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Solo i giovani dell’Arsenal salvano l’Inghilterra

8 dicembre 2011

Scende il sipario sui Group Stage di Champions League. Scende il sipario sul calcio internazionale a Manchester. Un tracollo sportivo e finanziario. Il City di Mancini quest’anno ha speso più di tutti nel mondo, circa 93 milioni di euro, per fare una squadra competitiva, compensati solo parzialmente dalle cessioni (25 milioni). Secondo i dati forniti da www.transfermarkt.com 67 milioni di investimento per comprare 21 giocatori non sono stati sufficienti per fare il salto di qualità. Così come non sono bastati i 45 fatti spendere da Ferguson allo United. Ferguson non può certo festeggiare allegramente i suoi 70 anni visto la parabola discendente della sua squadra che il primo dicembre è stata buttata fuori anche dalla Carling Cup a opera del Crystal Palace (squadra di seconda divisione) ed è a 5 punti dalla vetta in Premier League.

Se l’è cavata al fotofinish il Chelsea mentre la meno accreditata, l’Arsenal ha superato il turno con una giornata d’anticipo. Qual è la morale di questo ribaltamento di gerarchie? Presto per trarne conclusioni ma almeno possiamo dire che la scelta della linea verde sta ripagando Arsene Wenger.

L’Arsenal da anni punta sui giovani rinunciando al risultato per forza e subito. Quest’estate ha venduto i suoi gioiellini Fabregas (35 milioni al Barcellona) e Nasri (24 proprio al City) per dare spazio ai nuovi prodotti del vivaio in particolare a Wojciech Szczesny (21 anni), Carl Jenkinson (19 anni), Aaron Ramsey (20 anni), Theo Walcott (22 anni). Mi fermo ai titolari, dietro ci sono i diciottenni che oggi sono comparse ma che saranno protagonisti tra pochi anni, dopo aver fatto il giusto rodaggio. L’Arsenal è oggi, dopo il Sunderland, la squadra più giovane della Premier League e ha una filosofia di lavoro e di gioco che esporta in tutto il mondo e che ho avuto modo di conoscere ad un recento convegno a Firenze.

Riporto allora i punti cardine del progetto giovani che è sintetizzato proprio nell’acronimo del suo nome A.R.S.E.N.A.L.

A = ATTITUDE / per progredire verso il tuo massimo potenziale che puoi raggiungere come calciatore, è fondamentale che tu mantenga un atteggiamento corretto dentro e fuori il campo da calcio. Devi essere sempre positivo ed impegnarti il più possibile per padroneggiare appieno le tue abilità e devi essere concentrato e ordinato quando sei sotto pressione per mantenere il controllo della situazione.

R = RESPECT / rispetto dell’allenatore, dei compagni, di se stessi. Imparare a giocare a pallone significa imparare a rispettare delle regole, fare del sacrificio per potersi divertire. Se non riesci a rispettare l’avversario sottovaluti il suo potenziale, e ciò può far sì che i tuoi standard di rendimento scendano sotto il livello abituale.

S = SKILL /// le abilità e la tecnica sono essenziali per ispirare la creatività, l’estro, l’eccitazione e il divertimento. Le competenze acquisite contribuiscono a renderti divertente il calcio, ti aiutano a migliorare come calciatore e ti aiuteranno a battere il tuo avversario: creatività con il gioco di gambe e le finte nella guida della palla, uso di entrambi i piedi e non dimenticarsi di lavorare sulle competenze di base come lo stop e il passaggio.

E = ENERGY /// è intensità che viene messa nel lavoro che si fa. È necessario mettere molta energia ed impegno per ottenere il massimo. Bere molta acqua, stare attenti all’alimentazione e cercare di essere il più attivi possibile nella vita quotidiana. Le sedute di allenamento sono di 70′ ma l’attenzione e l’impegno sono sempre massimali.

