Il Post
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Il pensiero corto, in quaranta righe

2 luglio 2012

Mi capita (ancora) di leggere sui giornali editoriali e commenti che criticano l’utilizzo di Twitter e i social media servendosi dei soliti argomenti: siccome non sappiamo più ragionare o elaborare programmi politici, utilizziamo 140 caratteri, una misura che ben si adatterebbe a quella di noialtri stitici intellettuali, che vogliamo sostituire lo studio con una super compulsazione di Google. Tra questi mi pare si collochi anche il filosofo Raffaele Simone – intervistato da Stefania Rossini sull’ultimo numero dell’Espresso - una vecchia conoscenza luddista, di cui il Post si era già occupato qui. Apprezzo molto i teorici della disillusione su Internet come Evgeny Morozov, o Geert Lovink e il suo racconto delle ossessioni collettive di cui siamo preda. Ma un conto è questa impostazione, un conto è dire che i social media fanno schifo perché, come leggo spesso nei suddetti editoriali e commenti e anche in certe proteste sindacali, i politici adesso per comunicare, e pure per dare notizie, usano Twitter o Facebook. Se un pensiero è corto, non lo è certo perché espresso in 140 caratteri. La colpa come spesso accade non è del mezzo, ma di chi lo usa. E come dimostrano le articolesse di quelli che si lamentano perché alcuni politici, e non solo, saltano tutte le mediazioni, anche quelle giornalistiche, le fesserie cortissime si possono scrivere anche in quaranta righe.

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  • rodo

    Si, si.
    Sono d’accordo, la differenza stà nei media, appunto.
    Io non credo che prima che arrivassero questi nuovi mezzi di comunicazione (fb, twitter, blogs …)
    si dicessero meno puttanate:
    semplicemente rimanevano tra gli amici al bar o, se andava bene, in piazza;
    ora l’audience è stata moltiplicata.
    come prima,
    giudicare stà a chi ascolta.

  • https://profiles.google.com/raffel.ibba/ab raffibb

    Perfetto.
    Dipende, ovviamente, solo da quanto, per me, è importante dire qualcosa.
    Se è davvero importante allora mi sottopongo volentieri allo stress di essere sintetico.
    Twitter è perfetto, da questo punto di vista.
    Per le sciocchezze lo spazio è sempre troppo …
    ciao r

  • http://pierovereni.blogspot.com pvereni

    C’è una chiara fallacia logica nell’argomentazione. “Se un pensiero è corto, non lo è certo perché espresso in 140 caratteri” e “le fesserie cortissime si possono scrivere anche in quaranta righe” sono affermazioni corrette, che però nulla dicono del caso in questione, che in verità è: Ci può stare una riflessione profonda in 140 caratteri? La mia risposta è no, senza ombra di dubbio, ma dovremmo discuterne, e il tuo pezzo non lo fa. Dire che uno che ha il piede bonsai ci sguazza comodo in una 44 NON implica in alcun modo che uno che ha un fettone da Pippo può indossare le scarpine di una etoile. Sono sicuro che il peraltro direttore saprà anche dirti di che fallacia logica si tratta, ma mi pareva comunque necessario evidenziarla. Così, a spanne, mi vien da dire che qualunque nome mi è restato impresso nella storia del pensiero umano (o anche, più prosaicamente, tra le mie conoscenze) ha argomentato le sue posizioni in spazi un po’ più comodi di 140 caratteri. Poi, il tweet può divenire un genere letterario, come la freddura, ma non si vede perché dovrebbe essere un progresso esserci tutti convertiti a fare i battutisti. Forse un po’ di respiro lungo (soprattutto se parliamo di cultura e politica) ancora ci farebbe comodo.

    • mariom

      Credo che di più e di meglio non si potesse dire.

  • kikodue

    I social network mi paiono come dei fast food del pensiero…
    Per assaporare meglio e gustare preferisco il slow food…
    Ma niente banchetti e crapule…

  • http://heilandstark.wordpress.com heilandstark

    Se è per questo per le fesserie bastano anche 14 righe e l’accesso ad una testata che non ha cose più importanti da proporre a luglio.
    HS

  • uqbal

    Pvereni

    il tuo ragionamento è sottile, ma secondo me è sbagliato: Allegranti non sta dicendo che 140 caratteri bastano per tutto e che dai 141 in su siamo nella prolissità.
    Sta dicendo che la sinteticità di Twitter e dei social network non sta rimbecillendo nessuno e che non stiamo perdendo la capacità di ragionare o di esporre argomenti complessi perché twitter ci ha ridotto ad uno sciocco pigolio.
    La verità è che, almeno a livello di massa, noi questa capacità non ce l’abbiamo mai avuta: le tesi di laurea erano illegibili anche prima dei social networks, la burocrazia ministeriale è ingarbugliata da sempre e i nostri intellettuali sono oscuramente oracolari da un pezzo. E i compiti in classe dei nostri studenti fanno mediamente schifo da…mmm…sempre.