HarperCollins s’allarga

di Arianna Cavallo – @ariannacavallo

La filiale italiana del grande gruppo americano non vuole più fermarsi agli Harmony e ha già rubato un grosso autore ai rivali

Laura Donnini, amministratore delegato di HarperCollins Italia (Foto: Harper Collins)

Tra i recenti subbugli dell’editoria italiana – fatti di fusioni, vendite, rivalità tra fiere ed eventi, nuovi direttori e nuovi editori – ce n’è uno peculiare per la sua natura e per come cambierà equilibri e tendenze. È la nascita di una nuova casa editrice, HarperCollins Italia: ha l’energia di una start-up ma la rete protettiva di un colosso multinazionale, la potente HarperCollins Publishers del gruppo News Corp. di Rupert Murdoch, ed è guidata da una donna attorniata da quasi sole donne nei ruoli chiave, tutte strappate ai rivali.

Tecnicamente HarperCollins Italia è nata nel 2015, quando HarperCollins Publishers comprò da Mondadori la casa editrice Harlequin, che pubblicava gli Harmony, i noti e sentimentali romanzi rosa, ma è cambiata di nuovo un anno fa dandosi ambiziosi obiettivi. HarperCollins Publishers, in cerca di nuovi mercati in cui espandersi, era arrivato in Italia con l’idea di mantenere una produzione che funziona, quella degli Harmony, affiancandole un progetto piuttosto tradizionale nei contenuti – grandi best seller, biografie di celebrità, saggi per migliorare sé stessi – ma fiammante nei modi, americani. Per tenere insieme tutto a febbraio del 2017 è stata scelta Laura Donnini, 54 anni e una carriera da amministratrice delegata nell’editoria, che di suo ha portato la scelta di pubblicare libri che parlino alle donne contemporanee.

«Siamo piccoli, molto affamati, molto energetici, molto appassionati, e cerchiamo di fare il vero lavoro degli editori, prendendoci cura degli autori». Laura Donnini mi accoglie così nel suo ufficio di amministratrice delegata di HarperCollins Italia, cinturone stretto in vita, stivali e collana di pietre, incarna bene lo spirito della casa editrice che vuole costruire. Nella stanza, organizzata e chiara, è appeso un ritaglio di giornale, il suo trofeo più grande: c’è stampata sopra la foto dello scrittore Wilbur Smith e la notizia che dopo 35 anni con Longanesi sarebbe passato a HarperCollins Italia, con otto nuovi romanzi. Per Smith non è stata una questione economica, dice Donnini: «a partire dalla stessa offerta ha scelto la freschezza di un approccio più su misura, ed è in questo che noi facciamo la differenza». È forse sempre per questo che il memoir di Smith, Leopard Rock. L’avventura della mia vita, uscirà in anteprima mondiale proprio in Italia, il 10 maggio: «un regalo che ha voluto fare ai lettori italiani», spiegano da HarperCollins.

Laura Donnini è nata a Cesena nel 1963, si è laureata in Economia e commercio a Firenze. Per lei arrivare ad HarperCollins Italia è stato quasi un ritorno agli inizi: era arrivata nel mondo dell’editoria nel 2001 proprio ad Harlequin, la casa editrice venduta da Mondadori all’editore americano HarperCollins Publishers nel 2015. Nel 2008 Donnini era intanto diventata amministratrice delegata di Piemme, nel 2011 direttrice generale di Mondadori Libri e nel 2013 amministratrice delegata di Rcs Libri, incarico che aveva lasciato dopo l’acquisizione di Rizzoli da parte di Mondadori. Donnini conosce quindi bene il mondo dei libri e il mercato editoriale, e ha le spalle abbastanza larghe per dirigere il progetto italiano di HarperCollins Publishers, uno dei cosiddetti big five dell’editoria mondiale.

HarperCollins esiste come società dal 1990 ed è la fusione della casa editrice americana Harper & Row con la scozzese William Collins & Sons, acquisite dalla News Corp. di Rupert Murdoch rispettivamente nel 1987 e nel 1989: l’operazione è ricordata nel logo, che combina la fiamma della Harper & Row alla fontana della Collins.

