Così Helmut Newton aveva ribattezzato la cerchia di amici di Nan Goldin, fotografa americana, classe 1953. E sono importanti gli amici di Nan, sia per la sua vita sia per la sua carriera: il suo grande progetto fotografico è quello di immortalarli, fermarli per non perderli, per non dimenticare gli attimi vissuti insieme. Non troviamo nessun intento documentaristico, non vuole raccontare la sua generazione, gli anni dei cambiamenti. Nan vuole solo fermare un istante, ogni volta. Ed è con questo atteggiamento umano e sincero che la fotografa produrrà la Ballad of Sexual Dependency, la sua opera più famosa, che l’accompagnerà dagli anni ’80 fino ad oggi e dove è possibile riconoscere amici, amanti, semplici conoscenti che hanno catturato in qualche modo l’attenzione della Nan fotografa e donna. Il tema centrale è l’amore, inteso come legame tra due o più persone che va al di là del sesso, dell’età, del dove, della morte: spesso le immagini rappresentano nudi di donna, coppie a letto, riflessi di donne allo specchio, sesso, vita nei nightclub.
Oltre la Ballad, ci sono diverse serie di foto importanti per la sua carriera, per esempio quelle dedicate alle drag queen, che conosce e frequenta mentre studia alla scuola d’arte di Boston, per esempio gli autoritratti, per esempio serie che ritraggono amici malati di AIDS che non sopravviveranno.
Tutto per non dimenticare.































