Il presidente del CONI contro la riforma dello sport

Giovanni Malagò ha detto che «nemmeno il fascismo era arrivato a tanto»

Giovanni Malagò, presidente del CONI (Vincenzo Livieri/LaPresse)
Giovanni Malagò, presidente del CONI (Vincenzo Livieri/LaPresse)

Durante il consiglio del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) riunito giovedì nella sua sede del Foro Italico a Roma, il presidente Giovanni Malagò ha informato di un disegno di legge del governo che prevede, a partire dal 2020, la riforma del Comitato olimpico e del modo in cui vengono distribuiti i fondi pubblici annuali alle attività sportive. Secondo quanto riportato da Repubblica, Malagò avrebbe parlato della riforma ai membri del consiglio dicendo:

«Questa non è la riforma dello sport italiano, non c’entra nulla. Questo è un discorso in modo elegante di occupazione del Comitato olimpico. Lo stesso fascismo, pur non essendo estremamente elastico nell’acconsentire a tutti di esprimere le proprie opinioni, aveva rispettato quella che era stata la storia del CONI dall’epoca della sua fondazione [1914]»

Nella bozza della riforma a cui il governo sta lavorando, la distribuzione dei fondi pubblici che ogni anno il CONI spartisce tra le federazioni sportive italiane in base a dei criteri prestabiliti passerebbe nelle mani dello Stato, che creerebbe così una società di nomina governativa per la gestione. Al CONI rimarrebbe soltanto la gestione diretta di una quarantina di milioni di euro da destinare alla preparazione olimpica e di alto livello. L’anno scorso i contributi governativi che il CONI ripartì alle 44 federazioni sportive italiane furono 145 milioni e 885 mila euro. Le ragioni dietro la riforma sarebbero ricondotte a un conflitto di interessi rilevato dal governo nel modo attuale in cui vengono gestiti i fondi, e cioè da un comitato olimpico il cui presidente è eletto dai presidenti delle federazioni, a cui poi vanno distribuiti gli stessi fondi.

Malagò – rieletto per la seconda volta alla guida del CONI nel 2017 – è stato molto critico sulla riforma, che priverebbe il CONI della sua indipendenza. Si è detto inoltre perplesso sull’utilità della nuova società incaricata della gestione dei fondi, dato che i criteri per la distribuzione risalgono al 2010, sotto l’allora presidenza di Giovanni Petrucci, e vennero votati dal consiglio nazionale riunito. I due sottosegretari del governo Giancarlo Giorgetti e Simone Valente hanno risposto con una nota congiunta in cui hanno scritto: «Questo governo non fa leggi a favore o contro le persone – presidente Malagò compreso – ma rispetta il programma e il contratto che ha dato vita all’esecutivo. In questo senso stiamo prevedendo il coinvolgimento del CONI in quello che è il suo compito, cioè la preparazione olimpica e di alto livello». I presidenti delle federazioni sportive italiane hanno dato mandato a Malagò di discutere con il governo i contenuti della riforma.