Nei loro duecento anni di storia, le case editrici hanno pubblicato autori importanti come Mark Twain, le sorelle Brontë, H. G. Wells, Agatha Christie e J.R.R. Tolkien, e vinto svariati premi Nobel e Pulitzer. Negli ultimi anni la società si è estesa a nuovi mercati: nel 2014 ha aperto le prime filiali in Europa e in Asia, e ora è presente in 18 paesi, tra cui il Regno Unito dove nel 2017 ha fatturato quasi 137 milioni di euro e dove pubblica ogni anno più di 10mila nuovi titoli. E l’Italia, ovviamente.

«HarperCollins è una startup nel mercato editoriale italiano» inizia Donnini, ripetendo un concetto a cui è affezionata e che ritrovo in tutte le interviste in cui ha presentato il suo progetto. Rende bene l’idea del lavoro iniziato da zero, della squadra entusiasta e celere nel districarsi tra le ipertrofiche maglie del mercato editoriale per soffiare autori di pregio ai rivali imbrigliati, e stampare libri che puntano al successo: «qui abbiamo energia, siamo veloci, rispondiamo subito alle richieste dell’autore, non ci sono limiti burocratici né difficoltà organizzative: mi arriva la proposta di un libro e in due giorni decidiamo se pubblicarlo, abbiamo fatto dei libri in un mese».

Donnini non nasconde la volontà di dar filo da torcere ad altri grandi editori – lei stessa cita Bompiani, Mondadori, Longanesi – e anche per questo ha costruito una squadra di editor, cioè le persone che insieme a lei decidono che libri pubblicare, che conoscono bene le principali case editrici italiane perché ci hanno lavorato. Il suo “dream team”, come lo chiama, è fatto di quasi sole donne: il direttore editoriale Sabrina Annoni viene da Rizzoli, dov’è stata direttrice editoriale della narrativa italiana e straniera; Chiara Scaglioni è l’editor a capo della straniera e viene da Mondadori; Ilaria Marzi ha lasciato Garzanti per dirigere la narrativa italiana; Patrizia Segre è arrivata da Rizzoli per occuparsi della varia; Giovanni Dutto, il direttore marketing e commerciale, viene infine da Mondadori.

Anche se lo spirito è quello di una startup, HarperCollins Italia ha alle spalle i fondi di una grossa società internazionale, che le permette di fare corpose offerte economiche agli autori e costruire un progetto editoriale con una certa libertà. «La missione è costruire un nuovo business nell’ambito della narrativa e saggistica, che affianchi quello consolidato di Harmony, che continua ad andare molto bene». E che resta un mercato affascinante, che al momento copre il 60 per cento del fatturato annuo, con 60 titoli di novità ogni mese. È un modello costruito in 40 anni, con un ampio approvvigionamento di titoli dalla casa madre e alcune peculiarità: fa emergere un gusto comune e omogeneo tra le lettrici di tutto il mondo – in Francia, Italia e Regno Unito vanno per la maggiore gli stessi titoli – e ha un’ottima percentuale di acquisto di ebook, pari al 20 per cento. Le signore anziane si abbonano ancora per corrispondenza alla loro collana preferita, mentre le più giovani scaricano un racconto di impulso, per intrattenersi qualche ora. «Harmony va per la sua strada, ha una redazione a parte che è quella che c’era prima: le cose che vanno bene sono gestite nello stesso modo», taglia corto Donnini, impaziente di esporre il suo nuovo progetto, quello che prevede invece «libri di narrativa capaci di intrattenere e libri di saggistica capaci di ispirare». Sono previste 60-70 novità all’anno (quanto un mese di Harmony) e una ventina di tascabili, pubblicati a partire da giugno scorso.

