Il Post
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Nessun segnale

11 febbraio 2011

“Una notte osservavo come al solito il cielo col mio telescopio. Notai che da una galassia lontana cento milioni d’anni luce sporgeva un cartello. C’era scritto: TI HO VISTO.” Da qui, il protagonista del racconto Gli anni luce, di Italo Calvino, si avvita in una serie di imbarazzate riflessioni sulle difficoltà della comunicazione interstellare.

I segnali radio prodotti dalla nostra civiltà, che lo vogliamo o no, raggiungono punti sempre più lontani nello spazio, propagandosi alla velocità della luce. Potrebbero essere captati da altri osservatori? Oppure, potrebbe accadere l’opposto? Puntando i nostri radiotelescopi, potremmo essere in grado di ricevere le trasmissioni radiofoniche o televisive di abitanti di altri pianeti, o no?

Nei commenti al post precedente, segnalavo questa applicazione che consente di calcolare la distanza massima da cui sarebbe possibile intercettare una trasmissione radio interstellare, a seconda dei parametri della trasmissione e dell’apparato di ricezione. Dopo di che, mi è capitato di leggere questo interessante articolo che analizza proprio la possibilità di captare segnali trasmessi accidentalmente nello spazio. Viene fuori che le prospettive di sintonizzarsi su un canale radiotelevisivo alieno sono pressoché inesistenti, contrariamente a quello che si è spesso sostenuto, e che altrettanto improbabile è che ascoltatori su altri pianeti intorno ad altre stelle possano aver ricevuto le nostre trasmissioni: per farlo, avrebbero dovuto costruire un’antenna (o un insieme di antenne, se usassero interferometri) di dimensioni equivalenti all’area di Chicago, cosa che per il nostro livello tecnologico richiederebbe l’intero prodotto lordo del pianeta. Persino un segnale prodotto intenzionalmente per essere ricevuto dallo spazio sarebbe estremamente difficile da rivelare da distanze superiori a pochi anni luce.

So che qualcuno sarà deluso da tutto questo, e mi dispiace. Ma guardate al lato positivo: nessuna civiltà evoluta nella galassia potrà lamentarsi della qualità dei nostri programmi.

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  • massimo55alias

    Ed io che macinavo file su file col Seti@home… Interessanti comunque, leggendo l’articolo, le prospettive con laser e microonde. Ma a livello ottico, cioè di laser, nessuno ha mai pensato a “guardare” in questo senso? Perché i sensori dei telescopi integrano nel tempo e tutto andrebbe perso comunque, anche capitandoci per caso.

  • madda

    Non v’e’ dubbio che nessuno potra’ lamentarsi della qualita’ dei nostri programmi!Ma, viste le enormi distanze in anni luce ,a meno che non si riesca a viaggiare con i fotoni,in questo nostro universo non e’ possibile,con le conoscienza di oggi la comunicazione come la intendiamo noi umani.O forse si?

  • Diego Belloni

    se volessi fare l’avvocato del diavolo, direi che metà di questo discorso presuppone che eventuali ascoltatori di altre stelle siano ad un livello tecnologico simile al nostro.

  • madda

    Ci sono piu’ segreti in cielo che stelle nell’universo.Chissa’ forse la sonda Setis,inviata anni fa con l’intento di entrare in contatto con forme di vita diverse potrebbe soddisfare i nostri mille umani perche’.

  • skelfrog

    Un altro aspetto positivo della questione è che mi toglie qualche argomento a coloro che da posizioni spesso non propriamente laicissime si facevano belli con il Paradosso di Fermi e/o derivati (Von Neumann probes o Self Replicating machines)

  • alnilam

    Nel romanzo di Carl Sagan “Contact”, una civiltà extraterrestre capta la prima trasmissione radiotelevisiva di grande potenza trasmessa dal genere umano: la cerimonia di inaugurazione dei giochi olimpici di Berlino del 1936, praticamente l’esaltazione della magnificenza del Terzo Reich! Peggio di così come biglietto da visita…