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Come funziona il porno (e io)

23 gennaio 2012

Mannaggia, forse l’ho presa un po’ alla lontana, ammetto, però per quel tipo di film era essenziale, la premessa dico. E poi quella mattina avevo voglia di parlare, ero pure contento. Accompagnavo Brando, Marianna e Lisa a scuola, e Lisa mi fa: metti Radio due, c’è l’oroscopo. L’oroscopo? Ho avuto un moto di ribellione verso gli astri, però, va bene: ecco Radio due. Prima delle otto arriva Marco Pesatori – che piace a tutte le donne, ragazzine comprese, tutte a parlare di quanto è poetico, e poi dice che in Italia non c’è ricerca. Comunque, faceva l’oroscopo e dava un voto ai segni. Lisa era Pesci, io Acquario. Ma al Capricorno eravamo davanti alla scuola e Lisa si è lamentata: uffa, adesso non so quanto ho preso? Vedi un po’, ho pensato, questo Pesatori che si inventa, i voti, che idea balorda.

Nell’attimo in cui i ragazzi hanno chiuso la porta, Pesatori ha parlato dell’Acquario e mi ha dato otto, e ha aggiunto che l’amore andava a meraviglia e che tutto mi sorrideva, il coraggio era dalla mia parte. Cazzo: otto! non l’ho mai preso, neppure al liceo – ai compiti di italiano, max sette. I pesci hanno beccato cinque, ho abbassato il finestrino: Lisa, Lisa…quanto? ha chiesto lei. Cinque! Cinque? Ha detto lei e si è tutta imbronciata. Io: otto. Il mio umore è migliorato.

Comunque, il regista stava là, di fronte, e mi guardava, come per dire: e allora? e io gli ho detto, guarda il fatto è questo: l’idea mi è venuta mentre leggevo un pezzo di Michela Marzano, su Repubblica. E chi è? Come chi è, Michela Marzano! La filosofa della Sorbona! Scrive su Repubblica. Mai coperta, mi risponde. Va bene, dico, è una opinionista importante, molto seguita, un po’ come Pesatori, quello che fa gli oroscopi… vabbè… anche se una volta la Marzano cominciò un articolo dicendo: oggi come oggi. Lo feci anche io in terzo liceo scientifico, la professoressa mi mise quattro. Oggi come oggi è bandito in questa classe, mi disse. Aveva ragione. Il voto massimo che ho preso ai temi è sette, secondo me la prof mi ha sempre punito per quell’oggi come oggi. Saranno cambiati i tempi, non so, boh? questo articolo, dicevo (stavo un po’ nervoso, a ripensarci, la verità è questa), parlava dell’Altro. Un tema alto, il prossimo e l’esigenza di accogliere il diverso, cose serie, e cosa succede? Mentre leggo, sto al bar, al tavolino, una bella giornata, il caffè e Repubblica, ti senti dalla parte giusta del mondo e, insomma (cominciavo a sudare) mentre leggo dell’Altro, che succede? arriva alle mie spalle un senegalese che mi porge cd falsi. Amico compagno, bello, biondo, sai come fanno loro, no?

Incredibile, leggevo dell’Altro e l’Altro è apparso. Mi sono venute in mente, in quell’attimo, almeno dieci sensazioni: per esempio, questo che cazzo vuole da me adesso? Non ho bisogno di niente, ma anche: però, porca puttana, che mi costa farci due chiacchiere, un po’ di calore umano, chissà dove abita, ma adesso lo compro un cd, 5 euro, e contemporaneamente: sono falsi della camorra, la camorra ha ricavi altissimi da questa roba e i senegalesi sono delle vittime, la legge Bossi Fini, come è cambiato Fini, come è peggiorato Bossi, e altre cose ancora.

