In questi lunghi voli (se vai da Milano ad Atlanta sono dieci ore e rotti) le uscite di emergenza le assegnano quelli del check-in. Va detto che ci sono posti comodi all’inizio di ogni segmento. L’economy è divisa, a seconda del tipo di aereo, in due o tre segmenti con pareti separatrici dove ci sono bagni e cucinotti (anzi, “cambuse”, visto che in inglese si chiamano con gergo marinaresco “galley”). All’inizio di ogni segmento c’è una fila che ha più spazio. Sono fortemente avvantaggiate le poltrone delle due ali: qui si possono abbastanza distendere le gambe e soprattutto non c’è nessuno davanti a noi che reclini a tradimento il sedile. Questa sì che è una vera piaga esistenziale che costringe a vivere con uno schienale piantato in faccia e con le ginocchia schiacciate (se siete un po’ alti) da quello davanti a voi. È lecito chiedere che si rimetta in posizione verticale, sia in generale che soprattutto durante i pasti.
Ci sono poi i posti migliori che sono tendenzialmente quelli vicino a cambiamenti di forma della fusoliera dell’aereo. Gli A340, ad esempio, “stringono” molto in coda e, contrariamente alla mia regola, si può cercare di acchiappare un finestrino verso il fondo, dove si viaggia da soli o in due anziché in tre e soprattutto con un po’ di spazio sul fianco. Stare vicini all’uscita anteriore (si esce sempre dal lato sinistro degli aerei, per tradizione seguendo il lato da cui si monta e si smonta un cavallo) è comodo perché essere gli ultimi di un velivolo con 400 persone a bordo può voler dire passare una mezz’oretta prima di riuscire a uscire. In caso di coincidenze comincia ad essere tanto tempo.
Quando vale la pena cercare di prendere il posto? Per quelli di noi dotati di internet, il web check in permette di solito di sceglierlo. Io consiglio prima di fare un giro su SeatGuru e di studiare un po’ il velivolo, ma di ascoltare anche la voce della nostra esperienza. Le esigenze delle singole persone sono molto diverse, quindi inutile cercare il mitologico posto perfetto, perché non esiste. O se esiste, tanto l’hanno già preso. E capace che si lamentano pure perché non gli piace.
Ricordiamoci poi che, dopo il controllo di sicurezza, se abbiamo un posto molto sfigato, possiamo andare al gate d’imbarco con un po’ di anticipo (dieci-venti minuti prima dell’imbarco segnalato sul biglietto) e approcciare i terminalisti della compagnia aerea, chiedendogli cortesemente se è possibile un cambio di posto. In caso di dubbio, o perché magari la nostra richiesta è già stata assegnata (“Mi spiace ma non ho più finestrini disponibili, signor Dini” è la frase che mi hanno detto più spesso negli ultimi dieci anni), si può anche chiedere semplicemente un posto “comodo” cercando di spiegare cosa intendiamo noi per comodo: ci serve spazio per le gambe, per il busto, vogliamo essere vicini all’uscita, vogliamo un finestrino o un corridoio. Insomma, parlare aiuta sempre. E anche rilassarsi.






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