«Siamo un editore generalista di stampo più commerciale che letterario, e alla narrativa straniera, che è stato il nostro inizio, abbiamo aggiunto la narrativa italiana e una collezione di saggistica. E lavoreremo anche sulla letteratura per ragazzi», che sono quelli che leggono di più e fanno vendere i grandi numeri. La strategia per la narrativa straniera è facile da capire: puntare su autori internazionali e best seller, con una proposta variegata. «Non siamo Adelphi, parliamo più alla pancia che alla testa, attraverso libri di qualità capaci di suscitare emozioni e ispirare, toccando temi che sentiamo vicini e importanti». Una fetta della narrativa è coperta da noir e da thriller, come Quelle belle ragazze di Karin Slaughter, La spia inglese di Daniel Silva – «il nuovo Le Carré», lo definisce Donnini – o Le spose sepolte di Marilù Oliva, che uscirà a marzo, su un killer che vendica le donne scomparse in un paesino sull’Appennino.

Oltre alla narrativa, fatta quindi di «grandi autori, grandi storie e Young Adult», cioè i romanzi per adolescenti, HarperCollins pubblica libri che Donnini definisce «cross-media e pop»: biografie di youtubers e celebrità, come Io sono del poeta-rapper Ghemon e Più forte del buio di Oney Tapia (che, seppur cieco, ha vinto l’ultimo Ballando con le stelle), autori nati dal self-publishing e nuove tendenze internazionali come il ritorno della poesia, con Anche la sofferenza ha la sua data di scadenza. Poesie per gatte governate da Saturno di Francesca Genti; a marzo infine uscirà l’autobiografia di Bruce Dickinson, leader degli Iron Maiden. La casa editrice sfrutta anche l’appartenenza a News Corp., pubblicando i testi che hanno ispirato fenomeni cinematografici di cui la società ha i diritti: Animali fantastici e dove trovarli di J.K. Rowling, Sully da cui è stato tratto l’omonimo film di Steven Spielberg, Dunkirk che ha ispirato Christopher Nolan e il Diario inconsapevole di Giuseppe Tornatore, «che non ha fatto un libro sul film ma un memoir, ma Tornatore è il cinema».

«La saggistica è la vera linea che ci posiziona», dice Donnini. I saggi comprendono manuali di self help, cioè quelli che puntano al miglioramento personale e al raggiungimento del benessere, ma coprono soprattutto i temi e il mondo femminile, «cercando di fare un po’ tesoro del DNA della casa editrice» che è letta soprattutto da donne, una percentuale che supera il 60 per cento, ed è fatta soprattutto da donne. Donnini è da anni impegnata nell’avanzamento dei diritti delle donne e in particolare in Valore D, un’associazione che cerca di rafforzarne la leadership nel mondo del lavoro. Con l’arrivo a HarperCollins ha voluto concretizzare le sue convinzioni, mettendo insieme una squadra di 35 persone di cui 30 donne: e tutte donne, dicevamo, sono le direttrici editoriali che stabiliscono insieme a lei cosa pubblicare. Donnini spiega com’è andata: «Quando sono arrivata ho detto “Sapete che c’è? Cominciamo a produrre dei libri che siano rilevanti per ognuna di noi, che ognuna di noi vorrebbe leggere, su temi magari di nicchia ma che ci lascino qualcosa”. Non abbiamo una collana per le donne ma dei libri riconoscibili su temi importanti».

C’è per esempio WE – Un manifesto per tutte le donne del mondo di Gillian Anderson e Jennifer Nadel, che suggerisce 9 punti per raggiungere il “benessere spirituale” aiutandosi l’un l’altra; Beauty Mania di Renée Engeln, sull’ossessione estetica delle ragazze che rischia di sconfinare nella malattia; lo stesso Cucinare è un atto d’amore, libro di ricette illustrate di Marco Bianchi, arrivato da Mondadori, è considerato un manuale per volersi bene mangiando bene, a metà strada tra il self help e il femminile. Il 14 febbraio uscirà Brave. Il coraggio di parlare, il memoir dell’attrice Rose McGowan di cui si sta parlando negli Stati Uniti perché denuncia, insieme alla difficoltà di essere donne a Hollywood, le molestie subite dal produttore Harvey Weinstein. «Quindi per la saggistica HarperCollins vuole essere la nuova casa editrice delle donne», le chiedo. «Sì», mi risponde. «Volete farvi portavoce del movimento #MeToo di cui si sta parlando molto?». Mi guarda e appoggia una mano tesa sul tavolo: «Yes», conferma, raddrizzandosi un po’.

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