Ti rendi conto? Nemmeno a dire che sono uno sprovveduto, quando abitavo a Caserta, pure questo mi è venuto in mente, ho fondato Africa/Italia, un’associazione per i diritti dei (primi) senegalesi che arrivavano, ’87, ’88, capito? Mente gli altri casertani passeggiavano a via Mazzini, tutti borghesi, io fondavo la prima associazione italiana, mista, senegalesi italiani. Li conosco i senegalesi, venivano a casa, mangiavamo insieme, facevamo le vacanze insieme, e però quel giorno 50 sensazioni hanno attraversato la mia mente. Capito? Da una parte c’era la teoria della Marzano, pulita, bella, educativa, dall’altra l’esperienza della mia mente, sporca, contraddittoria, non ideale, insomma.
Ma che ti prendi? ha chiesto Claudio, il regista, cocaina? Ma che sei scemo, ho risposto, mai, sono contro per ragioni politiche, che facciamo arricchiamo le mafie? e poi ci lamentiamo del loro potere? Che corrompono i politici, che comprano i locali, e i soldi chi glieli dà? I consumatori di cocaina, sarei per la liberalizzazione, ma mo’ non è questo il momento per parlare di questo. Ma vedi pure questo è un problema narrativo moderno, quali sono le conseguenze delle nostre azioni….

Secondo me, ha detto, Claudio, la prendi. Ti dico di no, prendo caffè a iosa, ma non sono quel tipo di maledetto, capito. Veramente no. Ma scusa, mi ha detto Claudio, ho letto un commento su di te, diceva che eri il maledetto di una certa letteratura chic non allineata. Sì sì, ho risposto, ma era una sito ecologista. Ho parlato male del chilometro zero. Una volta maledetto era Bukowsky, Baudelaire, adesso io perché parlo del chilometro zero… Siamo caduti in basso, ha detto Claudio.

Ma ti dico questo…. e infatti, mi ha chiesto Claudio: perché me lo dici? che c’entra con me? Ti dico questo perché è un problema narrativo moderno. Come rappresentare queste 50 sensazioni che si accavallano? Noi ormai siamo così, allucinati e nevrotici, 24 mila pensieri al secondo fluiscono inarrestabili… Lindo Ferretti, fa Claudio. Cazzo, dice, i Csi! Eh sì, ribatto io e poi continuo: se io fossi un poeta, troverei un modo per creare un’ellissi con cui saltare il pattume verbale e raffinare tutto questo bailamme in una quartina. Sai che bello, la poesia è sacra, ma perché non so scrivere poesie? Ne ho scritta solo una a mia mamma, il 22 gennaio del ’76, era un giovedì, non ci credi? Non è un vezzo, sono nevrotico, mi ricordo le date e i giorni, e comunque a mia mamma piacque, ma sai, non conta.

Conosco decine e decine di poesie a memoria, il mio intimo accordo/tra i critici disaccordi. Il problema sessuale riempie tutta la mia vita/sarà un bene o sarà un male/me lo chiedo ad ogni uscita. Capito? Se fossi Sandro Penna, mica starei qui a ragionare sulla Marzano. Se fossi Pasternak: amare gli altri è una pesante croce/ma tu sei bella senza ghirigori/ (…) è facile svegliarsi e vedere chiaro/spazzare dal cuore il pattume verbale/e vivere, senza intasarsi in anticipo/tutto questo è una piccola scaltrezza. Eh! Che ne parliamo a fare? Se fossi un poeta o almeno un musicista, i musicisti, per esempio, non sono razzisti, amano le contaminazioni, capito? Ma sono uno scrittore con il blocco e l’insonnia, che pensa come raccontare tutto quello che passa per la mente, ma da scrittore appunto, mica con il diario.

Tu ti prendi qualcosa! Sicuro. Guarda, Claudio, devo morire qui, no! va bene, allora? Allora, le 50 sensazioni non possono più essere condensate in un personaggio che svolge l’azione nei tre atti, è un casino, ci vuole un personaggio seriale, oggi come oggi, i grandi romanzi sono i serial tv, solo i critici italiani non se ne sono accorti, e sai perché: perché non li conoscono, oggi come oggi, appunto.

