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Il calcio italiano è troppo vecchio

30 novembre 2011

Mi sono divertito molto stamani a vedermi Napoli-Juventus (ieri sera gli ho preferito un Jovanotti smagliante al Palaolimpico di Torino). Gol, ribaltamenti, fairplay, pubblico entusiasta, tutti elementi consoni a un big-match di rango internazionale.

C’era però un elemento invisibile che strideva rispetto alla Liga Spagnola o alla Premier League: l’età media in campo, di 27,8 anni. Il Napoli alzava questa media con 28,6, la Juve era un pò più virtuosa con 27,1. Il giocatore italiano più giovane in campo tra i padroni di casa era Maggio, 29 anni! La Juve si salvava grazie a Bonucci, 24 primavere sulle spalle.

Tra le 5 leghe più importanti d’Europa la Serie A è oggi la più vecchia con un età media di quasi 27 anni, passando negli ultimi 10 anni dal penultimo posto al primo (Grafico 1).

Grafico 1

Ce lo dice il CIES, il Centro Studi Internazionale della FIFA. Siamo quindi in controtendenza rispetto alla necessità, anche economica, di puntare sui giovani e sulla valorizzazione dei vivai.

Ma i dati allarmanti sono anche altri. In Serie A i giocatori Under 21 sono desaparecidos. I minuti giocati sono sono il 4% del totale. Impressionante il benchmark della Serie A croata che arriva al 30%.

C’è sicuramente un problema legato ai Settori Giovanili: priorità nelle Scuole Calcio (si punta al risultato o alla crescita del talento?), decadenza delle infrastrutture, basso livello degli istruttori, poco qualificati e poco o per niente pagati.

C’è poi un problema legato alla selezione dei giovani sul territorio. I talent scout dei club professionistici vanno sui campetti di periferia a cercare i ragazzini grossi e forti o quelli  svegli e tecnici (magari piccoli come la “Pulce atomica”)?

Ma a monte di tutto questo c’è un problema ancor più grande di politica aziendale. I club non danno ai nostri ragazzi, finito il ciclo nelle giovanili, la chance di giocare in prima squadra. Vengono subito dirottati in prestito nelle categorie inferiori senza tutela e, quasi sempre, senza biglietto di ritorno.

Il campionato Primavera non è sufficientemente propedeutico al grande salto. Serve una riforma radicale che permetta ai grandi club di far giocare la loro squadra Under 18 nella serie B come avviene ad esempio in Spagna.

Infine c’è il problema relativo agli immigrati immessi nei Settori Giovanili. Di quei 4 minuti su 100 giocati in Serie A gli Under 21, solo 60 secondi hanno la carta d’identità italiana (1 su 4). Gli altri sono ragazzi immigrati che non potranno mai giocare nella nostra Nazionale.

Per cui vestono la maglia azzurra molti ragazzi prelevati dalle squadre di serie B con pochissima esperienza internazionale, con ampie ricadute negative sulla competitività.

Questo è un altro fenomeno tutto italiano. In Germania ad esempio il tasso di immigrati tra gli Under 21 è pari al 15%, in Inghilterra al 31% (Grafico 2).

Grafico 2

La speranza è che i club, attanagliati dai debiti e obbligati dalla UEFA a mettersi in regola col fairplay finanziario, adottino delle politiche virtuose come fatto dalla federazione tedesca nel 2000. Nel Mondiale in Sudafrica la Germania è stata la più giovane del torneo con 24,7 anni e Thomas Mueller, non ancora ventuenne, ha portato a casa i titoli di capocannoniere e di miglior giovane del torneo.

Tale risultato è stato il prodotto di una progettazione di base lungimirante con forti incentivi economici ai club che danno priorità ai giovani talenti nazionali e puntano su infrastrutture professionali d’elite (tra cui gli stadi della Bundesliga).

Speriamo che il governo Monti, introducendo nuovamente il Ministero dello Sport, sappia imprimere a FIGC e Lega Calcio quella spinta necessaria per rilanciare, partendo proprio dai giovani, la terza industria del paese.

  • sombrero

    P.S. – Anche l’età media dei titolari del [abbiamo finito gli aggettivi] Barcellona sfiora i 28 anni. Ne vogliamo parlare?

  • winniepooh

    @piti: per usare il solito luogo comune, chi vince ha sempre ragione. Se una squadra “anziana” vince, vuol dire che ha funzionato. Poi il discorso dell´età nel calcio (e in altri sport) é simile a quello che vale in politica: se una persona è valida, può restare in campo (o al governo) anche quando non è più tanto giovane. L´importante è il risultato. E poi: mi sa che se nell´82 al posto di Zoff ci fosse stato Bordon (classe 1951, se non erro) forse le cose sarebbero andate diversamente. Inoltre nell´86 Altobelli, nonostante i 31, fu l´unico a segnare molti gol.

