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	<title>Adriano Bacconi</title>
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	<description>Preparatore atletico e allenatore di calcio professionista, è commentatore tecnico di Rai Sport, consulente di Deltatre spa, per la creazione di contenuti editoriali per UEFA e FIFA. È autore di &#34;La Juve di Antonio Conte. Fare la partita&#34;</description>
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		<title>Grazie Stramaccioni, non come mister ma come maestro</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Nov 2012 10:17:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adrianobacconi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre infiamma l&#8217;ennesima atavica, stantia, insopportabile polemica tra Juve e Inter sul terreno sempre più scivoloso delle designazioni e direzioni arbitrali, mi viene da sottolineare quali sarebbero i messaggi che i grandi attori dello show business calcistico dovrebbero cercare di &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/adrianobacconi/2012/11/20/grazie-stramaccioni-non-come-mister-ma-come-maestro/">Continua</a>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre infiamma l&#8217;ennesima atavica, stantia, insopportabile polemica tra Juve e Inter sul terreno sempre più scivoloso delle designazioni e direzioni arbitrali, mi viene da sottolineare quali sarebbero i messaggi che i grandi attori dello show business calcistico dovrebbero cercare di trasmettere.</p>
<p>Venerdì 16 novembre, ventiquattr&#8217;ore prima di farsi espellere durante Inter-Cagliari per eccesso di proteste nei confronti del &#8220;quarto uomo&#8221;, Andrea Stramaccioni, giovane e intraprendente allenatore dei nerazzurri, rilascia un&#8217;intervista geniale, mi verrebbe da dire, a Sette, il magazine di attualità del Corriere della Sera.</p>
<p>Geniale sin dal titolo &#8220;Studiando latino ho imparato anche ad allenare&#8221;. Edoardo Vigna porta il tecnico dell&#8217;Inter su un percorso collaterale al 3-5-2, all&#8217;eredità di Mourinho e al rapporto con Moratti.</p>
<p>Essendo il sottoscritto padre di due figli adolescenti alle prese con gli ultimi anni di Liceo (Scientifico il maschio e Classico la femmina) ho trovato di grande interesse il passaggio in cui Stramaccioni spiega cosa gli ha lasciato il Liceo, &#8220;Il metodo me lo sono ritrovato scandendo una seduta di allenamento. Se non hai metodo nello studio non vai avanti&#8221;.</p>
<p>Ecco questo è il primo pensiero forte che ho voluto trasmettere subito ai miei. Come strutturate gli appunti presi a lezione, come integrate le esposizioni del professori con le letture personali, come interagite coi compagni nei lavori di gruppo, come trasformare le nozioni in conoscenza profonda, tutto questo è il metodo. E questo si impara a scuola e si porta dietro per tutta la vita, nel proprio cammino professionale e umano. Non importa la materia in questione, che sia greco o matematica, chimica o storia dell&#8217;arte, acquisire lo strumento per imparare a conoscere è più importante della conoscenza stessa. Ho sentito quella frase di Stramaccioni lontana dalla retorica e ricca di concretezza. Spero che i miei figli l&#8217;abbiamo recepita. Tra l&#8217;altro Tommaso, il mio primogenito, nell&#8217;anno della maturità scientifica, sta allenando in una Scuola Calcio i bambini del 2003 e si trova a dover, per la prima volta nella sua vita, strutturare delle attività, darsi degli obiettivi, gestire un gruppo motivandolo e direzionandolo, interagire con dirigenti e genitori. Non male come tirocinio. Non male avere Stramaccioni che gli dà quelle indicazioni.</p>
<p>Ma vorrei tornare agli insegnamenti del mister: &#8220;E poi ti insegna a esporre dei concetti, ti abitua a essere esaminato, alla dissertazione&#8230; lo studio è importante lo dico sempre ai miei giocatori&#8221;.</p>
<p>Quanto serve la scuola ad un allenatore! Partendo dall&#8217;attesa per un&#8217;interrogazione, gestire il tempo a disposizione per ottenere la miglior preparazione possibile, farsi aiutare da un compagno più bravo o dare una mano a quello in difficoltà, imparare a controllare le emozioni e lo stress della vigilia. E poi quando sei lì alla cattedra con tanti occhi puntati addosso. Devi reggere la tensione, reagire con prontezza alla domanda del professore che non ti aspetti, saper argomentare usando la dialettica quando la conoscenza profonda non ti supporta, collegare le nozioni una all&#8217;altra in un percorso logico, tutto questo determina la prestazione. Infine il dopo, non esaltarsi e continuare a studiare anche con un bel voto in saccoccia e non far pesare il successo ai compagni meno fortunati o, al contrario, evitare di abbattersi in caso di un risultato inferiore alle proprie aspettative, non scaricare le colpe sugli altri, non abbattersi, ma analizzare le cause della sconfitta.</p>
<p>Quanto vicino è tutto ciò alla vita quotidiana di uno sportivo, giocatore o allenatore che sia? Quanto uno studente può trovare motivamente certe correlazioni tra il suo impegno attuale e i benefici che si ritroverà in futuro? Ne ho parlato a tavola con i miei figli, ne è nata una stimolante discussione sfociata nel tema più grande del cosa farò da grande.</p>
<p>E&#8217; bastato poco, pochissimo. Due frasi messe lì dall&#8217;allenatore dell&#8217;Inter. Per questo dico grazie a Stramaccioni per aver espresso con semplicità il legame stretto che c&#8217;è tra la sua esperienza scolastica e il suo fortunato lavoro. Questi sono i messaggi che vorremmo trovare più spesso in tv e sui giornali,  al di là del rigore dato o non dato.</p>
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		<title>Le Olimpiadi dei Bimbi, la giornata dei valori e della condivisione</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Sep 2012 09:47:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adrianobacconi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 22 settembre a Pontedera si sono svolte le Olimpiadi dei Bimbi, un evento organizzato dalla Pisa Soccer School in collaborazione con il Comune di Pontedera. Si è trattato di una giornata storica, sia per la grande affluenza di bambini &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/adrianobacconi/2012/09/26/le-olimpiadi-dei-bimbi-la-giornata-dei-valori-e-della-condivisione/">Continua</a>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il 22 settembre a Pontedera si sono svolte le Olimpiadi dei Bimbi, un evento organizzato dalla Pisa Soccer School in collaborazione con il Comune di Pontedera. Si è trattato di una giornata storica, sia per la grande affluenza di bambini (circa 600) e di società sportive, sia per la partecipazione di personaggi illustri dello sport come Roberto Baggio e Mauro Berruto, CT della Nazionale di Volley, che hanno sposato i valori e le finalità dell&#8217;iniziativa.</em></p>
