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  • sabato 13 gennaio 2018

Chi sono i candidati alla presidenza della Federcalcio

Sono tre, forse quattro: ci sono un ex calciatore, un senatore di Forza Italia e il presidente della Serie C

Il logo della FIGC all'esterno della sede federale romana (LaPresse)

Lo scorso novembre, pochi giorni dopo Italia-Svezia, la Federazione Italiana Giuoco Calcio (abbreviata in FIGC o Federcalcio) ha convocato la sua assemblea elettiva per il 29 gennaio dietro proposta del presidente dimissionario Carlo Tavecchio, che non si ricandiderà. Il 29 gennaio si eleggerà quindi il nuovo presidente federale, cioè la figura più importante fra tutti gli organi che governano e amministrano il calcio italiano. Sarà un’elezione fondamentale, perché il movimento calcistico nazionale ha diverse questioni da risolvere e per molti versi non si dimostra ancora al passo con i tempi, come si è potuto vedere in tutto quello che ha portato alla storica esclusione della Nazionale dai Mondiali in Russia. Il parere generale è che ci sia bisogno di profonde riforme, dalla gestione dei settori giovanili all’organizzazione del campionato di Serie A: l’elezione del nuovo presidente dovrebbe rappresentare il primo passo verso queste importanti modifiche.

All’assemblea elettiva, che si terrà a Fiumicino, prenderanno parte 278 delegati provenienti dalle leghe e dalle associazioni calcistiche italiane: la Serie A avrà 20 delegati, la Serie B 21, la Lega Pro 60, la Lega Nazionale Dilettanti (Serie D) 90, l’Associazione Italiana Calciatori 52, l’Associazione Italiana Allenatori Calcio 26 e l’Associazione Italiana Arbitri 9. Nel caso delle leghe i delegati sono i rappresentanti di ciascuna squadra – i presidenti o i più alti dirigenti delle società – mentre nel caso delle associazioni i delegati sono i membri eletti da ciascuna associazione secondo il proprio regolamento.

I voti sono ponderati, quindi non sono tutti uguali, e per calcolare le maggioranze, il totale dei voti non è 278 ma 516, un numero ottenuto tramite la ponderazione stabilita in base al numero dei delegati per ciascuna categoria e alla loro importanza: 3,09 per la Serie A; 1,23 per la Serie B; 1,46 per la Lega Pro; 1,95 per la Serie D; 1,98 per i calciatori; 1,98 per gli allenatori; 1,15 per gli arbitri. Sarà eletto presidente al primo turno chi ottiene tre quarti dei voti, al secondo chi ne ha due terzi, mentre al terzo scrutinio basta la maggioranza assoluta dei voti.

Il termine fissato per la presentazione delle candidature è domenica 14 gennaio, domani. Finora ne sono arrivate tre, quelle di Damiano Tommasi, Gabriele Gravina e Cosimo Sibilia. Non si esclude la possibilità che nelle prossime ore ne arrivi anche una quarta, ma per ora questi sono i candidati in corsa.

Damiano Tommasi

È stato il primo a presentare la propria candidatura e probabilmente è il più noto dei candidati. È veronese, ha 43 anni ed è stato un calciatore professionista, di ruolo centrocampista, dal 1993 al 2015. È cresciuto nell’Hellas Verona ma la parte più importante della sua carriera l’ha passata con la Roma, con cui dal 1996 al 2006 ha vinto un campionato, due Coppe Italia e una Supercoppa. Ha avuto poi esperienze in Spagna, Inghilterra e Cina. Per molti anni è stato nel giro dei convocati della Nazionale italiana, mettendo insieme ventitré presenze tra il 1998 e il 2003, alcune delle quali nel corso dei Mondiali del 2002 in Corea del Sud e Giappone.

