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  • Martedì 5 giugno 2018

Come funziona il desiderio sessuale per le donne

Spiegato da "Il libro della vagina", un manuale su tutto ciò che si può dire dell'apparato genitale femminile scritto da due studentesse di medicina norvegesi e pubblicato in dieci paesi

Particolare della copertina di "Il libro della vagina" di Nina Brochmann ed Ellen Støkken Dahl
Particolare della copertina di "Il libro della vagina" di Nina Brochmann ed Ellen Støkken Dahl

La grande attenzione che negli ultimi anni si sta dando al femminismo e in generale alle questioni che riguardano le donne ha avuto un grosso impatto sull’editoria, in tutto il mondo: lo si è visto ad esempio con le numerose biografie di donne forti e ribelli pensate per bambini e adolescenti, con i pamphlet che danno consigli su come crescere figli femministi, con le riedizioni di libri che trattano di argomenti come lo stupro e con la pubblicazione di uno che spiega quasi tutto lo spiegabile sulle mestruazioni.

Uno degli ultimi libri associabili a questa categoria pubblicati in Italia è Il libro della vagina delle norvegesi Nina Brochmann ed Ellen Støkken Dahl. Brochmann e Dahl sono due studentesse di medicina e volontarie di un’associazione che si occupa di educazione sessuale: nel 2015 hanno aperto un blog per provare a rispondere alle più svariate domande su apparato sessuale femminile, riproduzione, ciclo mestruale e orgasmi che venivano poste loro nel proprio lavoro di educatrici sessuali. Il libro della vagina – già pubblicato in dieci paesi e in attesa di esserlo in altri 23 – è un riassunto del lavoro fatto in questo blog ed è una specie di guida al possesso e all’uso di un apparato genitale femminile.

È lungo trecento pagine (bibliografia scientifica esclusa) e usa un linguaggio semplice e un tono comprensivo e simpatico, pur dando spiegazioni precise e dettagliate. È diviso in cinque parti: la prima è dedicata alle questioni anatomiche; la seconda alle mestruazioni e alle altre secrezioni vaginali; la terza al sesso; la quarta alla contraccezione e la quinta alle malattie e ai disturbi dell’apparato genitale, tra cui l’endometriosi, la sindrome dell’ovaio policistico e anche l’aborto spontaneo. Per il suo stile e per la divisione in vari argomenti Il libro della vagina è adatto a tanti diversi tipi di lettori: da quelli più giovani che potrebbero imparare molte cose da ognuna delle cinque parti del libro, a persone adulte di entrambi i generi che non hanno mai avuto ben chiare certe cose, dato che sia nei libri di scuola che sui mezzi di informazione si leggono spesso cose troppo vaghe, non aggiornate oppure influenzate da vecchi pregiudizi.

Pubblichiamo un estratto di Il libro della vagina tratto da un capitolo intitolato La perdita del desiderio: è uno di quelli in cui si parla di cose che forse anche alcuni adulti non sanno.

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Amare il sesso non è più un tabù. È diventato quasi un ideale tra le giovani donne. Il “modello perfezione” in campo sessuale prevede che le donne provino piacere, prendano l’iniziativa e sperimentino cose nuove. Ma se il desiderio non c’è più, o non c’è mai stato, che si fa? Si rischia, in questo caso, di sentirsi escluse.
Nell’inverno del 2015 Nina ha avuto il piacere di conoscere una dama di grande fascino, la dottoressa Shirley Zussman, che aveva allora cento anni. Questa signora piccola e curva, dalle labbra carnose e gli occhi scintillanti, è stata una testimone di prim’ordine della rivoluzione sessuale. È stata allieva di William Masters e di Virginia E. Johnson, noti per la “scoperta” dell’orgasmo femminile e fonte d’ispirazione per la serie televisiva statunitense Masters of Sex. Dagli anni Sessanta, Shirley Zussman esercita la professione di consulente sessuale a New York.
Ancora oggi continua a seguire i suoi pazienti in uno studio pieno di fiori nell’Upper East Side, con gli scaffali della libreria decorati di figurine di legno in diverse posizioni erotiche. Questa lunga carriera le conferisce uno sguardo unico sull’evoluzione delle problematiche sessuali negli ultimi decenni: «Prima la gente veniva da me per problemi legati all’orgasmo, all’eiaculazione precoce o all’assenza di climax – adesso invece è proprio l’eccitazione che manca» dice. È indubbio che la gente faccia sesso meglio ora che negli anni Sessanta, sostiene Zussman, ma a cosa serve, se non si ha voglia di farlo. Secondo lei, la colpa è della tecnologia e della pressione sul lavoro. «Le donne che vengono da me sono così stanche che preferiscono giocherellare con i loro maledetti cellulari piuttosto che trovare un momento per l’intimità. Ci dimentichiamo di toccarci e di guardarci negli occhi.»