<div id="attachment_165" class="wp-caption aligncenter" style="width: 590px"><img class=" wp-image-165  " title="NES_6283copia" src="http://www.ilpost.it/adrianobacconi/files/2012/09/NES_6283copia.jpeg" alt="" width="580" /><p class="wp-caption-text">L&#39;arrivo allo Stadio Mannucci di Pontedera di Roberto Baggio con Adriano Bacconi e l&#39;assessore allo sport Matteo Franconi</p></div>
<p>Dopo due notti di flashback e rivisitazioni ancora non ho la lucidità per capire come è stata la I edizione delle Olimpiadi dei Bimbi.</p>
<div id="attachment_167" class="wp-caption aligncenter" style="width: 590px"><img class=" wp-image-167 " title="baggio-bacconicopia" src="http://www.ilpost.it/adrianobacconi/files/2012/09/baggio-bacconicopia.jpeg" alt="" width="580" /><p class="wp-caption-text">L&#39;abbraccio tra Baggio e Bacconi al momento della premiazione</p></div>
<p>È stata una giornata travolgente, dai preparativi fino ai saluti finali. Ci sono stati dei momenti intensi che mi hanno emozionato nel profondo e che porterò con me per sempre come un tesoro prezioso.</p>
<p>Potrei partire ringraziando le autorità e le persone importanti che hanno voluto condividere con me e col mio gruppo questa esperienza. Potrei fare il nome di Roberto Baggio o quello di Mauro Berruto, dei Presidenti di Pisa e Pontedera, di Paolo Fontanelli, dell’assessore allo sport di Pontedera Matteo Franconi, del Presidente della provincia Andrea Pieroni, del Prefetto Francesco Tagliente,  dell’esimio Prof. Mosca, dell’assocazione Artide e Antartide che ha donato alla PSS un defibrillatore, o dei tanti espositori che hanno arricchito l’offerta alle famiglie. Per non parlare delle aziende sponsor come la Erreà e la Limonta. Oppure potrei citare i media locali, sempre sensibili e disponibili verso le attività della Pisa Soccer School. A loro non può non arrivare dritto e forte il mio grazie per aver dato lustro e peso a queste Olimpiadi dei Bimbi.</p>
<p>Ma consentitimi di rivolgere l’abbraccio più caldo ai miei generosissimi collaboratori e alle tante società sportive dilettantistiche che facilitando la partecipazione entusiastica di tanti bambini che hanno invaso gli spazi sportivi dello stadio di Pontedera hanno dato un senso alle nostre proposte.</p>
<p>Quando parlo di collaboratori non mi riferisco ormai solo a quella ristretta cerchia di persone con cui è partita la PSS o al corpo docente della scuola, mi riferisco anche ai 40 corsisti che sono diventanti il motore del nostro progetto e ai tanti dirigenti e tecnici delle ASD della provincia di Pisa che giorno dopo giorno ci stanno vicini, aiutandoci a mettere le radici nel territorio.</p>
<div id="attachment_164" class="wp-caption aligncenter" style="width: 590px"><img class=" wp-image-164 " title="DDG_1044copia" src="http://www.ilpost.it/adrianobacconi/files/2012/09/DDG_1044copia.jpeg" alt="" width="580" /><p class="wp-caption-text">La conferenza stampa a cui hanno partecipato, oltre a Roberto Baggio e Mauro Berruto, anche i Presidenti di Pisa e Pontedera</p></div>
<p>E’ stata la giornata dei valori sani dello sport. Abbiamo dimostrato che per crescere, provare esperienze motorie, cognitive e relazionali non serve necessariamente vincere, basta partecipare, basta condividere, basta volerlo. I 600 bambini che hanno invaso il “Mannucci” hanno giocato a calcio dividendosi coi nostri istruttori spicchi di campo, facendo esercizi quasi sempre senza le porte, senza il gol, senza un migliore e un peggiore. Giocando tutti e giocando a tutto. A calcio, ma anche al “temporale” o allo “smamma” e buttandosi con entusiasmo nelle aree speciali per provare la scherma, l’hockey, i lanci, il triathlon, correndo con l’Ironman. Molti di questi bambini non avrebbero fatto queste esperienze neanche in 10 anni di vita! Lo sport è per tutti non sono per i più dotati. Aiutiamo tutti i bambini a vincere i tabù, facciamoli stare in acqua o su una bici, facciamoli arrampicare su una corda o saltare degli ostacoli. Le scuole calcio della PSS devono fare questo, trovare le intese e la contaminazione tra discipline diverse, tra competenze apparentemente lontane ma in realtà molto molto complementari.</p>
<p>Le famiglie ce ne saranno grate. Arriverà anche il tempo della scelta, della selezione, della specializzazione. Ma non a 6, 8 o 10 anni! A 13, 14 o 15 anni, dopo un lungo cammino ludico e formativo, il bambino diventerà un ragazzo consapevole e avrà l’autonomia e la ricchezza interiore per scegliere cosa fare da grande.</p>
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		<title>Domenico Criscito, il gregario utile</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Sep 2012 09:37:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adrianobacconi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ero stato a Coverciano in quei giorni, insieme a Roberto Baggio, Presidente del settore tecnico, a presentare ad Abete un progetto per migliorare la qualificazione degli istruttori che lavorano coi giovani nelle scuole calcio dilettantistiche. La Nazionale stava preparandosi agli &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/adrianobacconi/2012/09/12/domenico-criscito-il-gregario-utile/">Continua</a>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ero stato a Coverciano in quei giorni, insieme a Roberto Baggio, Presidente del settore tecnico, a presentare ad Abete un progetto per migliorare la qualificazione degli istruttori che lavorano coi giovani nelle scuole calcio dilettantistiche.</p>
<p>La Nazionale stava preparandosi agli Europei 2012. C&#8217;era un clima apparentemente sereno. Avevo salutato un sacco di giocatori con cui avevo condiviso l&#8217;avventura dei due Mondiali precedenti, in primis Andrea Pirlo, come sempre tranquillo e sicuro di sé.</p>
<p>Tra questi c&#8217;era anche Domenico Criscito che avevo conosciuto in Sudafrica. Lippi dette fiducia all&#8217;allora terzino del Genoa, lasciando a casa Grosso, uno degli eroi di Berlino. Non fu una scelta felice. Il ragazzino fece benino all&#8217;esordio ma poi si perse col crescere delle responsabilità. Euro 2012 era l&#8217;occasione per rifarsi, per dimostrare di essere un giocatore maturato, affidabile, di livello internazionale. Da questo punto di vista l&#8217;esperienza allo Zenit va vista come un ulteriore passo avanti verso la piena consapevolezza di sè. Del resto nell&#8217;anno che precede l&#8217;europeo gioca 7 volte con la maglia azzurra, segno che Prandelli lo tiene in grande considerazione.</p>
<p>Il sogno azzurro di Criscito muore nella culla all&#8217;alba del 28 maggio prelevato da un blitz della Polizia per essere finito nel registro degli indagati all&#8217;interno dell&#8217;inchiesta sul calcio scommesse. Una delle accuse pendenti sul giocatore è ora cascata (quella della combine nel derby della lanterna) e, anche se resta ancora aperta l&#8217;istruttoria su Lazio-Genoa, le possibilità che il giocatore esca pulito da questa vicende è molto alta.</p>
