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Liberare il Nord dallo Stato

7 maggio 2010

Sono convinta che le riforme, istituzionali ed elettorali, siano necessarie, e che ci sia un largo consenso in Italia sul superamento del porcellum. Ma ho la sensazione fondata che queste riforme siano quanto di meno interessi i cittadini, a parte forse ciò che tocca la riduzione dei costi e dei privilegi della politica. Dobbiamo fare molta attenzione a non essere identificati come coloro che partecipano a un deprecabile ‘teatrino della politica’, in cui tutti gli attori sono uguali e ugualmente lontani dalle cose che riguardano la gente.

Di fronte alle emergenze del Paese, il Pd non può continuare la sua fase ‘introspettiva’. Dopo l’intervento di Romano Prodi, che ha proposto al Pd una riforma nel senso di un federalismo spinto, alcuni esponenti politici hanno riconosciuto in questa formula uno strumento con cui si sarebbe potuto dare una risposta alla difficoltà ormai costituzionale del Pd di incidere nel nord.

Io mi vado sempre più convincendo che stiamo rimanendo drammaticamente indietro rispetto a questo problema cruciale, tanto da ritenere che sia divenuta una priorità anche rispetto alla discussione sulla forma-partito. A maggior ragione, credo che la risposta alla questione del nord non viene rimettendo in discussione gli assetti del partito. Credo che l’approccio debba essere politico, un approccio cioè che metta al primo posto le scelte e le proposte del Pd per il nord.

Riconosco volentieri al segretario Bersani di aver avviato un’elaborazione che intende dare concretezza all’azione del partito, ma proprio per questo, allora, le problematiche del nord devono acquisire la dignità di punto programmatico saliente del Pd.

In mancanza di ciò, sarà estremamente difficile affrontare anche i problemi del sud, perché la parte più avanzata del Paese deve riuscire a rimanere competitiva con i sistemi globali più dinamici e qualificati. Altrimenti il rischio di un declassamento dell’intero Paese è reale.

Il profondo disagio del nord è stato colto dalla Lega, la quale è stata l’unica a fornire delle risposte, poco importa se adeguate o meno. Si è accreditata come il più credibile interlocutore dei ceti produttivi del nord, lavoratori dipendenti inclusi. Noi non riusciamo a far esplodere la contraddizione di una Lega al tempo stesso padana e romana, perché la nostra proposta è troppo povera per andare al di là della denuncia.

Di fronte a tutto ciò cosa dovrebbe fare il Pd?

Occuparsi della modernizzazione del Paese, dell’alleggerimento dalla burocrazia, in sintesi offrire un sollievo dal peso soffocante dello Stato: questo è quanto si chiede al nord. Io aggiungo che dovremmo perseguire il superamento di certo deteriore corporativismo, conducendo una battaglia culturale di prospettiva e d’avanguardia, che riaffermi il valore di un senso comune che si sta perdendo e sulla cui perdita la Lega specula. Penso allo sgretolamento dei valori del rispetto fiscale, civico e della legalità diffusa.

Qui noi dobbiamo chiedere che lo sviluppo non sia impastoiato dall’invadenza della politica, o meglio dei partiti, troppo implicati nella gestione di ambiti che dovrebbero invece essere loro sottratti, anche perché le logiche che sovrintendono alle nomine prescindono sempre più dalle competenze. E’ una declinazione della questione morale che il Pd dovrebbe acquisire formalmente tra le sue priorità.

Sappiamo bene che il nord non è un sistema unico e chiuso, ma che è fatto di un’articolazione di sottosistemi diversi. Se vogliamo apprestare uno strumento politico capace di intercettare le sue questioni, occorrono strutture stabili di confronto e coordinamento tra realtà locali e regionali del Pd del nord. Per chiarire, dunque, non un Pd del nord, ma forme strette di rapporto su questioni precise e concrete portate avanti dal Pd delle regioni del nord. Questioni che devono essere fatte proprie dal livello centrale del partito.

