Cos’è “Potere al Popolo”

Internazionale racconta il nuovo partito comunista che si presenterà alle elezioni, e le perplessità che solleva

La giornalista e attivista Francesca Fornario alla presentazione di Potere al Popolo a Napoli. (ANSA)

Oltre a Liberi e Uguali – la lista elettorale guidata da Pietro Grasso che comprende Sinistra Italiana, MDP e Possibile – alle prossime elezioni potrebbe esserci un’altra lista alla sinistra del Partito Democratico, che si chiamerà “Potere al Popolo” ed è composta e sostenuta principalmente, ma non solo, da Rifondazione Comunista, da un gruppo di attivisti di un centro sociale di Napoli e da molti sindacalisti di Cobas e Usb. Annalisa Camilli su Internazionale ha raccontato questa lista, le persone che la promuovono e le perplessità che ha sollevato anche nell’estrema sinistra.

S’ispirano al Partito laburista di Jeremy Corbyn, alla France insoumise di Jean-Luc Mélenchon e agli spagnoli di Podemos, rivendicano la lotta di classe e il sindacalismo di base nato intorno alle vertenze dei braccianti agricoli nell’Italia meridionale, ma anche le battaglie dei lavoratori della logistica e dei call center nel centro e nel nord, denunciano l’esclusione delle donne e dei giovani dalla leadership politica italiana e provano a fare i conti con la complessa eredità politica e culturale del Partito comunista più grande d’Europa: il loro obiettivo è rifondare la sinistra.

Un intento ambizioso se si considera che le elezioni politiche del 4 marzo potrebbero segnare una delle sconfitte più clamorose per i partiti del centrosinistra italiano, che si presentano divisi e che i sondaggi danno in forte svantaggio sia rispetto alla coalizione di centrodestra – rinata intorno alla figura del vecchio leader Silvio Berlusconi – sia al Movimento 5 stelle (M5s), che si candida a diventare il primo partito del paese.

Anche per reagire alla sensazione che la partita sia già persa un gruppo di attivisti vicini al centro sociale Je so’ pazzo di Napoli ha deciso di lanciare la lista Potere al popolo, attirandosi da subito pesanti critiche. Una tra tutte quella sollevata da Luciana Castellina, fondatrice del Manifesto, che in un articolo sul suo quotidiano definisce Potere al popolo “una protesta elementare che rinnega la ricca complessità del pensiero comunista”.

Per i molti
Castellina, 88 anni, imputa alla nuova lista, appoggiata da molti rappresentanti dei sindacati di base come Cobas e Usb e soprattutto da Rifondazione comunista, di aver ulteriormente indebolito il fronte già frammentato della sinistra italiana rimanendo fuori dalla lista Liberi e uguali (Leu), in cui sono riuniti Sinistra italiana, Articolo 1-Movimento democratico e progressista (Mdp) e Possibile, sotto la leadership del presidente del senato Pietro Grasso, a sua volta uscito dal Partito democratico (Pd).

“Il disaccordo con i compagni di Potere al popolo”, scrive Castellina,”riguarda un’altra cosa: se per dare una prospettiva all’area sociale che vogliamo rappresentare sia più efficace la semplice riproposizione dei suoi bisogni o non sia meglio cercare di costruire, oltre al movimento sociale, anche un fronte più ampio che possa dare alla lotta un riferimento più forte in parlamento; e dunque una prospettiva più efficace”.

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