<p>Nasce quindi spontanea, forte, inevitabile la domanda: cosa avrebbe potuto fare Criscito in Polonia e in Ucraina con la maglia azzurra, come sarebbe cambiato il cammino dell&#8217;Italia col suo apporto?</p>
<p>Naturalmente è impossibile dare risposte certe. Ma una piccola indagine a ritroso, partendo da alcuni indizi evidenti si può provare a fare&#8230; e non parliamo di intercettazione o dichiarazioni più o meno spontanee di pentiti, ma solo di statistiche e dati di fatto obiettivi.</p>
<p>Criscito gioca a febbraio, nella sua Genova, l&#8217;ultima sua partita in azzurro. Un&#8217;amichevole pre-europeo contro gli Stati Uniti. Prandelli lo schiera terzino sinistro nella difesa a 4. La prestazione è senza infamia e senza lode. Nel secondo tempo lascia il posto a Chiellini, con Ogbonna che scala in fascia. L&#8217;Italia naufraga. Prende gol da Demsey e perde la partita, segnali poco confortanti.</p>
<p>Con la sua esclusione dalla rosa per gli Europei e viste le difficoltà a dare concretezza al proprio gioco il CT azzurro decide di cambiare modulo e di passare per l&#8217;esordio con la Spagna al 3-5-2. Sulla fascia di Criscito finisce Giaccherini, un giocatore con caratteristiche molto più offensive. L&#8217;esperimento comunque funziona. L&#8217;Italia irretisce i Campioni del Mondo in carica e porta a casa un prezioso pareggio anche se una mancata diagonale proprio dell&#8217;esterno della Juve consente a Fabregas di buttarsi nel corridoio giusto e trovare il gol del pareggio, il solito discorso della coperta corta.</p>
<p>Tutto confermato contro la Croazia. In questa gara Criscito a mio avviso sarebbe stato utile, soprattutto nella ripresa, quando c&#8217;era da difendere l&#8217;1-0, maturato grazie al gol di Pirlo su punizione nel primo tempo. Nella seconda parte della gara l&#8217;Italia perde il controllo del gioco (primo tempo: 11 tiri fatti e 3 subiti, ripresa: 4 fatti, 7 subiti).  Un cambio Giaccherini-Criscito sarebbe servito per rafforzare la linee difensiva e forse portare a casa i 3 punti.</p>
<p>La squadra col 3-5-2 non sa vincere e produce poche palle gol. Prandelli è costretto a ripensare l&#8217;assetto tattico alla vigilia della partita decisiva contro l&#8217;Irlanda del Trap. Occorre fare bottino pieno e sperare che la Spagna faccia il suo contro la Croazia. Si torna al 4-3-1-2. Con la difesa a 4 Criscito sarebbe partito senz&#8217;altro titolare. Gioca invece Balzaretti che se la cava bene. Nel secondo tempo si infortuna Chiellini, al suo posto entra Bonucci. Anche in questo caso il nostra sarebbe tornato utile visto che può giocare senza problemi anche come centrale sinistro. Con molti affanni passiamo il turno. Ai quarti di finale ci aspetta l&#8217;Inghilterra, orfana di Capello, farcita di vecchie glorie e con lo spauracchio Rooney là davanti. Prandelli conferma Bonucci e Balzaretti e vince. Il terzino del Palermo si conferma come uno dei giocatori più in forma del momento, la vera sorpresa di Euro 2012. Spinge con decisione serve 4 volte Balotelli e 3 volte Cassano. L&#8217;Italia finisce col 64% di possesso palla ma senza gol. Ci salva il cucchiaio di Pirlo alla lotteria dei rigori&#8230; Criscito lo guarda in televisione invece che dalla panchina.</p>
<p>Semifinale. Italia-Germania. La partita della memoria e della speranza. La rivalità è fortissima. L&#8217;Italia è in un buon momento ma la Germania fa paura con tanti giovani finalmente nel pieno della maturità. Ma la partita incredibilmente la facciamo noi. Sarebbe stata la gara di Criscito! Fuori contemporaneamente Abate e Maggio Prandelli deve fare di necessità virtù. Sposta Balzaretti a destra e forza il recupero di Chiellini rischiandolo a sinistra. L&#8217;azzardo è premiato dalla prestazione e dalla generosità. Ma col terzino dello Zenit saremmo andati sul sicuro e avremmo avuto Chiellini al 100% per la finale.</p>
<p>Il conto degli sforzi fisici e mentali lo paghiamo salato contro la Spagna. Chiellini, esausto e ancora convalescente, viene confermato a sinistra ma si rompe dopo 20 minuti. Abate rientrante a destra ma in precarie condizioni delude. Anche negli altri reparti si vedono tanti giocatori svuotanti nei muscoli e nella testa, a partire dalla coppia d&#8217;attacco Balotelli-Cassano. La Spagna ci travolge.</p>
<p>Criscito sarebbe servito non tanto per cambiare col suo ingresso l&#8217;esito della finale, ma per consentirci, con la sua presenza nelle gare precedenti, una gestione meno in emergenza del materiale umano e delle energie psico-fisiche a disposizione. Con tutta probabilità saremmo arrivati a giocarci il titolo europeo con  dei presupposti diversi.</p>
<p>Ma la storia non si può riscrivere si può solo augurare a Domenico Criscito di riprendersi quella maglia azzurra persa il 28 maggio scorso&#8230; mi sembra che l&#8217;Italia possa ancora aver bisogno di lui.</p>
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		<title>Formidabile il Mondiale dell&#8217;82!</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jul 2012 13:42:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adrianobacconi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Formidabile il Mondiale dell&#8217;82! Ero da pochi mesi maggiorenne e avevo da poco fatto un&#8217;altra grande conquista: la patente. Con la mia Panda nera fiammante scorrazzavo con gli amici per la Versilia in quell&#8217;estate lontana. Eravamo nell&#8217;Era del Cinghiale Bianco &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/adrianobacconi/2012/07/08/formidabile-il-mondiale-dell82/">Continua</a>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Formidabile il Mondiale dell&#8217;82!</p>
<p>Ero da pochi mesi maggiorenne e avevo da poco fatto un&#8217;altra grande conquista: la patente. Con la mia Panda nera fiammante scorrazzavo con gli amici per la Versilia in quell&#8217;estate lontana. Eravamo nell&#8217;Era del Cinghiale Bianco e sul ponte sventolava la bandiera tricolore. Si perchè dopo aver visto i gol di Rossi, Tardelli e Altobelli, nella torrida e caotica veranda di una pizzeria di Viareggio, ci spostammo col branco nella vicina Bussoladomani a Lido di Camaiore a festeggiare con addosso tutti i nostri vessilli bianchi, rossi e verdi. Al teatro tenda andava in scena il concerto di Franco Battiato, un altro dei miei miti adolescenziali.</p>
<p>Fu naturalmente fantastica quella serata. Il maestro catanese si adattò all&#8217;unicità di quei momenti prestando musiche e parole all&#8217;entusiasmo patriottico che aveva pervaso tutto e tutti. Neanche la spirtualità celestiale dell&#8217;&#8221;Aria sulla quarta corda&#8221; di Bach interpretata dal violino di Giusto Pio riuscì a sospendere l&#8217;atmosfera caliente di quel delirio collettivo.</p>