  • piti

    @winniepooh: mi porti lo stesso argomento del modulo tradizionale all’italiana, difesa e contropiede. Ci ha fatto vincere, lo sappiamo tutti. Ma non mettiamo mai nel conto quante volte il nostro difensivismo ci ha fatto perdere. E lo stesso accade per la gerontofilia calcistica italiana. Abbiamo vinto con Zoff, e non lo nego, e non ho interesse. Ma siamo sicuri che con Baggio 23nne in campo nel 1990 fin da subito non avremmo passato il turno? E che la figura penosa dei Mondiali sudafricani, con uno stopper di 37 anni tanto per dirne uno, non sarebbe forse (chi lo sa) migliore osando qualche giocatore più fresco? Agli Europei 2004, il Trap si portò un Vieri imbolsito e sfiatato, ombra della macchina da gol che era stata in passato. Non ci disse bene, a parte altre vicende, il biscotto scandinavo, lo sputo di Totti ecc. Siamo sicuri che un Gilardino allora 22nne motivatissimo non avrebbe dato di più di un 31nne usurato dagli anni, dalle botte e dalla (eh) dolce vita?
    Non dico, e credo non lo sostenga nessuno che la formazione ideale sia una under 21. Ma davvero, quando leggo, per fare un esempio, una formazione come potrebbe essere tranquillamentela seguente:
    Julio Cesar (32) – Zanetti (38) Samuel (33) Lucio (33) Chivu (31) – Cambiasso (31) Stankovic (33) Sneijder (27) T. Motta (29) – Milito (32) Pazzini (27) (in panchina: Castellazzi 36 – Cordoba 35 – Forlan (32)
    ecco, io credo che si sia perso il senso del limite dell’esigenza di affidabilità ed esperienza con quella di freschezza dinamismo e integrità fisica.

  • http://ferrotagliente.wordpress.com bann

    1. Nel 1970 la Juventus cambiò la struttura della squadra costruendo
    l’incastellatura che la portò a vincere molto fino al 1982. Era fatto
    cosìTancredi (26) Spinosi (20) Marchetti (22) Furino (24) Morini (24)
    Salvadore (31) Causio (21) Cuccureddu (21) Anastasi (22) Capello (24)
    Bettega (20) più Haller (31).
    2. Nelle scuole calcio periferiche non c’e’ attenzione alla competenza
    calcistica.Gli istruttori più bravi vogliono affermarsi attraverso il
    risultato immediato che si ottiene sfruttando le qualità di chi in
    quel momento ha qualcosa di più da dare (per esempio è più avanti
    nello sviluppo)e non investendo in chi in quel momento non può “fare
    la differenze
    3. Nelle grandi società manca la consapevolezza della necessità di
    trasformarsi in qualcosa che va oltre il risultato immediato e produce
    spettacolo qualitativamente interessante a livello mondiale basandolo
    su un radice locale: uno stadio di proprietà, una storia e quindi non
    solo un negozio ma anche un museo e una produzione culturale, una rete
    innazniutto cittadina e regionale che produca cultura del gioco e
    selezioni i migliori talenti (ma attraverso una cura generalizzata
    delle competenze dei più giovani). Solo la Juventus ha fatto il primo
    passo. Non il resto. –

  • winniepooh

    Scusa Piti, di quale turno dei mondiali 90 parli? La semifinale? Quella l´avremmo persa comunque, anche in 18 contro 10. Si giocava a Napoli, lo stadio non dico fosse contro, ma non era a favore. La squadra era arrivata alla fine del suo ciclo virtuoso, aveva trovato un osso abbastanza solido (anche se disprezzabile per gioco, correttezza e antipatia), inoltre Schillaci, dopo il gol (peraltro in fuorigioco), aveva esaurito il suo bonus di fortuna. Resto del parere, però, che la giovaneetà conti fino ad un certo punto. Anzi, per fare un esempio, sono convinto che l´Olanda in Sudafrica con Van Nistelrooy (vecchio) al posto di un capriccioso come Van Persie avrebbe vinto contro la Spagna.

  • piti

    Non concordo, Winniepooh. In generale, fummo molto sfortunati in quella partita. L’Argentina non ci era superiore, e in fondo ci battè solo ai rigori. Segnò un gol per una papera di Zenga, come ne faceva una ogni tre anni. E trovo il vantaggio iniziale fosse da difendere meglio, nel secondo tempo (un Ancelotti o un Vierchowod sarebbero serviti, come cambi tattici, ma Vicini era per giocarsela sempre). Ma soprattutto resto del parere che una lama affilatissima come Baggio, visto anche che Vialli aveva deluso lungo tutto il Mondiale di cui avrebbe dovuto essere una stella (ma gli mancava oggettivamente la statura tecnica), impiegato dall’inizio, poteva cambiare il corso della partita.

  • francescos

    Estiqaatsi

  • sombrero

    @Piti:
    “Segnò un gol per una papera di Zenga” e di Ferri, complice al 100%.
    Concordo pienamente sull’opportunità mancata dell’impiego di Baggio ma penso anche che ai fini del discorso generale (la valorizzazione dei giovani nelle grandi squadre) sia un po’ fuorviante. Baggio era già allora un talento limpidissimo e unanimemente riconosciuto mentre mi pare che la teoria del “diamo spazio ai giovani” venga spesa spesso e volentieri per elementi non all’altezza. Se il giovane cui dare spazio è Bonucci, meglio Cannavaro con le stampelle (tanto per dirne una).

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