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  • venerdì 5 gennaio 2018

Il comune di Roma ha reso inutile il referendum su ATAC

Con una delibera appena approvata ha prolungato il contratto con l'azienda dei trasporti fino al 2021, rendendo la messa a gara del servizio praticamente impossibile

(ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Ieri il comune di Roma ha prolungato il contratto di servizio con ATAC, l’azienda municipalizzata che gestisce il trasporto pubblico fra mille difficoltà finanziarie e accuse di fornire un servizio scadentissimo. Il prolungamento del contratto rende di fatto inutile il referendum consultivo che si svolgerà in primavera per la messa a gara del trasporto pubblico. Il referendum era stato richiesto dai Radicali, che hanno anche raccolto le 30mila firme necessarie per costringere il comune a indirlo: la sindaca Virginia Raggi ha tempo fino al 31 gennaio per decidere quando tenerlo, ma a questo punto servirà a poco.

Con la delibera di ieri – che non è ancora visibile nell’archivio online di Roma Capitale – il comune ha infatti deciso di prolungare il contratto di servizio di ATAC, in scadenza nel 2019, fino al 2021, quindi per altri quattro anni. Il comune ha motivato la decisione spiegando di voler dare tempo all’azienda di rimettersi in sesto dal punto di vista finanziario con il nuovo piano industriale presentato a novembre ma ancora in fase di definizione. I Radicali e le opposizioni accusano invece il comune di aver voluto preservare a tutti i costi un’azienda che non funziona – ma che ha 12mila dipendenti, un notevole serbatoio elettorale – a discapito della qualità del servizio.

ATAC è da tempo in grossa difficoltà, come sa bene chi vive a Roma o la frequenta: oltre ad avere 1,3 miliardi di debiti, è dotata di mezzi insufficienti e che continuano a guastarsi, ha un personale organizzato in decine di piccole sigle sindacali che scioperano moltissimo – nonostante i dipendenti di ATAC lavorino meno dei loro omologhi delle altre grandi città italiane – e rendono difficile raggiungere qualsiasi accordo, ed è a corto di denaro e investimenti soprattutto a causa della difficile situazione economica del comune, principale azionista della società. Diversi manager di ATAC si sono dimessi negli ultimi mesi a causa della difficile situazione della società e dell’altrettanto difficile rapporto con la sindaca Virginia Raggi, da loro accusata di non voler agire con sufficiente decisione.

L’obiettivo del Comune, come raccontato anche da un retroscena pubblicato questa estate dal Corriere della Sera, è prolungare il più possibile il contratto di ATAC per usarlo come garanzia nei confronti delle banche che continuano a prestare soldi ad ATAC per pagare gli stipendi, comprare nuove vetture e così via. Nel frattempo il comune spera di applicare il piano approvato a novembre per tagliare i costi e aumentare la produttività dell’azienda, e piano piano risanare i conti.

Ma il comune, almeno apparentemente, ha anche un altro obiettivo a lungo termine, che è evitare di mettere a gara il servizio di trasporto pubblico e mettere così a rischio parte dei posti di lavoro garantiti dall’azienda. Una direttiva europea recepita dalla legge italiana prevede infatti che entro il 2019 ogni bando per il servizio di trasporto pubblico locale vada assegnato con una gara pubblica, ma sono consentite eccezioni per le aziende cosiddette in house – ex municipalizzate che operano solo in un territorio – particolarmente virtuose. Se il contratto di servizio scadesse oggi o fra un anno, il comune di Roma non potrebbe dimostrare che ATAC offre un servizio particolarmente vantaggioso: da qui a quattro anni però le cose potrebbero cambiare, o almeno così sperano al comune.

I Radicali hanno commentato la nuova delibera del comune spiegando che «tutti i romani hanno il diritto di esprimersi su un quesito già ufficialmente ammesso senza che l’amministrazione operi in senso contrario a quanto esso richiede», ma non è ancora chiaro se continueranno a sostenere il referendum dopo questa decisione.

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