<p>Era da tempo immemore che gli Azzurri non vincevano qualcosa per cui la felicità, rimasta repressa per troppe generazioni, fu doppia, tripla. Schemi, atteggiamenti tattici, scelte stretegiche sarebbero state ricostruite molti anni dopo. Il quel momento c&#8217;era solo la voglia di gioire nell&#8217;inseguire con gli occhi un pallone che correva veloce dai piedi di Tardelli a quelli di Gentile per arrivare telecomandato sulla testa magica di Paolo Rossi, con Schumacher a farfalle. Un gol indimenticabile che faceva giustizia del rigore sbagliato da Cabrini e che rimetteva in play un nastro che si era improvvisamente inceppato.</p>
<p>Certamente si parlava della &#8220;melina&#8221; dell&#8217;Italia, dell&#8217;opportunismo di Pablito, della classe di Scirea, ma erano dettagli. La sostanza era altrove: nell&#8217;urlo impazzito di Tardelli, nell&#8217;esile corpo di Altobelli che si faceva beffe dei goffi difensori tedeschi nel più classico dei contropiede, nel triplice &#8220;campioni del Mondo!&#8221; di Nando Martellini.</p>
<p>Alla fine della loro carriera ho avuto modo di frequentare per lavoro quasi tutti gli eroi di Madrid, quando si sono riproposti in mestieri dove il valore aggiunto dato da quell&#8217;impresa fosse palpabile: allenatori, direttori sportivi, responsabili di settore giovanile, commentatori televisivi, addirittura presidenti di club (come Dino Zoff, il mito tra i miti). Sono oggi persone normali, anche semplici, forse addirittura succubi dell&#8217;immagine che si portano appresso. Sono i simboli di un&#8217;epoca allegra, felice, spensierata. Per tutti noi rappresentano il sogno, l&#8217;impossibile che diventa realtà. Francamente non li vorremmo vedere sporcarsi le mani nelle attività quotidiane di tutti noi comuni mortali. Li vorremo tenere per sempre nel nostro Pantheon dei miti pagani.</p>
<p>Negli anni successivi durante le mie tante esperienze professionali nell&#8217;universo calcio sono tornato a volte sulle emozioni di quella serata ma più rivissute in quella forma così intensa e istintiva.</p>
<p>Quella partita e quel Mondiale rimangono lo sparticque del mio modo di sentire il calcio. Tutte le vittorie successive sono state inquinate dalla razionalità, dalla necessità di dover vedere la partita con occhi diversi. C&#8217;è infatti un prima e un dopo quell&#8217;11 luglio 1982.</p>
<p>Un prima fatto appunto di emozioni genuine: le lacrime di bambino quando vidi per la prima volta in carne ed ossa Boninsegna a Coverciano, l&#8217;incredulità nell&#8217;entrare per la prima volta nella curva dell&#8217;Arena Garibaldi e scoprire che il campo era verde (e non grigio come avevo sempre visto in tv), la gioia per il gol di Barbana all&#8217;Ardenza in un derby storico coi cugini labronici.</p>
<p>Eppoi c&#8217;è stato un dopo &#8217;82 fatto di studio, analisi, interessi personali, rapporti di lavoro. Un calcio più distante dal piacere effimero e dal godimento fine a se stesso.</p>
<p>C&#8217;è stata anche un&#8217;altra Italia-Germania importante nella mia vita, questa volta vissuta in prima persona come match-analista nello staff di Marcello Lippi. Parlo naturalmente della semifinale della WC2006. Molte le soddifazioni e le gratificazioni personali legate a quel match, una vittoria a cui sento di avere dato il mio contributo attivo. Ma niente a che vedere con la gioia travolgente di quel giorno in Versilia.</p>
<p>C&#8217;è una differenza sostanziale tra queste due partite nel mio io. Della finale spagnola mi ricordo tutto quello che ho fatto dal fischio finale in poi (la pizzeria, il concerto, il ritorno in città, la notte pazza). Nessun flashback della vigilia. Della semifinale di Dortmund ho in testa tutto quello che ho fatto prima (la vivisezione delle partite precedenti, l&#8217;improvvisa squalifica di Frings, le discussioni con lo staff tecnico, i 40 minuti di video-analisi fatta personalmente con Francesco Totti, i calci piazzati visti e rivisti con Buffon). Del dopo non ho ricordi particolari, solo il pensiero fisso sul cosa sarebbe potuto succedere il giorno dopo tra Francia e Portogallo, la partita che avrebbe deciso l&#8217;ultimo ostacolo che avremmo dovuto superare, nella finalissima di Berlino, prima di poter sentire ancora l&#8217;urlo &#8220;Campioni del Mondo!&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Alla vigilia di Italia-Germania</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jun 2012 08:37:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adrianobacconi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In 10 anni l&#8217;investimento dei club tedeschi sulle proprie accademie è stato di oltre mezzo miliardo di euro. È stato un processo virtuoso che è passato attraverso la volontà della federazione di costruire un modello di riferimento che fosse seguito &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/adrianobacconi/2012/06/27/speranze-e-timori-alla-vigilia-di-italia-germania/">Continua</a>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In 10 anni l&#8217;investimento dei club tedeschi sulle proprie accademie è stato di oltre mezzo miliardo di euro. È stato un processo virtuoso che è passato attraverso la volontà della federazione di costruire un modello di riferimento che fosse seguito sia della società dilettantistiche che professionistiche. I cardini di questa rivoluzione iniziata nel 2000 sono stati: la formazione degli istruttori di calcio, la ricerca e la valorizzazione del talento,  l&#8217;integrazione sport-scuola, la dotazione di strumenti informatici e gli incentivi ai club.</p>
<p>Oggi la Germania ha un campionato in salute dal punto di vista economico, competitivo da quello sportivo e con un&#8217;età media di 25 anni (3 in meno della nostra Serie A). I club che vogliono partecipare alla Bundesliga 1 e 2 devono avere delle accademie che corrispondono a determinati criteri qualitativi, pena l&#8217;esclusione.</p>
<p>Queste sono le premesse con cui i nostri avversari arrivano alla semifinale di Euro 2012. E noi come ci arriviamo? Certo non con la stessa pianificazione, nè con lo stesso trend economico. Però, come da tradizione italica, con quell&#8217;arte di arrangiarsi e di tirare fuori il coniglio dal cilindro che ci permette ciclicamente di confezionare qualche exploit sportivo sufficiente a ributtare la polvere sotto al tappeto.</p>
<p>Voltarsi indietro non conviene&#8230; Prandelli che ci dice &#8220;se volete non andiamo all&#8217;Europeo&#8221; o Monti che esterna &#8220;il calcio deve fermarsi due anni&#8221;. Meglio puntare sul presente, sull&#8217;ottima partita fatta contro l&#8217;Inghilterra che ci riempie di speranza. Tutti vorremo vincere non solo contro la Germania ma anche la partita successiva, in programma a Kiev domenica sera, contro la vincente del derby iberico.</p>
<p>La speranza però è accompagnata anche da timori se non di vera e propria paura.</p>
