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	<title>Antonio Sofi</title>
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	<description>Giornalista e consulente politico, lavora come autore per Agorà su Rai Tre, per cui cura anche uno spazio dedicato alla tv politica del giorno prima. Ha un blog dal 2003, Webgol</description>
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		<title>Quello che (non) ha Quello che (non) ho</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 11:16:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Format che vince non si cambia. Quello che (non) ho (QCNH, da qui in poi) è a tutti gli effetti un Vieni via con me 2.0. Reloaded. Ed è giusto così. Rimane la struttura portante: l&#8217;avvicendarsi degli ospiti sul palco, e &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/antoniosofi/2012/05/15/quello-che-non-ha-quello-che-non-ho/">Continua</a>]]]></description>
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<p>Format che vince non si cambia. <em>Quello che (non) ho</em> (QCNH, da qui in poi) è a tutti gli effetti un <em>Vieni via con me</em> 2.0. Reloaded. Ed è giusto così. Rimane la struttura portante: l&#8217;avvicendarsi degli ospiti sul palco, e un certo afflato listarolo nei contributi più o meno recitati. Rimane la post-celentaniana crasi di rock e lentezza in una logica modulare che permette una fruizione a blocchi &#8211; questo ospite mi piace e questo no; questo lo seguo con attenzione e questo lo commento sui social network, e così via. E dal lato autoriale: con questo imbriaco la moglie e con questo riempio la botte; con questo rassicuro e con questo spiazzo (o almeno ci provo), e così via. Una specie di “finger tv”, a spizzichi e bocconi, in cui le pause e le lentezze sono funzionali: fanno parte a tutti gli effetti della narrazione, sono propedeutici ai momenti occhio-di-bue e che sono stati parte del successo di VVCM. Una logica che però pretende sempre grandi “azioni” spettacolari, come nelle partite di football americano, per non abbassare troppo l&#8217;attenzione per troppo tempo.</p>
<p>Ma laddove <em>Vieni via con me</em> (VVCM, da qui in poi) era riuscito a staccarsi dalla matrice primigenia di <em>Che tempo che fa</em>, QCNH ci riesce meno. Un po’ perché mancava l’effetto sorpresa, e lo sbalordimento che ti fa vedere solo le differenze e non le somiglianze. Ma forse la scelta di iniziare con Luciana Littizzetto non ha aiutato (e la comica torinese sarà peraltro ospite fissa per tutte e tre le puntate). La Littizzetto è un imprinting molto forte, il marchio del programma di Rai3 – e anche a lei, trovandosi insieme a Fazio, è scappato di evocare Filippa Lagerback, ché in effetti ti aspettavi di vederla seduta tra il pubblico al suo solito posto. La riconoscibilità in tv paga sempre, mai sottovalutare la pigrizia di noi divanati: ma così si è attivato un comparativo nervo scoperto. E forse c&#8217;era (e c&#8217;è in giro) più voglia di cose nuove e spiazzanti che di coppie consolidate (che pur funzionano come poche altre) come quella di Fazio e Littizzetto.</p>
<p>Ultime due cose. Dalle liste di VVCM alle parole di QCNH si è perso un po’ di elasticità scenica e ludica, ma gli snodi narrativi erano (forse per questo) perfetti. E poi la politica. VVCM ne era intriso e la sottotraccia antiberluscona elettrizzava tutto per contrasto: l’attacco alla Lega, Maroni, Fini e Bersani, ecc. VVCM dettava la linea. Quello che non ha <em>Quello che non ho</em> è insomma la politica: evaporata nella tecnica, liofilizzata, non si sente nemmeno più nell’aria, e l’effetto è che tutte queste parole senza un obiettivo “politico” (metto le virgolette) rischiano di sembrare una fuga altissima o intimissima di chi non ne vuole più sapere, perdendo di peso.</p>
