Il profumo della carta

Quanto dovrebbe costare un ebook? Da quando ho un Kindle mi trovo spesso a pormi questa domanda, e circa una settimana fa l’ho posta (in termini un po’ ingenui) su twitter. La cosa che ho detto io un po’ di pancia è che un ebook a più di 5 euro è un invito alla pirateria, soprattutto se il cartaceo ne costa 8. Ovviamente i 140 caratteri imposti da twitter mi hanno impedito di fare i dovuti distinguo (di cui sono ben consapevole) o di dimostrarmi più interlocutoria, ma per fortuna ne è comunque scaturito un breve scambio di opinioni, da cui è emerso che la casa editrice Neri Pozza mette online ebook dal prezzo piuttosto elevato (l’esempio era quello di Il profumo del caffè, di Anthony Capella, che si può comprare in cartaceo a poco più di 15€ e in digitale a pochissimo meno di 14).

Qualche giorno dopo Neri Pozza ha letto i tweet e ha risposto. Qui trovate un resoconto della discussione tra me e chiunque gestisse l’account ufficiale della casa editrice, che poco dopo ha provveduto a cancellare tutti i tweet (cosa che, mi pare di capire, fa ciclicamente con tutti gli scambi con altri utenti… Insomma, pur essendo tentata di gridare alla censura mi pare solo una maldestra pratica aziendale). Vi faccio una breve sintesi, cercando di essere obiettiva: le mie domande sulla ragione del costo dell’ebook hanno portato Neri Pozza ad arroccarsi su posizioni secondo cui i prezzi alti sarebbero una maniera di tutelare la letteratura di qualità e le piccole librerie – che sono stata invitata a visitare, perché palesemente chi legge ebook non ha la più pallida idea di come sia fatta quella roba con gli scaffali e la carta e la gente dentro. Non sono riuscita a ricavare altre informazioni se non un’aperta ostilità verso le mie domande, che probabilmente non riuscivo ad articolare nel modo giusto per non sembrare aggressiva. In realtà, e se questo non traspare potrete solo credermi sulla parola, non avevo intenzione di fare polemica: mi pareva una bella cosa poter chiedere quelle cose a un editore via twitter, volevo approfittarne per capire meglio. Poiché risposte concrete non ne ho avute, ho deciso di trovare altri ambienti di confronto e altri interlocutori. Proviamo.

Cosa non mi interessa fare con questo post:
• convincervi a comprare un Kindle, anche se non negherò mai il rapporto quasi simbiotico che ho sviluppato col mio;
• convincervi che il digitale sia meglio della carta, o viceversa, anche perché sono convinta che il conflitto tra i due supporti sia millantato da chiunque fuorché dall’utente finale;
• criticare il mercato editoriale italiano o arrivare alla conclusione che il nostro paese sia arretrato, troglodita, preistorico e altre parole brutte che hanno a che fare col passato;
• insegnare a qualcuno come fare il proprio lavoro: in questo frangente, sapendo poco del mercato editoriale, io posso solo riflettere, provare e documentarmi, e ciò che leggete non è che il frutto di queste tre cose;
• offrire soluzioni, perché anche quando credo che si sia arrivati alla conclusione sbagliata non ho le conoscenze sufficienti per ritenere che chi prende certe decisioni sia un imbecille scellerato.

Cosa mi interessa, invece, fare:
• porre una serie di questioni, domande, problemi che mi trovo di fronte ogni volta che si parla di ebook;
• condividere osservazioni e impressioni, mie e di altri, sull’argomento;
• soprattutto cercare di avviare una discussione con chi ne sa di più, o ci ha pensato di più, o che prima/meglio di me è riuscito a trarne riflessioni e/o conclusioni.

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