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La scienza, l’uomo, il futuro

14 giugno 2012

Ho letto, su Repubblica, un botta e risposta tra Umberto Veronesi e Vito Mancuso. Veronesi dipinge un futuro trasformato dalla scienza e da una serie di invenzioni mirabolanti nel campo delle nanoscienze, non si sa quanto davvero a portata di mano: onestamente sembra un po’ di leggere certe previsioni degli anni Settanta che dicevano che nel Duemila avremmo avuto la macchina volante, i robot domestici, e le vacanze sulla Luna. Si sa poi come è andata. Ma insomma, il messaggio di fondo è ottimista: la scienza è al servizio dell’uomo, i ricercatori lavorano per migliorare le condizioni di vita dell’umanità.

Ribatte Mancuso. Comincia premettendo che a lui la scienza piace tanto, e che ne sfrutta i vantaggi come tutti. Poi, però, dice che diffida. Di cosa? Della scienza col complesso di superiorità, degli scienziati che intervengono sulla natura umana e che pensano che l’umanità si debba fidare di loro perché così la vita sarà migliore. Sembra quasi che Mancuso pensi che gli scienziati non facciano parte dell’umanità, ma forse mi sbaglio. Poi continua parlando di questa famigerata società nanoscientifica evocata da Veronesi, che francamente non si è ben capito cosa sia, se non che a Mancuso fa molta paura perché ci sono gli scienziati che ti mettono nel sangue i microorganuli (da non confondere coi microgranuli: quelli gli scienziati li mettono nei dentifrici), così poi puoi correre per tre ore senza respirare. Evviva, gridano tutti (ma tutti chi?), e invece no, dice Mancuso, perché chi stabilisce cosa è buono per l’uomo? Attenzione, continua, perché un uomo che corre senza respirare poi parla senza pensare e vive senza amare (ma potrebbe anche amare senza respirare o correre senza parlare, dico io). A questo punto salta fuori Einstein, e ci mancherebbe. Einstein, poveretto, deve aver passato buona parte della sua vita a pronunciare e scrivere frasi che fossero citabili in qualunque contesto. Comunque, Einstein, nelle frasi riportate, parlava di lotta alla guerra e di limitazione degli armamenti, ma Mancuso dice che vabbe’, in fondo fa lo stesso, perché il messaggio è che la ricerca scientifica deve essere guidata dall’etica. Come non essere d’accordo? Qui però uno si aspetta che Mancuso, da filosofo, approfondisca il discorso, dandoci qualche opinione, qualche spunto di riflessione, su quale sia la fonte dell’etica. Lo stato? La chiesa? I filosofi? Gli scienziati stessi? I comitati di cittadini? Non si sa. Peccato.

Però occhio, continua Mancuso: alla scienza servono enormi finanziamenti pubblici e supporto politico, e quindi non può fare quello che vuole: deve decidere la comunità umana (di cui, se abbiamo capito bene, non fanno parte gli scienziati). Su questo punto mi sento di rassicurare Mancuso: nel nostro paese la scienza non ha né enormi finanziamenti né supporto politico, quindi non c’è problema. Ma il pericolo è comunque in agguato, secondo Mancuso, perché la società nanoscientifica, sempre lei, potrà imporre all’individuo uno standard di salute fisica e mentale predefinito invadendolo di questi maledetti microorganuli: e sarebbe un peccato, sempre secondo Mancuso. Perché? Perché in base a questo standard predefinito (non si sa quale, ma si ha il sospetto che si tratti di semplice buona salute), non avremmo avuto Michelangelo, Leopardi, Nietzsche, Van Gogh, Tolstoj, ecc. Questi grandi uomini, infatti, imbottiti di microorganuli, avrebbero pensato solo a fare jogging ogni mattina (per tre ore senza respirare, ricordiamo) dopo una colazione a base di cereali (americani e ogm, aggiunge Mancuso per chiarire meglio come la pensa).