Se non vorremo rapidamente occuparci di questa emergenza, è sicuro che ci verrà presentato il conto, più salato di quello delle ultime regionali. E sarà un conto che pagherà tutto il Paese, a cominciare dal sud. Non vorrei infatti diventasse realtà la vignetta del ‘comunista’ Economist, che in questi giorni ci raffigura un’Italia tagliata in due, corrispondente in modo inquietante al mai ripudiato progetto secessionista della Lega.

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  • piti

    Da elettore (sempre deluso, ovviamente) del PD, osservo che c’è un’antropologia estetico-comunicativa implacabile.

    Le donne PdL sembrano mignotte, quelle del PD maestrine elementari.

    Categorie benemerite entrambe, sia chiaro. Ma mi colpisce l’inesorabilità di questa cosa.

  • italo44

    Abbiamo scritto tantissime parole ma espresso zero proposte concrete. E’ vero che noi siamo più democratici degli altri partiti perché, non avendo padroni da servire, mettiamo in piazza tutti i nostri problemi, dubbi e difficoltà. Ma è anche vero che c’è qualcosa che non và se continuiamo a perdere consenso. Ora se io vedo una coppia che discute appassionatamente a voce così alta da rendere pubblici tutti i loro problemi, penso che sia una coppia scoppiata o almeno con forti problemi di convivenza, una coppia che vale zero. Ma se vedo la stessa coppia che discutendo fortemente poi raggiunge dei punti di accordo e se ne va via contenta e a braccetto, allora penso che sia una coppia di persone favolose, da ammirare. Quindi, se la lite è resa pubblica ma risolta perché almeno un elemento della coppia ha saputo condurre la lite verso un porto ragionevole, allora quella coppia verrà ammirata. E’ questo il risultato a cui dovrebbe tendere il PD, non nascondere i propri problemi. Bisogna discutere ancora più fortemente, non zittire le voci. Bisogna esprimere chiaramente le proprie mete da raggiungere, non tenerle segrete per tattiche politiche. Bisogna discutere fra di noi con linguaggi concreti in modo che la gente possa capire di cosa stiamo “litigando”, che possa appassionarsi dei nostri – e loro – problemi, che possa infine esultare al raggiungimento di un accordo. Così facendo perderemo qualcuno di noi per strada ma ne acquisteremo molti altri. Il nostro slogan dovrebbe essere qualcosa come ” Chiarezza, sincerità, onestà, efficienza”. Spero di non aver aggiunto al mucchio di parole anche le mie!

  • biagio

    Domanda: come si fa a parlare al Nord quando si prendono i propri voti dai pensionati e dai dipendenti pubblici?
    Come si fa a parlare al Nord e mantenere al livello attuale la spesa pubblica in Sicilia, per esempio, visto che se si mandassero a casa le migliaia di dipendenti pubblici inutili l’isola salterebbe per aria?
    Insomma, voglio dire che il PD ha i suoi problemi innegabili, ma anche i problemi “veri”, quelli esterni al partito, non sono sciocchezze, e dunque si capisce anche troppo bene la difficoltà di scegliere una linea politica chiara. La Lega si può permettere la facile demagogia, tenendo il piede in due staffe, il PD no.

    Un maledetto circolo vizioso.

  • piti

    Biagio, ha ottime ragioni in quello che dici.

    Però, io mi ostino a non capire come contraddizioni per lo meno pari ci siano nel centro dx e non ne paga mai il conto.

    Il centro dx prende voti al nord con la Lega, che vuole il federalismo per non dare più soldi al Sud (detta in sintesi clorofilliana).

    Al sud, prende voti il PdL, alleato di quella Lega, che mai potrebbe permettere un federalismo fiscale affamatorio per il Meridione. Anzi, gli episodi del ripiano del debito del Comune di Catania dimostrano che se possibile, il Sud cercherà di restare aggrappato ai soldi del Nord ancora di più.

