Mi porto a casa l’immagine di un uomo, Giuseppe Garampi, prefetto dell’Archivum dal 1751 al 1772 che, con pochi valorosi, setacciò l’intero l’intero archivio, segnandosi date, nomi, luoghi, argomenti particolari, comprese le schede contenenti notizie relative alla storia di tutte le diocesi e i vescovi del mondo al fine di scrivere l’opera struggente di un titanico genio: quell’Orbis christianus (il Mondo cristiano) che avrebbe dovuto non solo dargli il primato nel settore dell’archivistica, ma anche un podio di primo piano per quanto riguarda la storia. Purtroppo il Garampi non gliela fece. L’Orbis christianus non è mai stato scritto. È rimasto solo un titanico indice, in un’unica copia, che serve da base per fare ricerca in un archivio che in buona parte non esiste più. Centoventicinque grossi volumi, 800mila schede: un gigantesco elenco del telefono del Vaticano ma anche di Atlantide, di una città che in parte non esiste più, in parte sembra non essere mai neanche esistita.
Stamani, sul Freccia Rossa 9622, carrozza 11 posto 86, mentre passavamo attraverso la pianura padana con una furia quasi illuminista, da Rivoluzione industriale, fantasticavo di chissà quante cose mi erano passate accanto senza che me ne potessi accorgere. Milioni di pezzi di carta racchiusi in scatole e faldoni, l’architrave amministrativa di una intera civiltà. A 300 chilometri all’ora, sbandando leggermente sotto il peso di due possenti locomotive, una trainante e l’altra spingente, non mi è parso che la mia curiosità iniziale fosse stata appagata. Mi sono sentito, invece, particolarmente ignorante. A tal punto abituato a trovare tutto quel che cerco già bell’e pronto e in formato digitale, nell’arco di pochi decimi di secondo, da giudicare inesistente la più gran parte della enorme mole di informazioni attorno a me solo perché posta un po’ più in là, nel buio.
Lux in arcana?





