Berlusconi ha cambiato idea sul Jobs Act nel giro di una giornata

La mattina ha detto di volerlo abolire, in serata si è smentito da solo

Silvio Berlusconi a Radio 105 mentre firma il "muro degli artisti", Milano 20 dicembre 2017 (LaPresse - Mourad Balti Touati)

Mercoledì 10 gennaio Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, ha dato due interviste telefoniche piuttosto contraddittorie sul Jobs Act, la riforma del mercato del lavoro approvata dal governo Renzi. Nella prima intervista ha detto che intende abolirlo, nella seconda ha smentito di volerlo fare.

Ospite di Radio Anch’io su Radio Uno alle 8.30 del mattino, Berlusconi ha detto che «i dati sull’occupazione giovanile riguardano un’occupazione a termine. Fanno pensare a molti posti di lavoro in più, sono stati causati dal Jobs Act che a gennaio finirà la sua azione e dunque molti di questi contratti finiranno». Il conduttore dunque gli ha chiesto: «Lei lo abolirà se andasse al governo, il Jobs Act?». E Berlusconi ha risposto:

«Sì, è stato, come dire, un’iniezione che ha dato una provvisoria spinta ma solo ai contratti a termine. Otto su dieci sono stati contratti a termine».

Dopo l’intervista, la segreteria del presidente di Forza Italia è intervenuta con una nota in cui si dice che le parole di Berlusconi sono state fraintese:

«Le parole del presidente Berlusconi sul Jobs act sono state parzialmente fraintese. Il presidente, intervenendo questa mattina alla trasmissione Radio Anch’io, si è limitato a constatare che il Jobs Act è sostanzialmente fallito, perché non ha indotto le imprese a creare occupazione stabile, ma quasi esclusivamente lavoro precario. In ogni caso, è una norma che sta esaurendo i suoi effetti. Quando saremo al governo non torneremo naturalmente al regime precedente, ma introdurremo strumenti più efficaci del Jobs Act per correggerne gli effetti distorsivi e incentivare le imprese a creare lavoro stabile».

Infine, in serata, intervistato su Matrix, programma di Radio 105, è stato lo stesso Berlusconi a smentire quel che aveva detto in precedenza:

«Io non ho detto “abolizione del Jobs Act”, che termina alla fine di gennaio, ma da liberista autentico voglio ricordare che è evidente che un lavoro precario è meglio dell’assenza di lavoro, ma è altrettanto vero che un lavoro precario non è una buona soluzione né per l’azienda né per il lavoratore».

La conversazione è poi proseguita così:

Nicola Porro (conduttore di Matrix): «Almeno sulla riforma dell’articolo 18, la soluzione che ha trovato il Jobs Act secondo lei funziona, o anche su quello bisogna cambiare qualcosa?»

Silvio Berlusconi: «No, io credo che su quello si possano tenere le cose come sono»

Nicola Porro: «Ma quindi è completamente falso che lei vuole cambiare il Jobs Act, scusi: è una fake news?»

Silvio Berlusconi: « È stata una cosa interna alla coalizione che penso sia al momento attuale superata».

Va comunque precisato che in tutti questi discorsi c’è un po’ di confusione: il Jobs Act, e i suoi 8 decreti attuativi, non sono in scadenza. A scadere a gennaio sarà la decontribuzione per le nuove assunzioni: dal 2015 i datori di lavoro hanno cioè potuto contare per tre anni su uno sgravio dei contributi previdenziali a loro carico pari a circa 8 mila euro l’anno di risparmio dal momento dell’assunzione e per tre anni, per un totale di 24 mila euro. E sono questi incentivi che scadranno.

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