Vedove, poveri e potenti

Non è vero che in Italia ci sono 20 milioni di vedove, non è vero che con la destra la spesa pubblica è sempre scesa e non è vero che nel 2012 i poveri sono raddoppiati. Sono alcuni degli errori e delle imprecisioni fatti ieri sera a Ballarò.

All’inizio della puntata Giovanni Floris ha presentato la classifica degli uomini più potenti del mondo secondo la rivista Foreign Policy. In questa classifica al primo posto c’è Vladimir Putin e in Russia se ne è parlato parecchio nelle ultime settimane. Il problema è che quella non è la classifica degli uomini più potenti del mondo secondo FP, ma è stata fatta da uno dei blogger ospitati sul sito.

Dopo che i giornali di mezzo mondo hanno titolato con questa notizia, la rivista, venerdì scorso, ha fatto una garbata smentita, spiegando il caso. La classifica non è della rivista e non è nemmeno stata pubblicata sul giornale cartaceo. La settimana scorsa di questo caso ne hanno parlato anche in Italia.

Sia Floris che molti ospiti hanno poi ripetuto la notizia del giorno, come l’hanno presentata i giornali italiani, e cioè che «l’Europa» (non è stato specificato se la Commissione, il Parlamento, il Consiglio o altro), avrebbe condannato l’Italia per via dell’iniquità dell’IMU. Questa mattina sul Post abbiamo spiegato con un articolo molto chiaro perché questa notizia non è affatto vera.

Sempre su alcuni errori e imprecisioni della redazione: in uno dei primi servizi mandati in onda, una giornalista ha cercato di spiegare i problemi che causa l’inflazione alla gente comune. Per farlo ha disegnato su un foglio di carta questo semplice problema: l’anno scorso guadagnavo 1.000 euro, passavo col rosso e ricevevo una multa da 154 euro. Mi restavano così 846 euro. Quest’anno la multa è aumentata perché è stata adeguata all’inflazione, quindi è di 162 euro. Il mio stipendio, oggi vale 970 sempre a causa dell’inflazione, quindi se sottraggo 162 a 970, resto con 808 euro.

Quest’ultimo passaggio è privo di senso. L’inflazione non decurta il mio stipendio di, ad esempio, 30 euro l’anno. Si dice che c’è un inflazione al 3% proprio perché la multa -tra le altre cose – è aumentata del 3%. La giornalista sta contando l’inflazione due volte (ma si potrà consolare dell’errore con la gradita sorpresa a fine mese di uno stipendio non decurtato del 3%).

Nello stesso servizio, Massimiliano Dona, dell’Unione Nazionale Consumatori, ha dichiarato che nel 2012 il numero di italiani sulla soglia di povertà è raddoppiato, passando da 3,5 milioni di persone a 7 milioni. Visto che il servizio era registrato, si sarebbe potuto fare un po’ di factchecking in anticipo su un’affermazione così forte.

Per prima cosa abbiamo cercato in lungo e in largo, ma statistiche sulla povertà (di qualsiasi genere), relative al 2012 non ne abbiamo trovate. Tutti i dati disponibili si riferiscono al 2011 ed è una cosa piuttosto normale. Raccogliere ed elaborare dati è un processo lungo: l’ISTAT, ad esempio, pubblica a luglio il rapporto sulla povertà riferito all’anno precedente. Naturalmente non possiamo escludere che l’Unione nazionale consumatori sia dotata di un centro studi così efficiente da avere i dati sull’anno precedente già l’otto gennaio.

Nel caso invece Dona si fosse sbagliato, e avesse voluto dire 2011 invece che ’12 le sue cifre sono comunque completamente sbagliate. Dona parla di famiglie «sulla soglia di povertà», un’espressione particolarmente infelice. La soglia di povertà, come dice il nome, è una linea che divide in due metà la popolazione: chi si trova sotto e chi si trova sopra. Sopra c’è chi guadagna più del 60% del guadagno mediano e sotto chi guadagna meno. Difficile capire chi sia a trovarsi esattamente «sulla» soglia.

Vediamo intanto chi si trova sotto questa soglia. I dati più recenti sono quelli del Rapporto sulla coesione sociale 2012 (potete scaricare il rapporto e le varie tabelle da questo sito). Secondo questi dati nel 2011 poco più di 8 milioni di persone si trovane sotto la soglia di povertà, un dato più o meno stabile rispetto al 2010.

L’espressione «sulla soglia», però, potrebbe indicare quelle famiglie che sono sopra la soglia di povertà, ma comunque piuttosto vicino ad essa. Nel suo rapporto sulla povertà in Italia, l’Istat fornisce anche i dati su quelle famiglie che hanno un reddito disponibile fino al 20% superiore alla soglia di povertà, i cosiddetti “quasi poveri”. Nel 2011 questo gruppo era pari al 7,6% delle famiglie italiana (poco meno di 5 milioni di persone), esattamente lo stesso numero del 2010.

Beatrice Lorenzin, parlamentare del PDL, ha sostenuto che la destra ha sempre tagliato la spesa pubblica. Come ha detto Lorenzin, questa forse è una differenza culturale tra destra e sinistra, ma questa differenza in Italia – almeno negli ultimi anni – non si è vista. Piuttosto si è visto il contrario. Da questa tabella del Fondo Monetario Internazionale, si può vedere la progressione della spesa pubblica in Italia come percentuale sul PIL (attenzione: comprende anche la spesa per interessi sul debito).

Si vede chiaramente che in tutti gli anni in cui ha governato la destra la spesa pubblica non solo non è diminuita – come ha quasi sempre fatto con i governi di sinistra, ma è addirittura aumentata – come nel periodo 2001-2006. Questa tendenza un po’ spendacciona della destra è confermata da questo grafico elaborato dalla fondazione Noise From Amerika. Nel grafico si vede che, con al governo la destra, il saldo primario – cioè quanto il governo incassa prima di pagare gli interessi sul debito pubblico – dal 2001 si è sistematicamente abbassato quando la destra era al governo.

E per concludere come al solito qualcosa di più leggero. L’editorialista della stampa Marcello Sorgi ha sostenuto che in Italia ci sono 20 milioni di vedove, cioè un italiano su tre. Dopo la pioggia di critiche su Twitter, Sorgi ha detto di essere sicuro di almeno 18 milioni di vedove. Purtroppo neanche questo secondo numero è corretto: le vedove/i in italia sono circa 4 milioni e mezzo.

 

 

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