Libri consigliati e desiderati per le feste qui al Post

Al Post passiamo tutto il tempo davanti a un qualche tipo di schermo a scorrere articoli, tweet, commenti su Facebook, dati sui numeri che facciamo, video, immagini da Instagram: come tutti siamo abituati a una lettura frantumata ed elettrica, e se abbiamo una mezzora filata di solito ritiriamo fuori quel pezzo lunghissimo segnato da chissà quanto (non è vero, andiamo su Netflix). E quindi anche noi ci meravigliamo di come riusciamo a finire un libro, che richiede tempo, concentrazione e anche un certo attaccamento: quel che è certo è che quasi sempre n’è valsa la pena leggerlo. Questi sono quelli che quest’anno ci sono piaciuti di più o che per qualche motivo consiglieremmo a un amico, dopo quelli che avevamo infilato in valigia quest’estate. Arrivano giusti giusti per la Settimana bianca, l’indolenza dopo il cenone e i regali: e visto che il momento dell’anno è quello giusto, insieme a un libro consigliato ce n’è anche uno desiderato, da portarsi davanti al caminetto e dimenticare tutto il resto.

L’allora First Lady Hillary R. Clinton con il marito Bill Clinton che stava per leggere una favola di Natale a un gruppo di bambini ospite della Casa Bianca a Washington DC, 22 dicembre 1994
(AP Photo/Joe Marquette)

Stefano Vizio

Il libro che consiglio: Norwegian Blues, di Levi Henriksen (Iperborea)
La storia è quella di un produttore discografico norvegese disincantato, che una mattina in hangover ascolta in una chiesa l’esibizione di un trio di anziani che gli cambia la vita. Si mette quindi in testa di farci un disco, e indagando scopre che si chiamano Thorsen (sono un fratello e due sorelle), che un tempo vendevano un sacco di dischi e che ora sono praticamente inavvicinabili. Norwegian Blues, a differenza del gospel dei Thorsen, non è una cosa che cambia la vita. Ma è attraversato dall’inizio alla fine da un humour scandinavo godibilissimo, e ha secondo me una specie di primato nella nicchia dei libri con bellissime descrizioni di suoni e rumori. Da regalare a quella persona a cui di solito comprereste un vinile della Motown, per sparigliare.

Il libro che vorrei ricevere: Hip Hop Raised Me, di DJ Semtex (Mondadori Electa)
Uno dei più bei libroni fotografici di musica degli ultimi tempi. L’ha curato uno storico dj di BBC, partendo dalle origini del genere e arrivando fino a Tyler, the Creator: e in mezzo oltre alle foto eccezionali ci sono interviste, aneddoti, grafici e storie. Il più bel regalo che possiate fare a un appassionato di hip hop.

Ludovica Lugli
Il libro che consiglio: Le donne di troppo, di George Gissing
È un romanzo di 472 pagine scritto nel 1893 da un autore inglese un po’ dimenticato, anche nel Regno Unito. Si chiamava George Gissing e, curiosità, tra le altre cose scrisse un libro sulla costa ionica della Calabria, dove soggiornò tra il 1897 e il 1898. Le donne di troppo ha per protagoniste alcune donne che nella Londra di fine Ottocento non erano cresciute per lavorare (non facevano parte della classe operaia) ma non erano nemmeno abbastanza ricche di famiglia per essere sposate per il loro denaro: erano “di troppo” perché nella società del tempo non c’era nulla che potesse provvedere al loro sostentamento. Il personaggio principale, Rhoda Nunn, è una specie di attivista che lavora per insegnare a queste donne a lavorare – come segretarie e dattilografe – per potersi mantenere e cercare un’alternativa al matrimonio d’interesse.
Potrebbe ricordarvi i romanzi di Jane Austen, ma siamo circa un secolo dopo: non aspettatevi un finale da Elizabeth Bennet e Fitzwilliam Darcy. Le frasi da fascetta sul retro della copertina sono particolarmente autorevoli.

