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Il paradosso della scomodità

27 maggio 2012

Tutti insieme appassionatamente. Il bello del volo, oggigiorno, è che ci si sente parte di un grande gruppo. Praticamente un branco. Tra l'altro, uno sospetta che l'aria condizionata sia sempre così gelata solo per darci una opportunità in più di stringerci stretti stretti per scaldarci.

Il punto che rovina la giornata a tutti quanti, soprattutto a quelli alti o a quelli un po’ sovrappeso, è la sensazione che le poltrone in economica (“coach-class”, come dicono gli americani in modo informale, sennò “main cabin” per giocare sull’ambiguità del termine “principale” e farti sentire più figo) siano dannatamente piccole. Soprattutto strette. Degli strumenti di tortura. Probabilmente progettate per trasportare i terroristi a Guantanamo e solo per errore finite nei normali voli di linea. Possibile che non ci si riesca a stare seduti dentro? Eppure gli americani sono notoriamente dei “ragazzoni”, per non dire delle balene obese. Come diavolo fa a entrarci uno alto un metro e novanta che pesa 110 chili in quei posti scomodi anche per un nano?

La risposta è semplice: sono state progettate negli anni Sessanta, quando gli uomini negli Usa pesavano in media 77 chili ed erano più bassi di quasi dieci centimetri. Oggi pesano invece 88 chilogrammi e sono più alti. Con il risultato che non solo le poltroncine da viaggio sono scomode, ma in teoria anche pericolose. Non nel senso che si muore di paresi fulminante (anche se spesso questa è la sensazione) ma che, in caso di incidente, la poltrona è probabile che non si comporterà come dovrebbe. È stata progettata per resistere a sollecitazioni fino a un certo peso, e per cercare di tenere assieme corpi con un determinato volume. Se la media è aumentata, vuol dire che è aumentata anche la possibilità che si siedano passeggeri troppo pesanti o troppo grossi per essere “contenuti” in maniera efficiente e sicura. E il parametro chiave non è tanto lo spazio per le gambe, quanto la larghezza, cioè lo spazio per i fianchi. Oggi troppo limitato, costringe i passeggeri in posizioni rigide e a gambe dritte, anziché permettersi di accomodare un po’ storti, bilanciando e alternando il peso prima su un lato e poi sull’altro.

Si potrebbe risolvere il tutto facendo poltrone un po’ più larghe, no? No. Non si può. Servirebbe uno scarto della fantasia che l’industria moderna non si vuole permettere (o non può).  Il limite raggiunto è qualcosa di più che un semplice problema di larghezza della poltrona. È la larghezza dell’aereo a entrare in gioco. La progettazione degli aeroplani attualmente in commercio è legata a parametri che si sono consolidati negli anni Sessanta, durante l’epoca d’oro dei motori a getto. Il jet-set. I parametri fondamentali che un progettista doveva seguire all’epoca come oggi erano sia tecnologici che economici. E cioè parametri in base ai quali nella fusoliera dell’aereo dovevano entrarci un certo numero di poltrone più il corridoio (che da singolo diventa doppio con gli aerei “wide-body”). E quel numero di poltrone devono riuscire a entrarci dentro alla fusoliera dell’aereo perché questi abbia economicamente senso. Non è solo questione di lunghezza, che non può crescere all’infinito, ma anche di larghezza. Pensatela come una misura aurea: un aereo deve avere certe proporzioni altrimenti non è economicamente efficiente come strumento di trasporto. Se facciamo la fusoliera relativamente piccola, dobbiamo fare piccole anche le poltrone al suo interno.

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  • mariof

    Alcune compagnie più illuminate hanno una distanza tra file di seggiolini maggiore, ma il problema della larghezza rimane….

  • Sigurt

    Tutto assolutamente VERISSIMO. Viaggiare al fianco di due ragazzotte americane, non è il massimo della vita… debordano. E tu sei costretto in un solo lato del seggiolino per 7 ore e passa. Una tortura cinese.

  • http://radiofreemouth.blogspot.com/ speakermuto

    Grazie Antonio. D’ora in poi avrò un ulteriore motivo di preoccupazione in aereo: i vicini corpulenti.

  • cervelletto

    dall’alto del mio metro e novanta non posso che annuire in silenzio…