Il primo storico lancio del Falcon Heavy

di Emanuele Menietti – @emenietti

L'atteso volo inaugurale del gigantesco razzo della compagnia spaziale SpaceX di Elon Musk è stato un successo, e ha portato un'automobile nello Spazio

Il Falcon Heavy poco dopo il lancio da Cape Canaveral, Florida, Stati Uniti (JIM WATSON/AFP/Getty Images) e la Tesla Roadster con la Terra di sfondo (SpaceX)

Il primo lancio del Falcon Heavy, il razzo spaziale più grande e potente disponibile sulla Terra, è avvenuto oggi da Cape Canaveral, in Florida, ed è stato un successo. Tutto ha funzionato come previsto e il razzo, progettato e realizzato dalla compagnia spaziale statunitense SpaceX, ha portato in orbita il suo carico: un’automobile Tesla Roadster, diretta verso l’orbita di Marte intorno al Sole. Il lancio era atteso con grande interesse dall’industria spaziale, considerato che i voli inaugurali sono spesso ad alto rischio e qualcosa potrebbe andare storto.

Qui sotto potete rivedere la registrazione del lancio

La partenza del Falcon Heavy si è fatta attendere: SpaceX aveva in programma di effettuare il lancio alle 19:30 ora italiana (le 13:30 in Florida), ma a causa dei forti venti in quota si è reso necessario un rinvio di un paio di ore. Il conto alla rovescia è stato sospeso e poi impostato per le 21:45 (le 15:45 locali), dopo un miglioramento delle condizioni meteo e l’avvio delle procedure per caricare i tre razzi che messi insieme costituiscono il Falcon Heavy. Come da tradizione, al lancio hanno assistito i dipendenti di SpaceX nella sede principale della società, in California, che hanno seguito con apprensione i momenti più delicati e fatto il tifo durante tutta la trasmissione della diretta. Ogni passaggio cruciale del test è stato accolto con grandi ovazioni, e un po’ di commozione da parte di tecnici e ingegneri che hanno visto concretizzarsi in pochi minuti il lavoro di anni.

Elon Musk aveva annunciato per la prima volta i piani per il Falcon Heavy nel 2011, dicendo che in un paio di anni il grande razzo sarebbe stato pronto. La previsione di Musk, come spesso avviene nel suo caso, si è rivelata troppo ottimistica e di anni per arrivare al risultato di oggi ce ne sono voluti quasi sette. È comunque un tempo molto ridotto per un’impresa di questo tipo, soprattutto se si considera che SpaceX è stata fondata nel 2002.

Il Falcon Heavy è una versione più “pesante” e corposa dei Falcon 9, i classici razzi famosi per la loro capacità di fare manovra dopo il lancio e tornare a Terra, senza che vadano persi e distrutti durante il rientro. Ed è proprio l’unione di tre Falcon 9 a costituire un Falcon Heavy, naturalmente con qualche modifica aggiuntiva. Il razzo nel suo complesso può fare affidamento su 27 motori e riesce a portare fino a 64 tonnellate di materiale in orbita (LEO, orbita terrestre bassa, tra i 160 e i 2mila chilometri). L’obiettivo principale è utilizzarlo per mettere in orbita satelliti molto pesanti, ma potrebbe essere anche sfruttato per trasportare materiale sulla Luna o su Marte.

Lo storico lancio di oggi è avvenuto da una rampa altrettanto storica, la LC-39A del Kennedy Space Center della NASA a Cape Canaveral, la famosa base in Florida. Il sito fu utilizzato per le missioni Apollo, come quella che portò i primi astronauti sulla Luna (Apollo XI), e in seguito come rampa di lancio per gli Space Shuttle, le grandi astronavi che decollavano in verticale come un razzo e tornavano poi sulla Terra planando come un aeroplano.

Dal 2011 la NASA ha pensionato gli Shuttle, quindi SpaceX ha potuto prendere in affitto per 20 anni la rampa di lancio, adattandola al suo Falcon Heavy. La LC-39A potrà anche essere utilizzata per i più piccoli Falcon 9, perché ha passerelle e sistemi per consentire agli astronauti di raggiungerne la sommità, entrando nella capsula spaziale (Dragon Crew) che sarà usata per trasportarli verso la Stazione Spaziale Internazionale. In assenza di un sistema statunitense per portare in orbita gli astronauti, ora la NASA deve farsi dare costosi passaggi dalle Soyuz dell’Agenzia spaziale russa: le cose cambieranno quando SpaceX avrà pronto il suo sistema per il trasporto degli equipaggi.

