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Provare l’impossibile

15 marzo 2012

Questa mattina, appena alzato, ho dato una scorsa agli articoli scientifici usciti nelle ultime ventiquattr’ore sul sito ArXiv. Lo faccio ogni giorno, e come ogni giorno ci ho trovato ipotesi e risultati su cose come la materia e l’energia oscure, i buchi neri, le lenti gravitazionali. C’era anche un articolo sui wormholes. Ordinaria amministrazione. Ma quando provo a guardarlo dall’esterno, mi rendo conto che il lavoro di uno scienziato può sembrare quello di esercitarsi a credere ad almeno sei cose impossibili prima di colazione, per citare la Regina Bianca di Alice attraverso lo specchio.

In effetti, la scienza ha fatto entrare nella nostra visione del mondo idee molto lontane dal senso comune. Il tempo scorre diversamente per osservatori che si muovono uno rispetto all’altro; lo spazio si deforma ovunque ci sia una massa; un elettrone è allo stesso tempo un’onda e una particella; esistono regioni dello spazio-tempo da cui nemmeno la luce riesce a fuggire; il 95% dell’universo è fatto di roba completamente diversa da quella di cui siamo fatti noi; e via così. Le idee della scienza sono diventate sempre più stupefacenti col passare del tempo, soprattutto a partire dall’inizio del ventesimo secolo. Ma non è che fossero meno sconcertanti duecento, trecento o quattrocento anni fa. Newton sentì il bisogno di giustificarsi per aver ipotizzato una misteriosa azione a distanza tra i corpi (la gravità). L’elettromagnetismo sembrò una cosa magica ai contemporanei di Maxwell (tanto da alimentare correnti di pensiero tecno-spiritualiste le cui scorie sono talvolta ancora visibili in certa sottocultura contemporanea). E provateci voi a spiegare a uno che non ne sa niente che la Terra si sposta a velocità pazzesca nello spazio.

La divulgazione fa molto leva sulla natura sorprendente delle scoperte scientifiche, ed è giusto. Il problema è che il senso di meraviglia che la scienza è in grado di suscitare può anche prestarsi a distorsioni pericolose se non è maneggiato con cura: per esempio accompagnandolo allo sforzo di far comprendere in cosa consiste il metodo scientifico. Tra le manipolazioni più fastidiose, almeno per me, c’è quella di chi cerca sponda per le proprie convinzioni irrazionali, provando a usare la scienza contro se stessa. L’argomento è più o meno questo: se gli scienziati credono in [riempire questo spazio con un’idea contraria all’intuizione ma ritenuta valida scientificamente] perché io non posso credere a [riempire questo spazio con un’idea priva di qualunque supporto o addirittura impossibile da mettere alla prova]. Esempio: “Se voi scienziati credete alla materia oscura, perché io non posso credere agli unicorni?”. Una variante dell’argomento introduce un elemento storico: “Voi scienziati avete creduto in passato a idee poi rivelatesi false: chi vi dice che non stiate sbagliando ancora (e che invece la mia idea che esistano le fatine del bosco sia corretta?)”

Queste argomentazioni non stanno in piedi innanzitutto da un punto di vista logico: perché, infatti, chi la pensa così dovrebbe cercare avallo nella scienza – che evidentemente non ritiene un metodo valido di comprensione del mondo? Che gliene importa di mettersi a confronto con gli scienziati – che ritiene, lo si legge tra le righe, ostili in modo preconcetto alle proprie idee preferite? Non potrebbe credere semplicemente agli unicorni o alle fatine del bosco o a quello che gli pare, essendo fieramente e coerentemente anti-scientifico? Ma a parte questo, chi argomenta in questo modo ha le idee molto confuse sul modo in cui funziona la scienza. Che, in realtà, è tutto il contrario di un sistema di credenze. Gli scienziati non “credono” nella materia oscura, o nell’esistenza dei buchi neri. In effetti, la scienza è un metodo sviluppatosi esattamente per filtrare le idee, per separare quelle valide da quelle sbagliate. Il lavoro degli scienziati è solo per metà quello di produrre ipotesi, di escogitare idee anche lontane dall’intuizione immediata. Per l’altra metà – in realtà la più importante – è quello di criticare queste idee, le proprie e quelle dei colleghi, e di sottoporle a verifiche sperimentali riproducibili da chiunque, che possano chiarire se sono valide o meno. Gli scienziati si sono dannati per cercare le prove dell’esistenza dei buchi neri o della materia oscura. Sta a chi crede negli unicorni o nelle fatine del bosco fare altrettanto. In caso contrario, è liberissimo di “credere” alla loro esistenza, ma non di pretendere che essa faccia parte di un sapere condiviso e accettato dal resto dell’umanità. Il fatto che la scienza abbia sbagliato in passato e continuerà a sbagliare in futuro non è un bug, è una feature, come si dice. Non è un difetto: è la natura stessa del metodo scientifico e la ragione del suo successo. È chi si aggrappa a idee basate unicamente sul sentito dire, cocciutamente immutabili di fronte alle evidenze contrarie, che dovrebbe farsi qualche domanda in più sulla loro effettiva consistenza.