N = NEW THINKING /// letteralmente innovazione, le indicazioni non arrivano solo dall’alto ma anche il bambino si può esprimere con la sua personalità e il suo modo di reagire agli stimoli degli insegnamenti. Il buon giocatore non è quello che in campo fa esattamente quello che gli dice l’allenatore. Il calciatore deve avere la faccia tosta di prendersi delle responsabilità. Non va frustrata la creatività dei ragazzi.

A = ALL FOR ONE /// collaborare con i compagni di squadra, apprezzare la sensazione di appartenenza al gruppo. Oggi è di moda insegnare di nuovo la tecnica ma se non lo fai in un contesto di reparto o di gara e contro degli avversari è tutto inutile. Per cui noi facciamo molta tecnica, tanto pallone ma nelle situazioni di gioco reali.

L = LEARNING /// non si deve mai aver paura di imparare sapendo convertire i concetti teorici in azioni pratiche. Imparare a giocare con la filosofia dell’Arsenal significa adottare un calcio basato sul passaggio e sul movimento, sulla tecnica e sull’abilità. Incorporare i principi del fair play, del lavoro di squadra, con creatività e divertimento!

Tutto questo, intensità di gioco, rispetto, tutti per uno, umiltà sono aspetti che stanno dentro le partite dell’Arsenal e che fanno parte del suo modo di giocare.

Ulteriori approfondimenti sul sito www.adrianobacconi.it

  • pendolare

    quest’articolo tralascia di tifare il fatto che beh… l’arsenal non vince nulla da quando ha iniziato questa fantastica politica sui giovani. dettagli…..

  • iansol

    Io in generale, non apprezzo queti toni drammatici da feuilleton: «Scende il sipario sul calcio internazionale a Manchester». Non mi convincono per due motivi: uno generale, collegato alla multifattorialità delle cose; è un taglio che difficilmente viene preso in considerazione: si strilla la notizia, ma non se ne cercano ragioni profonde e spiegazioni sincere.
    Il secondo è specifico del caso, ed è anche esemplificativo di quanto dicevo sulla superficialità sensazionalistica(finalizzatata a impressionare e avvincere il lettore): mi apre di avere capito che entrambe le squadre di Manchester parteciperanno alla Coppa Uefa. Capisco che non ha il prestigio (e il giro di danari della Coppa dei Campioni), ma comunque pur sempre di calcio internazionale si tratta.
    È morta Manchester, viva Manchester!

    • http://www.ilsensocritico.wordpress.com ilsensocritico

      Più che la partecipazione all’Europa League, ricorderei che anche nel 2006 il Manchester United fu eliminato nella fase a gironi, poi l’anno successivo arrivò in semifinale e l’anno dopo ancora vinse la coppa. Quindi ci andrei cauto con frasi tipo ‘chiusura di un ciclo’ e simili.

  • http://pensieri-eretici.blogspot.com Mauro

    E poi, definire “nuovo prodotto” Theo Walcott che, per quanto giovane, era già nella rosa dell’Inghilterra ai mondiali del 2006…

    Saluti,

    Mauro.

    • http://www.ilsensocritico.wordpress.com ilsensocritico

      In effetti, io al suo posto avrei citato Wilshere, il nuovo Fabregas, appena 19enne e già titolare l’anno scorso.

  • baboon

    mi piace pensare che quella descritta qui sia una vera tendenza per il futuro e non solo il caso isolato di una stagione. lo dico da tifoso dell’udinese la cui filosofia di gestione é per molti aspetti paragonabile a quella dell’arsenal.
    una differenza sta nel fatto che qui si punta meno sul proprio vivaio interno e molto di più sullo scouting di giovani sconosciuti dei campionati esteri come est europa africa sudamerica. il risultato non cambia: ogni anno l’udinese incassa molto più di quanto spende.
    sarebbe ancora più bello far crescere giovani italiani (o addirittura friulani) di talento ma udine non é né londra né milano e la cosa impone un certo tipo di gestione che la dirigenza secondo me interpreta al meglio. certo anche le aspettative del pubblico sono diverse ma vi assicuro che é fonte di grande orgoglio ogni anno giocarsi la uefa o il quarto posto in campionato con una delle poche squadre in europa (forse l’unica in italia) con il bilancio in attivo.
    Fuarce Friûl!

