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Game of Thrones (senza spoiler)

27 giugno 2011

Ho chiacchierato più volte, con quel piacere di elencare banalità tipico delle chiacchiere tra amici, del futuro di un cinema che sembra costretto a creare, per sopravvivere, la Spettacolarità Visiva, spesso a discapito della storia. Le chiacchiere vanno sempre a finire dicendosi che toccherà alla tv raccontare le belle storie, finché il cinema non riuscirà (e ci riuscirà, ci sta già riuscendo) a coniugare i due aspetti.

Ci sono poi storie che solo la tv, per una banalissima questione di formato (più spazio, più tempo, più episodi), può raccontare. Game of Thrones è una di queste.

Tratta da Le cronache del ghiaccio e del fuoco, saga fantasy ancora incompleta di un anziano signore americano che risponde al nome di George R. R. Martin, non offre in sé nulla che faccia gridare all’innovazione: l’ottima sceneggiatura, la regia (quasi) sempre magistrale, i costumi curati nel dettaglio, la notevole recitazione anche da parte di attori esordienti sono elementi che stupiscono nella loro costante compresenza, ma non sono in sé innovativi e non dovrebbero essere considerati tali.

La prima cosa da notare, e inserire immediatamente in un discorso più generale, è la morte dei generi. Tutti quelli (mi ci includo) che hanno storto il naso di fronte a Game of Thrones e la sua innominabile etichetta fantasy, già dal primo episodio si sono ricreduti, hanno dimenticato orchetti, elfi e hobbit e si sono semplicemente lasciati coinvolgere dalla storia. Che è una storia fighissima per chi ama le lunghe saghe con tanti personaggi: parla, come già racconta il titolo, dell’avvicendamento sull’Iron Throne (in italiano Trono di spade) delle famiglie più potenti dei Sette regni, tra battaglie, intrighi, rapimenti, decapitazioni, sesso, nani, bastardi e ballerine.

La componente fantastica è del tutto relegata a poche creature che trascendono la normalità e a un mondo che non corrisponde alla nostra geografia, ma ricalca molti dei costumi medievali. Il resto è politica, potere e uomini molto grossi con spade molto grosse.

Pensateci: nessuno ha guardato Lost perché era una serie di fantascienza. Gli autori sono stati molto furbi in questo, evitando di ammettere, durante i primi anni, che la soluzione dei misteri non sarebbe stata rigidamente scientifica. Forse non proprio ortodosso per una questione di onestà verso lo spettatore, ma ineccepibile mossa commerciale: nessuno vuole vedere il proprio prodotto incasellato in un genere e considerato solo dagli affezionati a quel genere, e aggiungerei giustamente. Dal punto di vista artistico e creativo vuoi che a definire il tuo prodotto sia la storia, la dinamica tra i personaggi, lo stile di racconto. Dal punto di vista commerciale è, come dicevo, pericolosissimo rischiare di attirare l’esclusiva attenzione, sempre terreno minato di critiche e finezze di genere, degli appassionati.

Forse un esempio più efficace da affiancare a Game of Thrones è Battlestar Galactica. Ci sono le astronavi e i robot e colonie su tanti pianeti diversi, ma il punto non è la fantascienza: poche altre serie sono riuscite così bene a inquadrare una condizione umana e a raccontare una grande storia.

Questo il punto: raccontare storie che siano grandi, che riempiano lo spazio dell’immaginazione e stimolino riflessioni più articolate.

Ah, ieri sera è ricominciato True Blood: a proposito di raccontare molto bene una storia molto scadente, con tanti effetti speciali*.

* no, non mi riferisco alle esplosioni, ma agli elementi coreografici di contorno che distraggono dalla sostanza.

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  • esasanchez

    Mi inserisco nel discorso con qualche breve considerazione: i produttori di serie TV americane stanno perdendo il rispetto dei telespettatori. Ed è tutta colpa di Lost: sì, il successo di Lost sta facendo male, molto male, alle serie americane.

    Ormai, ci sono molte serie che cominciano senza minimamente sapere dove andare a parare (come Lost), lasciano aperte molte strade spesso a casaccio (come Lost) per imboccare poi quella più conveniente alla bisogna (come Lost). Se però gli ascolti non sono quelli sperati, la serie viene cancellata e il pubblico rimane di stucco, senza potere conoscere il finale (ci sono molti esempi recenti che non faccio per non spoilerare). Se poi, magari, chiedi ai produttori: sì, ma come sarebbe finita? Quelli non sanno affatto che cosa risponderti perché non lo sanno neanche loro.
    E’ tutto molto scorretto, come scorretto e furbo – diciamolo – è stato il finale di Lost.