Il lancio di oggi è servito per dimostrare le capacità del Falcon Heavy, prima di metterci qualche costoso satellite. A qualche minuto dalla partenza, dopo avere aiutato il razzo a vincere la forza di gravità terrestre, i due lanciatori laterali del Falcon Heavy si sono separati e hanno iniziato il loro viaggio per tornare a Cape Canaveral, in vista di un loro riutilizzo. Hanno seguito una perfetta coreografia coordinata nel cielo della Florida, atterrando nello stesso istante a poche centinaia di metri l’uno dall’altro. È stato uno dei momenti più suggestivi ed emozionanti dell’intero test di oggi.

Nel frattempo, ciò che restava del Falcon Heavy ha continuato a viaggiare per allontanarsi dalla Terra, fino a una nuova separazione. Il primo stadio del Falcon 9 rimanente ha fatto marcia indietro ed è tornato sulla Terra, ma avendo meno propellente è atterrato su una piattaforma di SpaceX in mezzo all’oceano, perché non ce l’avrebbe fatta a tornare fino a Cape Canaveral. La diretta dalla piattaforma di SpaceX ha avuto qualche problema e non è stato possibile osservare in tempo reale l’arrivo del terzo e ultimo lanciatore (“core”). È andato perso, perché nella fase di rientro non tutti i motori necessari per farlo rallentare si sono attivati. SpaceX non era interessata più di tanto ai lanciatori usati oggi, perché non era previsto un loro riutilizzo.

Il sistema di recupero dei razzi è comunque centrale per SpaceX, perché permette di ridurre drasticamente i costi per i lanci spaziali. La società di Elon Musk è l’unica ad avere sviluppato un sistema per farlo così efficacemente. Il Falcon Heavy permetterà di portare in orbita satelliti pesanti e altro materiale al prezzo di circa 90 milioni di dollari, una cifra molto bassa per l’industria spaziale, specialmente se confrontata con i 350 milioni di dollari richiesti da altre compagnie spaziali, che comunque non possono offrire una capacità di carico paragonabile.

Un altro momento di grande sorpresa è avvenuto quando la punta del razzo in orbita si è aperta, rivelando il suo contenuto: una Tesla Roadster guidata da un manichino, vestito con una tuta spaziale di SpaceX. Musk aveva promesso che il primo carico del Falcon Heavy sarebbe stata una delle automobili prodotta dalla sua fabbrica di auto elettriche e così è stato, anche se nei mesi scorsi in molti avevano pensato che si trattasse di uno scherzo. Sul cruscotto della Roadster era visibile il messaggio “DON’T PANIC!”, ripreso da una delle tre telecamere montate a bordo dell’automobile. La scritta è una citazione da Guida galattica per autostoppisti di Douglas Adams: ” La Guida ha già soppiantato la grande Enciclopedia galattica, come l’indiscussa depositaria di tutta la conoscenza e la saggezza, per due importanti ragioni. Primo, costa un po’ meno; secondo, reca la scritta, DON’T PANIC, niente panico, in grandi e rassicuranti caratteri sulla copertina.”

La Tesla Roadster nello Spazio

Nei piani di Musk e SpaceX, dopo essersi separata dall’ultimo stadio, la Roadster si sarebbe dovuta posizionare in un’orbita analoga a quella di Marte intorno al Sole.

L’orbita della Tesla Roadster nei piani iniziali di SpaceX

Le cose sono però andate diversamente: l’auto ha seguito una traiettoria che la porterà a superare l’orbita di Marte. Inizialmente Musk aveva scritto in un tweet che avrebbe raggiunto la fascia principale, l’area densa di asteroidi che si trova tra le orbite di Marte e Giove, ma ulteriori calcoli hanno escluso questa possibilità: la Roadster non si allontanerà così tanto.

Musk aveva annunciato che l’autoradio sarebbe rimasta accesa su “Space Oddity” di David Bowie, ma negli ultimi giorni la presentazione dell’iniziativa ha usato “Life on Mars?”, sempre di Bowie, ma forse più appropriata. Alcuni osservatori avevano sollevato preoccupazioni sul fatto che la Roadster si potesse sfracellare su Marte, se qualcosa non fosse andato come previsto. Musk riteneva che fosse un’eventualità “minuscola”: la Roadster aveva più probabilità di finire polverizzata nell’atmosfera terrestre o che raggiungesse un’orbita molto più grande, come è poi avvenuto.

Il successo di oggi è un’ottima notizia per SpaceX. Dopo anni di grandi risultati e costi ridotti grazie al riciclo dei razzi, nessuno metteva in discussione le sue capacità, ma la dimostrazione di un sistema di trasporto ancora più potente potrebbe convincere nuovi clienti. SpaceX ha già un contratto per portare in orbita entro quest’anno un pesante satellite dell’Arabia Saudita, utilizzando proprio un Falcon Heavy. Molti altri produttori potrebbero scegliere SpaceX per i loro satelliti più ingombranti o per trasportarne un maggior numero per volta in orbita, e la stessa NASA potrebbe iniziare a valutare piani alternativi anche per missioni a lunga distanza con sonde automatiche, per esempio verso Marte.

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