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I prossimi dieci anni di astrofisica

20 agosto 2010

Nei giorni scorsi è stato reso pubblico il risultato del Decadal Survey per l’astronomia e l’astrofisica, per il periodo 2010-2020. È un rapporto che contiene una serie di raccomandazioni e linee guida per la ricerca futura negli Stati Uniti, redatto ogni dieci anni da un gruppo di esperti nominato dalla National Academy of Sciences. È una cosa piuttosto rilevante, che di fatto orienta in modo spesso determinante le decisioni delle agenzie che devono finanziare i vari progetti scientifici.

Il primo grosso progetto su cui si raccomanda di puntare è il telescopio spaziale WFIRST, che sarà in grado di osservare un numero enorme di galassie nella banda infrarossa. Poi c’è l’interferometro LISA per la ricerca di onde gravitazionali. E infine, una serie di progetti meno costosi, ma non meno interessanti, in linea con la recente e fortunata politica della NASA di puntare su missioni snelle  che diano risultati a breve termine.

Per quanto riguarda i telescopi terrestri, è stata raccomandato di puntare sul progetto del Large Synoptic Survey Telescope (LSST), un telescopio di 8 metri di diametro in grado di osservare rapidi cambiamenti nel cielo, una cosa che può essere utile per esempio per rivelare supernovae, pianeti intorno ad altre stelle, o asteroidi in avvicinamento. Inoltre, ma a priorità inferiore, si raccomanda di puntare alla realizzazione di un telescopio gigante, un colosso di 30 metri di diametro.

In definitiva, leggendo il Decadal Survey (il rapporto completo, di quasi 300 pagine, si scarica in pdf a questo indirizzo) ci si può fare un’idea piuttosto chiara di quali saranno le aree calde di ricerca nei prossimi dieci anni, quelle da dove, presumibilmente, arriveranno le scoperte grosse. Sono essenzialmente tre: la ricerca sugli oggetti più antichi dell’universo (le prime stelle e galassie) e sui buchi neri; la ricerca di pianeti abitabili intorno ad altre stelle; la comprensione della fisica che regola il funzionamento dell’universo nel suo complesso (in particolare il tentativo di comprendere la natura dell’ingrediente più abbondante del cosmo, la cosiddetta “energia oscura”, scoperta poco più di dieci anni fa, di cui si sa ancora molto poco).

Resta da vedere come risponderà l’Europa, che proprio in questi mesi sta decidendo la politica delle future missioni scientifiche.

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  • juhan

    Una domanda: io credevo che i telescopi molto grossi fossero troppo costosi e se ne usassero di più piccoli in parallelo (come si dice arrays? e interferometria si capisce?). Magari nel rapporto c’è ma 300 pagine sono tante, troppe.

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  • http://www.amedeobalbi.it Amedeo Balbi

    @juhan, sì, sono due strategie diverse, dipende esattamente da quello che uno vuole fare (gli interferometri sono ideali per la radioastronomia, più complicati per l’ottico o l’infrarosso). L’idea di costruire specchi molto grandi, di decine di metri (magari fatti di specchi più piccoli) rimane valida.

  • idonthavetimeforthiscrap

    Due cose: uno, ma è una mia impressione o sta cosa dei pianeti abitabili è diventata una specie di ossessione? Io seguo il mondo dell’astrofisca/astronomia/esplorazione spaziale dal “di fuori”, ma mi pare che sta cosa dei pianeti abitabili sia l’equivalente di una “moda” nel campo dell’esplorazione spaziale. Come mai? Non sarebbe meglio destinare più risorse ad altre cose? Anche la NASA mi pare che si stia focalizzando un po’ troppo su sta cosa… in realtà è più un’impressione che altro, quindi correggetemi se sbaglio

    La seconda cosa era un po’ OT: ma avete visto che figata questa?
    http://www.google.com/moon/

  • http://www.amedeobalbi.it Amedeo Balbi

    @idont: be’, quella dei pianeti abitabili è un’area di ricerca in cui c’è ancora molto da scoprire, quindi è naturale che attragga interesse. E indubbiamente è scientificamente molto importante capire se esistono altri pianeti simili alla Terra lì fuori. Sarebbe davvero rivoluzionario scoprirne uno.

    (Bello google moon, lo conoscevo)

  • idonthavetimeforthiscrap

    ecco
    detesto insistere
    ma ripeto, vedo la cosa dal di fuori e da altri campi
    MA
    non esiste un calcolo probabilistico? non è ALTAMENTE probabile che esistano altri pianeti abitabili? e quando dico altamente, voglio dire: non è praticamente sicuro che esistano pianeti abitabili? e se lo sappiamo già, non sappiamo anche che sono MOLTO lontani? e che non li raggiungeremo anytime soon? e allora… qual’è il senso?