    Ovviamente, tutto ciò avviene perché le serie sono diventate una miniera d’oro dove conta solo la logica di mercato.

    A ‘sto punto, meglio la vecchia scuola “ante-Lost”: serie con capo e coda. E con un finale certo.

  • http://mirkocetrangolo.tumblr.com Mirko

    In effetti il macrogenere spesso, più che ingolosire, allontana possibili spettatori. Mi era successa la stessa cosa con BSG (ogni volta che lo nomini ti faccio un applauso virtuale), ma poi sono stato convinto da un mio amico che non smetterò mai di ringraziare.
    Sicuramente il fantastico (che sia fantasy o fantascientifico) aiuta molto, se l’intento è quello di aprire i propri confini e non rinchiudersi nel genere di riferimento. La creazione di un mondo altro (che sia medievale, spaziale o limitato a un’isola misteriosa) ci dice come una storia viene raccontata, ma non i contenuti. Se da una parte questa è una possibilità enorme, i pericoli però sono sempre dietro l’angolo (qualcuno ha nominato il Tempio di Lost?).
    Ovviamente su GoT non mi esprimo. Per ora la componente fantasy è veramente limitata, ma credo sia destinata ad esplodere con la seconda stagione. Vedremo. :)

  • http://mirkocetrangolo.tumblr.com Mirko

    @esasanchez, veramente le serie sono sempre state miniere d’oro in cui conta la logica di mercato (a meno che non stiamo parlando degli sceneggiati italiani di cinquant’anni fa). E nessuno sa mai come finiscono, perché la speranza è proprio quella di non farle finire tanto presto. L’esempio è Lost, ma praticamente tutte le grandi serie nascono senza sapere dove andare a parare. E, a ben pensarci, sono proprio quelle che ti piacciono di più.

    (Certo, con Lost era sicuramente più importante conoscere la fine rispetto a Dexter o Breaking Bad. Ma, insomma, me lo sono goduto comunque)

  • esasanchez

    @mirko. Be’, ovvio che conta sempre la logica di mercato, ma devi ammettere che la situazione negli ultimi anni, soprattutto dopo la furberia di Lost, è cambiata: nascono sempre di più serie modello-sceneggiato stile Lost (Persone Sconosciute, The Killing, Flashforward) che inizi a seguire, ma rischi di non conoscere mai il finale. Perché non tutte possono andare bene come Lost. E i produttori, a inizio stagione, si guardano bene dal rivelare se ci sarà un finale chiuso…

    Ma ti pare corretto non avere un finale chiuso in una serie in cui è necessario?

    Di una cosa sono sicuro: se Lost non fosse andato così bene sarebbe stato mozzato come Flashforward…

  • Diego Belloni

    Credo di aver capito il discorso di Chiara, che mi trova d’accordo anche se forse, più che la morte dei generi, parlerei di una vecchia e semplice regola, secondo la quale una grande Storia (con la “esse” maiuscola) funziona sempre, a prescindere dalla veste con la quale la si adorna: che si tratti di sci-fi, fantasy, gothic e così via. Forse il pubblico, grazie alle fortune di alcune serie, oggi è più incline a dare una chance ad ambientazioni che prima avrebbe snobbato. Effettivamente, Battlestar Galactica e AGoT ne sono esempi davvero ottimi.

    Aggiungo una considerazione da nerd di AGoT: devo fare davvero i miei complimenti ad HBO, non solo per le location, i costumi e le scenografie (come altri hanno giustamente già evidenziato), ma anche e soprattutto per il casting. Fino ad ora, a mio modesto parere (parere che resta soggettivo, ma che viene da un grande appassionato della saga, e si sa che in questi casi si è esigenti) non hanno sbagliato un personaggio. Tutti hanno la “faccia” giusta, tutti stanno interpretando il loro personaggio in modo esemplare. Forse solo Cersei ha bisogno di un altro pizzico di personalità e di intensità, ma è il proverbiale pelo nell’uovo. Sean Bean e Peter Dinklage hanno portato sullo schermo Eddard Stark e Tyrion Lannister con un’efficacia sulla quale non credo lo stesso Martin possa avere nulla da ridire. Ditocorto è perfetto. Quando ho visto la prima scena in cui compare Tywin Lannister, mentre scuoia il cervo (non a caso..), sono rimasto sinceramente colpito da quanto quello FOSSE davvero Tywin Lannister, e da quanto la scena fosse “giusta” per introdurlo. Potrei andare avanti..

