Finirà così, finirà che Napolitano chiederà a Monti di ricandidarsi nel 2013, finirà che il Pd, pur di fronteggiare l’eurotecnocrazia, si sposterà ancora più a sinistra, la linea economica la detterà Fassina, e Letta, la Bindi, D’Alema, Veltroni, Fioroni, tutti insieme, diranno che il momento è grave, la crisi è preoccupante, il Pd non deve dividersi, che un leader c’è già, ed è Bersani. Finirà così, che passerà agosto, poi arriverà settembre, i dirigenti del Pd ripeteranno che il candidato c’è, è il segretario, e che le primarie sono solo un momento di conflitto. Sarà l’apoteosi del Pd al 26 per cento.
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Houston, abbiamo un Grillo
Violante scambia il movimento cinque stelle per l’Udc di Casini e si dice aperto “al confronto” – mentre è tutto da vedere quanto i grillini avranno voglia di aprirsi ad alcunché – Bersani si sposta di appena qualche centimetro dalla … [Continua]
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Monti, Renzi e l’opzione liberale
Le primarie del centrosinistra fra Matteo Renzi e Pier Luigi Bersani sono finite da neanche un mese eppure sembra che siano passati anni. E lo dico al netto del mio contraccolpo psicologico – le ho seguite intensamente per due anni, … [Continua]
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Il peso dell’insofferenza, non della geografia
C’è da restare allibiti a leggere le dichiarazioni e le “analisi” post voto di alcuni dirigenti del Partito Democratico. Per poco Rosy Bindi, ieri sera su Rai3, non ha evocato le F.O.D.R.I.A, le Forze oscure della reazione in agguato. In … [Continua]
David Allegranti
Giornalista, è nato a Firenze, lavora al Corriere Fiorentino. Scrive anche su La Lettura del Corriere della Sera e su Europa. Ha scritto "Matteo Renzi, il rottamatore del Pd" (Vallecchi). Su Twitter è @davidallegranti.