<p>Poi è bello che ci sia. Davvero. Lunga vita.</p>
</div>
<p>- <strong><a href="http://www.ilpost.it/2012/05/15/sagnet-pomodori-fazio-saviano/">Yvan Sagnet e i pomodori</a></strong>, un momento della prima puntata di <em>Quello che (non) ho</em></p>
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		<title>La rivoluzione, quando non russa, tifa (e sorride e non dà la mano)</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jun 2011 08:14:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una tornata amministrativa epocale, ok. Ma cosa faccia l&#8217;epocalità di una tornata amministrativa (a parte le vittorie inaspettate per chi vince e le sconfitte inattese per chi perde) non è chiaro. Forse rimangono le immagini &#8211; che sempre più l’idea &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/antoniosofi/2011/06/02/la-rivoluzione-quando-non-russa-tifa-e-sorride-e-non-da-la-mano/">Continua</a>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Una tornata amministrativa epocale, ok. Ma cosa faccia l&#8217;epocalità di una tornata amministrativa (a parte le vittorie inaspettate per chi vince e le sconfitte inattese per chi perde) non è chiaro. Forse rimangono le immagini &#8211; che sempre più l’idea di cosa vada fatto in questi tempi barbarici passa attraverso il riconoscimento visivo della strada giusta: un&#8217;ansa inclinata come un sorriso, un angolo familiare, un panorama che è l’incastro del pezzo giusto del puzzle. Immagini che messe una accanto all&#8217;altra fanno l&#8217;immaginario personale e l&#8217;immaginazione collettiva e che ho provato a mettere in fila in numero di cinque, a futuro monito e memoria &#8211; in ordine inverso.</p>
<p><strong>5. La scrutatrice votante (e sorridente)</strong><br />
È l&#8217;ultima impietosa (per B.) istantanea della campagna milanese e coinvolge uno scrutatore non votante &#8211; qui giovane donna e qui non &#8220;indifferente alla politica che poi non scende dalla macchina&#8221; come quello cantato da Bersani &#8211; il Bersani che non fa il segretario del PD. Berlusconi entra baldanzoso nel seggio elettorale, tutti si alzano con rispetto istituzionale e milanese compostezza tranne una scrutatrice, che rimane seduta e tende la mano di malavoglia. Il premier non trattiene l&#8217;urgenza seduttrice e, mosso dal psss perpetuo e cateterico che è per uno come lui la sorpresa di non essere amato da tutti, stuzzica la scrutatrice: &#8220;Lei è sempre poco sorridente&#8221;. La donna lo rassicura: che ride, che riderà. E bene fa You Reporter, le cui telecamere hanno ripreso la scena, a montare subito dopo il sorriso arcobaleno della scrutatrice, fotografata alla festa per l&#8217;elezione di Pisapia a sindaco di Milano. Una piccola storiella morale vecchio stile, in 30&#8221; netti.</p>
<p><embed src="http://static.youreporter.it/player/embed.swf" width="610" height="340" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" flashvars="config=http://www.youreporter.it/player/ext/config.xml.php?vkey=05a48d9cb13451e18f1da1cbdd89f376%26colors=youreporter%26size=normale" menu="false" /></p>
<p><strong>4. De Magistris, il Masaniello sterminatore</strong><br />
&#8220;<em>Angelo sterminatore e Masaniello</em>&#8221; è il mix mitologico testualmente evocato da un Cicchitto versione ancora-non-ci-credo la sera stessa dei risultati del ballottaggio, seduto sulla poltrona &#8211; mai così scomoda &#8211; di Porta a Porta. E De Magistris, il sindaco con la bandana che scassa (e costruisce, dice lui) ha costruito scientemente il suo profilo popolano durante tutta la campagna, menando a destra e a manca, zigzagando tra i rifiuti della politica napoletana e scansando le comunicative bucce di banana. Senza mai però rifiutare lo scontro diretto con un Lettieri sempre