<p>Non più tardi di un mese fa a Coverciano il Presidente della FIGC Giancarlo Abete ha promesso, davanti a tutte le componenti federali, il via libera a un progetto di Roberto Baggio, Presidente del Settore Tecnico, che prevede la costituzione sul territorio di una serie di Centri di Formazione per migliorare la qualità degli istruttori delle società dilettantistiche. Sono stati studiati nel dettaglio la didattica, i criteri metodologici, gli strumenti tecnologici, l&#8217;organizzazione e la logistica. Due anni di lavoro che sarebbe un reato disperdere. Si tratta solo di partire. Anzi per dirla tutta si è già partiti, a Pisa, con una prima cellula sperimentale. A Pisa si sta svolgendo il primo corso di formazione per istruire 40 allenatori delle scuole calcio di una ventina di club dilettantistici che hanno sposato l&#8217;iniziativa. Insieme alla Fondazione FTGM/CNR si sta sviluppando la piattaforma tecnologica. L&#8217;esperimento è aiutato e seguito da enti pubblici e strutture private. Molte e prestigiosi gli istituti di ricerca che si sono messi a disposizione, dalla Scuola Sup. Sant&#8217;Anna all&#8217;equipe del Prof. Mosca (EndoCas), passando per l&#8217;Università di Scienze Motorie di Pisa. Con queste realtà è stato costituito un Centro Studi ed è in programma anche la realizzazione di una rivista divulgativa per arrivare a sensibilizzare tutte le famiglie pisane. Chi volesse saperne di più può andare sul <a href="http://www.pisasoccerschool.it/" target="_blank">sito</a>.</p>
<p>Per questi motivi l&#8217;attesa di Italia-Germania è alta. Speranze e timori si sovrappongono dentro di me, come dentro il cuore di milioni di persone, anche se ad alimentare queste pulsioni probabilmente concorrono ragioni un po&#8217; diverse.</p>
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		<title>La cultura tattica e la cultura del sospetto</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jun 2012 15:22:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adrianobacconi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli Europei 2012 stanno entrando nel vivo e si comincia a capire qualcosa nei meandri di un caos politico-mediatico, ma mi limito ad analizzare quello che accade dentro al campo, allargandomi al massimo ai centri sportivi dove le squadre si &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/adrianobacconi/2012/06/17/la-cultura-tattica-e-la-cultura-del-sospetto/">Continua</a>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Gli Europei 2012 stanno entrando nel vivo e si comincia a capire qualcosa nei meandri di un caos politico-mediatico, ma mi limito ad analizzare quello che accade dentro al campo, allargandomi al massimo ai centri sportivi dove le squadre si allenano.</p>
<p>Abbiamo un&#8217;Italia che, alla vigilia della terza partita, è ancora imbattuta ma con un sacco di preoccupazioni, più o meno legittime. Altrove c&#8217;è chi sta meglio (Germania, Spagna, Francia) e chi soffre anche di più. Soprattutto due tipologie di squadre sono quelle che hanno deluso maggiormente. Quelle con un&#8217;età media sopra i 28 anni e quelle che si affidano come struttura di gioco ad un unico top player.</p>
<p>La Svezia, la peggiore in assoluto e già fuori dalla competizione, ha entrambe queste caratteristiche: un&#8217;eta media di quasi 29 anni e il solo solito Ibra a fare e disfare.</p>
<p>All&#8217;opposto il caso virtuoso della Germania che nel calcio ha fatto nel Duemila degli investimenti mirati per riformare la qualità della formazione nelle scuole calcio obbligando tutti i suoi club ad adeguarvisi. Così oggi la squadra è la più giovane del torneo (25 anni di media), ha giocatori costruiti nei propri centri di formazione e che giocano tutti quasi in Bundesliga, ha club competitivi e con bilanci sani.</p>
<p>E giocano bene a calcio. In ogni partita si può apprezzare organizzazione, disciplina, equilibrio, forza fisica, capacità interpretativa, tenuta mentale. Si potrebbe obiettare che manca il genio, la libertà tecnica di un Cassano o di un Ronaldo. Sarebbe vero se non ci fosse un difensore di 23 anni in grado di uscire in slalom dalla propria metà campo e arrivare fino al tiro. Parlo di Hummels, strepitoso prodotto del settore giovanile del Bayern Monaco e valorizzato dal Borussia Dortmund. Sarebbe vero se non ci fosse Mesut Ozil, folletto in forza al Real Madrid, in grado di inventare sempre la giocata funzionale al contesto. Lì c&#8217;è tecnica, c&#8217;è fantasia, c&#8217;è personalità, ma sempre all&#8217;interno di una visione corale, dove il trequartista sa se deve dare il sostegno o creare ampiezza, se andare in pressing o dare copertura. Tutto questo si chiama cultura tattica e si inizia a coltivare a 8-10 anni, quando oltre al dribbling (il &#8220;come&#8221;) si insegna anche il &#8220;dove&#8221; e il &#8220;quando&#8221;. Per arrivare ad avere a 20 anni un giocatore consapevole. Ozil oggi ne ha 23, ha già fatto un Mondiale da protagonista e da due anni è una stella del Real Madrid. Chi semina raccoglie.</p>
<p>Potrei dire cose analoghe, forse anche più lusinghiere, della Spagna ma ne parlano tutti da tempo, visti gli exploit ripetuti e ripetibili , anche senza Guardiola, del Barcellona. Tutti speriamo che la Spagna non faccia un passo indietro proprio contro la Croazia, ma vorrei anche su questo dire la mia. Sarebbe poi così antisportivo un 2-2? Una squadra che ha come obiettivo di passare il turno adotterà tutte le strategie di gioco possibili per centrarlo. Se entrambe hanno lo stesso obiettivo è chiaro che il punto d&#8217;incontro è possibile se non scontato. Nessuno vende niente, nessuno corrompe nessuno. Si gioca per vincere il torneo e se un pareggio permette di ridurre i rischi, non disperdere energie, eliminare un avversario potenzialmente pericoloso, fa parte del gioco. L&#8217;Italia non doveva arrivare in questa situazione. Non serve gridare allo scandalo, ormai serve solo pregare. Pregare la Spagna di non fare calcoli, di non pensare ai suoi piccoli interessi di bottega ma di guardare alto, così da provare, forte del suo strapotere tecnico/tattico, a mandare a casa la Croazia. Nel frattempo noi dovremmo vincere (o forse stravincere) contro l&#8217;Irlanda e, mi auguro, attraverso il gioco: senza pensare ai favori concessi da uno staff tecnico della squadra avversaria tutto italiano.</p>
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		<title>Può esistere il calcio senza il calciomercato?</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 17:26:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adrianobacconi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sulle prime pagine dei giornali (non solo sportivi) dilaga il mistero Tevez conteso tra sceicchi e grandi capitali del calcio. E mi suggerisce tre domande. Si può immaginare un calcio che non preveda tra le priorità il risultato agonistico della &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/adrianobacconi/2012/01/24/puo-esistere-il-calcio-senza-il-calciomercato/">Continua</a>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sulle prime pagine dei giornali (non solo sportivi) dilaga il mistero Tevez conteso tra sceicchi e grandi capitali del calcio. E mi suggerisce tre domande.</p>
