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  • giovedì 11 gennaio 2018

Lo sport in Corea del Nord

La partecipazione alle prossime Olimpiadi invernali è più che altro dimostrativa: le discipline in cui i nordcoreani sono più forti sono altre

Un ragazzo si allena nel sollevamento pesi in una palestra di Pyongyang (KIM WON-JIN/AFP/Getty Images)

All’inizio della settimana la Corea del Nord – uno dei paesi più chiusi al mondo, controllato dalla dittatura comunista di Kim Jong-un – ha accettato di mandare una delegazione di suoi atleti alle prossime Olimpiadi invernali, in programma a febbraio in Corea del Sud. L’annuncio è arrivato dopo gli incontri bilaterali che si sono svolti tra le due Coree la notte precedente la pubblicazione della notizia. La Corea del Nord si è impegnata a inviare una delegazione che comprenderà atleti, funzionari e sostenitori. I sudcoreani hanno anche avanzato la proposta che gli atleti delle due Coree sfilino insieme durante la cerimonia d’apertura dei Giochi, com’era successo alle Olimpiadi invernali del 2006, ma non è ancora chiaro se i nordcoreani abbiano accettato la proposta.

A Pyeongchang, città 40 chilometri a sud dalla zona demilitarizzata che divide i due paesi, la Corea del Nord parteciperà per la nona volta a una edizione dei Giochi olimpici invernali. Se si contano anche le Olimpiadi estive, sarà la diciannovesima. Alle ultime Olimpiadi di Rio de Janeiro, nell’estate del 2016, la delegazione nordcoreana ottenne 7 medaglie (2 ori, 3 argenti e 2 bronzi) che si aggiunsero alle 47 ottenute nelle edizioni a cui ha partecipato dal 1972, anno della prima Olimpiade con atleti nordcoreani. Sono solo due, invece, le medaglie ottenute dalla Corea del Nord alle Olimpiadi Invernali: un argento e un bronzo nel pattinaggio di velocità a Innsbruck nel 1964 e ad Albertville nel 1992.

Nel medagliere complessivo dei Giochi olimpici, la Corea del Nord si trova al 47esimo posto, una posizione di tutto rispetto raggiunta grazie ai successi negli sport più praticati nel paese: il sollevamento pesi, le arti marziali, la lotta, la ginnastica e il tennistavolo. Sono tutte discipline fortemente legate alle tradizioni sportive del paese, dove le rigide condizioni di vita, la povertà diffusa e le limitazioni dovute alle sanzioni internazionali non hanno favorito lo sviluppo degli sport di squadra e di quelli che richiedono attrezzature e strutture particolari, né sono disponibili centri, risorse e metodi di allenamento moderni, in grado di aumentare il livello medio di preparazione degli atleti.

I successi nordcoreani più importanti in ambito sportivo sono arrivati dal sollevamento pesi, una disciplina che da almeno quarant’anni porta il maggior numero di medaglie olimpiche e successi internazionali. Negli ultimi anni la disciplina ha vissuto un periodo particolarmente positivo, grazie alle quattro medaglie olimpiche vinte a Rio de Janeiro, una delle quali d’oro e le altre tre d’argento. Una degli atleti nordcoreani più in vista del momento è Rim Jong-sim, sollevatrice e vincitrice della medaglia d’oro nei 75 chili a Rio de Janeiro e nei 69 chili nel 2014 a Londra.

La Corea del Nord da anni è uno dei paesi più forti nel sollevamento pesi, sia maschile che femminile, e i preparatori e gli esperti di tutto il mondo ritengono che al di là della lunga tradizione, i nordcoreani siano portati alla disciplina anche per una questione genetica. Tommy Yule, il coordinatore del movimento britannico, nel 2015 disse alla BBC che i nordcoreani possiedono tutte le caratteristiche fisiche per eccellere nel sollevamento pesi poiché favoriti dagli arti di dimensioni ridotte e da una schiena lunga e ampia, ideale per quel tipo di movimenti. Oltre ai successi olimpici, iniziati a Pechino 2008 con la prima medaglia d’oro, nel 2015 la Corea del Nord si è piazzata al primo posto del medagliere dei campionati mondiali, con 12 ori vinti.

Negli ultimi anni, in concomitanza con la salita al potere di Kim Jong-un, gli investimenti e l’attenzione del governo nei confronti dello sport sono aumentati. Per quanto riguarda il calcio, che per rilevanza e interessi è una storia a parte, sulla falsa riga degli importanti investimenti nel calcio che il governo cinese sta portando avanti da alcuni anni, la Corea del Nord sta puntando molto soprattutto sulla crescita di nuove generazioni di calciatori. Come parte del processo di miglioramento del movimento calcistico del paese, circa un anno fa la nazionale ha assunto come allenatore un ex calciatore norvegese, Jørn Andersen, con l’obiettivo di qualificarsi nuovamente ai Mondiali, come fece l’ultima volta nel 2010, e di affermarsi come una delle migliori nazionali asiatiche.

La Corea del Nord ha mancato di poco l’accesso al terzo round delle qualificazioni asiatiche ai Mondiali del 2018, ma come sostiene Andersen, le condizioni dei giocatori stanno lentamente migliorando. Ora in nazionale ci sono due giocatori tesserati con squadre di prima divisione svizzera, il Losanna e il Lucerna, e lo scorso aprile Han Kwang Song, uno dei talenti più promettenti, è diventato il primo marcatore nordcoreano della Serie A: ora gioca in Serie B con il Perugia e continua a segnare.

Lentamente, anche altre discipline si stanno ritagliando un proprio spazio nel panorama sportivo nazionale. Nel luglio del 2015, per esempio, la Corea del Nord ha vinto la sua prima medaglia d’oro ai Mondiali di nuoto a Kazan, in Russia. Kim Kuo Huang, tuffatrice di 16 anni, ha vinto la gara femminile dei tuffi dalla piattaforma da 10 metri. Prima della vittoria di Kim Kuo Huang, la Corea del Nord aveva già vinto una medaglia in quei Mondiali di nuoto, sempre nei tuffi, con le tuffatrici Chen Ruolin e Song Nam Huang, vincitrici del bronzo nel sincro femminile dalla piattaforma.

Nonostante l’incremento nei risultati e il continuo aumento della presenza di atleti nordcoreani in manifestazioni internazionali, i metodi di allenamento e i modi in cui sono gestite le discipline non sono noti e non possono essere analizzati. Quando presenziano ai tornei, atleti, allenatori e preparatori continuano a non interagire con gli altri partecipanti, si limitano a rispondere a brevi interviste, in cui peraltro sono soliti ringraziare il governo e il paese, senza aggiungere molto altro.

C’è poi la questione doping. Per gli ispettori delle federazioni e della WADA, entrare nel paese è complicato come potrebbe esserlo per chiunque altro. Tuttavia, come sostiene il presidente della federazione mondiale di sollevamento pesi, gli ispettori alla fine riescono a svolgere i loro controlli. Nel 2015 l’unico atleta nordcoreano risultato positivo e in seguito squalificato è stato il sollevatore Ri Hyon Hwa. Il caso di doping più eclatante si è verificato pochi mesi dopo, quando cinque giocatrici della Nazionale di calcio femminile furono trovate positive a delle sostanze dopanti e per questo la FIFA decise di escludere la Corea del Nord dai Mondiali in programma nello stesso anno: fu il più grave caso di doping riscontrato dalla FIFA in uno dei suoi maggiori tornei.

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