Domattina, come ogni mattina, scorrerò la lista degli articoli apparsi nella notte su ArXiv. Metà del mio cervello si annoierà a vedere ancora risultati su roba come la materia oscura o i buchi neri. L’altra metà – spero quella migliore – starà andando alla caccia di indizi per migliorare o per confutare le idee e le ipotesi dei miei colleghi. È quella, la parte divertente del mio lavoro.

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  • Francesco

    @ROCCOR
    Sicuramente c’è chi “crede” nella scienza..secondo me sbaglia, la scienza è da studiare e comprendere. Il metodo scientifico è appunto solamente un “metodo”, uno strumento. Io non “credo” nelle leggi della fisica, le considero un utile strumento perché mi permettono di descrivere e prevedere (caratteristica molto importante) il comportamento dell’universo meglio di altri modelli. Come non ho fede nel mio computer o nella mia chiave inglese..

    E ora passo la parola a chi ne sa sicuramente più di me:
    http://www.youtube.com/watch?v=jMiQUStPvNA

  • erka

    ..chissà com’è si finisce sempre che parlando dei presupposti del c.d. metodo scientifico, poi qualcuno alla fine tira regolarmente in ballo padreterni e religioni. Le religioni non c’entrano una mazza col metodo di cui sopra perchè questo “qualcuno” psunto e sedicente ateo insiste nel confondere ad arte fisica e metafisica. Così facendo alla fine i vari discepoli di Odifreddi riescono nell’ intento di fare del loro miope ateismo un’altra forma di religione. E ricadono sempre nello stesso errore: se togli Dio e al suo posto ci metti il Nulla ecco che il Nulla è un Dio-Nulla “n’antra vota”. Questo non è ateismo ma è neo-scintoismo.
    Anche citare Feynman c’entra molto poco con la definizione di metodo scientifico. Feynman dice solo che non è possibile riassumere la enorme complessità dell’ esistenza in una sola semplice teoria onnicomprensiva. Prima o poi salterà fuori l’eccezione imprevista ed imprevedibile che non conferma la regola così come la deviazione relativistica del periodo di Mercurio non ha messo in crisi il modello gravitazionale di Newton ma lo ha messo solo tra parentesi. Newton calza la realtà con sufficiente precisione per oggetti celesti aventi velocità frazionarie di c molto piccole ma se gli oggetti si muovono con velocità relativistiche prossime a c allora il modello Newtoniano diventa insufficiente e subentra il modello Einsteniano. E ora tocca mettere tra parentesi anche il modello Einsteiniano, vedi neutrini CERN e OPERA. A chi tocca non s’ingrugni…

  • vesic4pi5ci5

    Per l’altra metà – in realtà la più importante – è quello di criticare queste idee, le proprie e quelle dei colleghi, e di sottoporle a verifiche sperimentali riproducibili da chiunque, che possano chiarire se sono valide o meno.
    Gli scienziati si sono dannati per cercare le prove dell’esistenza dei buchi neri o della materia oscura. Sta a chi crede negli unicorni o nelle fatine del bosco fare altrettanto. In caso contrario, è liberissimo di “credere” alla loro esistenza, ma non di pretendere che essa faccia parte di un sapere condiviso e accettato dal resto dell’umanità.

    Buchi neri o fatine è indiscutibile che nella storia del pensiero umano, così come la conosciamo ora, affiorano come sole meridiano ,i filoni delle scienze naturali e delle scienze religiose. Addirittura nei Misteri Greci ed Egiziani (ed in altre civiltà)questi due andavano a braccetto.

    Mi trovo d’accordo sul bisogno di dimostrare l’esistenza dell’anima e di altre realtà spirituali.
    Gli antichi, oltre alle fondamenta di quella piramide scientifica di cui oggi proviamo meraviglia ci testimoniano anche della presenza di (a loro dire) “realtà” animiche e spirituali.
    Ci dicono anche che l’anima non è visibile ad occhio nudo e questa va sperimentata soggettivamente.
    <>
    La storia ci ricorda molti uomini che hanno risolto il mistero.
    <> Lc. 11,11
    E sull’esistenza di questi uomini profondi, gli uomini stessi hanno eretto traballanti rovine di supposte rivelazioni incomprensibili che non fanno altro che annebbiare la vista dell’intelletto.
    <>
    <>
    Anche gli scienziati sono liberi di credere alla loro Scienza, ma non di pretendere che Essa sia l’unica saggezza condivisa e accettata dal resto dell’umanità.
    Tuttora sono lungi dall’aver sperimentato ed aver avuto prova dell’esistenza di oceano sconfinato di acqua, ma ho voglia di indagare e andrò fino in fondo.

  • vesic4pi5ci5

    Per l’altra metà – in realtà la più importante – è quello di criticare queste idee, le proprie e quelle dei colleghi, e di sottoporle a verifiche sperimentali riproducibili da chiunque, che possano chiarire se sono valide o meno.
    Gli scienziati si sono dannati per cercare le prove dell’esistenza dei buchi neri o della materia oscura. Sta a chi crede negli unicorni o nelle fatine del bosco fare altrettanto. In caso contrario, è liberissimo di “credere” alla loro esistenza, ma non di pretendere che essa faccia parte di un sapere condiviso e accettato dal resto dell’umanità.

