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C’è chimica tra di noi

20 novembre 2011

Mica bisogna solo scopare! Giusto, non giusto? Nei giorni a venire (questo è un flash forward) non ho fatto altro che chiedere in giro: ma che ne pensate? Il coniglio al sugo? Le risposte delle ragazze erano a) scoraggiate: non me ne parlare, anche a me stessa cosa. Vado a bere un aperitivo con uno, e questo mi parla di come soffre con la moglie, tutta la serata, du’ palle! (la regola del maschio meridionale di tipo uno e due, vieta di parlare delle mogli in questo senso, è il modello commara che lavora inconsciamente, la moglie è una cosa, la commara un’altra: anche se mio nonno la pensava diversamente) b) vabbé, sai, c’è un clima friendly ormai, niente di male c) apprezzo, scusa, quello ha la ragazza perché deve andare a fare lo scemo in giro, certo che voi proprio… poi dite di Berlusconi… chiediamoci semmai perché la ragazza l’ha invitato? d) ma dai, sono ragazzini, anche se hanno trent’anni, a quell’età è normale, ci credi all’amore e) guarda che è cambiato tutto, i ragazzi non vanno più dietro alle ragazze. L’hai sentita la battuta nel film Scialla? No, dico io. Beh, il protagonista dice una cosa tipo: andare troppo dietro le ragazze è da froci. Eh, dico io, che cosa? Ma veramente fai?

Tutto cambia. Il corteggiamento sta per finire, la razza meridionale è in via di estinzione, e forse è solo un bene. Questa seduzione continua, le frasi giuste al momento giusto, gli sguardi, gli abbracci, le carezze, questa attenzione spasmodica ai segni, alle battute, per capire dove e come si può entrare in campo. Alla fine tutto questo stanca, stanchezza per aver ceduto ancora una volta al modello, senza metodo, costretti a guardare il culo e fare i simpatici. Dai, basta. Aboliamo la razza meridionale. Rileggiamo tutto, con più forza. Questo ho pensato, con il quarto bicchiere di vino bio in mano, in quel locale bello e vitange, antico e moderno. Poi però, ho visto Eduardo che aveva acchiappato una. Eduà, tutto a posto? È certo, mi fa lui, complice, mo’ me ne vado a casa. E bravo, dico io. Quanto ci metti? Dieci minuti esatti, volo in moto. Che vi devo dire? Mi sono sentito un po’… ma sì: vecchio e fuori gioco, lui dieci minuti, io venti, insomma. È di Caserta pure lui. Un’invasione di campo.

Sono andato da quella che serviva il vino. E le ho detto: ma lo sai che il vino bio….e abbiamo cominciato a parlare. Si chiamava pure Valentina. Valentina? Ho detto, lo sai che il mio primo amore si chiamava Valentina (ero ubriaco, l’avevo detta male) e lo sai che a lei ho fatto una dichiarazione lunghissima e inutile. Due ore. Una buca. Ma veramente? mi dice. Ma che scherzi, le dico, sediamoci un attimo, e dai posa ‘sto vino bio. Sulle buche ho tutta una teoria….

Secondo me la versione più bella di My Way la canta Nina Simone. Fantastica. Come batte sui tasti e fa crescere il tono e che’amarezza quando canta Regrets, i have a few… E più avanti:

I’ve loved, I’ve laughed and cried.
I’ve had my fill my share of losing.
And now, as tears subside,
I find it all so amusing.

Deve essere così l’attimo prima che il sipario si chiuda, battiamo sui tasti e un po’ divertiti facciamo un bilancio. E tornando a casa, piano piano, filo filo d’acceleratore, ho visto, accompagnato dal pentagramma di My way, un sacco di persone che per strada si baciavano, felici, contente, avvinghiate e contaminate. Ma sì, c’è chimica tra noi.

 

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  • nduono

    Gaetà, secondo me le offese non servono a niente. E poi non ho neanche il frigo, detto tra noi.

  • meonthepost

    Appunto, da ragazzini, e condivido l’interpretazione che ne fai, del gioco e delle fragilità, trovo sia un approccio intelligente ai problemi adolescenziali. Io ad esempio provo una tenerezza e una strizza al cuore nel vedere crescere i ragazzini (ne ho due in casa) e mi sento addosso la gran responsabilità, come genitore e come donna meridionale, di fornire loro gli strumenti per comprendere, e modificare e modernizzare, questo background pesante come una zavorra. Comprendo quella scritta sul muro, capisco cosa significa. Quello che non voglio capire sono i maschi adulti che ancora sguazzano in questi retaggi senza sentirsi ridicoli, out of time.

  • ophelia

    Io passerei tutta la materia al setaccio, epurando, quando è possibile, le scorie deteriori e tenendo la parte nobile anche laddove è un po’ sporca. C’è una grande energia di sentimenti in tutto questo, non si può abbattere tutto. Basta epurare la sovrastruttura. Due maschi Meon?

  • meonthepost

    No, un maschio ed una femmina. E tutti i problemi dell’avere un atteggiamento equidistante e obiettivo, senza eccessi per l’uno e per l’altra, con un’idea di identità maschile ed una femminile al netto di zavorre culturali. Per questo mi interessa capire, perchè i miei figli non crescono solo con me ma con tutta quanta la società che gira intorno. Epurare la sovrastruttura, hai detto bene, è necessario, addirittura urgente. Ma è più facile a dirsi che a farsi, no?

  • ophelia

    Già non è facile, ho anch’io minorenni di genere assortito in casa, credo però che avere una meta lungimirante sia il punto di partenza imprescindibile. Tu ce l’hai, tanto basta.

  • meonthepost

    Speriamo basti, facciamoci coraggio (mi serve anche per affrontare questa domenica, tra compiti e fidanzatine e pattini).
    A domani, vedremo quale post ci riserva il nostro Pascale, e per quali meandri della testa e del cuore proverà ad addentrarsi questa volta!
    Ps L’ho appena letto nella sua incursione su La Lettura del Corsera, sacrosante parole!

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