più mesmerizzato dallo sguardo piacionesco del rivale, ingoiato dalle sabbie mobili della lotta nel fango televisivo. I due contendenti al ballottaggio non si sono negati televisivamente nulla &#8211; spuntavano a finestre più o meno affiancate da ogni trasmissione: Ballarò, le Iene, Porta a Porta, Otto e Mezzo, Sky Tg 24, In Mezz&#8217;ora e giù fino alle televisioni locali dove, novello Kennedy versione anni &#8217;60, De Magistris faceva valere un <em>physique du rôle</em> più adattivo del suo rivale: giacca sgualcita, sorriso da buon guappo, seduta scivolata sulla sedia &#8211; come s&#8217;usa nel bar di casa, quello di sempre, davanti a un peroncino. Lettieri, hai voglia a sbottonare la camicia: non era cosa.</p>
<p><iframe width="610" height="370" src="http://www.youtube.com/embed/lT3TZY_X52I" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><strong>3. Il trucco di Letizia e il braccio immoto di Giuliano</strong><br />
L&#8217;errore degli errori, la sciocca tracotanza di chi vuole fare il furbo sperando che nessuno se ne accorga (che appunto non c&#8217;è niente di più sbagliato che eseguire un trucco che tutti capiscono): l&#8217;accusa infondata di ladrocinante coinvolgimento lanciata all&#8217;ultimo minuto da Letizia Moratti a Giuliano Pisapia su Sky rischiava di rimanere rinchiusa nei recinto dorato dei pochi tg che non hanno fatto finto di niente fischiettando, e invece è esondata sui pc di mezz&#8217;Italia grazie anche al passaparola dei social network. Che in questo caso hanno imposto, con un&#8217;archimedica mossa di ju-jitsu, il tema &#8220;<em>Moratti &#8216;nfame</em>&#8221; fin dentro l&#8217;agenda prima locale e poi nazionale. Ma poi alla fine, come sempre, contano i dettagli. E qui, in questo video, il dettaglio che a parer mio ha contato è la reazione di Pisapia. Il quale, scansata l&#8217;intellettuale pigra tentazione d&#8217;indulgere all&#8217;<em>esprit d&#8217;escalier</em>, ha fatto velocemente l&#8217;unica cosa giusta: non ha dato la mano alla Moratti. Un gesto forte, quello di non dare la mano a qualcuno che te la porge &#8211; che infatti può essere tollerato solo come scherzo bimbo (si fa ancora?). Un gesto che ha detto molto di Pisapia, a prescindere dai contenuti e universalmente: che era uno che non accettava le ingiustizie, e che stava ben lontano dal proverbiale e correttissimo sconfittismo di certa sinistra. Da quel braccio fisso che non si scolla dal fianco è iniziato forse l&#8217;effetto Pisapia.</p>
<p><iframe width="610" height="370" src="http://www.youtube.com/embed/VAGbhVeCmGg" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><strong>2. Piazze vuote e urne uguale </strong><br />
Parla senza bisogno di sottotitoli, questo video raccolto da Il Fatto Quotidiano. Forse la testimonianza più impressionante di quello che stava accadendo a Milano &#8211; al di là delle cause della malattia, il sintomo chiarissimamente esposto. Tipo bubbone.</p>
<p><iframe width="610" height="367" src="http://www.youtube.com/embed/tY_lfijH22I" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><strong>1. L&#8217;eco della lista di Berlusconi: &#8220;chi non salta milanista è&#8221;</strong><br />
La scena che più mi ha comunicativamente colpito è però quest&#8217;ultima, relativa al concerto di chiusura della campagna elettorale di Gianni Lettieri (che, narra una retroscenica cronaca diventata presto il pissi-pissi principe di fine campagna, abbia pregato fino all&#8217;ultimo i vertici del partito di NON far scendere Berlusconi). Il premier sale sul palco e tenta il giochetto dell&#8217;eco olalica da concerto, spesso fatto in passato &#8211; ma con platee ben controllate, come quella inscatolata a suon di bus dentro il Palasharp di Milano per l&#8217;evento principale della campagna della Moratti, per esempio. &#8220;Volete voi un sindaco così?