In Iran hanno manifestato i filo-governativi

Migliaia di iraniani hanno mostrato il loro appoggio alla leadership religiosa, che a sua volta ha incolpato delle proteste degli ultimi giorni «i nemici dell'Iran», tra cui gli Stati Uniti

Questa mattina in Iran migliaia di persone hanno partecipato a grandi manifestazioni filo-regime organizzate in diverse città iraniane, in risposta alle proteste anti-governative iniziate giovedì scorso. La televisione statale ha mostrato le immagini delle manifestazioni che si sono tenute ad Ahwaz, la capitale della provincia del Khouzesan, nel sud-ovest dell’Iran, a Ilam, nell’ovest, e ad Arak, nel centro: l’impressione è che il regime iraniano abbia voluto mostrare di avere ancora il controllo della situazione in tutto il paese, nonostante le grandi e diffuse proteste dei giorni scorsi nelle quali sono state uccise 21 persone.

Le proteste anti-governative sono cominciate giovedì scorso nella città di Mashhad, probabilmente organizzate dagli ultraconservatori, lo schieramento politico iraniano che fa riferimento alla Guida suprema Ali Khamenei, la principale autorità politica e religiosa nel paese. All’inizio erano manifestazioni molto ridotte, limitate a una zona circoscritta dell’ovest dell’Iran. Volevano criticare le scelte economiche del governo guidato dal presidente Hassan Rouhani, che fa parte dello schieramento dei moderati, avversario politico degli ultraconservatori. Poi però le proteste sono sfuggite di mano a chi le aveva promosse: nei successivi cinque giorni si sono diffuse in tutto il paese in maniera spontanea e hanno cominciato a prendere di mira l’intera leadership iraniana, accusata di non rispettare le promesse fatte sul miglioramento delle condizioni economiche della popolazione.

Le proteste sono proseguite ieri sera soprattutto nelle città di provincia, mentre a Teheran, la capitale, la situazione è rimasta tranquilla, anche per la massiccia presenza della polizia in tenuta antisommossa.

È difficile dire con precisione se ci siano stati nuovi scontri, o quante persone siano state arrestate. La stampa iraniana è per lo più controllata dal regime, la maggior parte dei giornalisti internazionali sta a Teheran e l’accesso a Telegram, il canale più usato per diffondere video e immagini delle proteste, è stato bloccato dalle autorità tre giorni fa. Il giornalista iraniano del Guardian Saeed Kamali Dehghan ha scritto di avere parlato delle proteste di ieri sera con un manifestante di Karaj, una città a ovest di Teheran. Il manifestante, indicato come Mohammad, ha raccontato che uomini delle forze di sicurezza iraniane hanno usato la violenza per placare la protesta e ha aggiunto di avere visto almeno sei autobus pieni di persone arrestate che sono state portate via. Il Guardian non ha potuto confermare il racconto di Mohammad.

Ieri Ali Khamenei, la Guida suprema, si è espresso pubblicamente per la prima volta dall’inizio delle proteste. Ha scritto su Twitter: «Negli eventi recenti, i nemici dell’Iran si sono alleati e hanno usato i vari mezzi che possiedono, incluso il denaro, le armi, la politica e i servizi di intelligence, per mettere in difficoltà la Repubblica Islamica. Il nemico è sempre alla ricerca di qualsiasi opportunità e fessura per infiltrarsi e colpire la nazione iraniana».

Le accuse di Khamenei hanno ripreso un tipo di retorica che è molto diffusa in Iran e che era stata già tirata in ballo dopo i primi giorni di proteste: cioè che qualsiasi movimento contro il regime iraniano sia finanziato, armato o sostenuto dall’esterno, in particolare dagli Stati Uniti. Proprio i rapporti tra il governo iraniano e quello americano stanno diventando più tesi ogni giorno che passa. Oggi il presidente americano Donald Trump ha definito il governo iraniano «corrotto» e ha aggiunto che gli Stati Uniti sosterranno i manifestanti «quando sarà il momento».

Per questa sera sono previste nuove proteste, ma come nei giorni scorsi sarà difficile riuscire ad avere informazioni certe e precise al riguardo. Intanto, come hanno anticipato alcuni giornali internazionali, sta crescendo sempre più la preoccupazione che Trump possa usare il pretesto delle manifestazioni anti-governative per ritirare gli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano raggiunto due anni fa, e sembra che i paesi europei coinvolti stiano cercando un modo per continuare a farlo rispettare anche senza gli Stati Uniti.

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