fare il Pd?

Occuparsi della modernizzazione del Paese, dell’alleggerimento dalla burocrazia, in sintesi offrire un sollievo dal peso soffocante dello Stato: questo è quanto si chiede al nord. Io aggiungo che dovremmo perseguire il superamento di certo deteriore corporativismo, conducendo una battaglia culturale di prospettiva e d’avanguardia, che riaffermi il valore di un senso comune che si sta perdendo e sulla cui perdita la Lega specula. Penso allo sgretolamento dei valori del rispetto fiscale, civico e della legalità diffusa.

Qui noi dobbiamo chiedere che lo sviluppo non sia impastoiato dall’invadenza della politica, o meglio dei partiti, troppo implicati nella gestione di ambiti che dovrebbero invece essere loro sottratti, anche perché le logiche che sovrintendono alle nomine prescindono sempre più dalle competenze. E’ una declinazione della questione morale che il Pd dovrebbe acquisire formalmente tra le sue priorità.

Sappiamo bene che il nord non è un sistema unico e chiuso, ma che è fatto di un’articolazione di sottosistemi diversi. Se vogliamo apprestare uno strumento politico capace di intercettare le sue questioni, occorrono strutture stabili di confronto e coordinamento tra realtà locali e regionali del Pd del nord. Per chiarire, dunque, non un Pd del nord, ma forme strette di rapporto su questioni precise e concrete portate avanti dal Pd delle regioni del nord. Questioni che devono essere fatte proprie dal livello centrale del partito.

Se non vorremo rapidamente occuparci di questa emergenza, è sicuro che ci verrà presentato il conto, più salato di quello delle ultime regionali. E sarà un conto che pagherà tutto il Paese, a cominciare dal sud. Non vorrei infatti diventasse realtà la vignetta del ‘comunista’ Economist, che in questi giorni ci raffigura un’Italia tagliata in due, corrispondente in modo inquietante al mai ripudiato progetto secessionista della Lega.

TAG: , ,

17 commenti

  1. guizzo says:

    concordo in pieno con questa analisi e con questa proposta,sono d’accordissimo che il PD non debba assumere un assetto marcatamente federale. In questo modo si perderebbe ogni qualsivoglia legittimazione per criticare le mire secessioniste della lega.

  2. Pingback: Liberare il nord dallo Stato « GoriziaMania

  3. mazzetta says:

    Non mi ci trovo proprio, se la politica nuova è andar dietro alla Lega scimmiottando il suo federalismo for dummies, vuol dire che la situazione all’interno del PD è peggiore di quanto si creda.

    C’è un enorme problema sistemico, che non è solo italiano, nella distribuzione della ricchezza, c’è un paese che sprofonda nella corruzione, c’è una legge elettorale rivoltante, c’è un grosso problema nell’assetto dei media, l’istruzione demolita, ma per Serracchiani sembra che LA soluzione sia nello scimmiottare la Lega (che resta minoranza anche al Nord) e sembra che il problema sia quello di rincorrere chi vota Lega, come ieri per i suoi colleghi di partito era quello di rincorrere il mitico “centro”.

    Troppo poco, scarsa l’analisi, fumose e risibili le soluzioni, ma soprattutto male la rimozione delle vere responsabilità di un partito che per non dirsi più di sinistra è diventato prima la brutta copia della DC e che ora aspira a fare come la Lega in mancanza di idee originali e di tensioni etiche e culturali più elevate.

    Serracchiani lamenta una proposta politica troppo debole, ma poi nella veste di “nuova leva emergente” del PD, non riesce ad andare oltre il nulla.

    We are at horse…

  4. piti says:

    Concordo abbastanza con con Mazzetta. Soprattutto sulla desolazione per la qualità anodina della proposta della Serracchiani.

    E aggiungo.

    1) Prodi è un grande uomo politico, quello che ho preferito da molti decenni in qua. Ma l’idea della moltiplicazione dei segretari per aree, regioni, o quel che è mi pare la sua peggiore uscita. Nonostante la solita sicumera sprezzante e senza argomentazioni con cui la sostiena (da anni, figuriamoci) Cacciari. Già la leadership è debole, Inflazionamola e magari rendiamola conflittuale, così finiamo di accopparci con le nostre mani. Quello che vince alle elezioni non vuole nemmeno un aquila nel cielo a fargli ombra e noi vogliamo uno zibaldone di signori nessuno a contrastarlo?

    2) il Nord cui allude la Serracchiani semplicemente non ha minimamente (nè sospetta che esistano o in che cosa consistano) valori di sinistra. Nemmeno vagamente. Non lo si può “rincorrere”. O si assume una centralità nella formazione socioculturale del Paese (le famose tv di Berlusconi…) e lo si convince a cambiare qualche idea o l’unico modo per intecettarne gli umori è…diventare di destra.

    3) Il conto dello sgretolamento, nel caso, non è “a cominciare dal Sud” e se siamo cinici e onesti lo sappiamo. E’ solo del Sud. Che conto pagherebbe, di grazia, il Nord, nel non trovarsi più a contribuire a ripianere i debiti di Catania o i costi della sanità siciliana?

  5. mazzetta says:

    Tra l’altro anche la premessa è del tutto inconsistente, il Nord è prigioniero dello stato solo nella retorica leghista e, oggi, in quella di Serracchiani

    Basta guardare alla Lombardia per capire come la regione sia prigioniera di un comitato d’affari Lega/Cl, altro che stato, e per realizzare la fine che farebbe comunque un Penati “federato”

    Se il partito in Lombardia non riesce a far altro che candidare a ripetizione Penati, non è un problema di federalismo nel PD, è che il progetto e i suoi promotori a oggi attirano solo gente di modeste qualità.