E allora? Mi chiede ancora. Allora, tendiamo a fare una divisione, per non trattare le 50 sensazioni, per non affrontare l’argomento cardine, cioè come la mente pensa a se stessa, dividiamo il mondo in noi e gli altri. Guarda caso noi siamo i buoni (teorici) e gli altri i cattivi (pratici). La sindrome di questi anni. Il fatto è che tra noi e il mondo che non ci piace, quelli che definiamo come altri, ci sono vari e complessi gradi di responsabilità, non è che siamo responsabili di tutto, ma quello che detestiamo non è fuori da noi, nasce da altre e più organiche e più continuative dinamiche. Esaminare queste dinamiche, nel proprio piccolo, i micropoteri, insomma, è un’operazione civile. Ci vuole un personaggio che si muove piano, lentamente. Ahhhh, Claudio, ha gridato, oh! Che c’entra questo con il porno. Io faccio film porno. Capito? due o tre, o quattro che scopano. Una cosa semplice, elementare. Che posso fare per te?

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  • giuliastill

    Più che fingere non c’è un minimo di partecipazione emotiva, secondo me.
    Non gliene frega niente a nessuno, a chi lo fa e a chi guarda.
    Sesso come pura tecnicalità ( questa parola l’ho già sentita ).
    Divertente, in questo caso, perchè voluta. Molto English, sono d’accordo.

  • ophelia

    Come il porno, vuoi dire?

  • giuliastill

    Beh, certo, anche se nel caso del film porno non è detto che chi guarda non sia coinvolto, dipende dai momenti, dalle situazioni.
    Per gli attori non lo so, ne dubito, ma francamente me ne infischio.
    Può capitare anche nella vita di fare sesso senza essere coinvolti, di pensare ad altro mentre lo fai, di fingere magari che ti piace pure
    ( vogliamo parlare dei finti orgasmi femminili? ).
    In questo gli uomini hanno meno scappatoie. Si vede. Anche se ci sarebbe da discutere se un’erezione corrisponda ad un coinvolgimento. In Shame lui non riesce a fare sesso proprio con quella che gli piace.
    Sarà pure un luogo comune, didascalico e banale, mi pare che l’abbia definito così la Aspesi. Mi piacerebbe però che qualche volta fosse vero. Un po’ di fragilità ogni tanto non guasta. Ogni tanto…

  • ophelia

    Ma la fragilità non è lecito esibirla, la nascondiamo, la si può condividere solo con pochi (è anche bello quando si riesce), ogni tanto…
    Forse la speranza è che assottigliando la pelle si possa entrare meglio in contatto con la fragilità altrui. Ma ora non è più di Shame che sto parlando, sto straparlando, sarà per via della neve?

  • giuliastill

    A proposito dela potenza della poesia ( grazie a Roberto Saviano, ammetto tutta la mia ignoranza, non conoscevo questa poetessa polacca premio Nobel nel 1996 ):
    Ogni caso – Wislawa Szymborska:
    ….
    Dunque ci sei? Dritto dall’animo ancora socchiuso?
    La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì?
    Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
    Ascolta
    come mi batte forte il tuo cuore.

    p.s. ho riportato sola la parte finale. Se questa ‘bella’ neve me lo consente, mi sa che domani mi compro il libro.

  • ophelia

    Ci sono giorni in cui stai lì a rimirarti le ammaccature della corazza e certi buchi non ti preoccupano più, perchè è proprio da lì che passa la poesia, proprio come il buco nella rete…

  • pineapple

    E’ molto interessante la tesi del mostrare la vergogna.
    Si potrebbe applicare a molti atteggiamenti esteriori eccessivi e fuorvianti nella vita degli esseri umani. Ognuno mostra al mondo la parte di cui sente il conflitto interiore come realizzazione della persona. Quindi ogni successo si baserebbe su una rivincita personale, sul superamento dei propri ostacoli e non sull’espansione delle proprie naturali positività, propensioni.
    Mi colpisce inoltre questo scrittore bloccato che è disposto a tutto pur di tornare a scrivere. Ma la necessità di fare esperienze esasperate dal desiderio della scrittura diventa un processo involutivo e simulatore. L’essere umano non vive un’esperienza di verità poichè la stessa scrittura è l’elemento aggiunto e di disturbo alla vita, all’esperienza che non potrà in questo caso essere di totale coinvolgimento, perchè lo scrittore ama e deve devozione solo alla sua opera vero scopo dell’esistenza e non al mondo circostante.forse sono stata troppo cervellotica ma questo racconto è stupendo! Bravissimo Pascale.