Probabilmente ha ragione. Sembra che la mancanza di desiderio sia la nuova malattia femminile. Una ricerca del 2013 segnalava che, in Gran Bretagna, una donna su tre aveva sofferto di mancanza di appetito sessuale nel corso dell’anno precedente. Tra le giovani donne di età compresa tra i sedici e i ventiquattro anni, una su quattro dichiarava di non avere interesse per il sesso. È una scoperta davvero triste.
Ma con quali criteri le donne misurano la loro assenza di desiderio? Dagli anni Sessanta è in voga una specie di modello a domino dei quattro stadi della risposta sessuale: Desiderio – Eccitazione – Orgasmo – Risoluzione. Si definisce il desiderio come la voglia di attività sessuale, inclusi i pensieri e le fantasie. Il desiderio è dunque un processo puramente mentale: ho voglia di sesso, ORA! Invece l’eccitazione è tanto una sensazione di piacere quanto una reazione fisica, che comprende un aumento dell’apporto di sangue nella zona inguinale, una lubrificazione e un’espansione della vagina. Il battito accelera, salgono la pressione arteriosa e la frequenza respiratoria.
Solo recentemente i ricercatori hanno cominciato a mettere in questione questo modello. Alcune interviste hanno mostrato che fino a una donna su tre non ha provato mai, o lo ha fatto raramente, voglia prima del rapporto sessuale – cioè non ha conosciuto quello che in gergo tecnico si definisce “desiderio spontaneo”. Tuttavia, una volta impegnate nel rapporto sessuale, la maggioranza sperimentava eccitazione fisica e piacere. Può forse sembrare strano, ma è davvero possibile che, in così tante donne, ci sia qualcosa di sbagliato?

«No» risponde un numero sempre maggiore di voci. Per molte donne, infatti, il desiderio è reattivo, cioè scaturisce come risposta a una carezza intima o a un contesto erotico. L’eccitazione sessuale viene prima del desiderio, potremmo dire, e queste donne sono quindi più dipendenti dai preliminari e dall’intimità perché scatti il loro interruttore. Le donne con desiderio reattivo hanno un interesse ridotto per il sesso e prendono poco l’iniziativa a letto, ma non per questo smettono di vivere una sessualità appagante una volta entrate nell’atmosfera giusta. Si tratta solo di saperne ascoltare il desiderio con maggiore attenzione.

La sessuologa Emily Nagoski si è impegnata nella battaglia per informare le donne sul desiderio reattivo. Nel libro Come As You Are (Vieni come sei) sostiene che quasi una donna su tre ha una forma di desiderio di tipo reattivo. All’estremità opposta troviamo un 15 per cento di donne con la forma di desiderio “classica”, spontanea, quando la voglia di sesso ti cade dal cielo. Il resto delle donne si colloca in un qualche punto intermedio tra i due: a volte la voglia arriva senza sapere bene perché, mentre altre volte il sesso è percepito come una fatica, finché la donna non sente che il corpo risponde e, poco a poco, la testa lo segue. Solo in un piccolo gruppo di donne, il 5 per cento circa, è del tutto assente qualsiasi desiderio sessuale, sia spontaneo che reattivo.
Il modello del sesso reattivo è una rottura netta con la rappresentazione ideale del sesso nella cultura popolare. Un buon numero di donne e ragazze che conosciamo non si sente a proprio agio in questa rappresentazione. Si domandano se sono anormali per il fatto di non essere così interessate al sesso “come le altre”. Pensano che i ragazzi le trovino noiose e si sentono in colpa perché non prendono mai l’iniziativa in materia sessuale. Per molte di loro può risultare liberatorio un modello alternativo. Diversi elementi inducono a pensare che il desiderio reattivo sia una normalissima variante della sessualità femminile e non un errore né una malattia.*
Se pensiamo che il desiderio spontaneo sia la norma, è anche perché questa è la modalità dominante negli uomini. Secondo la Nagoski, pare che all’incirca tre su quattro registrino un tipo di desiderio spontaneo e, per un qualche insondabile motivo, presumiamo che la sessualità maschile e quella femminile funzionino allo stesso modo. Probabilmente non è così, come presto vedremo.

