Lo strappo di Pistoia: 140 lasciano il Pd

Oggi in Toscana arriva il segretario del Pd Bersani. Ad accoglierlo a Pistoia ci sarà un’amara sorpresa: 140 militanti del partito (ma il numero, spiegano i dissidenti, salirà ancora) hanno deciso di non rinnovare la tessera. Lo strappo arriva giorni dopo l’esclusione di Roberto Bartoli, secondo arrivato alle primarie del centrosinistra con 3.500 voti pari al 28 per cento, dall’elenco dei Democratici per il Consiglio comunale.

Motivo della nostra decisione – scrivono in un manifesto pubblicato su internet – è il trattamento da noi subito, come minoranza interna al Pd pistoiese e come sostenitori di Roberto Bartoli (arrivato secondo alle primarie per il candidato sindaco, con 3500 preferenze, ovvero il 28% nel quadro dell’intera coalizione), da parte della maggioranza uscita dall’ultimo congresso e dalle stesse primarie. In particolare, intendiamo porre all’attenzione dei lettori e dei cittadini il comportamento del segretario comunale Paolo Bruni e del segretario provinciale Marco Niccolai, ripetutamente mancati al loro ruolo di garanti e di coordinatori dell’intero partito e assolventi con programmatica continuità e crescente spudoratezza, almeno a partire dallo scorso autunno, una funzione di salvaguardia unilaterale degli interessi, per lo più personali, di alcune figure di spicco della maggioranza del Partito. A nostro avviso, queste persone hanno tradito, con il loro comportamento, non solo la fiducia dei sostenitori di Roberto Bartoli, ma anche quella dei sostenitori della maggioranza e di Samuele Bertinelli – oltre che l’impegno di mantenere alta la credibilità e la statura morale del Pd.

Nel documento si parla appunto di interessi personali senza però specificare quali. E dopo aver servito i segretari, i dissidenti attaccano il candidato sindaco, perché insieme al comportamento «iniquo e anti-democratico degli organi dirigenti, si allinea evidentemente quello di Samuele Bertinelli, programmaticamente deciso a ignorare questa emergenza democratica che nulla ha a che spartire con logiche personalistiche e ambizioni individuali — ciò che invece si potrebbe imputare proprio alla sua decisione di non affrontare il problema». La reazione del Pd è furente: i dirigenti dicono che alcuni dei firmatari non sono più iscritti al Pd da tempo e che il motivo per cui il renziano Bartoli è stato escluso dale liste è perché nei suoi cinque anni da consigliere si è comportato scorrettamente adottando una strategia di «guerriglia» nei confronti dell’amministrazione che avrebbe dovuto sostenere. Bartoli da qualche giorno aveva già lasciato il Partito Democratico accusandolo di mancanza di pluralismo e democrazia. Per giorni era rimasto indeciso sul da farsi: lista civica o no? Poi, dopo la mediazione del partito regionale, aveva deciso di sorvolare. Ma gli strascichi delle primarie pistoiesi, mai definitivamente concluse, sono pesanti. Qualcuno dei 140 che hanno detto “ciao” al Pd è pronto a un voto di protesta a maggio. Lo stesso Bartoli dice: «Probabilmente non voterò più Pd». E chissà cosa faranno gli altri 3.360 elettori che lo avevano sostenuto alle primarie…

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