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Mamma ho perso l’aereo? No, solo il bagaglio…

23 aprile 2012

Orrore all’aeroporto: valigia persa, vacanza rovinata. Senza bagagli per una settimana. L’odissea del viaggio di nozze. E via dicendo.
I miei colleghi, soprattutto quando si occupano di cronaca, non si fanno certo mancare i titoli ad effetto se di mezzo ci vanno i bagagli. Perché la cosa più odiosa che può succedere è che noi arriviamo a destinazione e i bagagli no: quelli sono finiti da tutta un’altra parte. E pazienza se succede al rientro, tanto prima o poi ce li consegnano a casa. Il vero problema è quando succede all’andata: si va in villeggiatura in un’amena località turistica, i bagagli non arrivano, noi chiediamo che ce li mandino in albergo però poi non arrivano neanche lì e intanto noi ci dobbiamo spostare. Insomma, dopo il mancato ricongiungimento comincia anche un ridicolo inseguimento tra noi e il bagaglio, una sorta di corsa a premi in cui da un lato c’è il desiderio di farsi le vacanze e dall’altro quello di cambiarsi finalmente la biancheria evitando di perdere la magliettina che ci ha regalato la nonna tanti anni fa e senza la quale non riusciamo proprio a dormire.

Le storie “de paura” sui bagagli sono infinite e proprio per questo piacciono tanto ai miei colleghi giornalisti: pucciano nell’inconscio collettivo e con un po’ di fantasia e abilità si può pittare di tinte fosche qualsiasi evento. Grazie anche a fatti di cronaca degni in effetti del miglior Medio Evo della ragione. Ricordate i dipendenti dei due maggiori aeroporti nostrani ripresi mentre svuotano le valige, le portano accanto ai muri di cinta del deposito bagagli e le scaraventano fuori per farle portar via dai loro complici. Incredibile. E sono cose successe anche dopo che li avevano registrati con le videocamere e si erano rivisti al telegiornale. Storie “de paura”, appunto. Anche quando le notizie magari sono altre. Dopotutto, però, a noi non interessano quei milioni di cani che mordono gli uomini tutti i giorni, bensì quel singolo psicotico che, una volta l’anno, decide di mordere il suo cane.

Dunque, come stanno veramente le cose? Che fine fanno i nostri bagagli quando ci imbarchiamo? Quanta gente rimane “spogliata” dei propri preziosi averi? Ci vorrebbe poco per saperlo: basterebbe andare a guardare i numeri del settore. I numeri ci sono e sono valori assoluti, non sondaggi. Cioè, non è che guardiamo mezz’ora cosa succede in un aeroporto e da lì cerchiamo di capire statisticamente il numero complessivo. No, abbiamo proprio il numero complessivo. E qual è?

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  • lucac

    Mi sembra che più che il sistema di tracciamento (che, a semplificare molto, richiede “solo” di ricevere l’informazione di qual è l’ultimo punto in cui il bagaglio è stato “letto”) sia il sistema di indirizzamento a dover essere molto affidabile e facilmente gestibile dal personale nei depositi.
    Il bagaglio che da Roma va a Bogotà deve essere sistemato su rulli, carrelli e stive con la minima possibilità di errore ad ogni passaggio.