Il libro che vorrei ricevere: Baking With Kafka di Tom Gauld
Gauld è un fumettista e illustratore scozzese, di cui potreste aver visto visto delle vignette se leggete spesso il Guardian o se vi è capitato di passare per la rivista New Scientist: le prime riguardano i libri, le seconde gli scienziati e la scienza. Bisogna essere abbastanza interessati a questi argomenti per apprezzarle, e se è così sono davvero divertenti. Baking With Kafka, uscito a settembre nel Regno Unito, è una raccolta di strisce e vignette pubblicate sul Guardian, quindi si parla soprattutto di libri; in Italia sarà pubblicato da Mondadori nella primavera del 2018. Potete seguire Gauld anche su Twitter e Instagram.

Francesco Costa
Il libro che consiglio: Io sono già morto, di David Unger (Frassinelli)
È un romanzo ispirato alla storia vera e pazzesca di un avvocato che si chiamava Rodrigo Rosenberg, su cui a un certo punto nel prossimo futuro dovrebbe uscire anche un film (con Oscar Isaac e diretto da Matt Damon, sembra). È una storia che comincia con un video pubblicato su YouTube il cui protagonista, l’avvocato stanco, sudato, evidentemente in difficoltà, dice in camera: se state guardando questo video è perché sono morto. E mi ha ucciso, attraverso i suoi scagnozzi, il governo del Guatemala. Il protagonista del video è effettivamente stato ucciso: un’esecuzione per strada, poco distante da casa sua. Questo è l’innesco di una storia che poi prosegue tra vari colpi di scena, per cui vi consiglio di non cercare niente su Google durante la lettura, anche se ne sarete tentati: quello di Unger è un romanzo che si prende moltissime libertà rispetto alla storia vera, ma racconta bene com’è la vita in Guatemala, cioè un posto in cui il 97 per cento dei reati rimane impunito (avete letto bene).

Il libro che vorrei ricevere: The United States of America with National Geographic
Fotografie scattate nel corso di 125 anni negli Stati Uniti d’America dall’archivio del National Geographic, montate e impaginate da Taschen in due libroni grandi in tutto quasi 1.000 pagine. Bellissimi, ma proprio issimi; e carissimi, ma proprio issimi.

Alessia Mutti
Il libro che consiglio: Exit West, di Mohsin Hamid (Einaudi)
A me l’ha suggerito Arianna Cavallo, che ha pensato a questo blog, e l’aveva consigliato pure Ludovica Lugli nei suoi consigli estivi: io mi sono fidata di loro e sono stata contenta di averlo fatto, e in generale in tanti l’hanno definito il “libro dell’anno”, quindi vale davvero la pena mettersi in pari. Parla di due ragazzi, Saeed e Nadia, che si conoscono e innamorano in una non specificata città mediorientale poco prima dell’inizio di una guerra civile, e finiscono per diventare migranti. La cosa surreale è che nel loro mondo i migranti si spostano attraverso porte magiche che conducono da un paese all’altro. Exit West parla delle migrazioni degli ultimi anni e di una storia di amore, e lo fa con un uso delle parole essenziale, con le cose che succedono quasi inciampando tra le virgole. Qui trovate una citazione. È anche corto, circa 150 pagine.

Il libro che vorrei: The Island of Colorblind di Sanne De Wilde
È un libro fotografico sulle piccole comunità di due isole della Micronesia dove gli abitanti soffrono di una rara condizione genetica che li rende ciechi al colore. Scattando foto in bianco e nero o a infrarossi, la fotografa ha cercato di ricreare un’immagine del mondo così come lo vedono gli abitanti delle isole. Poi per me è sempre bello ricevere i cosiddetti coffee table book, e qui ne trovate un elenco. Ne aggiungo un altro: Generation Wealth di Lauren Greenfield, sulla nascita e sul diffondersi dell’aspirazione alla ricchezza.