    Buchi neri o fatine è indiscutibile che nella storia del pensiero umano, così come la conosciamo ora, affiorano come sole meridiano ,i filoni delle scienze naturali e delle scienze religiose. Addirittura nei Misteri Greci ed Egiziani (ed in altre civiltà)questi due andavano a braccetto.

    Mi trovo d’accordo sul bisogno di dimostrare l’esistenza dell’anima e di altre realtà spirituali.
    Gli antichi, oltre alle fondamenta di quella piramide scientifica di cui oggi proviamo meraviglia ci testimoniano anche della presenza di (a loro dire) “realtà” animiche e spirituali.
    Ci dicono anche che l’anima non è visibile ad occhio nudo e questa va sperimentata soggettivamente.
    -Vi sono degli anatomici che non scoprendo con la vista alcuno spirito nelle fibre muscolari, nel tessuto nervoso o nella materia grigia cerebrale, sollevata con la punta del bisturi, sostengono che l’anima non esiste. …Per scorgere il vero uomo che una volta abitava il corpo che gli sta di fronte sulla tavola anatomica, il chirurgo deve usare altri occhi, diversi da quelli corporei.-
    La storia ci ricorda molti uomini che hanno risolto il mistero.
    -Perciò io vi dico : chiedete e riceverete! Cercate e troverete! Bussate e la porta vi sarà aperta. Perchè, chiunque chiede riceve; chi cerca trova, a chi bussa sarà aperto-Lc. 11,11
    E sull’esistenza di questi uomini profondi, gli uomini stessi hanno eretto traballanti rovine di supposte rivelazioni incomprensibili che non fanno altro che annebbiare la vista dell’intelletto.
    -L’umanità ha un anelito insopprimibile ed innato che deve essere soddisfatto in ogni religione e che soppianterà un giorno la teologia dogmatica non dimostrata e nono dimostrabile dei nostri tempi cristiani. Questo anelito cerca le prove dell’immortalità dell’anima.-
    -Quando molti anni addietro, per la prima volta, ho viaggiato in Oriente, esplorando i penetrali dei suoi santuari deserti, due domande tristi ed assillanti opprimevano il mio pensiero: chi, che cosa e dov’è Dio? Chi ha mai veduto lo Spirito immortale in modo da assicurarsi della immortalità dell’uomo?
    Mentre ero ansiosa di risolvere questi problemi tormentosi, venni in contatto con certi uomini dotati di misteriosi poteri e profonda conoscenza, che possiamo ben chiamare Saggi dell’Oriente. Ho prestato prontamente l’orecchio alle loro istruzioni ed essi mi dimostrarono che, combinando la scienza con la religione, lesistenza di Dio e l’immortalità dello spirito dell’uomo si possono provare, come un problema di Euclide. Per la prima volta allora ho avuto la prova che la filosofia orientale non ammette altra fede salvo quella assoluta ed irremovibile nella onnipotenza dell’immortale Se dell’uomo. Mi dissero che questa onnipotenza deriva dall’affinità dello spirito umano con quello universale, cioè Dio. Mi dissero che l’effetto finale non può che essere dimostrato se non da quello precedente. L’uomo-spirito dimostra l’esistenza di Dio-spirito, come una goccia d’acqua dimostra l’esistenza della sorgente da cui scaturisce.
    Dite a qualcuno, che non ha mai veduto l’acqua che vi è un oceano di acqua, ed egli deve accettare la vostra affermazione basandosi sulla fede, oppure respingerla; ma versategli una goccia sulla palma della mano e gli fornirete una prova, da cui potrà dedurre tutto il resto. Egli potrebbe cioè gradualmente comprendere che può esistere un oceano sconfinato di acqua. La fede cieca non è più necessaria, l’avrà sostituita con la Conoscenza. Quando si constata che un uomo mortale è in grado di manifestare formidabili poteri, controllare le forze della natura, aprirsi la visione del mondo dello spirito, allora, una mente che riflette, sarà illuminata dalla convinzione che se l’Ego spirituale di un uomo è capace di compiere tanto, le capacità dello Spirito-Padre, dovranno essere relativamente tanto più grandi, quanto più vasto è un oceano rispetto ad una goccia d’acqua, per volume e per potenza. “Ex nihilo; nihil fit”, dimostrate l’esistenza dell’anima dell’uomo con i suoi poteri meravigliosi e avrete dimostrato l’esistenza di Dio!-
    Anche gli scienziati sono liberi di credere alla loro Scienza, ma non di pretendere che Essa sia l’unica saggezza condivisa e accettata dal resto dell’umanità.
    Tuttora sono lungi dall’aver sperimentato ed aver avuto prova dell’esistenza di oceano sconfinato di acqua, ma ho voglia di indagare e andrò fino in fondo.