Il Post
RSS share on Twitter share on FaceBook Registrati Login

Le due sorelle

7 gennaio 2012

Ovvero: la lunga storia di Singapore Airlines, e di Scoot

Il posto è ovviamente Singapore, la città-stato mezza democrazia e mezza regime tecnocratico (e la seconda metà è più grossa della prima), dove tutto è nelle mani della multinazionale Temasek. È notte, sto aspettando di ripartire passando da un B-747 di Qantas all’altro, con destinazione finale Sydney. Il terminal dei voli internazionali è gelido, ibernato dall’aria condizionata. È una lunga struttura ad elle con in fondo i controlli della dogana per chi si ferma nell’isola e nel centro l’area open space dei negozi, chiusa e deserta. Ho ancora negli occhi le immagini di poco prima, come un film: la notte nera come petrolio e all’improvviso la distesa di navi che dondolano, ognuna con il suo piccolo lume che emette un fioco bagliore giallo, poi di fronte si aprono le strutture di acciaio e luce per lo stoccaggio del petrolio, poi le gru del porto ingraziate di bagliori bianchi, poi i palazzi della città accesi come candelabri d’oro, poi le strade illuminate ma deserte, poi qualche campo buio e infine arrivano il recinto di protezione, la pista, il terminal. Cammino sbandando nel lungo corridoio, stancato dal fuso orario e dal sonno interrotto. Chissà che ore sono in Italia. È tutto chiuso: i negozi, il ristorante, la libreria. Nel corpo della struttura il soffitto all’improvviso si alza, una scala lungo la parete permette di salire fino a una porta di sicurezza e in un attimo, dopo dodici ore, torno a respirare all’aria aperta. La gola mi si chiude, le guance avvampano: è caldo, umido, la pioggia fitta e leggera si condensa in nebbia tropicale sulla terrazza. I vestiti si attaccano subito al corpo. Un gruppo di fumatori indefessi si è asserragliato sotto una piccola pagoda, il bar è chiuso e anche la vista sul piazzale è molto limitata. Si sente un fischio continuo,  sono i motori di un aereo che impediscono di parlare. La festa in terrazza, se mai c’è stata, è finita da molte ore. C’è l’esotismo di albergo da villaggio vacanze con le palme e il marmo finti. Una vecchia discoteca all’aperto durante la brutta stagione. Mi guardo attorno: su che pianeta sono capitato?

Singapore Airlines ha le sue radici in una storia coloniale tosta, molto tosta, come il terreno che la ospita. È nata il primo maggio del 1947, quando nel Pacifico ancora si sentiva rimbombare l’eco delle cannonate e nelle isole a sud delle Filippine si nascondevano ancora i fanti giapponesi, in attesa di ordini che non sarebbero mai più arrivati.

Singapore Airlines è nata per volontà del Commonwealth britannico, non ci sbagliamo. All’epoca la Malesia non era ancora diventata una federazione composta da 11 stati (accadde nel 1957) riuniti poi nel 1963 nella Federazione della Grande Malesia e infine fusi con gli ultimi tre ancora più di recente: nel 1974 Kuala Lumpur, nel 1984 Labuan e infine nel 2001 Putrajaya. Che meraviglioso sapore questi nomi, quanto Salgari nell’aria. È una Malesia letteraria, che non esiste più (se mai è esistita) e che Paco Ignacio Taibo II ha cercato di raccontare di nuovo con il suo pastiche dedicato a Sandokan, “Ritornano le Tigri della Malesia (più antimperialiste che mai)”.

Oggi rivendica come identità la versione malese del suo nome, Malaysia, ma dal 1824 il paese è stato sottomesso alla corona britannica, peraltro dopo il passaggio delle amministrazioni coloniali portoghesi e olandesi. Londra all’epoca dominava gli Stretti di Malacca (un altro nome della Malesia), la Thailandia, la Malesia e una quantità di altri piccoli e meno piccoli staterelli, inclusa l’attuale Singapore. Erano le roccaforti che dominavano il corridoio lungo e stretto delimitato da Malaysia e Indonesia. Il corridoio da cui passava il traffico di navi e di persone tra Asia ed Europa. Il corridoio lungo il quale commerciava, si scambiava, si contrabbandava, si sfruttava, si rapinava. Durante la seconda guerra mondiale la Malesia era stata invasa dai Giapponesi, poi c’era stata la sconfitta dell’Impero, la liberazione e nel 1946 gli indipendentisti poterono finalmente creare l’Unione malese che poi prese la via che conosciamo verso l’indipendenza.

1 2 3 4 5 Successiva »
TAG: , , , , ,

3 commenti

  1. hyeronimus says:

    Ti si legge sempre con piacere, davvero. Io faccio lo storico come professione e nel seguire i tuoi pezzi mi viene sempre in mente che si potrebbe (soprattutto in casi come questo) tracciare la storia contemporanea di un paese a partire dalle vicende della sua flotta aerea

  2. dariopizz says:

    Quoto Hyeronimus. E aggiungo anche un grazie per divulgare così bene l’affascinante storia dell’aviazione che è un po’ anche la storia del XX secolo.
    L’unica pecca è che susciti un’enorme invidia

  3. bronzin says:

    Ho davvero un gran voglia di leggermi il prossimmo pezzo sull’A380!

Lascia un Commento