  • piti

    L’uscita del ManU, al di là dei fattori casuali e contingenti che ricorda anche Iansol, mi pare che si inscriva nella logica delle squadre che erano fortissime, non vogliono o possono mantenere lo stesso livello di mercato e allora vanno avanti con quello che hanno, finché regge. Tipo l’Inter, per capirci. Insomma, cronaca di una morte annunciata, se posso permettermi.
    Il ManU aveva Cristiano Ronaldo e non ce l’ha più, aveva Tevez e non ce l’ha più, aveva un ottimo portiere, Van der Saar, di 40 anni che però si è ritirato, ha un gran difensore come Rio Ferdinand che ha 33 anni, ha un’ala che fu un crack mondiale come Giggs che di anni ne ha 37. Certo, restano ottimi giocatori e un campione come Rooney, ma a certi livelli può, con un po’ di sfiga (che nelle competizioni breve conta moltissimo), possono non bastare.
    E’ vero che sei mesi fa giocava la finale della Champions, ma era l’evidente canto del cigno di una squadra che non si rinnovava nel parco giocatori in modo adeguato alle ambizioni di primato continentale. Esattamente come l’Inter, che ha tenuto gli uomini spompati del (e dal) triplete, ed è colata a picco.
    Il City, semplicemente, è ancora un progetto non totalmente portato a compimento, anche se procede speditamente, grazie ai soldi che spende sul mercato. Ma è primo in Premier e comunque l’eliminazione in Champions non è stata fortunatissima, sia per il girone tosto in cui si è trovato, sia per averla subita nonostante i suoi dieci punti in sei partite, evento piuttosto raro.

  • fiordopeltro

    E comunque io ci andrei piano a parlare di “prodotti del vivaio”

    I vari Fabregas, Walcott, Nasri, Ramsey etc. sono tutti giocatori formati da altre squadre acquistati dall’Arsenal da adolescenti o comunque giovanissimi(in alcuni casi neanche per poco, come Walcott pagato quasi 10 milioni di sterline nel 2006 a neanche 17 anni).

    Insomma mi sembra si tratti semplicemente di razziare i vivai altrui investendo cifre che altre squadre sui giovani non vogliono/possono spendere

    Poi si dovrebbe parlare anche di quanti Senderos, Lupoli, Denilson, Jeffers, (e tra un po anche Mannone) etc. etc. questo sistema ha prodotto per ogni Fabregas pescato.

  • p!

    Potrebbe essere pure vero che il progetto City è ancora agli inizi e che quindi il raggiungimento di una posizione al top sulla scena internazinale è un processo graduale, ma a me sembra che la mancata qualificazione è in gran parte responsabilità di Mancini che contro il Napoli ha lasciato fuori Nasry ma soprattutto Aguero; ancora non me lo spiego così come non mi spiego che tu allenatore lo faccia entrare solo a dieci minuti dalla fine. E poi un poco di sfortuna…

  • Tommaso Ippoliti

    @Piti:
    Non credo si possa paragonare il caso del Man Utd a quello dell’Inter. Lo United viene da un ciclo di successi lungo 18 anni ed è nel pieno di un rinnovo generazionale. Io sono convinto che questa sia un’annata di transizione. Hanno preso uno dei giovani portieri più promettenti d’Europa, De Gea, e stanno svezzando giovani come Cleverley, Welbeck, Smalling, Jones e Morrison, che secondo me sono destinati ad essere i campioni di domani. Lo Utd non ha mai speso cifre folli, i suoi campioni se li è sempre cresciuti in casa, pescandoli dal proprio vivaio o comprandoli giovanissimi.
    Più che altro si porrà, da qui a uno o due anni, il problema della successione di Ferguson. Io credo che punteranno su David Moyes, l’attuale manager dell’Everton, che sta facendo da qualche anno cose eccellenti con pochissimi soldi.