    E non potrebbe essere diversamente, visto che dalla fondazione del PD ancora non si è capito a cosa aspiri il PD veramente, roba che se vanno al potere non hanno la più pallida idea di cosa fare.

    Che poi è il motivo per il quale di fronte alla scontata crisi berlusconiana abbiamo l’unica opposizione al mondo che spera non cada, non per i pericoli della crisi, ma proprio perché il gruppo dirigente non ha la minima idea sul che fare e nemmeno sul perché farlo, nemmeno Serracchiani si è capito bene che idea abbia del partito, del paese, di questa crisi…

    Possibile che in tutto il PD tutto quello che riescono a mettere insieme, di progettualità e critica politica, è che devono conquistare il Nord?

  6. giopa74 says:

    Penso che il nord voti la lega per una serie di ragioni che io paradossalmente da meridionale posso anche in parte condividere.Il nord ha un tessuto sociale ancora sano rispetto al sud e la vera differenza è nella mentalità e non nell’economia.Regioni come il veneto, il friuli fino a pochi anni fa erano povere se non poverissime e io mi domando perchè sono stati capaci di rimboccarsi le maniche, lavorare duro e crescere in ricchezza anche con la qualità del lavoro.Io mi domando perchè il terremoto in friuli è stato occasione di sviluppo mentre in altri posti si è pensato a prendere più denaro possibile dallo Stato con pochi benefici sul piano economico e sociale.Il Pd credo che debba rendersi conto che il nord ha pagato per anni tasse il cui denaro è sprofondato nella cassa del mezzogiorno e pertanto occorre con equilibrio dare una svolta culturale al nostro paese a cui il Pd deve necessariamente adeguarsi e non facendo un partito federale o rincorrendo la lega ma facendo sue le giuste richieste di un nord ricco che non deve assistere il sud ma aiutarlo nello sviluppo responsabile perchè così ne gioverà la ricchezza di tutto il paese.

  7. Wolla says:

    Bè, aspettate, andateci piano… penso che Debora abbia centrato un punto: lo Stato è pervasivo soprattutto nelle aziende piccole, medie fatte da industriali, operai e artigiani. Si può discutere se sia meglio iniziare da questo o da quello ma che lo Stato sia troppo in Italia e, in particolare, nelle zone produttive come il Nord, è un fatto da accettare senza dover essere additati di neoliberismo o altre panzanate simili. Non si tratta di scimmiottare la Lega ma di andare incontro ai lavoratori di quelle aree del paese che, credetemi, sente davvero lo Stato come qualcosa che è fin troppo presente. Bisogna cominciare a dare dei messaggi e questo di Debora è acerbo (come è giusto che sia in un semplice post) ma va nella giusta direzione. Lasciamo poi perdere la proposta di Prodi che è veramente troppo teorica ma ingestibile dal punto di vista pratico.

  8. larry says:

    Serracchiani lei è una speranza per tutto il paese. Per ammonire il partito, che vuole nordico ma centralizzato, a essere presente al nord, le ci sono volute ben 672 parole. Geniale, anche meglio di Veltroni! Dicevo che è una speranza per tutto il paese perché se il suoi nulla politico l’ha portata così in alto vuol dire che tutti ce la possono fare, quali che siano i loro mezzi gulturali: questo è finalmente un bel segnale che si manda agli italiani pure da sinistra.

    Maanche, lei è una speranza per noi minoritari sostenitori che il nulla, il nonsense, date le circostanze, presenta i suoi lati buoni, e che, una volta preso spazio al centro del dibattito politico, ci sarà almeno da divertirsi. Altro che Dandini: un volta attestatisi al centro del dibattito politico con il nonsense di nobile derivazione inglese, che nessuno ci potrà contestare, vi si potrà introdurre la meno nobile ma più efficace poetica del nullismo iperstatico, il nientefare benevolo, la supercazzola fagocitante, il nichilismo propositivo. Lo slogan nostro di nullisti per la sicurezza di un futuro incerto sarà: ” Nulleggiare pallido e assorto / sto seduto in mezzo all’orto .

  9. elfab says:

    Ci risiamo: anche la Serracchiani non resiste a pubblicare note che andrebbero riservate alla discussione interna al partito o al pd network.
    Qui ci leggono tutti. Che immagine diamo? Avete mai visto un leghista scrivere un mail del genere sulla politica della lega o mettere in discussione le cose che dice Bossi? Tutti zitti, anche sulla trota! Il risultato è che nessuno dice nulla anche davanti alle mostruose castronerie di Bossi, mentre se Bersani sbaglia un aggettivo se ne discute sui giornali per mesi!
    E intanto il Pd perde voti.
    Nessuno dice di praticare il culto delal personalità o di non discutere. Semplicemente, propongo, nelle discussioni per così dire esterne al partito, di mettere in evidenza i nostri punti di forza, non di incertezza. All’interno del Pd si può discutere di tutto, non ci basta?

  10. francescorocchi says:

    Anche io trovo poco brillante questo pezzo. In cosa è diverso dalle tiritere che abbiamo già sentito milioni di volte? Quante volte abbiamo sentito dire che “l’approccio deve essere politico”?

    L’unico accenno valido è quello in cui si parla di corporativismo e mancanza di merito, ma poi non ha il coraggio di andare oltre, di dire qualcosa di reale e concreto. Se si parla di corporativismo, bisogna avere il coraggio di parlare di sindacati e delle loro gravi storture.

    Questo post va letto decifrato con il codice delle comunicazioni di partito. Quel che dice è: non metto più in discussione la dirigenza del partito. Sarà anche per questo che non può permettersi di dir nulla di più preciso?

    Dopodiché, grazie tante che il PD dovrebbe occuparsi della modernizzazione del Paese…

Lascia un Commento