(Alfredo Falcone/LaPresse)

Al termine della carriera da calciatore, nel 2011 è stato eletto presidente dell’Associazione Italiana Calciatori – il sindacato dei calciatori – succedendo così a Sergio Campana, che ricopriva la carica ininterrottamente dal 1968. Nonostante sia il personaggio più trasversale delle elezioni per la presidenza della FIGC, non è il favorito. Al momento può contare sul 20 per cento dei voti dell’Associazione Italiana Calciatori e sul 10 per cento garantitogli da Renzo Ulivieri, presidente dell’Associazione Italiana Allenatori.

I candidati presenteranno i loro programmi nei prossimi giorni, ma si sa già che una delle proposte principali di Tommasi sarà la costituzione delle cosiddette “seconde squadre”, della cui introduzione si parla da diversi anni come di una riforma necessaria al movimento calcistico nazionale, visto il successo che hanno portato e continuano a portare nei campionati esteri. È inoltre dell’idea che sia necessario coinvolgere gli ex calciatori nei ruoli sia dirigenziali che tecnici della FIGC ed è interessato soprattutto all’amministrazione tecnico-sportiva della federaziona, dallo sviluppo del calcio giovanile al Club Italia, cioè a tutte le varie nazionali.

Gabriele Gravina

La candidatura di Gabriele Gravina è arrivata venerdì, dopo che l’assemblea della Lega Pro ha votato all’unanimità a favore. Gravina ha 64 anni, è pugliese ed è a capo della Lega Pro dal dicembre del 2015. È attivo nel mondo del calcio dagli anni Ottanta: è stato presidente del Castel di Sangro, capo delegazione della Nazionale italiana Under-21 tra il 2004 e il 2008 ed è docente di management, organizzazione e gestione degli eventi sportivi all’Università degli Studi di Teramo.

(Vincenzo Livieri/LaPresse)

Gravina parte ancora più indietro rispetto a Tommasi, dato che ha ottenuto l’appoggio della propria lega, la Serie C, che conta il 17 per cento, e da nessun altro. Si è candidato comunque ma da qui al 29 gennaio avrà bisogno di trovare altro sostegno o di mettere in piedi delle alleanze per non partire già sconfitto. Non è escluso che possa decidere di farsi da parte per unirsi a un altro candidato prima delle votazioni.

Cosimo Sibilia

Ha 58 anni, è di Avellino ed è il figlio di Antonio Sibilia, storico presidente dell’Avellino Calcio. È laureato in Scienze politiche e dal 1994 è un politico di Forza Italia (il Popolo della Libertà dal 2009 al 2013), per cui è tuttora senatore della Repubblica. È stato presidente dell’Avellino, come il padre, e della provincia. Di pari passo alla carriera politica, Sibilia è da tempo attivo nel mondo del calcio. È tra i dirigenti della Lega Nazionale Dilettanti dal 1994 e lo scorso gennaio ne è diventato il presidente. Da marzo è inoltre vicepresidente della FIGC.

(LaPresse)

Venerdì la Lega Serie A avrebbe dovuto indicare il proprio candidato. Non è uscito però alcun nome condiviso da tutti. Le intenzioni di Sibilia erano quelle di attendere la decisione della Serie A per poi decidere cosa fare. In assenza di un nome, sabato ha deciso di ufficializzare la sua candidatura. I dilettanti, di cui Sibilia è presidente, sono la fetta più grossa fra leghe e associazioni: valgono il 34 per cento dei voti. Nonostante il vantaggio di cui godrebbe all’assemblea elettiva, la sua posizione non è così solida: Sibilia è già sicuro di candidarsi al Senato con Forza Italia alle elezioni di marzo, e questo potrebbe metterlo in una posizione di difficoltà.

Nell’assemblea della Lega Serie A di venerdì, il presidente della Lazio Claudio Lotito avrebbe avanzato la sua candidatura per la presidenza della FIGC, sostenendo di avere il sostegno di undici dei venti club del campionato. Lotito ha avanzato la candidatura senza mostrare alcuna prova del sostegno ottenuto, e quindi la Lega Serie A non ha espresso un proprio candidato ufficiale.

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