Cinque motivi per cui Pisapia non andrà lontano

L’ex sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, vuole creare una nuova coalizione sullo stile dell’Ulivo, l’alleanza con cui Romano Prodi vinse le elezioni nel 1996. Il suo progetto sembra essere oramai in una fase avanzata. Tra i parlamentari sta circolando un appello a creare una nuova formazione unitaria di centrosinistra, mentre per il primo luglio, a Roma, è già fissato il primo evento del nuovo soggetto politico. L’obiettivo di Pisapia, ha fatto capire l’ex sindaco di Milano, è quello di proporsi come alternativa a tutto l’arco che va dai cattolici moderati ai centri sociali, prendendo questi voti anche al PD se Renzi, come sembra, non vorrà collaborare. Buona fortuna: ci sono almeno cinque ragioni per le quali il suo progetto probabilmente non andrà da nessuna parte.

Primo: la nuova legge elettorale scoraggia ampie alleanze. Con l’attuale sistema, i grandi partiti come il PD non hanno alcun vantaggio a presentarsi all’interno di una coalizione. A Renzi conviene correre da solo e attendere dopo le elezioni per scegliere i suoi alleati. Gli unici a cui conviene allearsi sono i piccoli partiti della sinistra parlamentare, MDP, Sinistra Italiana e Possibile, nessuna dei quali, secondo i sondaggi, è in grado di superare da solo la soglia di sbarramento al 5 per cento.

Secondo: i voti che cerca Pisapia non sono immediatamente disponibili. L’ex sindaco di Milano sottolinea sempre il carattere moderato ed ecumenico del suo movimento, ma così facendo decide di giocare in un campo già parecchio affollato. Il PD di Matteo Renzi e Silvio Berlusconi raccolgono milioni di voti di anziani e pensionati e altrettanti tra coloro che temono le derive populiste. Non sono voti che è impossibile andare a prendere, ma non sembra una strategia saggia quella di andare allo scontro diretto con i due pesi massimi della politica degli ultimi 20 anni.

Terzo: la sinistra radicale non sta dalla sua parte. Al progetto di Pisapia ha aderito soltanto MDP, il partito formato dai fuoriusciti del PD. Possibile e Sinistra Italiana hanno annunciato che formeranno una lista autonoma per le prossime elezioni e hanno mostrato parecchia freddezza nei confronti del progetto dell’ex sindaco di Milano.

Quarto: l’Ulivo non è un gran modello a cui ispirarsi. Oggi sono pochi coloro che guardano con nostalgia ai tempi della coalizione guidata da Romano Prodi, che produsse quattro governi nell’arco di una legislatura. Dopo quell’esperienza ci furono cinque anni di governo Berlusconi, arrivati dopo una delle vittorie elettorali più nette della storia della seconda Repubblica.

Quinto: lo spazio politico ancora libero è quello degli arrabbiati. Sono persone deluse dalla politica, che negli ultimi hanno visto la loro situazione economica peggiorare e che spesso decidono di votare, o di astenersi, proprio per protestare contro il modo in cui le cose sono state condotte fino ad oggi. Sono voti che non è affatto facile riconquistare e associarsi a leader del passato come Bersani e D’Alema renderà il compito di recuperarli soltanto più complicato.

Bisogna dire che Pisapia non è tra questi leader compromessi: non ha mai avuto parte nel governo del paese e ha amministrato bene una grande e complessa città come Milano. Al contempo, però, sembra ignorare che la realtà sul campo è molto diversa da quella che ha sperimentato governando per cinque anni una città per tanti versi distante dal resto dell’Italia quanto una capitale del Nord Europa. La manifestazione a favore dell’accoglienza di Milano dello scorso maggio ha dato a molti l’impressione che esistesse una base reale al suo progetto. Ma, come ha scritto Filippo Facci, il limite di quella piazza è che rappresentava di tutto, e così facendo finiva con il non rappresentare niente.

Oggi, in Italia c’è una rabbia che non può essere quietata dai volti rassicuranti dei leader della generazione passata o dai ricordi di un’immaginaria età dell’oro del centrosinistra. Lo spazio libero che si può ancora occupare è quello degli arrabbiati, di quelli che vogliono le facce nuove e i toni duri di Pablo Iglesias e Alexis Tsipras. Se Pisapia spera di ripetere la rimonta di Corbyn o la sorpresa di Mélenchon con l’appoggio di Prodi e Bersani, rischia di restare deluso.

I leader della sinistra radicale Pippo Civati e Nicola Fratoianni fanno bene a tenersi lontani da questo progetto, per il momento. Se l’Europa ci insegna qualcosa è che lo spazio politico ancora disponibile lo si conquista senza associarsi con vecchi leader compromessi dalle passate esperienze di governo.

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