  • robz

    @Esanchez: Perdonami ma confondi sensazioni personali con dati oggettivi. Gli sceneggiatori di Lost sapevano benissimo dove andavano a parare (l’hanno dichiarato: originariamente la trama di Lost è grosso modo riassumibile nella 1° e 6° serie, tutte quelle che stanno nel mezzo sono ciccia aggiunta per via del successo della serie). Le strade non erano per niente aperte a casaccio spesso, tanto che quelle non chiuse sono numericamente poche. Sul fatto che sono state risolte all’abbisogna è un problema di insoddisfazione tua, a me non pare proprio. M’è piaciuto molto pure il finale…

    Lost ha fatto un gran bene alle serie tv americane, ha contribuito come altre ad alzare il livello della scrittura e ha rotto il pregiudizio di genere (più o meno quello che sostiene questo post). Tutte le serie sono sempre a rischio chiusura e il rischio di non sapere come finiranno è una delle regole del gioco. Infine da che mondo e mondo le trame vengono rimaneggiate mentre la serie è in corso, altrimenti quale sarebbe il vantaggio della serie? Non credo esistano trame chiuse.

  • esasanchez

    @robz. Caro robz, mi spiace, ma al di là di quello che dicono quei furbacchioni di Lindelof e Abrams, ho fortissimi dubbi che il percorso finale di Lost fosse previsto così come lo abbiamo visto. Ma questo è un problema minore: Lost è stato “chiuso” (ma le strade aperte un po’ a casaccio, ad “effetto”, c’erano, eccome: poi è ovvio che alcune siano state chiuse, ci mancherebbe!)

    Quanto al pregiudizio di genere, annosa questione anche in letteratura, c’era poco da rompere: Lost non è né fantascientifico né drammatico né realistico; fa genere a sé. Mentre, al di là delle metafore, Game of Thrones è fantasy. Punto.

    Semplificando, secondo me il “problema” sta nel fatto che sulla scia di Lost sono cresciute le serie-sceneggiato, a volte un po’ pretenziose, che si differenziano dalle altre perché hanno una trama che prosegue di puntata in puntata: e queste, _solo queste_ (non tutte, come dici tu), sono serie rischiosissime per lo spettatore, che rischia di restare con un palmo di naso. E’ come vedere un giallo senza poi scoprire l’assassino.

    Dalle altre, come Nypd o Criminal Minds o Dexter o Nip & Tuck, uno non si aspetta necessariamente un finale, perché non c’è un grande mistero, un “whodunit”, come filo conduttore.

  • http://mirkocetrangolo.tumblr.com Mirko

    Vuoi o non vuoi, alla fine sempre su Lost si cade. :)
    Comunque sia, è ovvio che non l’avevano pensata precisamente così. Loro dicono che avevano in testa il percorso, ovvero l’idea centrale della sesta stagione, e noi possiamo crederci o meno. Ma ha davvero importanza? Possono averla cambiata in corsa, aggiustata, affinata. Quello che conta è quello che poi hanno scritto e mandato in onda. A qualcuno è piaciuto, a qualcuno no.
    Secondo me la maledizione (ed enorme fortuna) di Lost è stata la ABC, che l’ha fatto durare veramente troppo (circa 80 ore), dando così vita a enormi parentesi (alcune durate pure intere stagioni) e diverse puntate filler un po’ noiose. Fosse andato su una tv via cavo, avremmo avuto sicuramente stagioni più brevi, più condensate, forse (oddio, cosa sto dicendo?!) forse addirittura più belle.

    Per quanto riguarda le serie serializzate con un forte interrogativo centrale (the event, persone sconosciute, etc.): gli autori hanno sempre in mente un percorso (almeno un percorso ideale). Non tanto per onestà verso lo spettatore, quanto per onestà verso i produttori. Quale pazzo ti affiderebbe milioni di dollari senza nemmeno sapere cosa sta finanziando?

  • us2ius

    Chiara, d’accordo, è un tema complicato sul quale si possono spendere tonnellate di energia negativa. Ciononostante. Lost non è fantascienza. Altrimenti The Ring è fantascienza. Dylan Dog è fantascienza. Etc.

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