    E l’unica spiegazione che mi so dare è che chi vota il centro destra ha dei problemi cognitivi. Ma non lo dico per prendere per il culo: lo dico perchè non mi spiego il successo dell’alleanza fra il partito ” teniamo i soldi al Nord con quello “diamo i soldi al Sud”.

    Quacuno me lo potrebbe spiegare?

  • http://www.potamocheri.eu/blog/ tedc

    VIA LO STATO DALLA MAFIA!1

  • odus

    Il PCi di Berlinguer nel suo massimo splendore e senza le successive scissioni bertinottiane ha raggiunto il 34% dei voti.
    Al nord il Veneto, anche prima della Lega, è sempre stata una regione bianca, mentre la Lombardia era una regione bianco-rosa, nè più nè meno di adesso che c’è la Lega.
    In Piemonte ed in Liguria ha sempre prevalso di misura il rosso, come è attualmente e Cota ce l’ha fatta per il rotto della cuffia. Emilia Romagna e Toscana – senza contare Umbria e Marche, ma così si va verso il centroItalia – sono state sempre e sono rosse.
    Dov’è il cambiamento? Chi si illude che Veneto e Lombardia possano diventare rosse?
    E quanto a liberare il nord dallo Stato, liberiamolo anche dai partiti. Pensiamo allo scontro nel PD tra Letta e Chiamparino per Intesa San Paolo e la fallita nomina di Siniscalco candidato in pectore del “puro” Chiamparino.
    Concludendo: analisi costruita sulla sabbia con l’illusione che un partito come l’attuale PD che dispone del 25% dell’elettorato possa diventare con le chiacchiere, coi sogni, coi voli pindarici della fantasia e aspettando un Obama, un partito del 51% ed oltre, cosa che non si sognava di immaginare nemmeno Berlinguer prima della fine del comunismo in Russia. Il quale Berlinguer, per ovviare a questa realtà, elaborò nel ’73 la teoria del compromesso storico a seguito delle vicende di Allende in Cile.

  • pino1954

    Mi sono registrato oggi a questo blog e saluto tutti i suoi frequentatori.
    Sono elettore PD, non so ancora per quanto, e vorrei commentare questo post di Serracchiani.
    Diversamente da molti commentatori, ritengo che la cosa sbagliata del post di Serracchiani sia il titolo. Sembra uno slogan leghista ma in realtà nel ragionamento sviluppato ci sono tesi che condivido. Io non penso che Serracchiani proponga di scimmiottare la lega, quanto di comprendere le ragioni del suo innegabile successo e trovare delle risposte “da PD” ai medesimi problemi. Se la lega vince è perche dà, o sembra dare, risposte a problemi (veri o falsi che siano) sentiti dalla gente. C’e’ poco da fare.
    Se il PD perde è perchè ha sempre dato “non risposte” o risposte “spocchiose” ai medesimi problemi. La lega non va imitata nella proposta politica, ma nel metodo deve insegnare. Se il PD vuole recuperare , deve imparare ad ascoltare e a dare risposte. Usando il linguaggio della gente a cui chiede il voto.
    Invece cosa fa ? Disprezza la lega e continua a negare, o a non occuparsi, dei problemi. A non fornire soluzioni alternative.

    Serracchiani dice :
    “Noi non riusciamo a far esplodere la contraddizione di una Lega al tempo stesso padana e romana, perché la nostra proposta è troppo povera per andare al di là della denuncia.”

    Appunto. Sintesi perfetta della situazione.
    Se il PD ne prendesse davvero atto e si muovesse di conseguenza, sono convinto che le cose cambierebbero.
    Non si tratta di rincorrere i voti di chi vota lega. Noi abbiamo perso in maniera trasversale su tutti i fronti perchè non abbiamo una proposta credibile. Dobbiamo formulare proposte serie altrimenti è la fine.