<p>Si può immaginare un calcio che non preveda tra le priorità il risultato agonistico della prima squadra e di conseguenza l&#8217;attività frenetica di acquisto di giocatori mercenari?</p>
<p>Si può pensare una gestione economica di una società professionistica che non preveda introiti proporzionali all&#8217;andamento dei risultati della prima squadra?</p>
<p>Si può costruire un bilancio meno volatile che abbia altre fonti di revenue e una distribuzione dei costi più equilibrata e non concentrata quasi esclusivamente negli stipendi dei giocatori?</p>
<p>Se si guarda in casa nostra di direbbe di no. Tutti i club sono indebitati e spendono soldi e credibilità per vincere subito comprando giocatori a destra e a manca e cambiando allenatori in maniera schizzofrenica. E questo in tutte le categorie, anzi forse più si scende, più si accentua questo fenomeno e il relativo indebitamento coi fenomeni distorsivi che conosciamo, a partire dagli illeciti sportivi sulle scommesse.</p>
<p>Ma basta andare poco oltre i nostri confini nazionali per vedere che le cose negli ultimi dieci anni sono cambiate sensibilmente. In Francia, Svizzera, Germania, ma addirittura Croazia (dove giocano in 30% di Under 21 contro il 4% della Serie A). La tendenza a livello internazionale è verso un calcio sostenibile da tutti i punti vista: etico innanzitutto, poi economico, infine sportivo.</p>
<p>Penso sia arrivato il momento di realizzare un modello gestionale di una squadra di calcio che si basi su assets più stabili che possano crescere nel tempo in funzione di un programmazione più razionale.</p>
<p>Il presupposto è creare valore partendo dalla formazione. Per farlo occorre puntare sui giovani in maniera concreta, metodica, strategica. La loro crescita può portare entusiasmo, partecipazione collettiva, idee nuove. Questo vale per tutti i club ma in particolare per quelli medio-piccoli che girano tra le Serie B e la Lega Pro. L&#8217;obiettivo primario dovrebbe essere quello di portare in prima squadra un numero di giocatori progressivamente crescente proveniente dal proprio settore giovanile.</p>
<p>Per realizzare questo scenario occorrerebbe costruire dal basso un rapporto fiduciario con tutte le realtà calcistiche della città che generi interesse e incentivi tutti a partecipare. Una molla che può scattare solo se il club professionistico diventa espressione finale di quanto la città sa fare in ambiti diversi e che trovano una sinergia comune grazie a quella passione che solo il calcio sa muovere.</p>
<p>Un grande laboratorio dove ricerca e sviluppo alimentano, in strutture idonee e con personale altamente qualificato, la formazione di nuove generazioni di calciatori col coinvolgimento di Enti locali, Università e imprenditoria. La realizzazione di una Cittadella dello Sport organizzata intorno a questi valori potrebbe essere facilmente messa a reddito permettendo al club di costruire un bilancio solido che prescinda dai risultati della prima squadra.</p>
<p>Non è fantasia e neanche utopia. E&#8217; un concetto di management sportivo che è già stato messo in pratica in alcune situazione importanti in Spagna, l&#8217;Atletico Bilbao su tutti. Ma anche in Francia c&#8217;è un esempio eclatante. Si tratta del Rennes l&#8217;anno scorso a lungo capolista delle Ligue 1 e tuttora nelle prime posizioni, con la rosa più giovane d&#8217;Europa  (22 anni di media). Ogni anno salgono in prima squadra 7 ragazzi del settore giovanile. L’esperienza degli ultimi cinque anni dimostra che l’80% dei giovani che arrivano dalla “cantera” non ha problemi di alcun tipo a inserirsi nel gruppo dei professionisti. L’allenatore che ha cambiato tutte le regole del club bretone è stato il rumeno Boloni. Il primo a sapersi adattare con grandi risultati a un modo nuovo di fare calcio, che punta molto (quasi tutto) sui giovani smettendola di buttare i soldi dalla finestra.</p>
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		<title>In Qatar l&#8217;ombelico del calcio</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 10:53:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adrianobacconi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La globalizzazione si fa sentire anche nel calcio. Le proprietà dei maggiori club europei sono in mano ad imprenditori extracomunitari e sempre più spesso si vedono competizioni o amichevoli di grande livello in località esotiche. Potremmo dire, sbagliando di poco, &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/adrianobacconi/2012/01/05/in-qatar-lombelico-del-calcio/">Continua</a>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La globalizzazione si fa sentire anche nel calcio. Le proprietà dei maggiori club europei sono in mano ad imprenditori extracomunitari e sempre più spesso si vedono competizioni o amichevoli di grande livello in località esotiche. Potremmo dire, sbagliando di poco, che il nuovo ombelico del calcio sia ormai negli Emirati Arabi.<br />
Anch&#8217;io presentai, proprio in questo periodo, un paio di anni fa a Dubai, il nuovo sistema di scouting internazionale <a href="http://www.pass-football.com/">Pass-Football </a> durante la prima edizione di <a href="http://www.globesoccer.com">Globesoccer</a>, il forum internazionale sul calcio-mercato che il 29 dicembre scorso ha premiato Del Piero e Cristiano Ronaldo.<br />
Intrigante, per gli incroci con gli ex tecnici rossoneri Leonardo e Ancelotti, il test match Milan-PSG.  La partita è stata decisa dal gol di Pato, il giocatore più &#8220;parlato&#8221; di Capodanno proprio per un interessamento del club francese di proprietà della <a href="http://www.qia.qa/">Qatar Investment Authority </a>,che avrebbe stanziato 61,5 milioni di euro per acquistare il rossonero e Kakà.</p>
<p>La QIA, fondata nel 2005, specializzata nel mercato energetico, gestisce i patrimoni personali della famiglia reale e dello stato del Qatar.<br />
Ogni suo investimento è deciso dallo sceicco Hamad bin Jassem bin Jabr Al Thani, come quello stanziato per l&#8217;acquisto del 70% del PSG, il 31 maggio scorso, o come quello per costituire a Doha la struttura polifunzionale indoor più grande del mondo: l&#8217;<a href="http://www.aspire.qa/">Aspire Sports Academy</a>, un istituto sportivo di ultima generazione finalizzato alla formazione dei futuri campioni, in grado di poter rappresentare presto il Qatar a livello internazionale. E&#8217; in questo laboratorio dai connotati spaziali che si sta costruendo la nazionale di calcio che tra 10 anni esatti dovrà rappresentare proprio il Qatar, quale nazione ospitante la FIFA World Cup.</p>