Un’altra fonte di confusione è il mito secondo il quale l’individuo nasce con una pulsione sessuale. Nasceremmo tutti eccitati. Le pulsioni (la sete, la fame, la stanchezza) agiscono come un istinto e ci permettono di mantenerci in vita: il nostro cervello, in modo del tutto inconscio, manda il messaggio che, per mantenere il corpo in equilibrio, è ora di compiere una determinata azione, per esempio dormire, mangiare o bere. Se davvero avessimo un istinto sessuale, significherebbe che sentiremmo il bisogno di sesso allo stesso modo in cui sentiamo il bisogno di cibo, di sonno o di vestiti caldi. Il sesso sarebbe allora una necessità primordiale per sopravvivere: non è sorprendente che chi la pensa così consideri sbagliato non averne voglia.** E invece sappiate che nessuno muore per mancanza di sesso. Non è un istinto, ma un premio.
Nella misura in cui il sesso procura piacere ed è gradevole, funziona come una droga per il cervello: ne vogliamo sempre di più. Non appena il desiderio viene stimolato, cominciamo a cercare situazioni per soddisfarlo. E qui arriviamo al punto focale nella teoria della Nagoski: se per te il sesso non funziona come un premio, ad esempio perché ti fa male, perché lo associ a una precedente aggressione o perché semplicemente lo trovi noioso, la voglia diminuisce. Niente funziona se il sesso non è riconosciuto dal cervello come una ricompensa. In altre parole, non nasciamo eccitati, lo diventiamo.

Ne possiamo ricavare due lezioni. In primo luogo, significa che le donne (o gli uomini) che hanno poca voglia di sesso – sia in generale sia perché sentono solo un desiderio reattivo – non sono nate sbagliate né sono malate. Ad alcuni piace il cioccolato, ad altri no. Non ci viene in mente che ci sia qualcosa di strano in chi non ama il cioccolato, anche se la maggioranza dei cervelli reagisce positivamente a una tale squisita combinazione di grassi e zuccheri. Ma perché sarebbe grave etichettare queste persone come malate? Be’, perché sentirsi definire un’anomalia ambulante uccide quel po’ di desiderio che ancora ti rimane.

In secondo luogo, ciò implica che il desiderio sessuale non è una grandezza costante. Nasciamo con un potenziale di eccitazione, ma in quale misura ci ecciteremo dipende dal piacere e dalla soddisfazione che ci darà il sesso, oltre che dalla nostra generale situazione di vita. Per giunta, anche la nostra storia sessuale, ovvero il bagaglio di esperienze che ciascuno di noi si porta dietro, contribuisce a formare il nostro desiderio.
Questo spiega perché la libido sale e scende a ondate nel corso della vita e a seconda dei rapporti in cui ci veniamo a trovare. Ciò ci fornisce, tra l’altro, una fantastica opportunità di influire sul desiderio: una volta compreso come funziona il sistema di ricompense del cervello, lo possiamo manipolare. E arriviamo così alla principale differenza tra maschi e femmine.

I sessuologi sono pieni di inventiva. In una serie di esperimenti, è stato misurato l’afflusso di sangue nei genitali maschili e femminili. Apparecchi di registrazione sono stati applicati al pene e alla vagina, in modo da avere una misura dell’eccitazione sessuale fisica. Si tratta di riflessi automatici, che non possono essere controllati coscientemente. Durante questi esperimenti, i soggetti guardavano film porno: eterosessuale, omosessuale, sesso delicato, sesso violento, e perfino sesso tra scimmie. Ce n’era per tutti i gusti, insomma. Poi veniva chiesto loro di valutare il proprio livello di eccitazione mentre visionavano i diversi spezzoni di film. E qui si è scoperta una cosa molto interessante.

