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Vent’anni da telescopio

22 aprile 2010

Edwin Hubble era un signore allampanato che fumava la pipa e di mestiere faceva l’astronomo. Non un astronomo qualsiasi: il più grande del ventesimo secolo, quello che ha cambiato nel giro di qualche anno (tra il 1924 e il 1929) la nostra visione del cosmo, mostrando che esistono altre galassie e che l’universo si espande.

Eppure, da venti anni a questa parte, sentendo nominare Hubble la maggior parte delle persone non pensa a Edwin, ma al telescopio spaziale che porta il suo nome. Fu messo in orbita nell’aprile del 1990 dallo Shuttle Discovery; era un telescopio di piccola scala rispetto ai giganti terrestri, ma il fatto di essere nello spazio, lontano dal disturbo dell’atmosfera, gli dava un vantaggio enorme.

In realtà, le cose non partirono con il piede giusto. Subito dopo il lancio ci si rese conto che lo specchio del telescopio era difettoso. Bisognò mandare su un altro Shuttle, l’Endeavour, nel 1993, a sistemare le cose. La missione di riparazione di Hubble diventò uno dei momenti più leggendari dell’esplorazione spaziale.

Da allora, tutto è andato perfettamente. Le immagini prese da Hubble sono impressionanti per quantità (quasi un milione) e per qualità; hanno fatto fare passi avanti spaventosi all’astrofisica e alla cosmologia (dalla determinazione dell’età dell’universo, all’osservazione di altri pianeti fuori del sistema solare, dalla scoperta che l’espansione dell’universo sta accelerando, alle prove della presenza di buchi neri nel centro delle galassie) ma sono state apprezzate per la loro formidabile bellezza anche da chi di astronomia si interessa poco, finendo nei salvaschermo dei Mac e negli sfondi di chissà quanti computer.

Adesso, Hubble va incontro a un lento degrado. Ha finito per essere più longevo degli Shuttle, che andranno in pensione e non potranno più portare su astronauti per la manutenzione. Durante l’ultima delle cinque missioni dedicate alla cura di Hubble, hanno girato un film 3D (il narratore fuoricampo è Leonardo di Caprio); gli appassionati che lo hanno visto sono usciti con gli occhi lucidi (e non per gli occhialetti).

Hubble (Edwin) diceva che la storia dell’astronomia è una storia di orizzonti che indietreggiano. Hubble (il telescopio) ha spinto quegli orizzonti sempre più lontano.

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9 commenti

  1. Balbi, lei scrive come nessun altro. (è un complimento)

  2. Van deer Gaz says:

    Io non son tanto interessato di astronomia. Però, leggendo qui, mi son venuti i brividi da empatia.
    Complimenti.

  3. giorgia says:

    Balbi, spero la paghino profumatamente, questi qui.

  4. Complimenti Amedeo, davvero.

  5. Neuromancer says:

    Grazie per la tua elegante storia.

  6. letizia aprile says:

    Bravo Amedeo,
    finalmente qualcosa di diverso dai presunti articoli scientifici sull’astronomia che troviamo sui giornali. Notizie vecchie, superficiali, pasticcione, inesatte o nella migliore delle ipotesi incomprensibili ai più. ciao

  7. Luca Miele says:

    Grazie Dott. Balbi,
    concordo con Van deer Gaz: “brividi da empatia” anche per me.

    Per coloro che ancora non sapessero (e spero di non far torto a nulla o nessuno nel dirlo), il Dott. Balbi conduce un magnifico blog chiamato Keplero (http://www.keplero.org) che, se vorrete provare, vi riempirà spesso l’anima di stupore… e di questi tempi è davvero un dono.

    Un caro saluto a tutti!

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