Porca puttana, nemmeno a farlo apposta, tutto torna e tutto si ingarbuglia. L’esperimento, le caramelle, se cedi all’inizio poi cedi in seguito, ma, dico io, uno scrittore (va bene, non scrivo da sei anni) non dovrebbe chiudersi in un castello o nella famosa torre d’avorio e pensare al suo personaggio? Qua sono alle prese con uno che (forse) scioglie l’ecstasy nella Coca Cola. Che ne so? Una leggenda che pare sia vera, l’ha detto quello dell’antidroga, all’incontro dove tra l’altro io non sono andato perché avevo da fare – che cosa? non me lo ricordo, ah sì, dovevo fare un pezzo. Su cosa? Non mi ricordo. Che poi, sempre per restare sull’argomento narrativa, argomento fondamentale, mi è arrivato un invito dai TQ, c’era scritto: “qualità, estetica, poetica. Un problema, e non solo per TQ” – TQ sta per trenta quarantenni, cioè la nuova generazione di scrittori, poeti e addetti alla cultura. Adesso chi glielo dice ai TQ che ci sono altri problemi oltre alla qualità, estetica, poetica, qua c’è uno che mette l’ecstasy nella Coca Cola. Insomma se vado a scuola di mio figlio e dico: la qualità, l’estetica e la poetica sono un problema anche vostro, mi sa che mi rispondo male. Ma a che cazzo serve la narrativa (sia pure di qualità, esteticamente valida e poetica) in casi come questi?
Che dici? Dico, rispondo io: che non dormo la notte, non capisco niente e sono lento e insomma, sarei tranquillo, noi dobbiamo dire sempre di no, è il nostro compito, su queste cose non possiamo essere complici. Quindi, dice lei, facciamo che a un certo punto vai alla festa, magari mezz’ora prima che finisca e controlli un po’ la situazione, e insomma, dici no! con la tua presenza. Ma tu sei pazza? rispondo. Ma che mi metto a fare? Il papà preoccupato che va alla festa dei ragazzini. Non esiste. O ci fidiamo o non ci fidiamo. E va fa n’culo a quello. Tu, mi dice, non vai alla festa perché hai sonno, non ti reggi in piedi. E sì, vero, non dormo, ho dei crolli, ma non è per questo che non vado, non vado perché: o ti fidi o non ti fidi. Comunque, concludo, ho deciso di prendermi una pillola: la relaxina. Una cosa naturale. Naturale? mo’ prendi le cose naturali? Naturali, rispondo, non nel senso di biologico – perché poi quelli come Petrini che difendono il biologico, pensano che la pianta cresca per fare un piacere a noi, la natura ci dona i suoi frutti, capito la concezione perversa? Se non la concimi, se non la difendi dagli insetti, la pianta non cresce, la natura non è per noi, il grano non si è evoluto per noi, noi l’abbiamo costretto a seguire i nostri voleri: è naturale o no, togliere il vitellino alla madre così il latte ce lo ciucciamo noi? Quanto ci fa piacere pronunciare questa parola: naturale. Vabbè, dico (anche perché Daniela comincia a sbuffare), naturale nel senso che è un’erba, non uno psicofarmaco, pare che funzioni. Ma chi te l’ha detto? Una, dico. E chi è? Una, una! come quello… una del corso di scrittura, che non dorme la notte, si prende questa relaxina, mezz’ora prima e dorme beata. Ci voglio provare. Chi è questa una? Una, si chiama… ma no stavamo parlando di droghe. Appunto, dice lei.
Poi mi sono andato a leggere tutti i trattati sulle droghe e sugli adolescenti: i motivi per cui le droghe inducono una così terribile dipendenza? Perché agiscono su delle parti del nostro cervello che controllano il comportamento. Ahi! ho pensato. Ci risiamo. Striato ventrale, giro frontale? No: fibre nervose che corrono nel profondo del cervello e ci spingono a cercare ciò che ci era piaciuto (le caramelle?), ovvero il tegumento nucleus accumbens (ah! E da dove esce?). Probabilmente derivato da un antico sistema che addestrava i nostri antenati pesci a cercare il cibo che avevano gradito, questa via nervosa si attiva ogni volta che ci imbattiamo in qualcosa che ci piace. Secerne dopamina (ah!). Siccome la gran parte della nostra vita è imperniata sulla ricerca di ciò che vogliamo (vero) e siccome questi desideri sono spesso astratti e complessi (verissimo, qualità, poetica, estetica), capita che di fronte alla complessità il vecchio tegumento nucleus accumbens ci spinge, a livello inconscio, a soddisfare (banalmente) le nostre pulsioni più elementari (‘ste cazz’ ‘e caramelle). La mente conscia non è altro che una patina di rispettabilità che copre le nostre antiche brame egoistiche.
Ho spiato Brando mentre giocava alla play. Che bello che è. Ma è ancora piccolo. La stessa mia postura da ragazzino. Questo tegumento nucleus accumbens? Dovesse far guai prima del tempo? Che gli facesse mangiare troppe caramelle? Piacere immediato uguale disagio futuro. Questo si fa le estati a studiare come me. Meglio che vado a dare un’occhiata alla festa.