Emanuele Menietti
Il libro che consiglio: Elon Musk. Tesla, SpaceX e la sfida per un futuro fantastico, di Ashlee Vance (Hoepli)

Elon Musk non era molto convinto di raccontarsi ad Ashlee Vance, quando qualche anno fa gli propose di scrivere un libro su di lui: troppo sfuggente per questo genere di cose e troppo impegnato, tra progetti per colonizzare il mondo con le sue automobili elettriche e colonizzare Marte portandoci frotte di esseri umani, in un futuro che non immagina nemmeno troppo lontano. Fortunatamente alla fine cambiò idea e decise di collaborare con Vance, rendendo possibile la scrittura della migliore biografia finora uscita sull’imprenditore di cui parlano tutti, senza sapere da dove arrivi o come abbia fatto a diventare una delle persone più ricche al mondo. Dall’infanzia complicata in Sudafrica ai primi successi nella Silicon Valley, fino all’affermazione di Tesla e SpaceX, il libro racconta un sacco di cose sul carattere e le manie di Musk, senza la retorica tipica dei libroni sui self-made man. Anche i detrattori e più critici non potranno fare a meno di ammettere che quella di Musk è una storia straordinaria e probabilmente senza precedenti nel suo genere. Finisci il libro e pensi che forse le pagine migliori non sono ancora state scritte: Musk ha solo 46 anni.

Il libro che vorrei ricevere: Cartographies of Time: A History of the Timeline, di Daniel Rosenberg e Anthony Grafton (Princeton Architectural Press)
La rappresentazione del tempo, oltre alla sua comprensione, è qualcosa che ci accompagna praticamente da sempre. Questo libro è una raccolta eccezionale di illustrazioni e linee temporali realizzate in quasi sei secoli di storia per mostrare il tempo, raccontarlo visivamente. Oggi quando sentiamo la parola timeline pensiamo alla successione di post su un social network, ma questo libro dimostra come l’idea stessa di ordinare gli eventi lungo una linea abbia origini molto antiche, dai primi almanacchi ai calendari, passando per grafici di ogni foggia e forma. Non è un libro semplice da trovare, ma c’è anche in versione ebook.

Norma Rosso
Il libro che consiglio: L’arte di collezionare mosche, di Fredrik Sjöberg (Iperborea)
Dei libri di Sjöberg usciti in Italia, questo è il primo e unisce molte cose che attirano e rendono felice una lettrice del mio genere. È ambientato su un’isola di quindici chilometri quadrati a largo di Stoccolma, dove Sjöberg (che si legge senza S e pronunciando la J un po’ come la jota spagnola) si è trasferito per collezionare mosche di una famiglia precisa, quella dei sirfidi. Da una parte si è felici leggendo perché si imparano cose che prima non si sapevano: vale per moltissimi testi, ma in questo caso si tratta di entomologia e storie di entomologi, ed è proprio un attimo ritrovare quella passione infantile da bambini di campagna per l’osservazione degli animali. Dall’altra c’è lo stile con cui è scritto, umoristico e leggero, che ti fa sorridere in treno dopo aver letto descrizioni come «le loro fantasie sul futuro si misero a galoppare con la gioia sfrenata dei lemming in un bosco di betulle montagna».

Il libro che vorrei ricevere: La trilogia del limite, di Suzy Lee (Corraini)
Essendo appassionata di illustrazione e di come si fanno le cose, il libro che vorrei ricevere è questo manuale di illustrazione scritto da Suzy Lee, autrice e disegnatrice di libri per bambini molto apprezzata. La trilogia alla quale si fa riferimento nel titolo è quella dei libri L’Onda, Ombra e Mirror di cui Lee è autrice e nei quali ha trovato modi diversi per sovvertire le normali regole di impaginazione: per esempio spiega cosa succede se si disegna nel centro di una doppia pagina, o si fanno deliberatamente errori di impaginazione che hanno però lo scopo di creare nuove prospettive nel lettore.

