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Educazione civica

8 giugno 2012

Ricordo che, quando ero piccolo, a scuola c’era l’ora di educazione civica. Credo dovesse servire a farci diventare buoni cittadini. Non ricordo molto di cosa si parlasse, durante quell’ora. C’erano di mezzo leggi, articoli, forse la costituzione. Ricordo però che l’insegnante non sembrava molto convinta, e infatti di ore di educazione civica forse ne avremo fatte due o tre in tutto l’anno, poi chissà come è finita. Adesso, quando sento in qualche dibattito che noi italiani non siamo buoni cittadini, e che la ragione sarebbe che non ci insegnano l’educazione civica, io penso: boh.

Io penso che, per essere buoni cittadini, nelle scuole si dovrebbe insegnare a saper leggere una statistica, a valutare le grandezze, a interpretare un grafico, a non scambiare una correlazione con un rapporto di causa-effetto, a capire cosa significa davvero fare una previsione, a ragionare in modo quantitativo, a valutare le incertezze, a soppesare le prove, a selezionare le ipotesi, a interpretare i fatti in modo obiettivo, ad analizzare logicamente un’affermazione, a saper formulare le proprie idee in modo logico, a capire se una domanda è ben posta – potrei continuare a lungo ma credo si sia capito il punto. Penso che ci vorrebbe più educazione scientifica.

Fate un esercizio: guardatevi attorno, aprite una pagina di giornale a caso. Non c’è decisione importante che non richieda qualche valutazione di tipo quantitativo, una conoscenza approfondita dei meccanismi di funzionamento del mondo. Non sapere niente di scienza e di metodo scientifico significa ormai essere vittima di un analfabetismo molto peggiore di quello che impediva ai nostri trisnonni di dare un senso ai segni tracciati su un foglio di carta. Significa essere in balia del venditore di fumo di turno, dei seminatori di ansia, degli spacciatori di ricette semplicistiche per problemi complessi. Significa vivere ottenebrati, sopraffatti dal rumore di fondo di informazioni superflue, allarmistiche o infondate. Significa fare scelte irrazionali che prima o poi si pagheranno care, economicamente, o in termini di qualità della vita. Alla fine, in pratica, non essere educati scientificamente significa non essere buoni cittadini.

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  • http://leo54.splinder.com/ leorotundo

    Hai RAGIONE.

  • chicopipa

    @ passante:”l’algebra è nata in medioriente, non in Grecia, senza contare l’India e la Cina”. La nascita dell’algebra è da far risalire a Diofanto di Alessandria, quindi alla Grecia. Ora, spiegarle perché Alessandria è da considerarsi Grecia penso sia abbastanza complicato (a leggere quello che ha scritto finora).
    Saluti (anche da parte di al-Khwārizmī che la ringrazia comunque).

  • passante

    Stai a vedere che pure l’india adesso è da considerarsi grecia. E i calcoli astronomici in base sessagesimale delle popolazioni inca sono cose greche pure quelle. Cos’è questa puzza di spocchia che sento? Volete dimostrare che l’intelligenza umana si esaurisce nella scienza atea e chi non è d’accordo è un incivile perché questa non è sparta? Piuttosto che ammettere di aver detto cazzate sostenendo l’equazione scienza=ateismo=civiltà ci si barrica deitro l’assunto (sbagliato, ennesima cazzata) del centralismo intellettuale ellenico nell’antichità, e ciò che non è misurabile e dimostrabile si etichetta hic sunt leones, religione, leggenda, favola, superstizione per bigotti ignoranti sempliciotti ingenui selvaggi incivili che non accettano la civiltà evoluta e la tecnologia superiore dell’ateismo scientifico. L’eleasticità mentale degli scienziati è inversamente proporzionale al loro sterile egotismo.

  • cristiano1982

    Sicuramente acquisire una buona capacità analitica e quantitativa è necessario per farsi almeno un’idea della bontà o meno delle scelte pubbliche e della politica che influenzano molti aspetti della vita di ogni cittadino. Tuttavia se non vi è condivisione degli obiettivi che sono di interesse generale, grazie alle magie della statistica e dell’ingegneria, magari si finisce a lavorare per le grandi banche confezionando quei sofisticati titoli responsabili di una buona parte della crisi mondiale!

  • giupina

    “a che stai pensando? alla Logica o alla Morale?”
    Chiedeva Russell al Giovane Wittgenstein che camminava attorno alla scrivania del suo studio…
    “a entrembe”.
    http://inafferrabilerey.giovani.it/diari/640121/le_parole_sono_pietre.html