<p>L&#8217;Aspire Zone, l&#8217;area di oltre 600 ettari su cui si estende l&#8217;ASA, ha ospitato nel 2006 i giochi asiatici e nel 2009 i campionati mondiali d’atletica leggera indoor. L’Aspire Sports Academy è nata come centro per offrire ai suoi allievi l’ambiente perfetto e più all’avanguardia in cui potersi immergere completamente nella cultura sportiva.<br />
L’ASA è suddivisa in 4 dipartimenti, che sono:<br />
1    Sport: organizza i programmi di allenamento di molte discipline sportive ma è specializzato soprattutto su calcio e atletica leggera.<br />
2    QESA: il “Quality Management, Education and Social Affairs Department” segue l&#8217;educazione e lo sviluppo intellettuale dei propri studenti. QESA assicura il bilanciamento tra i programmi sportivi e di studio condotti dagli allievi dell’ASA. Fornisce anche supporto psicologico ai giovani studenti per assicurarsi che mantengano sempre un morale elevato.<br />
3    IT: il dipartimento di “Information Technology” ha un ruolo cardine nell’offrire nuovi mezzi di supporto ad atleti, management, staff, genitori e sponsor sfruttando le ultimissime tecnologie. Oltre a portare innovazione e creatività nel campo dello sport, IT ha anche creato il primo Sistema Database degli Atleti a livello mondiale. Questo sistema raccoglie i dati degli atleti e li combina con diverse forme di interfaccia utente e con sistemi avanzati di analisi estremamente accurati.<br />
4    Marketing: pianifica e organizza eventi sportivi e di altra natura, oltre a trovare e gestire gli sponsor e le carriere degli iscritti all’ASA.</p>
<p>L’area sportiva indoor, l&#8217;Aspire Dome, è stata progettata dal rinomato architetto francese Roger Taillibert e, oltre a strutture sportive avveniristiche, contiene al suo interno laboratori scienza dello sport che studiano, ad esempio, gli effetti dell&#8217;altitudine sulla performance, la biomeccanica dei vari gesti tecnici, i processi fisiologici per fasce d&#8217;età, gli effetti di tessuti, materiali sportivi e campi sintetici e di ultima generazione sulla performance.<br />
Incredibile anche il progetto definito “Talent Identification Program” (TID) dove oltre 2.400 ragazzi vengono analizzati attentamente ogni anno in modo da poter scovare i giovani atleti più dotati di elevate potenzialità. Aspire promuove anche a livello scolastico dei programmi di abilità e sviluppo sportivo per bambini tra i 6-12 anni e partecipa attivamente anche a diversi eventi sportivi a livello giovanile.<br />
I talenti così individuati entrano poi nel programma di sviluppo, lo Sport Skill Development Programs (SSDP), dove secondo una precisa pianificazione didattica vengono svolte le seguenti attività: bilanciamento statico e dinamico, consapevolezza degli spazi, differenziazione kinestetica, attività atletiche come salti, atterraggi, scatti ritmati, rotazioni e attività coordinative oculo-manuali quali passare, lanciare e afferrare oggetti e calciare.</p>
<p>Penso che il modello Aspire sia una best practice che anche noi italiani, seppur quattro volte campioni del mondo, dovremmo studiare per elevare il know-how delle nostre povere e desuete scuole dello sport (e scuole calcio in particolare), specchio di una società sempre più restia ad investire nella formazione dei propri giovani.</p>
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		<title>Luis Enrique erede di Sven Goran Eriksson?</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 17:38:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adrianobacconi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è un allenatore nuovo in Italia che sta facendo parlare di sè in una piazza importante con ambizioni di vertice e giocatori ingombranti. Si tratta di Luis Enrique, un tecnico spagnolo, scuola Barcellona, che proprio alla vigilia di Natale ha &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/adrianobacconi/2011/12/25/luis-enrique-erede-di-sven-goran-eriksson/">Continua</a>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è un allenatore nuovo in Italia che sta facendo parlare di sè in una piazza importante con ambizioni di vertice e giocatori ingombranti. Si tratta di Luis Enrique, un tecnico spagnolo, scuola Barcellona, che proprio alla vigilia di Natale ha trovato un pò di serenità dopo una partenza molto tribolata. La squadra evidentemente è la Roma, i giocatori ingombranti quelli noti.</p>
<p>Non è mai stato facile affermarsi in Italia per un allenatore straniero. Chi ce l&#8217;ha fatta si è dovuto italianizzare molto come fecero brillantemente gli svedesi Liedholm (&#8220;finchè la palla l&#8217;abbiamo noi gli altri non segnano&#8221;) oppure il sampdoriano Boskov (&#8220;rigore è quando arbitro fischia&#8221;) e, per stare ad un fenomeno ancora di attualità, Zeman (&#8220;anche a Santonocito ci piaceva giocare lungo&#8221;, riferendosi a Veron).</p>
<p>Forse quello che più si è affermato in Italia (anche lui nella capitale per degli strani scherzi del destino) per continuità di risultati, modi di fare e innovazioni tattiche è stato Eriksson, protagonista con Roma, Fiorentina, Samp, ma soprattutto Lazio dove portò con sè Roberto Mancini, e dove vinse la Coppa delle Coppe prima e lo scudetto poi, nella stagione 99-00. Dettagli maggiori sugli allenatori stranieri nello studio fatto sul <a href="http://www.settoretecnico.figc.it/notiziario.aspx?c=8&amp;sc=&amp;ssc=&amp;n=55">Notiziario del Settore Tecnico (nr 6 del 2005</a>) da Vittorio Angelaccio e Vanni Sartini.<br />
Un caso a parte è stato naturalmente Mourinho, protagonista di una stagione indimenticabile all&#8217;Inter centrando il triplete ma incapace di creare un ciclo e lasciando in eredità a Moratti  una squadra usurata e non più in grado di ripetersi.<br />
La stragrande maggioranza di allenatori immigrati ha fatto, invece, molta fatica ad imporsi in Serie A: in ordine sparso Hodgson, Lazaroni, Carlos Bianchi, Deschamps, Terim, Menotti, Tabarez, Passarella, Platt, Cuper, Voeller, Benitez, Lucescu (con cui ho lavorato come preparatore atletico e assistente tecnico per tanti anni), Mihajlovic (l&#8217;ultimo esponente della serie) non sono mai riusciti ad adattarsi alle pressioni e alle anomalie del nostro calcio e soprattutto, non sono riusciti ad imporsi nella grande piazze.<br />
Per questo c&#8217;è curiosità intorno al tecnico giallorosso che ha portato a Roma la sua filosofia di gioco e la sua mentalità tutta orientata al possesso palla e al gioco d&#8217;attacco. Aspetti che ne rendono il progetto tecnico un esperimento unico nel suo genere in Italia. Dopo i primi riscontri, non certo esaltanti, la squadra sembra stia finalmente trovando un punto d&#8217;equilibrio.<br />
Il gioco non è più prevedibile come all&#8217;inizio, la fase difensiva è curata con più attenzione e le gerarchie storiche sembrano essersi ristabilite con De Rossi e Totti di nuovo al centro del gioco e dello spogliatoio.<br />