Marco Surace
Il libro che consiglio: Le tre del mattino, di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

Quando ci incontravamo si sforzava di essere naturale e spontaneo. Com’è ovvio non ci riusciva, perché è impossibile essere spontanei a comando.
«Sii spontaneo» è la più paradossale e ineseguibile delle ingiunzioni, sia che ce la rivolgano gli altri, sia che venga da noi stessi

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La storia di un padre e un figlio, che si porta dietro riflessioni inaspettate, a volte commoventi, distanze e punti d’incontro, esperienze molto simili fatte da persone diverse ed esperienze diverse fatte da persone molto simili. Ci si immedesima di volta in volta nel figlio che si scopre adulto e nel padre che si scopre ancora giovane abbastanza per divertirsi col figlio.
Consigliato sia a chi ha ancora un padre che a chi non ce l’ha più, a chi ha un figlio o lo avrà. O a chi si dimentica a volte che cambiare punto di vista ribalta tutte le nostre certezze:

Balikwas è una parola tagalog, la principale lingua delle Filippine. È difficile da tradurre, significa qualcosa come: saltare all’improvviso in un’altra situazione e sentirsi sorpreso, cambiare il proprio punto di vista, vedere cose che credevamo di conoscere in modo diverso.

Il libro che volevo in regalo, e che mi hanno regalato mentre scrivevo questa cosa
Macerie Prime, di Zerocalcare (Bao)
Perché un fumettista che riesce a far ridere raccontando con profondità i drammi della guerra in Siria si merita tutto il successo che sta avendo. E perché il racconto di come quel successo lo stia travolgendo (riassunto bene qui) è esilarante e al tempo stesso profondo. Tra 6 mesi esce la seconda parte comunque, quindi se poi come regalo di Natale funziona avete pronto pure quello del compleanno, o del Natale successivo.

Luca Misculin
Il libro che consiglio: Tutti i romanzi, di Beppe Fenoglio (Einaudi)
L’ho comprato un pomeriggio di marzo in cui non avevo niente da fare. Mi sono messo i jeans, le scarpe, il cappello, ho preso il tram convinto di prendere questo libro, e dopo un’ora sono tornato indietro con un chilo in più sulla schiena. Prima di allora non avevo mai comprato una raccolta di romanzi: pensavo che sarebbe stato un acquisto inutile e che al secondo o al terzo mi sarei stufato. Fenoglio invece non mi stufa mai. Ha un modo di scrivere secco e vivo che mi piace da matti, e che trovo in pochissimi altri. Qualcuno sostiene che sia monotono, che parli solo di Piemonte, di guerra, di ragazzi. È vero, ma sono tre temi talmente eterogenei che ci si trova dentro di tutto. Il mio romanzo preferito è forse “La malora”.

Il libro che vorrei: Elogio alla critica, di A.O. Scott (Il Saggiatore)
Lui è il capo dei critici del New York Times che si occupano di cinema, uno di cui mi fido moltissimo anche solo perché riesce a rendere fresco un prodotto di un’altra epoca come la recensione. Mi piacerebbe capire come ci riesce.

Alessandro Lusitani
Il libro che consiglio: I capelli di Harold Roux, di Thomas Williams (Fazi)
È almeno due storie: la prima è quella di un insegnante di letteratura inglese alle prese con un libro che non riesce a scrivere, I capelli di Harold Roux. La seconda è la storia del libro nel libro: gli anni di college di una generazione di americani che a vent’anni aveva già alle spalle la seconda guerra mondiale. L’autore ha detto che è «una semplice storia di seduzione, stupro, follia e omicidio»; Andre Dubus che «Se ho letto un romanzo più bello, non ricordo quando né dove»; Stephen King che è «uno dei miei libri preferiti». Il Post ne ha pubblicato un estratto qui.

Il libro che vorrei ricevere: Ubik, Philip K. Dick (Fanucci)
Da Ubik viene la frase «Io sono vivo, voi siete morti» che dà il titolo alla biografia di Dick scritta da Emmanuel Carrère. All’uscita, tutti capirono che quello era il capolavoro di Dick; il quale, scrivendo, non se ne era reso conto. Tipico di Dick, che ci ha regalato idee più grandi di quanto non lo fossero la sua scrittura e i suoi libri. Per quel che mi riguarda, uno dei geni del ventesimo secolo; indispensabile, secondo Carrère, per capire il ventunesimo.

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