Nel caso degli uomini, la corrispondenza tra l’erezione del pene e l’eccitazione percepita è circa del 65 per cento. Quindi la testa e le risposte automatiche dei genitali maschili vanno abbastanza d’accordo. Ah, ce l’ho duro, allora significa che ho voglia di sesso, pensa l’uomo. (Si tratta ovviamente di una semplificazione. Gli uomini possono avere un’erezione anche in assenza del minimo desiderio sessuale, per esempio nel caso del ben noto alzabandiera mattutino o quando certi adolescenti a scuola vengono chiamati alla lavagna.) E poiché il desiderio maschile è strettamente collegato ai movimenti del pene, pillole come il Viagra funzionano assai bene quando si fa fatica a “farlo rizzare”: il Viagra non agisce sul cervello, si preoccupa soltanto di restringere i vasi attraverso cui il sangue esce dal pene, di modo che il membro, pieno di sangue, rimane più duro. Una volta che il pene è dalla tua parte, è praticamente cosa fatta.

Nelle donne, al contrario, si riscontra solamente un 25 per cento di coincidenza tra la testa e l’eccitazione genitale. La corrispondenza è talmente minima che non si può proprio determinare se una donna provi o meno desiderio sessuale in base a quanto siano lubrificati o irrorati di sangue i suoi genitali. La vagina delle signore si gonfia e si bagna vedendo sia uomini che fanno sesso con altri uomini sia scimmie in piena azione, ma non per questo si sentono necessariamente eccitate. La zona vaginale reagisce abbondantemente anche al sesso lesbico, spesso di più che al porno etero. Cosa ancora più inquietante, si è visto che le donne possono eccitarsi fisicamente e avere un orgasmo in caso di aggressione sessuale. Cosa significa questo? Che le donne davvero gradiscono il sesso tra scimpanzé o che ad alcune piace essere violentate?

No, no, assolutamente no. Significa piuttosto che le donne, a differenza degli uomini, presentano in alto grado ciò che gli studiosi chiamano arousal non-concordance o subjective genital (dis)agreement. Parole difficili per dire semplicemente che, in relazione al desiderio, non c’è concordanza tra il cervello e la vagina. Le due parti del corpo evidentemente non parlano la stessa lingua e le donne con un grado di desiderio molto basso sono quelle in cui è più alta la non-concordanza tra testa e vagina. Il loro cervello quasi non riesce a raccogliere i segnali provenienti dalla zona genitale.
Il desiderio femminile risiede innanzitutto nella testa. Non ci basta – come invece spesso succede agli uomini – avere una persona attraente nel nostro letto, né sentire il sesso bagnato e gonfio. Abbiamo bisogno di più. È il nostro cervello che va stimolato, non la vagina. Per questo il Viagra funziona raramente con le donne, anche se i tentativi sono stati fatti. Per agire sul desiderio femminile con delle pillole, bisognerà operare sulle complesse circonvoluzioni cerebrali, ma questa è medicina di ben altro livello.


* Tale ripartizione della tipologia del desiderio naturalmente vale anche per gli uomini. Anche loro possono sperimentare una voglia reattiva, solo che è un po’ più raro che questa sia la forma primaria di desiderio nei ma- schi. Secondo la Nagoski, circa il 75 per cento degli uomini presenta innanzitutto un desiderio spontaneo, contro il 15 per cento delle donne. Il 5 per cento dei maschi ha come modalità principale di desiderio la forma reattiva, contro il 30 per cento delle femmine.

** L’assenza o la perdita di desiderio sessuale viene diagnosticata come un disturbo nella classificazione internazionale dei disturbi psichici e comportamentali (ICD-10). Si può ricevere questa diagnosi anche se sono presenti stimolo e piacere sessuale. Nel sistema diagnostico americano DSM–V la diagnosi corrispondente è stata modificata.

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