&#8221;, &#8220;Volete voi un sindaco colà&#8221;, e così via con una simile sfilza di domande retoriche (e una faccia di Lettieri che diceva tutto). La risposta attesa era &#8220;No!&#8221;, quella reale un coro da stadio, anti milanista. Va a finire che quando la rivoluzione non russa, tifa.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=10,0,0,0" width="610" height="390"><param name="movie" value="http://tv.repubblica.it/static/swf/z_adv_player.swf"></param><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param value="bgColor=black&#038;autostart=false&#038;keyT=&#038;key=&#038;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&#038;file=repubblicatv/file/2011/05/bdoma280511kkk.mp4&#038;repeat=false&#038;logo=0&#038;strip=0&#038;nielsenBrand=repubblicatv_&#038;brand=brand_repubblicaradio&#038;dState=normal&#038;scaleMethod=fit&#038;rel=false&#038;fsType=fl&#038;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&#038;videoTitle=Silvio fa le domandine, la folla: Chi non salta rossonero è&#038;streamURL=http://tv.repubblica.it/politica/silvio-fa-le-domandine-la-folla-chi-non-salta-rossonero-e/69435?video=&#038;pagefrom=7&#038;nielsenBrand=repubblicatv_&#038;pub=edizione###napoli" name="flashvars"><embed src="http://tv.repubblica.it/static/swf/z_adv_player.swf" allowScriptAccess="always"  type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="610" height="390" flashvars="bgColor=black&#038;autostart=false&#038;keyT=&#038;key=&#038;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&#038;file=repubblicatv/file/2011/05/bdoma280511kkk.mp4&#038;repeat=false&#038;logo=0&#038;strip=0&#038;nielsenBrand=repubblicatv_&#038;brand=brand_repubblicaradio&#038;dState=normal&#038;scaleMethod=fit&#038;rel=false&#038;fsType=fl&#038;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&#038;videoTitle=Silvio fa le domandine, la folla: Chi non salta rossonero è&#038;streamURL=http://tv.repubblica.it/politica/silvio-fa-le-domandine-la-folla-chi-non-salta-rossonero-e/69435?video=&#038;pagefrom=7&#038;nielsenBrand=repubblicatv_&#038;pub=edizione###napoli"></embed></object></p>
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		<title>I fuori onda, la furtiva mano e lo scaracchio di verità</title>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2011 08:58:05 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il fuori onda è caduto negli ultimi tempi un po&#8217; in disgrazia non già per deontologica ritrosia dei satirici programmi quanto per infurbimento dell&#8217;ospite televisivo medio che, alla stregua di qualsiasi giocatore di calcio dai pulcini in su, ha tosto imparato che se proprio non riesce a star zitto deve dir le cose scomode coprendo prima le pudende boccali o microfoniche con furtiva mano. Il fuori onda, però, alla fine, in parte anche grazie alla sua attuale eccezionalità, continua ad avere una irresistibile attrattività per lo spettatore moderno, costantemente affamato di verità senza filtri e mai veramente soddisfatto dal junk food della verosimiglianza stile reality show.</p>
<p>Ma lo show, appunto, deve andare avanti. E se c’è l’onda, nonostante l’escamotage del silenzio forzato o della manella a cucchiaio, il fuori onda prima o poi scappa &#8211; come il tocco e il ritocco di Totò: ogni tanto qualcosa filtra tra le maglie larghe della noia da talk show e delle pause pubblicitarie.</p>
