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Walter chi?

13 maggio 2010

Come molti, insisto a leggere le cronache che raccontano la vita interna alle varie componenti del Partito democratico. E anche i retroscena sul ritorno di questo e quello. E per non farmi mancare niente persino le recensioni al romanzo di Veltroni. Mi applico doverosamente all’intero pacchetto ma non riesco a cancellare una sensazione fastidiosa: non ce ne frega più niente. Non penso alla gente normale, a quegli italiani che da tempo hanno dismesso l’attenzione verso gli interna corporis del PD (se mai l’hanno avuta). Penso ai malati come me. A coloro che per passione o per dovere o anche solo per lavoro non hanno mai del tutto cancellato quella quota di tempo quotidiana da dedicare all’ermeneutica democratica. Quella malattia era spesso mossa anche da idiosincrasia, da un sentimento di repulsione verso questo personaggio o quel tema che comunque funzionava da motore dell’attenzione. Come quando non si rinuncia ad alimentare un’insoddisfazione, preferendo comunque l’insofferenza all’indifferenza.

Chi scrive, ad esempio, ha praticato a lungo il disgusto più profondo verso il veltronismo. Ma anche quel sentimento, oggi, è solo un ricordo appannato. Perché anche Veltroni è solo il pallido ricordo della macchietta che fu. E il suo ennesimo passo di danza (“torno dopo essere andato via, scrivo un romanzo perché non faccio politica, organizzo una corrente ma la chiamo scuola per i giovani, etc”) è ormai incapace di suscitare reazioni anche negative. Veltroni è un esempio, quello più facile. Ma lo stesso vale per la gran parte di quelle file. Che furono prime file e che oggi sono solo le prime caricature a cui è ancora intestato un partito costretto sempre più all’irrilevanza. Finiscono così anche le passioni tristi. O forse sono finalmente invecchiato anch’io.

16 commenti

  1. Veltroni dimesso aveva tutta la mia stima, ma certo questo ritorno mi fa pensare proprio “ma questi alla fine non si stufano”?

  2. sinigagl says:

    A me non frega più niente delle schermaglie all’interno del PdL. Non leggo più gli articoli sul tema e quando ne sento parlare alla TV giro canale. Neanche il litigio dei due cofondatori mi ha appassionato.
    Ma qui si parlava del PD direte voi. Beh, neanche quei confronti interni mi appassionano più. La differenza è che la maggioranza che litiga per il potere può essere fisiologica ma un’opposizione che litiga mi preoccupa.

  3. trambusto says:

    segnalo questo, allo scoramento non c’è mai fine.

    http://www.repubblica.it/politica/2010/05/14/news/bologna_senza_politica-4050529/

  4. facci says:

    Bene, e che succede se ‘non ce ne frega più niente’ neppure di tutti gli altri?
    A me neppure di Di Pietro me ne frega più niente.
    Faccio una fatica boia a comprendere se anch’io sia solo invecchiato o se il problema sia la pochezza degli attori che dovrebbero stimolarci. Temo entrambe le cose, naturalmente.
    Credo che scriverò un libro su Wagner.

  5. Pingback: Sono Storie

  6. pifo says:

    Veltroni non puo’ essere “archiviato” se si punta a rifondare la virtu’ partitica che a Romano (e a noi) piace tanto, perche’ il Veltronismo, come ricorda Romano stesso nel post successivo, e’ stata una delle grandi declinazioni del declino, la piu’ significativa a sinistra.
    Veltroni rappresenta il conformismo culturale, intellettuale e popolare che crede, assai compiaciuto, di aver raggiunto degli obiettivi ma che invece non ci ha portato da nessuna parte e del quale l’Italia di sinistra deve liberarsi una volta per tutte, per rimettersi in cammino. Bisogna tenerlo li, sul comodino, il ritratto di Veltroni, per ripeterci ogni giorno “Mai piu!”
    Mai piu’ le “geniali strategie” tirate addosso al governo di cui si fa parte, nel momento di sua massima crisi e con una legge elettorale puntata alla tempia come una pistola! mai piu’ le campagne elettorali criptate portate avanti a colpi di “di icone e di santini”; mai piu’ i governi all’ ombra di D’Alema; mai piu’ le amichette di famiglia travestite da prodigi; mai piu’ i cooptati; mai piu’ una letteratura di consumo sciatta e banale, sostenuta dai soliti circoli conformisti allineati, per costruire una immagine di se e colmare la propria vaghezza politica; mai piu’ la cultura da salotto per nascondere la citta’ che viene sbranata dagli amici palazzinari ed assessori;
    Altro che oblio! Walter deve rimanere per tutti noi un incubo ricorrente, un pungolo nelle costole, un acufema perenne: “Mai piu’ Walter, mai piu’ Walter, mai piu’ Walter, mai ….”

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