E qui è il caso di farsi seri, di lasciare la società nanoscientifica alle fantasie dei futurologi, e di ricordare un po’ di cose sulla realtà in cui viviamo. Per esempio che mettere la sofferenza fisica e il disagio mentale alla base della grandezza artistica è un argomento debole (che la grande arte nasca dal dolore è un luogo comune romantico, ma siamo sicuri che sia anche vero?) e anche pericoloso. Un argomento al quale si potrebbe obiettare che se, per avere Van Gogh, migliaia e migliaia di persone hanno dovuto soffrire le pene dell’inferno, preda di disagi psichici e fisici che oggi si curano facilmente grazie ai farmaci di sintesi, be’, allora forse è il caso di tenersi i farmaci e di rinunciare ai quadri coi girasoli. Ma fortunatamente le cose non sono così semplici. E le parole di Mancuso suonano involontariamente ironiche in un paese come l’Italia dove, tanto per fare un esempio, la legge rende la vita molto difficile a genitori portatori di anomalie genetiche anche gravi che vogliano mettere al mondo un bambino sano, nonostante la scienza dia loro tutti i mezzi per farlo. Non è la scienza, quindi, a imporre alla comunità umana del nostro paese uno standard di salute fisico e mentale. Se poi, un giorno, qualcuno vorrà aiutarci a capire su cosa fondare un’etica che non sia basata unicamente sull’irrazionalità e sulla paura del nuovo (possibilmente facendo uno sforzo per capire cosa fanno davvero gli scienziati, e senza trattarli da personaggi di un tecnothriller alla Crichton), qui troverà orecchie pronte ad ascoltare.

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  • Ryoga

    Non sono hno scienziato ma ho una formazione scientifica, avrei alcuni commenti:
    - lo scienziato medio ne sa MOLTO di più di etica e filosofia di quanto il filosofo medio sa di scienza
    - lo scienziato medio non rispetta la criticq ad minchiam che arriva da chi non sa nulla di scienza. Il dibattito sulla ricerca ci sta, ma un conto sono le mutazioni sull’aviaria, un altro l’LHC che distruggerà la terra creando un buco nero
    - viviamo in paese in cui storicamente la cultura scientifica è poco considerata, ci sta che uno sia un po’ prevenuto
    - se poi entra in gioco la teologia, facile che uno ignori qualunque argomentazione in quanto probabilmente avrà della teologia la stessa considerazione che ha dell’astrologia

  • nicgarga

    Al posto di stare a sentire Mancuso, per avere qualche sano spunto di riflessione su scienza, etica e umanità, sarebbe meglio rileggersi Einstein, pensieri degli anni difficili, bollati boringhieri. Attualissimo.

  • http://www.adhoczerbini.it Wendkuni

    Quanto alla necessità del dolore nell’arte, credo abbia un ruolo fondamentale, su questo sono (nel mio piccolo e in parte) d’accordo con Mancuso.
    Immagino però che anche Leopardi avrebbe preferito camminare dritto e scrivere qualche poesia in meno.
    Sinceramente non credo che la Scienza abbia la presunzione di poter cancellare il dolore in ogni sua forma dalla vita di ogni uomo, conosco gente fisicamente sana come un pesce ma molto tormentata, gli stimoli non mancheranno mai!

