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  • Martedì 8 giugno 2021

Ratko Mladic è stato condannato in appello per genocidio

Il tribunale dell'Aia ha confermato la condanna all'ergastolo per l'ex generale serbo, per i crimini commessi durante la guerra in Bosnia

(Michel Porro/Getty Images)
(Michel Porro/Getty Images)

L’ex generale serbo Ratko Mladic è stato condannato in appello all’ergastolo da un tribunale delle Nazioni Unite, con le accuse di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Il tribunale ha quindi respinto l’appello e confermato la sentenza di primo grado, emessa nel novembre del 2017, in cui Mladic era stato condannato per il suo ruolo nella guerra in Bosnia negli anni Novanta, e in particolare nel massacro di Srebrenica e nell’assedio di Sarajevo.

La sentenza è stata emessa all’Aia, nei Paesi Bassi, dal Meccanismo residuale per i Tribunali Penali Internazionali (IRMCT), l’organo che ha preso il posto del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia delle Nazioni Unite (ICTY), chiuso nel dicembre del 2017 dopo ventiquattro anni. Il processo d’appello era iniziato ad agosto dell’anno scorso dopo alcuni rinvii dovuti alle condizioni di salute di Mladic, che ha 78 anni.

In primo grado il tribunale aveva giudicato Mladic, soprannominato “il macellaio della Bosnia”, colpevole di 10 capi d’accusa sugli 11 per i quali era processato: era stato assolto da una delle due accuse di genocidio che gli erano state imputate (per le campagne del suo esercito nel 1992 in Bosnia), ma era stato condannato per l’altra (per il massacro di Srebrenica) e per cinque capi d’accusa relativi a crimini contro l’umanità, e quattro relativi a crimini di guerra.

Mladic, secondo la sentenza, è stato responsabile di operazioni di pulizia etnica, sterminio, uccisioni, infrazioni delle leggi di guerra, deportazioni, atti disumani di dislocamento forzato, terrore contro i civili di Sarajevo, attacchi contro i civili e presa in ostaggio dei Caschi blu delle Nazioni Unite. Il Tribunale aveva anche riconosciuto un «importante contributo» di Mladic al massacro di Srebrenica del luglio del 1995, quando le milizie serbo-bosniache occuparono la città di Srebrenica, dove avevano trovato rifugio migliaia di bosniaci musulmani, perseguitati dai serbo-bosniaci.

– Leggi anche: Cosa fu il massacro di Srebrenica

Mladic ordinò il massacro di tutti i maschi adulti e adolescenti. In tutto, più di settemila persone furono uccise, in quello che fu l’episodio più sanguinoso del conflitto nella ex Jugoslavia, durato dal 1992 al 1995. Mladic è stato condannato anche per aver diretto l’assedio di Sarajevo, durato quasi quattro anni e durante il quale migliaia di persone morirono uccise dai cecchini, dalle bombe o di stenti.

Nel 2019, il diretto superiore di Mladic, il leader politico dei serbo-bosniaci Radovan Karadžić, era stato condannato in appello all’ergastolo, con le accuse di genocidio, deportazioni, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. In primo grado era stato condannato a 40 anni di carcere per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e per aver avuto un ruolo attivo nel genocidio dei musulmani bosniaci avvenuto tra il 1992 e il 1995.

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