Che sì, era abbastanza vivace, ma insomma. Qualcuno fumava, però sigarette normali. C’era tanta Coca Cola e Fanta e patatine- azz che trasgressione – ragazzine alte un metro e mezzo più dei ragazzi, solite cose. Niente esplosioni da nucleus accumbens, non ancora. Sono stato un po’ in un angolo, a parlare di quello con la madre di Francesco, preoccupatissima. Poi mi sono detto: oh, la relaxina, mezz’ora prima. Ho preso un bicchiere di Coca Cola e l’ho ingoiata. Siamo tornati a casa sani e salvi, mi sono messo a letto: ma che vuoi dormire! Stavo svegliassimo. Mi è venuta pure voglia di correre. Vado a correre, ho detto. Nessuna risposta e mi sono avviato. Corri e corri, al buio, che città strana, i lampioni lasciavano scie sbilenche e gialle. A un certo punto incontro mia cugina, Giovanna, la strega buona (nata il 24 di dicembre, strega secondo la tradizione popolare): oh cugina! e che fai qui? Non mi risponde, però sento i suoi pensieri. Sei un fritto misto. Eh? In te lottano strenuamente due desideri, l’abbandono e il controllo. Più ti abbandoni più hai sensi di colpa, più hai sensi di colpa più li trasformi in strategia di controllo. Vabbè, dico, Giovanna grazie, ne parliamo un’altra volta, io continuo.
Strano: era aperta villa Pamphilj e mi sono detto: ma che meraviglia correre al buio, nel bosco, che piacere, non fa freddo, il corpo si rigenera, solo io, senza ho paura. Ma non ero solo, dietro di me, correvano un sacco di ragazze, mi sorpassavano: è colpa tua, mi dicevano, chiacchieri chiacchieri chiacchieri, chiacchieri bene, estetica, poetica e qualità, ma poi? Che cazzo! Mi sono svegliato tutto sudato. Che incubo. Sarà la relaxina, ‘ste cose naturali, non era meglio un potente sonnifero? Vabbè, mi alzo vado in cucina a prendere un bicchiere d’acqua e chi ti vedo seduto: un bambino. Ero io da piccolo. La bocca piena di caramelle. Mi dice: il tuo tegumento nucleus accumbens, quello è il problema. Hai sbroccato. Secerni dopamina ad libitum. Crisi di mezza età? Beh, rispondo io, forse sì, però la mia crisi mi mezz’età è iniziata vent’anni fa. Ti è partito il nucleus accumbens, dice sempre lui, o io, boh? Sei in un vortice. Mangi tutto subito, piacere immediato. Ti è partito pure il giro frontale, quello è un altro guaio: vuoi conservare il gusto di tutte le caramelle. Troppo piacere e troppa ragione. Troppa dopamina subito e troppa ricompensa dopo. Cose che non vanno d’accordo. Ricordi: la mente conscia non è altro che una patina di rispettabilità che copre le nostre antiche brame egoistiche. Tu sei troppo egoista, hai sensi di colpa e tenti di essere rispettabile. Tu ragioni troppo, misuri eccessivamente, valuti ossessivamente, quindi, alla fine sragioni, insomma. Perciò ti vengono i sensi di colpa, una forma di protezione, e perciò non dormi. Mi sono di nuovo svegliato. Mai successo: un incubo nell’incubo. Poi mi sono trovato attaccato al soffitto e giù tutti i miei familiari che dicevano: svegliati, stai delirando, oppure: a pa’ ma che ti sei fumato? Ma che ti sei ingollato? A pa’ non è una leggenda: quello ha veramente sciolto l’ecstasy nella Coca Cola, l’hai bevuta solo tu. Noi tutti tranquilli, nessuno ha ceduto, tu invece…
La mattina dopo, assonnato, scioccato e stanco, sono rimasto a pensare nel letto. La relaxina mi ha fatto dormire così profondamente che sono precipitato in una buca e ho toccato fasci nervosi sepolti o nella Coca Cola che ho bevuto c’era davvero sciolta l’ecstasy? Pure inodore e insapore? L’unica cosa che sono riuscito a dire a mio figlio è: densamente spopolata è la felicità, la felicità è senza limiti e viene e va, ma se un giorno ti prende male e ti prende male di sicuro (perché abbiamo lo stesso sangue), poi non capisci più niente, ti si confonde tutto, estetica, etica e poetica, TQ o post TQ, un incubo nell’incubo, e ti chiedi: cosa genera i mostri? Il sonno della ragione o il sogno della ragione? Dormire poco o profondamente? Godere dell’uovo e perdere la gallina? O viceversa? Striato ventrale o giro fusiforme? Essere o non essere? Come ne usciamo? Dal tegumento nucleus accumbens?
E questa è la vita normale, pensa se ti droghi.