  • pifo

    Che fiducia possiamo avere nell’uomo se non ci imponiamo nemmeno il principio di leggerne attentamente le parole e di attenerci il piu’ filologicamente possibile al loro significato?
    Mancuso, a volerlo leggerlo letteralmente e fino in fondo, non stabilisce alcun nesso tra “disagio e grandezza artistica” ma parla della necessita’ di tutelare l’unicita’, l’ individualita’ umana nel rispetto delle singole esperienze esistenziali anche quando essa non e’ cosi’ facilmente apprezzabile.
    Il pericolo del quale parla Mancuso (a volerlo leggerlo letteralmente e fino in fondo) non e’ quello di rinunciare ad un potenziale Van Gogh se ci curiamo con i microorganuli o se non respiriamo mentre corriamo per il parco ma di valutare come patologica e quindi “meno degna” l’esistenza di un sofferente perche’ semplicemente inferiore agli standard stabiliti da qualcuno. Il pericolo e’ quello di imporre culturalmente il microrganulo o la corsa senza fiato anche a chi, di per se, non lo prenderebbe mai, per il semplice fatto che non si sente affatto malato.
    Michelangelo, Leopardi etc. stanno li ad insegnarci, dice Mancuso, non il nesso tra genio e disagio ma, piu’ semplicemente, che uno “standard minimo di salute fisica e mentale” non dovrebbe mai essere definito ed indicato perche’ semplicemente … non esiste e che il “puro vantaggio” non e’ un misurabile di questo mondo!
    Concordo con il fatto che e’ difficile attribuire alla “Scienza” un intento preciso e un ruolo sostanziale nella definizione di questi “standard” che spesso provengono invece da processi sociali e culturali ma ci andrei ugualmente cauto con le dichiarazioni di verginita’ assoluta e di irreprensibile illibatezza, perche’ la “Scienza” (odioso questo termine da utilizzare con questa estensione) ha fatto nel passato i suoi passi falsi e li fa tuttora (Errare e’ umano, la scienza e’ umana )
    Lasciamo stare i prestigiosi “contributi” che diverse personalita’ scientifiche (non solo tedesche!!) dedicarono alla eugenetica tra ottocento e novecento, sarebbe troppo facile! Parliamo invece delle metodiche con le quali oggi vengono valutati certi particolari quadri clinici per diagnosticare o meno una certa patologia.
    Come mai, ad esempio, si assiste ad una crescita esponenziale di casi di ADHD? Una vera pandemia afferma Marco Bobbio nel suo libro.
    Fattori ambientali? Probabile! Ma stranamente i casi sono piu’ numerosi la dove e’ piu’ diffusa una certa terapia farmacologica.
    Allora, sospetta qualcuno, potrebbero essere fattori indotti dal successo di quella terapia.
    Ovvero, poiche’ il metilfenidato ha effetti terapeutici su tutto uno spettro ampio di problematiche composte sia da sindromi patologiche documentate (tra le quali l’ADHD) che da manifestazioni comportamentali, si e’ indotti a indentificare come “patologiche” e associabili all’ADHD tutta una serie di difficolta’ che un tempo erano “incasellate” invece alla voce “disturbi sociali e di relazione”.
    Il risultato “scientifico” e’ che nella Pareto del disagio “infantile” cresce sempre di piu’ il bin dell’ADHD e scende quello del “ragazzino con gravi problemi familiari”.
    Ecco i pericoli ai quali Mancuso allude … altro che “tormento ed estasi”.
    Saluti.

  • giupina

    Neanche a me piacciono alcuni salti logici di Mancuso, ma è un errore in cui incappiamo unpo’ tutti quando difendiamo le nostre posizioni. Per esempio, dire che la scienza dia ai genitori portatori di anomalie genetiche tutti i mezzi per mettere al mondo un bambino sano è proprio un bell’eufemismo. Più onestamente direi che permette di scegliere tra gli embrioni quali non siano portatori di quelle anomalie e buttare gli altri nel cestino. Forse non sono ben informata ma non credo che siano le terapie geniche in discussione o che la legge le proibisca.

  • reili

    Il discorso che fa Vito Mancuso,ovvero il problema di una certa cultura(si fa per dire)”scientista” e le sue possibili
    (o forse gia’ reali?)
    conseguenze,in questo articolo viene un po’ banalizzato a mio parere.

  • erka

    Viviamo nell’era dominata dalla paranoia complottista in cui è facile per alcuni essere indotti a credere nei complotti pra-scientifici improbabili ma non impossibili tipo HAARP e Chemtrails. Questi malfattori hanno instillato il veleno del dubbio che ora permea le menti più deboli. Menti attanagliate da paure e dubbi, menti capaci solo di pensieri deboli e Vito Mancuso non fà certo difetto a questa regola. Per quanto riguarda gli appuntamenti col futuro tipo “2001 Odissea nello Spazio”, per me è possibile sbagliare l’anno per eccessivo ottismo ma non è possibile negare ora che un evento assai probabile avverrà domani. Nato con i treni a vapore, io sono abbastanza vecchio da aver visto con i miei occhi 3 uomini arrivare sulla Luna dentro ad un proiettile, proprio come aveva predetto Jules Verne tanti anni prima che nascessi. Con me non attacca…catastrofisti jattevenn…tiè tiè..