Forse non un caso che la svolta dal punto di vista della consapevolezza di sè sia avvenuta proprio nelle sfide più difficili, in casa con la Juventus e in trasferta con il Napoli. Partite dal tasso di difficoltà molto alto dove la Roma ha imposto la propria ritrovata fisionomia di gioco. Il segreto è avere almeno sei giocatori che creando superiorità nel mezzo in fase di possesso (i tre centrocampisti, i due terzini e Totti) e nove che rientrano dietro la linea della palla in fase difensiva quando la Roma si organizza oggi intorno ad un prudente 4-1-4-1 (col solo Totti là davanti e gli attaccanti Lamela e Osvaldo a coprire le fasce).<br />
Un atteggiamento che allontana Luis Enrique dalla scia del maestro Guardiola e lo allinea agli allenatori forestieri che hanno avuto fortuna italianizzandosi. Il tecnico asturiano nega l&#8217;evidenza dichiarando che lui crede ancora nell&#8217;ideologia del possesso palla, non rendendosi conto come proprio questa metamorfosi lo stia portando al successo. O forse più semplicemente mente sapendo di mentire.</p>
<p>Buon Natale Luis e complimenti per aver capito velocemente il calcio italiano!</p>
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		<title>Solo i giovani dell&#8217;Arsenal salvano l&#8217;Inghilterra</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 17:25:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adrianobacconi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scende il sipario sui Group Stage di Champions League. Scende il sipario sul calcio internazionale a Manchester. Un tracollo sportivo e finanziario. Il City di Mancini quest&#8217;anno ha speso più di tutti nel mondo, circa 93 milioni di euro, per &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/adrianobacconi/2011/12/08/solo-i-giovani-dellarsenal-salvano-linghilterra/">Continua</a>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Scende il sipario sui Group Stage di Champions League. Scende il sipario sul calcio internazionale a Manchester. Un tracollo sportivo e finanziario. Il City di Mancini quest&#8217;anno ha speso più di tutti nel mondo, circa 93 milioni di euro, per fare una squadra competitiva, compensati solo parzialmente dalle cessioni (25 milioni). Secondo i dati forniti da <a href="http://www.transfermarkt.it/it/uefa-champions-league/transferbilanz/pokalwettbewerb_CL.html">www.transfermarkt.com</a> 67 milioni di investimento per comprare 21 giocatori non sono stati sufficienti per fare il salto di qualità. Così come non sono bastati i 45 fatti spendere da Ferguson allo United. Ferguson non può certo festeggiare allegramente i suoi 70 anni visto la parabola discendente della sua squadra che il primo dicembre è stata buttata fuori anche dalla Carling Cup a opera del Crystal Palace (squadra di seconda divisione) ed è a 5 punti dalla vetta in Premier League.</p>
<p>Se l&#8217;è cavata al fotofinish il Chelsea mentre la meno accreditata, l&#8217;Arsenal ha superato il turno con una giornata d&#8217;anticipo. Qual è la morale di questo ribaltamento di gerarchie? Presto per trarne conclusioni ma almeno possiamo dire che la scelta della linea verde sta ripagando Arsene Wenger.</p>
<p>L&#8217;Arsenal da anni punta sui giovani rinunciando al risultato per forza e subito. Quest&#8217;estate ha venduto i suoi gioiellini Fabregas (35 milioni al Barcellona) e Nasri (24 proprio al City) per dare spazio ai nuovi prodotti del vivaio in particolare a Wojciech Szczesny (21 anni), Carl Jenkinson (19 anni), Aaron Ramsey (20 anni), Theo Walcott (22 anni). Mi fermo ai titolari, dietro ci sono i diciottenni che oggi sono comparse ma che saranno protagonisti tra pochi anni, dopo aver fatto il giusto rodaggio. L&#8217;Arsenal è oggi, dopo il Sunderland, la squadra più giovane della Premier League e ha una filosofia di lavoro e di gioco che esporta in tutto il mondo e che ho avuto modo di conoscere ad un recento convegno a Firenze.</p>
<p>Riporto allora i punti cardine del progetto giovani che è sintetizzato proprio nell’acronimo del suo nome A.R.S.E.N.A.L.</p>
<p>A = ATTITUDE / per progredire verso il tuo massimo potenziale che puoi raggiungere come calciatore, è fondamentale che tu mantenga un atteggiamento corretto dentro e fuori il campo da calcio. Devi essere sempre positivo ed impegnarti il più possibile per padroneggiare appieno le tue abilità e devi essere concentrato e ordinato quando sei sotto pressione per mantenere il controllo della situazione.</p>
<p>R = RESPECT / rispetto dell’allenatore, dei compagni, di se stessi. Imparare a giocare a pallone significa imparare a rispettare delle regole, fare del sacrificio per potersi divertire. Se non riesci a rispettare l’avversario sottovaluti il suo potenziale, e ciò può far sì che i tuoi standard di rendimento scendano sotto il livello abituale.</p>
<p>S = SKILL /// le abilità e la tecnica sono essenziali per ispirare la creatività, l’estro, l’eccitazione e il divertimento. Le competenze acquisite contribuiscono a renderti divertente il calcio, ti aiutano a migliorare come calciatore e ti aiuteranno a battere il tuo avversario: creatività con il gioco di gambe e le finte nella guida della palla, uso di entrambi i piedi e non dimenticarsi di lavorare sulle competenze di base come lo stop e il passaggio.</p>
<p>E = ENERGY /// è intensità che viene messa nel lavoro che si fa. È necessario mettere molta energia ed impegno per ottenere il massimo. Bere molta acqua, stare attenti all’alimentazione e cercare di essere il più attivi possibile nella vita quotidiana. Le sedute di allenamento sono di 70′ ma l’attenzione e l’impegno sono sempre massimali.</p>
<p>N = NEW THINKING /// letteralmente innovazione, le indicazioni non arrivano solo dall’alto ma anche il bambino si può esprimere con la sua personalità e il suo modo di reagire agli stimoli degli insegnamenti. Il buon giocatore non è quello che in campo fa esattamente quello che gli dice l’allenatore. Il calciatore deve avere la faccia tosta di prendersi delle responsabilità. Non va frustrata la creatività dei ragazzi.</p>
<p>A = ALL FOR ONE /// collaborare con i compagni di squadra, apprezzare la sensazione di appartenenza al gruppo. Oggi è di moda insegnare di nuovo la tecnica ma se non lo fai in un contesto di reparto o di gara e contro degli avversari è tutto inutile. Per cui noi facciamo molta tecnica, tanto pallone ma nelle situazioni di gioco reali.</p>
<p>L = LEARNING /// non si deve mai aver paura di imparare sapendo convertire i concetti teorici in azioni pratiche. Imparare a giocare con la filosofia dell’Arsenal significa adottare un calcio basato sul passaggio e sul movimento, sulla tecnica e sull’abilità. Incorporare i principi del fair play, del lavoro di squadra, con creatività e divertimento!</p>
<p>Tutto questo, intensità di gioco, rispetto, tutti per uno, umiltà sono aspetti che stanno dentro le partite dell’Arsenal e che fanno parte del suo modo di giocare.</p>
<p>Ulteriori approfondimenti sul sito <a href="www.adrianobacconi.it">www.adrianobacconi.it</a></p>
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