Per le viaggiatrici meno spa e più agenzie

Da un paio di mesi ricevo quasi ogni giorno comunicati di viaggi al femminile, e leggo sui giornali, anche quelli in edicola oggi, di pacchetti per insegnare a gruppi di puerpere a cucinare le pappe, di remise en forme per mamme e figlie, di gite all’estero tra amiche con manicure, negozi alla moda, aperitivi. Questo delle donne in vacanza in verità è un motivetto che va avanti da un po’, anche con libri, manuali e siti. Ma dopo l’estate ha avuto un boom per me inspiegabile. Fatto è che gli operatori del settore cavalcano l’onda, e giù con proposte tipo serie della tv Donna-avventura, Sex & the city, Casalinghe disperate…

Non è un tentativo di assecondare esigenze reali, è puro marketing che ha la sgradevole conseguenza di trasformare in una tendenza un fatto spontaneo, piacevole e abbastanza assodato come organizzare un finesettimana con un’amica. Il weekend alle terme o alla spa, le compere a Londra e tante altre idee, costruite così, ammazzano l’entusiasmo e fanno passare la voglia di dirsi: «andiamo via per qualche giorno?», e basta. Il mercato invece ne fa un caso e propone tour che soddisfano i desideri tipicamente femminili. E quali sono questi desideri? Shopping, trattamenti di bellezza e qualche peccatuccio di gola. Con tre ingredienti, i desiderata sono soddisfatti e il programma è bell’e pronto. La trovata dei viaggi rosa così concepita è un insulto all’intelligenza. E non è turismo di genere. Basta infatti sostituire la manicure con una partita di calcio in trasferta e la spa con una selezione di whisky e sigari, e diventa un programma per soli maschi.

Invece, la bella notizia è che la donna si è definitivamente, inequivocabilmente, ufficialmente affermata come viaggiatrice indipendente. Una svolta c’è stata nel 1989, con l’inaugurazione a Berlino dell’Artemisia, il primo hotel al mondo per il gentil sesso, che dimostrava un fatto: la domanda esisteva. Per un bel po’ è rimasto un caso isolato, poi, dal 2000 ne sono nati altri ovunque. Molti alberghi offrono ormai piani e servizi dedicati, per esempio doppie serrature, porte semi blindate, parcheggi vicini, illuminati o gratuiti, per dire le cose più utili (le altre lo sono molto meno).

Anche gli operatori riconoscono che le quote rosa dei tour superano spesso la metà dei partecipanti e che le donne in viaggio d’affari sono già il 40%. Le viaggiatrici rappresentano un target specifico ma vario. E probabilmente per molte sarebbe utile che nascessero delle agenzie specializzate – all’estero ce ne sono parecchie, in Italia no – per soddisfare veramente le loro molteplici esigenze: viaggiano businesswomen, camminatrici, sportive, appassionate d’arte, archeologia, cucina, ballo, interessate ad approfondire yoga e tecniche di autodifesa, giovanissime, giovani e meno giovani. Ci sono donne sole, separate, stufe, che non hanno tempo, capacità, energie per organizzarsi un viaggio, e apprezzerebbero che qualcuno lo facesse per loro, creando comitive e itinerari interessanti, occupandosi della loro incolumità, indicando le mete sicure, offrendo sconti e agevolazioni, come quella di non addebitare il supplemento per la camera singola, oppure, in caso ciò non fosse possibile, aiutandole a trovare la compagna giusta per condividere stanza ed esperienza. Che significa mettere insieme le non fumatrici, le allergiche all’aria condizionata, le nottambule, le mattiniere, Thelma e Louise…Queste sì sarebbero novità!

Una esempio virtuoso: Hedgebrook è un villaggio con sei cottage sull’isoletta di Whidbey, nello stato di Washington, che ogni anno offre a 40 poetesse e romanziere un soggiorno da 2 settimane a sei mesi, durante il quale possono studiare, leggere, scrivere, passeggiare, conoscere altre donne.

Un sito utile e pioniere sull’argomento (è stato fondato dalla giornalista Deniela De Rosa nel 2000): www.permesola.com.

Un consulente, ex tour operator specializzato, oggi animatore della community Viaggi per le donne 2.0: Eliotropica.

Sara Magro

Fa la giornalista di viaggi e scrive di turismo. Il suo sito è The Travel News