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Giorni con mio padre

21 marzo 2012

Mi sono regalata il libro fotografico di Phillip Toledano, “Days with my father”. Cerco ispirazione e conforto tra chi è arrivato prima, tra chi è riuscito a finire una storia, tra chi racconta di mura domestiche e lunghi silenzi.

Questo libro (cominciato come blog) è la storia di un padre che, dopo la morte della moglie, si trova solo e con la memoria malfunzionante, e di un figlio, che per tre anni se ne prende cura. Si vede tutto: quello che con le parole perde di significato perché troppo dentro ad ognuno di noi. Le fotografie di Phillip centrano il soggetto, senza renderlo cristallino. Il viso del padre compare molte volte, ma ogni volta racconta qualcosa di diverso, spesso chiarito dalle didascalie scritte dall’autore. Oggetti che gli appartengono, vecchie foto incorniciate, la sua poltrona preferita, frasi traballanti per ricordare organizzare ringraziare. E ci parlano di quello che è stato, di film degli anni ’30, di Parigi, delle difficoltà di stare vicino ad un genitore bisognoso e della meraviglia del saper amare cosi profondamente.

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  • ciccioformaggio

    stupende.. quando si arriva all’ultima poi si rimane senza fiato..

  • http://velimir.tumblr.com tchàcky

    Grazie, Alessandra. Ogni pubblicità al capolavoro di Toledano è sempre necessaria, e il tuo post asciutto e diretto gli rende tantissima giustizia. Ogni volta è un abisso del cuore, ma non credo che esista esperienza più umana e tuttavia straziante di quella raccontata da queste foto. Grazie ancora.

  • holden

    Sul sito del sig. Toledano ci sono altre foto e tante didascalie.
    Veramente bello, grazie per la segnalazione.

  • fulvio

    meraviglioso.

  • http://www.alessandragerevini.com Alessandra Tecla Gerevini

    Un amico mi ha fatto ricordare un lavoro sullo stesso argomento, trattato in modo completamente diverso, di Terry Richardson: che ne pensate?

    http://lalettredelaphotographie.com/entries/4708/terry-richardson-mom-dad

  • http://velimir.tumblr.com tchàcky

    Personalmente, non tollero Terry Richardson. Tecnicamente, intendo. E anche la concezione dei suoi prodotti (perché alle fine di questo si tratta: manifattura, consumo). Credo che la dimensione dell’intimità e degli affetti sia destinata a sfuggire alle mani di un fotografo: sicuramente in Mum & Dad c’è più di quanto Richardson volesse inizialmente mettere. Il sentimento di attrazione per i propri genitori e la loro storia è talmente universale, che credo ci si lasci inevitabilmente travolgere dalla voglia di raccontare, di mostrare, di far capire. Quello che mi infastidisce è la ratio egocentrica. Dove Toledano dedica l’intero lavoro al padre e al posto che ha occupato nella sua vita e in quella dei luoghi che ha vissuto, Richardson inizia solo per mostrarci perché Richardson come lo conosciamo (magro, allampanato, calvo e con i RayBan) è il Richardson che conosciamo. Richardson cerca se stesso nei suoi genitori e cerca disperatamente, egomaniacalmente di farci vedere che è vero, che c’è. Raccontare le loro storie e i loro volti diventa collaterale, marginale, e questo sinceramente mi comunica soprattutto molta insicurezza e tristezza.

    Ma ripeto. Io non tollero Terry Richardson. :)

  • valex

    meraviglioso.

  • pidile

    Bellissime immagini : si è sempre in tempo per vincere il pudore di un figlio…..

  • Pingback: Days with my father – il circolo fotografico