Il Post
RSS share on Twitter share on FaceBook

Da Lost a Lost

26 gennaio 2012

Ho visto i primi tre episodi in onda di “Alcatraz” (sulla rete Fox), la nuova serie di J.J. Abrahms, l’autore di Lost. Partenza lanciata negli ascolti, meglio di Terra Nova di Spielberg e calo del 10% nella terza puntata, giudicato fisiologico.

Il genere è science fiction-crime drama (il più apprezzato nelle ultime due stagioni), per dire di una serie drammatica con elementi fantascientici. Sono questi elementi il filo e la struttura stessa della narrazione che allontanano la serie dalle crime stories realistiche, mischiando, anche più di quanto ormai si faccia serialmente in America, gli stereotipi del buono e del cattivo. Sulla nuova isola, nel carcere per definizione, i prigionieri sono scomparsi cinquanta anni fa (con le guardie) e ricompaiono uno ad episodio come ibernati, dandoci una parziale conclusione ogni volta, a differenza di Lost. Ma questa è una delle non molte differenze con la serie che ha messo Abrams alla guida di quelli che pensano e realizzano televisione (e cinema).

Di Lost rimangono Jorge Garcia (Hurley, cioè), che è nella squadra che riprende gli evasi nel tempo, l’autore delle musiche, la produzione. Soprattutto rimane l’isola. Il micromondo in cui Abrams può chiudere i suoi personaggi ed esercitare su di loro il suo immaginario fantasmatico adolescenziale, così semplificato in questa versione Alcatraz da accostarsi parecchio a quello del suo amico Spielberg. Abrams racconta fiabe moderne.
È il pifferaio di questa fase di transumanza tra televisione e social media che si limita a spargere echi di poteri soprannaturali. Perché non dirige Alcatraz, non ha scritto Alcatraz e pare che l’idea non sia nemmeno sua. Ma ha creato “l’ambiente” per la riproduzione di questa e tante altre serie “sue”, che sono già nei palinsesti o stanno per atterrarci. Con meno sottotrame di Lost e più vicino a Fringe, l’altra sua serie a cui è affezionato.

Poi tutto come sempre funzionerà se funzioneranno i personaggi principali, se non saranno esili figurine gli altri due detectives con Garcia. Ovvero Sam Neill di Jurassic Park e Sarah Jones di Sons of Anarchy. Soprattutto Neill , l’agente federale, è quello che fa saltare il confine tra buono e cattivo. È un contenitore fisico delle sottotrame, anche lui in un’altra vita ad Alcatraz. Viaggiamo così con i flashbacks nella mitologia di Abrams che, visto che sulla serie ha messo solo il cappello della sua Bad Robot, la casa di produzione, è una specie di mitologico anche lui. Cita se stesso ma anche Hitchcock e Chandler. E trascinandosi dietro Garcia, si è portato di peso il suo passato di Lost dentro Alcatraz.

Dalla prigione di massima sicurezza sull’isola nessuno è mai riuscito ad evadere nei 29 anni in cui Alcatraz ha operato, dal 1934 al 1963, dicono le statistiche ufficiali, che non contano i tre detenuti che si volatilizzarono nel 1962. La loro storia è quella del film Fuga da Alcatraz. Meno di un anno dopo il Ministro della Giustizia Robert Kennedy chiuse definitivamente il carcere.
I viaggi nel passato, la possibilità di vivere più vite e sconfiggere la successione temporale, sono storie che abbiamo dentro e in Acatraz sono racchiuse, liberate e riempite di misteri. Ci sono segreti (come quello del nonno di Sarah, guardia) che si accumulano pur nella compiutezza dei singoli episodi. Se 302 sono gli scomparsi di Alcatraz, Abrams e gli autori si sono dati un obiettivo di lunga durata: arrivare a 300 episodi.

TAG: , , ,
  • marco

    Il nonno di sara non è una guardia, è il serial killer che uccide il suo compagno nella prima puntata facendolo cadere dal tetto…

    • Franesca

      Veramente è corretto definirlo una guardia perché Rebecca crede che lo sia fino alla fine della prima puntata, e con lei chi non ha ancora visto la premiere :)

  • pknet

    Ho visto solo le prime due e mi sembra davvero un prodotto leggerino. Spero almeno che per il proseguo decidano di rende il tutto molto più “cattivo” e conflittuale sia nel rapporto tra “buoni” e “cattivi” sia, soprattutto, nei rapporti tra i primi.
    Se penso che la Fox ha chiuso in quattro e quattr’otto The Chicago Code…

  • Franesca

    Adoro le produzioni di Abrahms e il suo storico team di sceneggiatori, per cui credo che continuerò a seguire Alcatraz, soprattutto in vista dell’eventuale dipartita di Fringe.
    Tuttavia spero ci riservino qualcosa di veramente nuovo, perché se già tra Alias e Fringe i punti in comune si sprecavano, Alcatraz per ora appare come un grande unico Fringe Event.

  • Giovanni

    Ho visto solo il primo episodio e si conferma l’impressione generale che ho avuto con Fringe. L’idea è buona ma la realizzazione è in linea con le necessità dei network di creare prodotti fruibili da tutte le fasce di pubblico. E questo rende le produzioni tutte uguali. In un’ora di puntata succedono così tante cose che sembra abbiano preso un film di due ore per ridurlo in 50 minuti. E le cose succedono con facilità disarmante, i lucchetti si aprono con gli strumentini appuntiti, uno si sveglia dopo un sacco di anni e in tre minuti e già su un battello, dopo sei minuti stanno già indagando e la detective è amicona con lo studioso simpatico-battuta-pronta.
    Vediamo come procede ma dubito che arriveremo a livelli HBO o BBC. Una puntata di “The Fades”, di “Downton Abbey”, di “Luther” valgono mille puntate pilota di Alcatraz.

  • Pingback: Da Lost a Lost. J.J. Abrams ognidove ( anche sul POST ) | AmericanaTVblog

  • http://blogs.bestmovie.it/gabrieleferrari/ Lele

    L’ho visto ieri all’Odeon, il primo episodio: che devo dire? Le critiche precedenti hanno tutte senso, a me soprattutto ha lasciato un po’ così la struttura tremendamente Fringe-ica dell’episodio, con poliziotta bionda che scopre cose che non dovrebbe scoprire ed entra nel reparto supersegreto dei federali capitanato dal tipo che sembra abbia tante cose da nascondere…
    Però sono incuriosito, comunque. Se non altro c’è un sacco di Sarah Jones http://www.film.it/immagini/400×300/jones-23337535.jpg.

  • Xalexalex

    Il problema e’ sempre il solito, la trama orizzontale viene confinata in 5 minuti a fine puntata, mentre tutto il resto e’ lasciato ad una storiella che va davvero poco oltre un qualunque crime. L’idea e’ davvero buona, spero solo che non lo mandino in vacca, tutto qui.
    A.