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Iscritti al Pdl, a loro insaputa

16 febbraio 2012

No, l’immagine che vedete non è un fotomontaggio. Campeggia sul sito del Pdl nella sezione adesioni: sai distinguere il vero dal falso? I primi però a chiederselo dovrebbero essere i responsabili del tesseramento di via dell’Umiltà a Roma, sede nazionale del partito. Dopo Bari, Savona, Vicenza, Modena anche a Salerno i congressi diventano un caso. La procura ha disposto il sequestro di 26 mila tessere. “Sotto i riflettori – spiega oggi Dario Del Porto sulla Repubblica di Napoli – ci sono principalmente le circa 4.500 adesioni raccolte nel territorio compreso tra Scafati, Nocera superiore, Nocera inferiore e Pagani. Circondario che ricade sotto l’influenza criminale del clan D’Auria-Frezza-Petrosino”.

Ieri sono state ascoltate ottanta persone formalmente appartenenti al partito: molti di loro hanno scoperto di essere iscritte al Pdl a loro insaputa. Di sinistra oppure minorenni (e troppo giovani per prendere la tessera). Ma gli inquirenti, secondo i quali dietro l’operazione del tesseramento illegale ci potrebbe essere la camorra, hanno scoperto nell’elenco anche una quindicina di morti. Nel giro di poche ore portavoce e segretari si sono affrettati a spiegare che finora sono stati strumentalizzati singoli casi, cose che capitano in un partito con “milioni di tesserati”. “Non c’è nessun ‘caso tessere’, si tratta di episodi isolati e residuali rispetto al numero elevato dei tesserati”, dice Gregorio Fontana, responsabile del tesseramento.

Altri individuano il punto della questione nella “storica diatriba tra ex An ed ex Fi”, che aumenta la competizione interna e il malaffare. Insomma, per citare D’Alema sul Pd, anche il Pdl è un amalgama mal riuscito. Non tutti fra i berlusconiani campani sono sempre stati convinti della bontà dello strumento. Già a novembre il governatore Stefano Caldoro aveva espresso le sue perplessità, dicendo che “c’è il rischio di infiltrazioni improprie” e che “l’organizzazione del consenso in un partito non si costruisce solo con le tessere, che possono essere un elemento di valutazione, ma occorre puntare a un modello moderno di partito nel quale il tesseramento sia un aspetto marginale”. E i due coordinatori provinciali Antonio Mauro Russo e Antonio Iannone? La loro difesa sembra più un’accusa nei confronti di chi a Roma ha organizzato il tesseramento in maniera troppo disinvolta: “Le procedure di iscrizione al partito – dicono – erano aperte e prevedevano la possibilità per chiunque, e senza un preventivo controllo per il livello provinciale, di operare l’adesione. È ben noto che le schede di adesione, non recanti nemmeno l’indicazione del presentatore dell’aspirante iscritto, potevano essere scaricate da internet ed inviate direttamente a Roma correlate da ricevuta di pagamento individuale e copia fotostatica di un documento di riconoscimento valido”.

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7 commenti

  1. rotfl says:

    Cari, ragazzi, visto che non ne parlate voi, ne parlo io, gli unici commenti al precedente unico articolo sull’argomento sono stati di un tizio che chiedeva chi mi pagasse (cioè chi pagasse ME, non chi pagasse il Goracci), e un altro che insulta un altro lettore che commentava. Su Goracci silenzio assoluto, lo stesso silenzio che stanno facendo le donne di se non ora quando, le Rosi Bindi e tutte le altre donne che non essendo ricattate da Goracci possono dire di non essere a sua disposizione. Non dico di fare titoli quotidiani a chilometrate di intercettazioni come per il Bunga Bunga (e lì Berlusconi Boia almeno le pagava, questo se le prendeva a colpi di “o mi scopi” o perdi il posto), ma almeno una riga di commento, una parola, almeno chiedetevi chi pagava lui, oltre a chiedervi chi paga me.

    Le avances dell’ex sindaco rosso
    e le silenziose donne di Gubbio

    di Alessandra Arachi
    Tags: abusi, maschilismo
    C’era una volta Gubbio la Rossa, hanno titolato i giornali in questi giorni. Ma a dispetto dell’incipit, la storia non ha certo i contorni di una favola. E adesso che a Gubbio la magistratura ha decapitato i vertici di Rifondazione comunista, c’è una domanda che sorge spontanea: le donne dov’erano in tutti questi anni?

    Già, perché la storiaccia giudiziaria di Gubbio la Rossa passa tutta per le vicende umane di Orfeo Goracci, l’ex-sindaco di Rifondazione che a Gubbio ha governato indisturbato per un decennio, fino allo scorso anno. Generando un clima di intimidazione, sostiene l’accusa. Ma, soprattutto, approfittando del suo potere per approfittare delle donne che gli stavano intorno. Secondo il più antico dei cliche’ maschilisti: o ci stai o sei tagliata fuori.

    Non era un mistero il comportamento di Goracci, fra le mura eugubine. Anzi. Lo sapevano tutti. Ne parlavano tutti. Marito e padre di una figlia adolescente, di Orfeo Goracci era praticamente l’intero paese a vociferare. A vociferare del suo sport preferito: le avances. Chi si è opposta alle sua attenzioni, ha pagato. Come ha raccontato ai giudici un’ausiliaria del traffico del comune, una storia di molestie vissute e respinte, sulla sua pelle.

    L’ausiliaria per fare quella denuncia ha avuto coraggio. Ma non ha trovato sponde, da nessuna parte. A quanto pare, è stata lasciata sola.

    Dov’erano le donne di Gubbio la Rossa?

    C’è un circolo di Rifondazione comunista intitolato a Lenin nella cittadina dei ceri. E’ il circolo di Goracci. Ma è popolato da tante donne: nessuna ha mai parlato. Denunciato. Reagito. E le donne del Pd? C’è una sede dei democratici a Gubbio: hanno sempre chiuso gli occhi in questi anni? Come mai?

    In queste ore, poi, il silenzio più assordante è quello dell’unica donna della giunta a guida Pd, quella che ha sostituito la giunta di Goracci: Michela Tinti, di Sinistra e libertà, ha anche la delega alle pari opportunità.

    Neanche i comitati di “Se non ora quando” sono riusciti ad intercettare questo fenomeno eugubino. Cinzia Guido, del comitato promotore e responsabile dei territori, allarga le braccia:

    “Quando c’è di mezzo il potere le donne fanno fatica a parlare. E’ triste e grave, ma è così. Sulla gestione femminile, poi, l’Umbria ha un profilo assolutamente a sé. E’ l’unica regione dove un presidente donna è succeduta ad una donna, ma non c’è minimamente spazio per un percorso di genere. I nostri comitati sono transitati per Gubbio, ma non hanno trovato alcun terreno fertile”.

  2. pepato says:

    Al secondo paragrafo c’è scritto: “molti di loro hanno scoperto di essere iscritte al Pd a loro insaputa”. È un refuso e si intendeva Pdl, spero?

  3. bertog says:

    “Ieri sono state ascoltate ottanta persone formalmente appartenenti al partito: molti di loro hanno scoperto di essere iscritte al Pd a loro insaputa.” Refuso ? PDL o PD ?

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  5. @ Rotfl: non dovrebbero essere i giornali e i blog di destra a commentare il caso Goracci, per difendere la sua privacy dall’invasività della magistratura?

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