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  • sabato 10 febbraio 2018

Tabàrnia, la repubblica indipendente nata per ridicolizzare gli indipendentisti catalani

Ha un proprio "presidente in esilio", una propria bandiera e anche un suo giornale

Un disegno pubblicato sul sito di Tabàrnia mostra la bandiera indipendentista catalana, a sinistra, e quella di Tabàrnia, a destra

Martedì scorso il canale 24h di RTVE, il più importante gruppo radiotelevisivo spagnolo, ha trasmesso un servizio su una conferenza stampa di Albert Boadella, attore catalano di 74 anni noto tra le altre cose in Spagna per avere fondato la compagnia teatrale Els Joglars, che usava la pantomima per sfidare la censura durante il periodo del franchismo. Boadella è stato presentato nel sottopancia del servizio come “presidente di Tabàrnia in esilio” ed è stato introdotto dicendo che avrebbe parlato della situazione politica in Catalogna. Nel giro di pochi minuti sui social network catalani, soprattutto su Twitter, si è cominciato a parlare di quello che era appena successo, con toni tra il divertito e l’indignato.

Un’immagine di Albert Boadella, attore e direttore teatrale che si definisce “presidente di Tabàrnia”, trasmessa da RTVE

Tabàrnia è infatti l’ultima di una serie di cose strane e bizzarre entrate negli ultimi mesi nel dibattito pubblico sulla situazione politica catalana. È un’immaginaria repubblica indipendente – così si è proclamata, eleggendo tra le altre cose un proprio presidente, Boadella – e comprende le due province di Barcellona e Tarragona. Ha una propria bandiera, un proprio sito Internet e ora anche un proprio giornale online, Tabarnia Today. È nata per ridicolizzare il progetto indipendentista catalano, il cosiddetto procés, sostenendo che l’eventuale indipendenza della Catalogna potrebbe iniziare una catena assurda di separazioni conseguenti, come quella, appunto, della repubblica indipendente di Tabàrnia.

Una mappa realizzata dai sostenitori di Tabàrnia che mostra dove si trovino le due province che fanno parte della nuova repubblica indipendente, Barcellona e Tarragona (nel sud)

Tabàrnia esiste da diverso tempo, ma è diventata virale dopo le elezioni che si sono tenute in Catalogna il 21 dicembre scorso, rivinte dai partiti indipendentisti. Prima il progetto si chiamava “Barcelona is not Catalonia” (“Barcellona non è Catalogna”), ma dopo diverse riflessioni ha cambiato nome e lo scorso gennaio ha diffuso un video di presentazione che è un insieme molto ricco di prese in giro e trollaggi di slogan e messaggi usati dagli indipendentisti catalani.

Esempio di trollaggio: dal minuto 00.34 è mostrato uno scambio di slogan tra gli indipendentisti catalani e i fittizi abitanti di Tabàrnia. Quelli di Tabàrnia accusano gli indipendentisti di rubare loro i soldi e rivendicano il diritto a decidere sulla propria indipendenza, proprio come fanno gli indipendentisti catalani con il governo di Madrid; poi chiedono aiuto dicendo “Help Tabarnia”, che è una presa in giro a un video diffuso settimane fa da un’organizzazione civile indipendentista catalana e rivolto all’Unione Europea: il video si intitolava “Help Catalonia”

La musica che si sente in sottofondo nel video è “Hello, goodbye” dei Beatles, usata per sottolineare le presunte differenze tra i due diversi messaggi politici: divisivo quello degli indipendentisti (adios, in inglese goodbye), inclusivo e pacificatore quello di Tabàrnia (hola, in inglese hello). Ci sono però anche cose più serie: al minuto 1.14, per esempio, viene mostrata un’immagine per denunciare una stortura della legge elettorale catalana, che premia le province meno abitate, come Lleida e Girona, che sono anche quelle dove l’indipendentismo è più forte. Tabàrnia è un progetto che gioca in continuazione su questa ambiguità: è una cosa a metà tra l’inventato e il reale, tra il serio e il faceto. La stessa ambiguità si trova sul sito di Tabarnia Today, dove si parla di temi seri ma con molta ironia. Per esempio tra il materiale che è possibile scaricare c’è un manifesto intitolato «Abbracciando l’indipendentista – proposta 0001», che propone agli abitanti di Tabàrnia di portare un “arroz con leche”, una specie di crema di riso fatta con il latte, al vicino indipendentista che «passa il suo tempo a fare le caceroladas», cioè a fare rumore con una pentola, un tipo di protesta diffusa tra gli indipendentisti.

Boadella – che si autodefinisce “presidente in esilio” prendendo in giro la qualifica che si dà l’ex presidente catalano Carles Puigdemont, oggi a Bruxelles – è un personaggio che ha alle spalle un lungo impegno civico. Da anni critica il movimento indipendentista catalano e dal 2006 si rifiuta di fare teatro in Catalogna a causa di una presunta «campagna di odio» contro di lui: Boadella sostiene infatti di avere subìto molte pressioni e di essere stato l’obiettivo di vari attacchi per avere aiutato a fondare Ciutadans, partito anti-indipendentista nato in Catalogna che poi si è ingrandito fino a diventare uno dei più grandi partiti spagnoli. È stato il coinvolgimento di Boadella a rendere il progetto di Tabàrnia più reale, ma non solo quello. Nelle ultime settimane i “funzionari di Tabàrnia” hanno organizzato incontri ed eventi, tra cui una conferenza stampa di presentazione del progetto tenuta nella sede dell’organizzazione che riunisce i giornalisti catalani a Barcellona, lo scorso 16 gennaio. Pochi giorni fa, inoltre, gli stessi funzionari hanno convocato la prima manifestazione a sostegno di Tabàrnia: si terrà a Barcellona domenica 25 febbraio.

La storia di Tabàrnia sembra assurda ma in qualche maniera riprende la situazione della Val d’Aran, una delle entità territoriali (comarche) in cui è suddivisa la Catalogna, che si trova nel nord, al confine con la Francia. Per una serie di ragioni storiche, la Val d’Aran ha vissuto lunghi periodi di parziale isolamento dal resto della Catalogna e ha mantenuto la propria lingua, l’aranese, e una propria identità culturale. Qui la stragrande maggioranza della popolazione si oppone all’indipendenza della Catalogna e vorrebbe poter decidere del proprio futuro, rimanendo parte della Spagna. Ecco, una cosa simile a quella che sostiene di voler fare Tabàrnia.

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