<p><iframe width="610" height="349" src="http://www.youtube.com/embed/JA7Z8zik2PI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><em>Che poi c’è differenza tra onda e onda (non fare l’onda, recitava d’altronde una vecchia barzelletta coprofoba). In un campo di calcio temibile è l’occhio spione e lunghissimo delle telecamere che scrutano i labiali – ergo la miglior strategia di difesa è la mano davanti alla bocca. In uno studio televisivo, invece, se proprio si vuole la certezza d’inintercettabilità, serve sfruttare senza sconti la dotazione bimana del genere umano: una va davanti alla bocca e l’altra a coprire il microfono. E se proprio bisogna scegliere, meglio coprire il microfono.</p>
<p>Questa la teoria che però spesso nella pratica non basta; nella pratica infatti conta soprattutto la velocità del gesto, la rapidissima corrispondenza d’amorosi sensi tra pensiero e azione. Cosa che per esempio non è accaduto durante un recente Ballarò. Dove in uscita da un servizio – più breve dello standard del programma di Rai Tre, unica scusante tecnica – il ministro della Difesa Ignazio La Russa non si accorge di essere in onda e continua a confrontarsi con gli assistenti che a Ballarò fanno da pizzini viventi al politico ospite, licenziando un imbarazzante “Lukashenko, ma chi è questo?” (qualche minuto prima Casini lo aveva sfidato a citargli prima della fine della trasmissione un altro leader occidentale che non fosse Berlusconi e che fosse andato ad omaggiare il discusso leader bielorusso). Il ministro, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=JA7Z8zik2PI">come dimostra il video</a> nella concitazione del momento e con Floris che si schiarisce la voce a due passi, copre correttamente il microfono – ma quando i sottotitolabili buoi sono scappati. </em></p>
<p>Ma <a href="http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?13417">l’ultimo vero fuori onda</a> in ordine di tempo è quello succhiato dalla bassa frequenza Mediaset dalle idrovore dei dvd sempre accesi di Antonio Ricci. Tra gli altri mi ha colpito il primo, che ha come protagonisti il viceministro della Lega Castelli e il presidente della Regione Lombardia Formigoni, ospiti a Matrix, tranquilli come chi gioca in casa.</p>
<p>Ci sono risvolti politici importanti, quali l’insofferenza (per altro in queste ore praticamente generalizzata) per la strategia Santanché e Santanché medesima – ma trovo più affascinanti i piccolissimi dettagli delle chiacchiere in libertà: la voglia alogena di togliersi la giacca, le coccole del trucco, le ammissioni come quella di Castelli (&#8220;Nell&#8217;analisi dei flussi sono sempre stato una pippa&#8221;), l&#8217;offerta del biscotto. Affascinanti e ipnotici come gli scaracchi al rallenty che di solito suggellano un fuori onda calcistico. La verità, d&#8217;altronde, si sa, è uno sputo.</p>
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		<title>Santanché e la mozzicata di consolazione</title>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2011 13:41:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ieri ad Annozero il sottosegretario Daniela Santanchè s&#8217;era preparata un paio di munizioni da talk. La prima munizione l&#8217;aveva testata Berlusconi qualche giorno prima durante un comizio a Crotone e aveva funzionato a tal punto che per due giorni nessuno &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/antoniosofi/2011/05/13/santanche-e-la-mozzicata-di-consolazione/">Continua</a>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri ad Annozero il sottosegretario Daniela Santanchè s&#8217;era preparata un paio di munizioni da talk.</p>
<p>La prima munizione l&#8217;aveva testata Berlusconi qualche giorno prima durante un comizio a Crotone e aveva funzionato a tal punto che per due giorni nessuno ha parlato d&#8217;altro. Munizione tecnicamente perfetta: di quelle talmente terra-terra che diventano fango senza nemmeno troppo impastare &#8211; quella sui <a href="http://www.youtube.com/embed/YSstwxU0wTc">leader di sinistra che non si lavano</a>.</p>
<p><iframe width="560" height="349" src="http://www.youtube.com/embed/YSstwxU0wTc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><em>Incidentalmente, questa di Berlusconi è un ottimo esempio della ormai definitiva barzellettizzazione della retorica del premier: l&#8217;andazzo barzotto e barzelletto e una semantica strabica che è un domino scricchiolante ma propagandisticamente perfetto. Si parte dai leader di sinistra che sono sempre incazzati; ma lui ha capito perché; perché devono andare ogni giorno in parlamento a lavorare e non vorrebbero; per di più sono costretti a farsi la barba; ergo a lavarsi; operazione che si sa non amano fare; e che una volta fatta costringe loro a guardarsi nello specchio e rovinarsi così definitivamente la giornata. Come a dire: depressi fancazzisti capelloni punkabbestia e ritorno, in 45&#8221; netti. </em></p>
<p><span id="more-9"></span>L&#8217;unico problema dell&#8217;accusa di puzzoneria &#8211; che dalla sua ha appunto inviabile sintesi e solidale comprensibilità &#8211; è che se fatta in un media anolfattivo come la tv abbisogna come bersaglio di qualcuno che abbia il giusto <em>physique du rôle</em>: una barba malfatta, un vestito stazzonato, un capello fuori riga. Ieri la Santanchè ha girato a vuoto tutta la puntata con sto &#8220;tupuzzi&#8221; fumante in mano, non trovando nessuno cui lanciarlo: Casini troppo elegante, Travaglio assente, Lerner destinato ad altro, Vauro pesce troppo piccolo, Santoro troppo grande e non c&#8217;era manco la piazza operaia incazzata e ruotoliana che spesso ad Annozero la fa da padrone. </p>
<p><object width="320" height="240" ><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="movie" value="http://www.facebook.com/v/10150602253575574" /><embed src="http://www.facebook.com/v/10150602253575574" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="320" height="240"></embed></object><br />
<em>Le due &#8220;munizioni&#8221; da talk della Santanchè: l&#8217;accusa igienica, e la bandiera di Hamas</em></p>
<p>La seconda munizione da talk della Santanchè era la sedicente bandiera di Hamas presente a un comizio di Pisapia, sventolata sotto il naso di Lerner dalle pagine di Repubblica fin dal primo minuto e ripetuto come mantra invincibile e stracquadanico di sottofondo a tutti gli interventi altrui: &#8220;bandiera-bandiera-bandiera&#8221;.</p>
<p>A un certo punto il colpo di scena. Santoro lancia una pubblicità piena di suspence e al rientro svela che la bandiera di Hamas era invece la bandiera di <a href="http://www.freedomflotilla.it/">Freedom Flottilla</a>, una impresa di solidarietà pro-palestinese ma che con Hamas non c&#8217;azzecca niente, e che, per (incredibile?) coincidenza, era disegnata da Vauro stesso, presente in studio.</p>
<p><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/800px-Flag_of_Hamas.svg_-300x187.png" alt="Bandiera di Hamas" title="Bandiera di Hamas" width="300" height="187" class="alignnone size-medium wp-image-4737" /><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/freedom_flotilla-300x175.jpg" alt="Bandiera di Freedom Flottilla" title="Bandiera di Freedom Flottilla" width="300" height="175" class="alignnone size-medium wp-image-4738" /><br />
<em>Le due bandiere sono anche piuttosto diverse.</em></p>
<p>Santoro svela la bufala ma non affonda il colpo, e la Santanchè non sembra scomporsi troppo &#8211; anzi ne approfitta per far finta di non capire la differenza bandieristica e accusare Vauro di varie turpitudini. Tanto che appare legittimo pensare che il giochino sia stato ben architettato: se passa che la bandiera è di Hamas meno il colpo a Pisapia per conto Lerner, e porto a casa il risultato pieno; se poi scoprono che non lo è, poco male &#8211; mi giro e c&#8217;è Vauro per una mozzicata di consolazione.</p>
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